8 MARZO. FOTO. Il cammino delle donne in Africa e Medio Oriente

Nena News Agency – 08/03/2018

Federica Iezzi ci porta in giro in Paesi dove le donne, affrontando ostacoli e problemi, molto spesso la lotta per la sopravvivenza, hanno accettato la sfida per la conquista dei diritti e della libertà

di Federica Iezzi

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Kenya – Nadine è la spina dorsale dello sviluppo dell’economia rurale nel distretto di Laikipia, in Kenya. La produzione agricola della sua piccola farm è un gioiello in una terra arida e infruttuosa. Instancabile, percorre ogni giorno lunghe distanze per trasportare acqua e raccogliere legna da ardere. I costumi sociali le hanno imposto per anni una limitazione alla partecipazione nei processi decisionali dell’attività agricola che porta avanti nella sua terra. Oggi è lei la regina indiscussa di un progetto agricolo autosostenibile.

La percentuale femminile di lavoro nella produzione agricola kenyana è salita al 40%. Rimane una lotta perpetua in una povertà ciclica. Le sfide storiche relative alla proprietà terriera in generale lasciano le donne in svantaggio. Gli studi condotti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, mostrano costantemente che le donne controllano meno terra e fanno molto meno ricorso a tecnologie. Si stima che se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse in tutto il mondo, i loro rendimenti potrebbero aumentare fino al 30%, determinando una riduzione del sostentamento alimentare.

Asmara, Eritrea

Eritrea – L’Eritrea offre l’opportunità di studiare un movimento rivoluzionario moderno e di successo che ha fatto molto affidamento sui contributi delle donne sia come personale di supporto che come soldati di prima linea. Che ruolo hanno avuto le donne nell’indipendenza dell’Eritrea e quale ruolo giocano attualmente? Che ruolo gioca l’inclusione femminile nel creare una società civile? E in che modo l’aspetto generazionale del servizio militare femminile ha influenzato la percezione generale della donna?

A questo risponde la voce delle donne eritree. Oppresse da un servizio militare obbligatorio, comprensivo di addestramento, dall’età di 18 anni, che si estende spesso per decenni, non possono pianificare studi e vita sociale.

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Siria – Chi vorrebbe essere una donna ad Aleppo? La popolazione femminile della seconda città siriana si è trovata minacciata sia dagli omicidi dello Stato Islamico che dagli alleati russi del presidente, Bashar al-Assad.

Sta nuovamente cambiando l’aspetto di Aleppo. La frenetica ricostruzione su un territorio ancora pericolante tiene impegnati gli occhi occidentali.

La storia delle donne che hanno scelto di non andarsene non la racconta mai nessuno. Sono loro che rimangono, contro ogni aspettativa, per aiutare la città a sopravvivere. Sono state costrette ad affrontare ripetuti attacchi e tentativi di assassinio.

Le loro parole spezzano l’aria ‘Mi manca la mia vecchia vita. Mi manca cucinare e pulire casa per la mia famiglia’. Molte mamme temono perfino di mandare i loro figli a scuola. E allora siedono fuori dagli edifici scolastici tutto il giorno mentre i figli sono dentro. E ti ripetono ‘Se l’aula viene colpita, almeno muoio con loro’

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Iraq – Per le donne e i loro bambini vivere da rifugiati può essere particolarmente dura. Le donne che sono separate dalle loro comunità e dalle loro famiglie sono spesso esposte a un rischio più elevato di sfruttamento. Il problema è ulteriormente esacerbato da una debole protezione legale e una scarsa consapevolezza delle donne dei loro diritti. Con poco o nessun reddito regolare, queste donne e i loro figli, inoltre, affrontano una povertà schiacciante.

E’ quello che accade tutti i giorni agli sfollati interni e ai rifugiati iraqeni. Da più di dici anni fuori dalle loro case, non riconoscono una quotidianità. Le donne insegnano nelle scuole, curano negli ospedali, ascoltano le violenze nei centri qualificati. Portano avanti famiglie e tradizioni.

Hargheisa, Somalia

Somalia – Mogadiscio è un inferno vivente per le donne che lottano per nutrire i loro figli in mezzo a guerra, siccità, carestia e totale devastazione.

La Somalia è spesso descritta come un Paese senza legge, inghiottito in un conflitto che perdura da 20 anni. Uno dei maggiori rischi per la vita delle donne non è la guerra, ma la nascita. Le possibilità di sopravvivenza per una donna diminuiscono considerevolmente durante una gravidanza, a causa dell’assente assistenza prenatale, di forniture mediche inesistenti, della mancanza di infrastrutture. Il rischio di morire in seguito al parto è di una donna su 14. Uno dei tassi più alti al mondo, secondo solo all’Afghanistan.

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Palestina – Striscia di Gaza – Tre generazioni di donne nella Striscia di Gaza, nonostante violenze e soprusi, riescono a trovare ancora un motivo per sorridere.

La maggior parte di queste donne non sono mai state fuori da Gaza. Immortalate nei loro momenti privati, hanno una vita incredibilmente ricca. Lavorano, vanno a scuola, hanno speranze e sogni, sull’inumano sfondo del suono degli F16.

