BURUNDI. I primi passi verso la guerra civile

Nena News Agency – 16 dicembre 2015

La capitale è stata teatro venerdì di scontri violentissimi tra milizie del Fronte Nazionale di Liberazione e le forze del governo Nkurunziza: 90 morti. Si moltiplicano le violenze e la fuga dei civili all’estero

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di Federica Iezzi

Bujumbura (Burundi), 16 dicembre 2015, Nena News – Dalle sanguinose repressioni, dalla resistenza armata e dal fallito colpo di Stato dello scorso maggio contro il presidente in carica Pierre Nkurunziza, venerdì si è consumata, nelle strade della capitale burundiana Bujumbura, la peggiore esplosione di violenza.

Circa 90 persone sono state uccise durante gli scontri con l’esercito. Rastrellamenti forzati, esplosioni, spari e corpi crivellati di pallottole i risultati degli scontri. Secondo il colonello Gaspard Baratuza, portavoce della Forza di Difesa Nazionale del Burundi, uomini armati hanno attaccato siti militari a Bujumbura, la scuola militare Iscam e la prigione di Mpimba, la notte dello scorso venerdì. 79 aggressori sono stati uccisi e altri 45 catturati. 97 gli armamenti sequestrati. Quattro agenti di polizia e quattro soldati sono morti. 21 i feriti. Assalto fallito invece nel campo militare Ngagara.

Le milizie del Fronte Nazionale di Liberazione si sarebbero rifugiate nei quartieri Nyakabiga e Jabe di Bujumbura. Le forze di sicurezza hanno ininterrottamente perquisito le case nei quartieri di Bujumbura e hanno arrestato centinaia di giovani. Obiettivo dell’assalto del Fronte Nazionale di Liberazione era quello di neutralizzare le principali caserme e posti strategici tenuti dalle forze lealiste di Pierre Nkurunziza, le milizie Imbonerakure e i terroristi rwandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda.

I disordini in Burundi, sono iniziati nel mese di aprile quando Pierre Nkurunziza, modificando la Costituzione, annunciò i suoi piani per un terzo mandato, iniziato lo scorso luglio. L’attacco di venerdì è stato preceduto, qualche giorno prima, da una battaglia sulle colline di Gizaga a Burambi, nella provincia di Rumonge, a circa 80 chilometri dalla capitale.

Le potenze occidentali e gli stati membri dell’Unione Africana temono la violenza prolungata come occasione per riaprire vecchie spaccature etniche tra i 10 milioni di abitanti della piccola Nazione. Solo nel 2005 sono state snocciolate le ragioni di una guerra civile durata 12 anni, tra gruppi ribelli della maggioranza hutu, guidati dallo stesso da Nkurunziza, e esercito guidato dalla minoranza tutsi.

La scorsa settimana, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è intervenuto chiedendo al Governo di ripristinare con urgenza pace e sicurezza e respingere la violenza. L’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani ha registrato nel solo mese di novembre 56 episodi di uccisioni extragiudiziali e 452 casi di arresti arbitrari e detenzioni.

Centinaia di persone sono state uccise, politici dell’opposizione hanno lasciato il Paese e più di 220.000 civili sono fuggiti nel vicino Rwanda, Tanzania, Uganda e Congo, a causa della violenza dei recenti scontri in Burundi. Il governo di Nkurunziza avrebbe formalmente accusato il Rwanda di agevolare il reclutamento forzato di rifugiati burundesi nei campi profughi in Rwanda e Repubblica Democratica del Congo. Nena News

Nena News Agency “BURUNDI. I primi passi verso la guerra civile” – di Federica Iezzi

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