Quando si pensa alla striscia di Gaza, si immagina solo un posto lacerato e distrutto dalla violenza, ma allontanando le lenti dai passati conflitti si trovano esempi di forza e resilienza femminile. Molte delle sfide che affrontano le donne sono universali. Ma quando sei una ragazza a Gaza, la tua esistenza è definita dai suoi confini politici, culturali, letterali e metaforici. Nena News

Nena News Agency “8 MARZO. FOTO. Il cammino delle donne in Africa e Medio Oriente” di Federica Iezzi

 

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Unione Europea-Unione Africana, belle parole e progetti inefficaci

Nena News Agency – 30/11/2017

Molti programmi europei in Africa, ideati per offrire formazione e incoraggiare le imprese locali, non hanno né corpo, né consistenza, né azioni concrete. Gli investimenti diretti esteri rappresentano solo il 3% del PIL africano

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di Federica Iezzi

Roma, 30 novembre 2017, Nena NewsE’ stato un summit di serrate discussioni su disoccupazione giovanile, sicurezza e soprattutto migrazione quello tra Unione Europea e Unione Africana che si è tenuto a inizio settimana ad Abijan, in Costa d’Avorio.

Tema ufficiale sono stati i giovani africani. L’incontro, arrivato ormai alla sua quinta edizione, è stato disegnato in un momento in cui la migrazione è in cima alle agende dei governi.

L’attenzione in codice, per le superpotenze europee, sono le paure sul numero di membri della popolazione africana, in rapida ed esponenziale crescita, che troveranno la loro strada verso l’Europa nei prossimi anni.

Secondo il presidente del Parlamento europeo, l’impatto sarà una ‘bomba demografica’. Risposta contraria arriva dalla politica estera dell’Unione Europea, secondo cui troppe mani in tutto il mondo si affacciano sull’incredibile energia e sul desiderio di cambiamento dell’Africa.

L’Unione Europea ha acquistato tempo, finanziando azioni per coprire le rotte del contrabbando di esseri umani trans-sahariano, fino ad arrivare a un accordo multimiliardario con la Turchia, atto a riportare indietro i migranti dalla black-road balcanica. Per finire con una manovra, l’Italia ne è protagonista, creata ad hoc ad arginare il flusso massiccio di migranti dall’Africa attraverso il Mediterraneo, costringendo i richiedenti asilo ad affrontare, senza diritti, condizioni inumane, fino alle torture vere e proprie, nei campi di detenzione in territorio libico.

Molti progetti europei di sussistenza a lungo termine in Africa, ideati per offrire formazione e incoraggiare le imprese locali, non hanno né corpo, né consistenza, né azioni concrete. Gli investimenti diretti esteri rappresentano solo il 3% del PIL africano, secondo le cifre mostrate dalla Banca mondiale.

Con potenze emergenti come Cina, Turchia, India e Singapore, che fanno ormai sempre più ingenti incursioni in Africa, Bruxelles cerca disperatamente una posizione da protagonista nel continente, decantando una leadership nei settori della tecnologia, della qualità, del know-how industriale e della formazione.

La verità è che l’approccio dell’Europa continua ad essere frammentario, con i singoli Paesi che cadono gli uni sugli altri nel perseguimento dei propri interessi e programmi. Il risultato è una strada lastricata di buone intenzioni, molte opportunità mancate e pochi successi. L’Europa non ha esercitato alcuna reale influenza politica ed economica sul futuro dell’Africa.

Il vertice è avvenuto dopo la reazione orripilata da parte di tutto il mondo riguardo le ‘aste umane’ battute tra i migranti in Libia. Dopo le pesanti denunce perpetrate da Medici Senza Frontiere e avallate dall’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, niente è cambiato nel sistema criminale libico di abusi nei confronti dei migranti, ancora tenuto in piedi dalla politica dei governi europei.

La risposta europea a tanta illegalità riguarda uno scarno programma di azioni poco consistenti, mirate a preparare i giovani nel trovare opportunità di lavoro, investendo nell’istruzione, nella scienza e nello sviluppo delle competenze, nell’ambito dei propri Paesi. Nena News

Nena News Agency “Unione Europea-Unione Africana, belle parole e progetti inefficaci” di Federica Iezzi

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KENYA. Urne aperte, Odinga boicotta

Nena News Agency – 26/10/2017

Seggi aperti dalle 6 di questa mattina. Il Paese africano sceglie di nuovo il presidente dopo l’annullamento delle elezioni di agosto. Ma senza l’oppositore Odinga, che boicotta il voto, il risultato è scontato

Nairobi commercial district, graffiti per elezioni_UNDP

Nairobi, Kenya – Election graffiti in Nairobi commercial district

di Federica Iezzi

Roma, 26 ottobre 2017, Nena NewsIl Kenya torna a votare oggi dopo le massicce proteste nelle strade e le violenze, seguite alle elezioni presidenziali dello scorso agosto, annullate per irregolarità dalla Corte Suprema quando si attendeva la vittoria del capo dello stato uscente Uhuru Kenyatta, sull’oppositore Raila Odinga, il leader della National Super Alliance. Quest’ultimo si è poi fatto da parte lamentando la mancanza di una autentica riforma elettorale.

Come si è arrivati a questo punto?

All’inizio di agosto, il Kenya aveva votato per un nuovo presidente. Più di 15 milioni di persone hanno partecipato attivamente alla tornata elettorale. Per la prima volta è stato usato un nuovo sistema di votazione elettronico, volto ad evitare il rischio di brogli e voti non idonei. Tuttavia, nonostante il nuovo sistema in vigore, Odinga e sostenitori hanno contestato i risultati, che proclamano come vincitore Kenyatta, denunciando infiltrazioni alla banca dati dell’organo elettorale e dunque profonde manipolazioni di tutto il processo democratico.

Manifestazioni contro la vittoria di Kenyatta si sono susseguite in tutti i maggiori centri kenyani, secondo i rapporti diffusi da Amnesty International e Human Rights Watch. Quei report internazionali rafforzano le denunce degli attivisti locali e dei gruppi che difendono i diritti umani, i quali accusano la polizia kenyana di brutalità e omicidi extragiudiziali. Trentatré persone sono state uccise dalle forze di polizia nei giorni immediatamente successivi alla data del voto presidenziale di agosto.

Il portavoce della polizia Charles Owino non ha esplicitamente risposto alle denunce.

Sulle base delle accuse di frode elettorale formalizzate da Raila Odinga, la Corte Suprema ha perciò deciso di annullare il risultato elettorale, stabilendo una una nuova data entro 60 giorni. Prima al 17 ottobre, poi al 26 ottobre. Odinga in reazione ha perciò dichiarato che avrebbe partecipato alla nuova consultazione soltanto se le riforme elettorali da lui richieste sarebbero state attuate. A cominciare dalla sostituzione del capo della commissione elettorale.

Infine il 10 ottobre il leader del National Super Alliance si è ritirato dalle elezioni, a causa del mancato compimento delle riforme auspicate da parte dell’Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC).

Poco dopo la decisione di abbandono di Odinga, il parlamento kenyano ha approvto una nuova legge elettorale, secondo la quale alla rinuncia di un candidato segue automaticamente la vincita del candidato contrapposto. Immediate sono state le proteste da parte dei sostenitori di Odinga che hanno colorato le strade kenyane.

Una nuova petizione è stata presentata alla Corte Suprema kenyana da attivisti per i diritti umani, secondo la quale l’attuale commissione elettorale non è pronta a verificare un sondaggio credibile.

Così mentre la macchina elettorale è in moto e i cittadini esprimono oggi la loro scelta, l’opposizione lancia nuovi pressanti appelli a boicottare il “voto vergognoso” non libero, nè giusto, dice. Il governo Kenyatta risponde invitando le persone ad esercitare il loro diritto democratico. Nena News

Nena News Agency “KENYA. Urne aperte, Odinga boicotta” di Federica Iezzi

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LIBERIA. Il gol più difficile di George Weah

Nena News Agency – 18/10/2017

L’ex calciatore del Milan ha ricevuto il 39% dei voti alle presidenziali staccando di 10 punti il rivale Joseph Boakai. Non avendo però conquistato la maggioranza assoluta al primo turno, sarà il ballottaggio di novembre a decidere se sarà il nuovo presidente

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di Federica Iezzi

Roma, 18 ottobre 2017, Nena News – Dopo mesi di manifestazioni rauche, promesse e discorsi di nuovi inizi, e sotto l’occhio vigile di 148 osservatori internazionali dell’Unione Africana, dell’ECOWAS, della Carter Foundation e dell’Istituto Nazionale Democratico, si è concluso il primo passaggio di potere democratico in Liberia.

I sondaggi si sono chiusi con alcune segnalazioni di violenza, con conteggio quasi completo e incalzanti scommesse sul vincitore. Si cerca un successore ai 12 anni di potere del primo presidente donna del continente africano, Ellen Johson Sirleaf. Dunque dopo due mandati di sei anni, limite dettato dalla Costituzione, il Premio Nobel per la pace lascia il governo di Monrovia.

Sono più di due milioni di elettori registrati. E il 20% di questi è tra i 18 e i 24 anni. Venti i candidati presidenziali. Divide gli animi la candidatura dell’ex giocatore di calcio e pallone d’oro George Weah. Per la vittoria bisogna ottenere il 50% dei voti, più uno. Non c’è mai stato un chiaro favorito al primo turno.

Secondo gli ultimi conteggi nelle 15 contee, testa a testa tra George Weah, pedina del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento, e l’attuale vicepresidente Joseph Boakai, del centrodestra Partito dell’Unità.

Con il 95% dei voti contati, la National Election Commission liberiana, ha comunicato che Weah domina le elezioni con il 39% dei voti, Boakai guadagna il 29% dei consensi. I risultati finali sono attesi entro il 25 ottobre. Secondo la legge elettorale in Liberia, se nessun candidato ottiene una maggioranza assoluta nel primo turno elettorale, seguirà un secondo turno tra i primi due candidati. Il secondo turno elettorale è fissato per gli inizi di novembre.

La campagna elettorale di Boakai è stata improntata su integrità e fiducia, con la promessa di aumentare la spesa pubblica per l’agricoltura e per promuovere la crescita economica, lo sviluppo e il miglioramento delle infrastrutture. Il Partito dell’Unità sta ancora godendo degli evidenti vantaggi del classico partito al governo, rafforzato da risorse statali e lealtà tribali. E sta ottenendo i maggiori consensi nelle contee di Lofa, Gbarpolu, Bong, Bomi, Cape Mount, Gbarpolu e Grand Gedeh.

Profondamente impopolare nella diaspora liberiana, l’ordine del giorno di Weah che prevede la creazione di un tribunale anticorruzione e il decentramento del potere parlamentare, permettendo al popolo liberiano di essere partner attivo nella governance delle singole comunità.

Spesso definita la più antica repubblica moderna del continente nero, nel 1847, la Liberia divenne la prima repubblica africana a proclamare l’indipendenza. Membro fondatore dell’organizzazione intergovernativa Società delle Nazioni, delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione dell’Unità Africana.

I suoi problemi iniziano nel 1980 quando, con un colpo di stato militare, viene rovesciato il governo Tolbert. Da quel momento partono 23 anni di crisi politiche e di guerre civili, che determinano la morte di almeno 250.000 persone e il crollo dell’economia nazionale. La pace non è tornata nel fragile Paese fino al 2003, quando l’allora presidente Charles Taylor si è dimesso a causa di un mandato d’arresto per i crimini di guerra, commessi mentre guidava le forze ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito nella vicina Sierra Leone.

La governance calma e misurata di Ellen Johnson Sirleaf, dal 2005 ha portato pace e stabilità nello stato dell’Africa Occidentale. Mentre oltre l’80% della popolazione continuava a vivere sotto la soglia di povertà, nel 2014 il Paese è stato schiacciato dall’epidemia di Ebola. Nena News

Nena News Agency “LIBERIA. Il gol più difficile di George Weah” di Federica Iezzi

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TUNISIA. Revocata la restrizione matrimoniale per le donne

Nena News Agency – 20/09/2017

La scorsa settimana il governo tunisino ha annunciato l’abolizione del divieto che non permetteva alle donne musulmane di sposare non-musulmani. L’abrogazione giunge dopo importanti mutamenti subiti dalle leggi sulla violenza domestica e sulle molestie sessuali negli spazi pubblici

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di Federica Iezzi

Roma, 20 settembre 2017, Nena News – È stata annunciata la scorsa settimana dal governo tunisino l’abolizione del divieto decennale di matrimonio tra donne musulmane e uomini non-musulmani. Il presidente Beji Caid Essebsi ha condotto una campagna per la parità tra i sessi, dalla sua presa in carica nel dicembre 2014. Nel corso degli anni ha annunciato diverse proposte per arrivare all’uguaglianza di genere.

La revoca del decreto di restrizione matrimoniale, istituito nel 1973, rappresentava un ostacolo alla libertà di scelta del coniuge e una violazione della costituzione tunisina, adottata nel 2014 a seguito delle proteste legate alla primavera araba, secondo il presidente tunisino.

La legge sul matrimonio costrinse per anni gli uomini non-musulmani, che volevano sposare una donna tunisina, alla conversione all’islam. Mentre gli uomini tunisini erano liberi di sposare donne non-musulmane, ma la conversione religiosa non era un obbligo. L’abrogazione della legge sul matrimonio viene dopo importanti mutamenti subiti dalle leggi sulla violenza domestica e sulle molestie sessuali negli spazi pubblici. Pietre miliari importanti in un Paese in cui la religione, nei legami coniugali, può essere al centro di numerosi conflitti familiari e lunghe lotte contro le leggi statali.

E’ evidente che il nuovo decreto non allontana le donne tunisine dagli ostacoli culturali e tradizionali in caso di matrimonio misto, ma comunque offre loro la libertà di scelta da una prospettiva giuridica. Ma mentre il governo Essebsi è riuscito ad affinare le leggi in materia di uguaglianza e violenza familiare, si trova ad affrontare un’opposizione più rigida, da parte dei teologi tunisini e dei membri del parlamento, sugli storici codici che regolano l’ereditarietà in Tunisia.

Secondo la legge islamica, alla donna spetta la metà di quanto spetta all’uomo del lascito ereditario. E una donna riceve la metà dell’eredità del defunto marito, rispetto al figlio. Nell’alta borghesia tunisina, si ovvia alle convenzioni grazie a donazioni o cessioni di proprietà ante-mortem. Sono invece le donne cresciute in ambienti rurali, tradizionalisti o meno istruiti, a pagarne le conseguenze più dure.

Il presidente ha istituito una commissione, formata da esperti per i diritti umani, incaricata di rivedere le politiche legate ai diritti di matrimonio e alle leggi di eredità e discriminazione economica, per cercare un equilibrio tra l’uguaglianza di genere da un lato e la religione e la costituzione dall’altra. Promuovendo l’istruzione per le ragazze, abolendo la poligamia e non avallando il rifiuto di una moglie fuori dalla procedura di divorzio, ufficialmente decretata da un tribunale, il codice di status personale della Tunisia ha accresciuto il suo apprezzamento, come modello progressivo per i diritti delle donne in Nord Africa e Medio Oriente.

Dura invece la risposta del mondo sunnita, da parte del Grande Imam egiziano di al-Azhar, Ahmed el-Tayeb, che ha denunciato la riforma matrimoniale, come contrapposta agli insegnamenti islamici, incitando alla violenza contro la leadership tunisina. La Tunisia ha garantito i diritti fondamentali alle donne fin dagli anni ‘60: accesso al voto, divorzio, aborto. Oggi nel parlamento tunisino il 31% dei deputati sono donne. E il numero di lavoratori di sesso femminile raggiunge il 27%. La Tunisia è considerata uno dei Paesi arabi più progressisti in termini di diritti delle donne, anche se Amnesty International ha riferito l’anno scorso che ci sono ancora pochi segni tangibili per dimostrare il miglioramento. Nena News

Nena News Agency “TUNISIA. Revocata la restrizione matrimoniale per le donne” di Federica Iezzi

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IMMIGRAZIONE. L’inferno dei centri di detenzione libici

Nena News Agency – 12/09/2017

Gli immigrati sono detenuti in celle sovraffollate, con scarsa luce naturale e ventilazione e con un inadeguato numero di latrine o bagni. Per loro non è previsto alcun processo legale, né hanno la possibilità di contestare la legittimità della loro prigionia o del loro trattamento. Secondo la ONG internazionale Medici Senza Frontiere, l’Unione Europea finanzia e perpetua il ciclo di sofferenza degli immigrati nello stato africano

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di Federica Iezzi

Roma, 12 settembre 2017, Nena News – L’Unione Europea finanzia e perpetua il ciclo di sofferenza dei migranti in Libia, costringendoli a reclusioni arbitrarie in centri di detenzione. Questo è quanto affermato nell’ultima conferenza stampa da Joanne Liu, il presidente internazionale di Medici Senza Frontiere.

Dunque la pesante accusa, appoggiata anche dall’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, è che la politica dei governi europei, alimentando un sistema criminale di abusi, è diretta complice delle violenze subite dai migranti in Libia. Il governo di al-Sarraj controlla ufficialmente circa due dozzine di centri di detenzione in territorio libico, attraverso la sua direzione per la lotta alla migrazione irregolare (DCIM), secondo gli ultimi dati dell’EUBAM (European Border Assistence Mission in Libya).

I finanziamenti previsti dai Paesi europei per le attività dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e dell’UNHCR per migliorare le condizioni nei centri di detenzione governativi libici rappresentano oggi solo un’illusione di fronte al milione di profughi intrappolati in Libia.

L’unica soluzione ragionevole e civile sarebbe quella di aprire percorsi legali per chi fugge da guerre, fame e violenze. La rotta migratoria africana maggiore parte da Agadez, passa per Dirkou in Niger, per arrivare alla città libica di Sabha. I migranti vengono poi dirottati dai contrabbandieri verso i porti di Tripoli o Zawiya.

La rotta percorsa dai migranti dei Paesi africani dell’ovest, invece, parte sempre dalla porta di Agadez in Niger, passa per Bamako e Gao, in Mali, e arriva a Tamanrasset, in Algeria. L’ultima parte del viaggio è comune per tutti fino alle coste libiche.

Pane, burro e acqua è tutto ciò che i migranti ricevono nell’unico pasto giornaliero, nei centri di detenzione libici. Malattie legate alle scadenti condizioni sanitarie, malnutrizione e violenze fisiche sono cicatrici indelebili di ogni migrante, secondo le molteplici denunce del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Vengono rinchiusi in celle sovraccariche, con scarsa luce naturale e ventilazione. Gli edifici sono spesso vecchie fabbriche o magazzini, con un inadeguato numero di latrine o bagni. Per i migranti è prevista una detenzione ma non è previsto nessun processo legale, nessuna possibilità di contestare la legittimità della loro prigionia o del loro trattamento.

Secondo i report dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, un considerevole numero di profughi che entra in Libia, viene scambiato nei cosiddetti mercati di schiavi, prima di finire nei centri di detenzione. A questo segue una richiesta di riscatto da parte dei trafficanti, in accordo con i militari libici, verso le famiglie dei più giovani. Se il denaro non arriva, il viaggio si ferma in Libia.

Dopo Medici Senza Frontiere, anche Save The Children e la maltese MOAS (Migrant Offshore Aid Station) sospendono le operazioni di salvataggio nel mar Mediterraneo, a causa delle forzature dettate dal codice di condotta per le ONG, imposto dal Viminale con il benestare dell’Europa, e a causa di una guardia costiera libica ostile alle attività di soccorso.

La Commissione europea risponde decantando un programma di 46 milioni di euro, per formare e rafforzare la guardia costiera libica, e stimando un brusco calo degli arrivi in Italia nel mese di agosto, scesi dell’80% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E’ cieca invece di fronte a quanto accade nei centri di detenzione in Libia, dove torture, stupri, fame e uccisioni, sono la quotidianità. I migranti arrestati in mare dalla guardia costiera libica, modellata irresponsabilmente dai nostri militari, vengono inviati, senza dignità, nel sistema di detenzione del Paese. Qui inizia la fiorente impresa di rapimento, tortura e estorsione, di cui l’Europa è corresponsabile.

Dunque, per raggiungere un accordo con gli attori coinvolti nel traffico di esseri umani, il prezzo da pagare è quello di accettare un certo grado di violenza e violazioni dei diritti umani? L’Europa sembra disposta a pagare quel prezzo per porre fine alla crisi migratoria. A sei anni dalla rivoluzione che rovesciò la dittatura Gaddafi, una Libia, senza regole né governo, è diventata la meta per migliaia di profughi pronti a rischiare la vita, su sovraffollate imbarcazioni, pur di attraversare il Mediterraneo. Gli abusi che i rifugiati affrontano durante il pericoloso viaggio verso l’Europa, meritano una risposta globale, secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra’ad al-Hussein.

L’accordo di Parigi, tra i leader di Francia, Germania, Italia, Spagna, Ciad, Niger e Libia sponsorizza un poco lungimirante piano per affrontare il traffico illegale di esseri umani, sostenendo i Paesi che combattono per bloccare il flusso di richiedenti asilo, attraverso prima il Sahara e poi il Mar Mediterraneo. E’ molto sottile la linea che divide queste attività dalla tutela dei diritti umani dei migranti. Nena News

Nena News Agency “IMMIGRAZIONE. L’inferno dei centri di detenzione libici” di Federica Iezzi

“Human suffering. Inside Libya’s migrant detention centres”

“MSF President Dr Joanne Liu on horrific migrant detention centres in Libya”

 

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FOCUS ON AFRICA

#focusonafrica

Rubrica a cura di Federica Iezzi su Nena News Agency

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L’Etiopia dei migranti

Roma, 21 aprile 2018, Nena News

Corno d’Africa – Secondo l’ultimo report di Human Rights Watch i richiedenti asilo provenienti in particolare dal Corno d’Africa in Yemen, subirebbero violenze fisiche, torture e detenzioni arbitrarie. Al centro del mirino il sistema di detenzione nella città portuale meridionale di Aden, sotto il controllo del governo yemenita. Il centro è famoso dall’inizio del 2017 per aver detenuto diverse centinaia di migranti, rifugiati e richiedenti asilo etiopi, somali ed eritrei.

Anche l’UNHCR riferisce di detenzioni prolungate, abusi e deportazioni forzate di rifugiati, richiedenti asilo e migranti nello Yemen. Le accuse più rilevanti comprendono l’arresto arbitrario dei migranti in condizioni precarie e la non fornitura all’accesso delle procedure di asilo e protezione, nella città portuale di Hodeida.

Repubblica Democratica del Congo – Più di 250 giudici sono stati licenziati nella Repubblica Democratica del Congo per non avere una laurea valida ai fini di legge e per accuse di corruzione. Il presidente Joseph Kabila ha sanzionato tutte le figure professionali che non soddisfano le condizioni per ricoprire la carica di magistrato. Il paese attualmente conta circa 4mila magistrati.

Non è la prima volta che professionisti della giustizia sono stati licenziati nel Paese africano centrale ricco di minerali. Nel 2009, lo stesso presidente Kabila ha licenziato 96 giudici, accusati di corruzione. Il ministro della giustizia, Mwamba, ha criticato il lento sistema giudiziario e ha affermato che gli arresti e le detenzioni vengono spesso usati come strumenti di intimidazione e terrore contro l’accusato.

Sudan – Il governo di al-Bashir, il Justice and Equality Movement (JEM) e il Sudan Liberation Movement (SLM), hanno manifestato accuse a seguito del fallimento del round negoziale di Berlino. Il JEM ha pesantemente accusato la delegazione governativa di intransigenza e indurimento delle posizioni.

Il governo sudanese ha espresso il suo impegno a costruire la pace sulla base del Documento di Doha redatto nel 2011, accordo mai accettato dai movimenti ribelli. I negoziati di Berlino al momento sembrano rappresentare l’ultima possibilità per i movimenti ribelli di aderire ad un processo di pace in Darfur.

Nigeria – L’iniziativa Home Grown School Feeding è un movimento lanciato nel 2003 e guidato dai governi nazionali per migliorare la vita degli scolari e degli agricoltori. Lo schema fu lanciato per la prima volta a dicembre 2016. Il piano è stato migliorato e reintrodotto dal presidente Muhammadu Buhari come parte dei programmi di investimento sociale nazionale per affrontare la povertà, la fame e la disoccupazione in Nigeria.

Il programma scolastico opera in 20 dei 36 stati nigeriani e ha permesso una corretta alimentazione a quasi sette milioni di alunni in circa 40mila scuole pubbliche. E oltre 68.800 posti di lavoro sono stati creati attraverso l’iniziativa. Il programma pilota in Nigeria, offre in aggiunta servizi sanitari che includono il trattamento delle infezioni parassitarie del tratto gastrointestinale nei bambini delle scuole primarie pubbliche in 17 stati.

Le stime dell’UNICEF parlano di circa 2,5 milioni di bambini nigeriani sotto i cinque anni di età che soffrono di malnutrizione ogni anno. Con un sistema di monitoraggio della qualità, noto come #TrackWithUs, i gestori del programma hanno invitato i nigeriani a visitare le scuole vicine per verificare se i pasti soddisfano i requisiti standard richiesti. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Abusi sui migranti dal Corno d’Africa, giudici senza laurea in RDC” di Federica Iezzi


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Tra gli sfollati in Repubblica Democratica del Congo

Roma, 14 aprile 2018, Nena News

Repubblica Democratica del Congo – Una recente ondata di combattimenti continua ad affliggere il territorio nord-orientale della regione Ituri nella Repubblica Democratica del Congo. In un’ondata di attacchi che hanno avuto inizio nel dicembre del 2017, decine di migliaia di membri della comunità Hema hanno lasciato le proprie abitazioni per sfuggire agli aggressori Lendu. Più di 40.000 congolesi sono fuggiti dal Paese per cercare rifugio nella vicina Uganda, mentre altre decine di migliaia hanno viaggiato verso la città di Mahagi a nord e verso la provincia di Bunia, a sud. Le tensioni tra le comunità Hema e Lendu esistono fin dal dominio coloniale belga. La comunità Hema è stata obbligata a un accesso sproporzionato all’educazione e alla ricchezza creando un divario socio-economico enorme con la comunità Lendu.

Uganda – L’Uganda ha in programma di introdurre una nuova tassa agli utenti dei social media a partire da luglio per aumentare le entrate statali. Gli attivisti dei diritti umani hanno denunciato l’azione governativa come l’ennesimo tentativo del presidente Yoweri Museveni di soffocare la libertà di espressione e annullare il dissenso al suo mandato. Il ministro delle finanze Matia Kasaija affermato che la tassa verrà addebitata ad ogni utente di telefonia mobile che usa social network. Dei 41 milioni di abitanti dell’Uganda, più di 23 sono abbonati alla telefonia mobile e 17 milioni utilizzano internet. Il governo ha bloccato l’accesso ai social media durante le ultime elezioni generali del 2016, una mossa utilizzata da altri sovrani trincerati in Africa in risposta ai movimenti di base contro di loro. Solo il mese scorso la Tanzania ha introdotto una legge che ha imposto a qualsiasi cittadino gestore di blog o sito web, di pagare una tassa annuale.

Tanzania – Secondo i dati comunicati dal primo ministro tanzaniano, Kassim Majaliwa, le entrate del Paese sono quadruplicate, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, grazie alla vendita della tanzanite. Il presidente, John Pombe Magufuli, la scorsa settimana ha inaugurato un muro di 24 chilometri attorno alle miniere nel nord del Paese come parte degli sforzi per frenare il furto e la conseguente perdita di entrate. Le miniere di Mirerrani in particolare producono rare gemme di tanzanite blu-viola. Magufuli è noto per la sua posizione contro la corruzione che ha portato al licenziamento di alti funzionari governativi.

Kenya – La costruzione del muro di separazione sul confine tra Kenya e Somalia si è temporaneamente fermata, per consentire ulteriori negoziazioni tra i due stati. Il presidente kenyano Uhuru Kenyatta e il presidente somalo Mohamed Abdullahi Farmajo si incontreranno presto per concordare alcune “questioni spinose” prima che il progetto proceda. I governatori delle città di confine Mandera Ali Roba e Gedo Mohamed M. Mohamed hanno riferito che le consultazioni sono in corso da più di due anni sul programma di sicurezza avviato dal governo kenyano. Le questioni da discutere includono la ragione del progetto, i suoi effetti sulle attività quotidiane e il destino delle abitazioni sul confine. Sono state contrassegnate per la demolizione 64 abitazioni lungo il confine per consentire il completamento del progetto, supervisionato dal dipartimento di ingegneria del Kenya Defence Forces. Il Kenya aveva annunciato la costruzione del muro di sicurezza per impedire ai militanti somali di al-Shabaab di entrare nel Paese, dopo l’attacco del 2015 al Garissa University College che ha provocato la morte di 148 persone. Successivamente il progetto è stato trasformato in una recinzione metallica con una trincea parallela. Sono stati completati solo otto chilometri. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Stretta in Uganda sui social, combattimenti in RDC, stop a muro tra Kenya e Somalia” di Federica Iezzi


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Tra Marocco e Algeria

Roma, 7 aprile 2018, Nena News

Sud-Africa – Anche di fronte all’Alta Corte di Durban, l’ex presidente Jacob Zuma continua a proclamare la sua innocenza di fronte alla grave accusa di corruzione durante il suo mandato politico. L’accusa si è concretizzata grazie alla denuncia del principale partito di opposizione sudafricana il Democratic Alliance Party. Si attende il processo per il prossimo giugno.

Zimbabwe – La raccolta e la preparazione del tabacco è una delle attività commerciali più remunerative in Zimbabwe e ogni lavoratore, spesso minorenne, in un quadro generale di illegalità, sarebbe costretto a subire abusi e soprusi secondo quanto dichiarato da Human Rights Watch. Di contro, secondo il Ministero del Lavoro del Paese non esistono dati certi circa le condizioni dei lavoratori di tabacco.

Sierra Leone – Secondo i primi dati del National Electoral Commission il leader dell’opposizione del Sierra Leone People’s Party, Julius Maada Bio, avrebbe vinto le elezioni presidenziali in Sierra Leone con il 54% dei voti, conto il 45% dello sfidante Samura Kamara dell’All People’s Congress.

Ciad – Il noto blogger Tadjeddine Mahamat Babouri, accusato di pesanti critiche verso il regime del presidente Idriss Debyè, stato rilasciato dopo 16 mesi di detenzione ilegale. Molte organizzazioni non governative e attivisti della società civile si erano schierati contro il trattamento repressivo del governo nei confronti del blogger.

Marocco – Il Polisario Front Separatist, appoggiato dal governo algerino, ha inviato suoi combattenti sulla contestata buffer zone del Western Sahara’s al-Mahbes area. I due schieramenti sono in lotta dal lontano 1991. Il movimento Polisario continua a rivendicare la sua autonomia dall’occupazione militare del Sahara occidentale prima dalla Spagna, poi dal Marocco e dalla Mauritania.

Camerun – Il Cameroon People’s Democratic Movement, attualmente partito al potere nel paese, ha vinto la maggioranza dei seggi al Senato, dopo le ultime elezioni. Il partito primeggia in nove su dieci regioni camerunensi. Questo estende ulteriormente il mandato all’attuale presidente Paul Biya. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Zuma a processo, Sierra Leone a Bio” di Federica Iezzi


Ethiopia - Easter tradition

Etiopia – Tradizioni ortodosse pasquali

Roma, 31 marzo 2018, Nena News

Etiopia – Con il venerdì santo in Etiopia iniziano le celebrazioni pasquali dove i credenti pregano e digiunano. È una delle ricorrenze più sacre del calendario, le persone affollano le chiese, negli abiti tradizionali di cotone bianco, per tutto il giorno e tutta la notte. La giornata è segnata da una sequenza appassionata di attività spirituali, di tradizioni e festività. Le chiese ricostruiscono scene bibliche, creando affascinanti esposizioni e rievocando gli eventi della Pasqua.

La cucina pasquale include diverse varietà culinarie che mescolano carne di manzo, agnello, pesce e pollo a ingredienti speziati e alle famose varietà di pane locale tra cui dabo dabo, hibest, ambasha e kocho. La tradizione di arrostire i grani di caffè etiope nel soggiorno delle case permette alle famiglie e agli ospiti di apprezzarne l’aroma rinfrescante.

Cameroon - Easter in church

Camerun – Tradizioni pasquali in chiesa

Camerun – La Pasqua sembra aver perso il suo significato religioso. Per la maggior parte dei cristiani, questa commemorazione religiosa è diventata solo un’occasione per mondani festeggiamenti. La tradizione cristiana in Camerun durante la settimana pasquale prevede numerosi battesimi e prime comunioni. Sempre più giovani scelgono il giorno di Pasqua per il matrimonio.

Ogni chiesa viene decorata con tessuti fatti a mano rappresentanti farfalle, fiori e alberi di banano. E vengono cantati inni cristiani accompagnati dai tamburi nativi africani. Dopo la messa, è la volta delle danze tradizionali. In alcune parrocchie le persone rimangono attorno alla chiesa e si siedono nelle loro piccole comunità cristiane per continuare la celebrazione con riso bollito, pollo e danze tradizionali.

South Africa - Pickled fish for Easter

Sud-Africa – Pickled fish a Pasqua

Sud-Africa – Pesce in salamoia? E’ questa la rituale domanda legata alla Pasqua in Sudafrica. Questa particolare varietà di pesce al curry rappresenta il pranzo pasquale in molte case sudafricane. Il sapore dolce e aspro della pietanza è un gusto che riconoscono tutti fin da bambini.

La settimana di Pasqua tradizionalmente è stata sempre all’insegna della religione e persino i proprietari bianchi di schiavi lasciavano riposare tutti i lavoratori. E proprio per l’occasione preparavano pesce in salamoia, vista l’abbondanza di pesca a Cape Town.

Tanzania - Easter in village

Tanzania – Pasqua nei villaggi

Tanzania – La Pasqua, in origine una celebrazione pagana di rinnovamento e rinascita, è la più antica festa cristiana. Il nome Pasqua deriva dal termine ebraico ‘pesach’ che sta per ‘passare’. Il periodo pasquale dei cristiani in Tanzania inizia il venerdì santo, in cui nelle chiese si celebra il Kesha, una sorta di rievocazione sui fatti storici della morte di Gesù.

La Pasqua è anche un momento per la famiglia, caratterizzato da un via vai frenetico dalle grandi città, verso i piccoli villaggi per trascorrere del tempo con i propri cari. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. La Pasqua dall’Etiopia al Sudafrica” di Federica Iezzi


Dapchi, Nigeria.jpg

Dapchi, Nigeria – Nelle scuole

Roma, 24 marzo 2018, Nena News

Nigeria – Secondo gli ultimi report di Amnesty International, le forze di sicurezza nigeriane non avrebbero risposto agli avvertimenti di uomini armati diretti verso la città settentrionale di Dapchi, nello stato di Yobe. L’ennesimo attacco si è concluso con il rapimento di 110 studentesse, il mese scorso, per la maggiorparte già rilasciate.

L’ONG ha esortato il governo della Nigeria a rendere pubblici i risultati delle indagini.

Quello che è successo a Dapchi è quasi una copia carbone di quanto accaduto a Chibok, luogo di rapimento delle quasi 300 studentesse da parte dei militanti di Boko Haram, ormai quattro anni fa.

Genitori ed educatori nel Paese hanno sollevato una protesta in risposta all’attacco, chiedendo una maggiore sicurezza per le scuole nella vasta regione in cui Boko Haram ha rapito migliaia di persone in quasi un decennio.

Sierra Leone – Il partito di opposizione, il Sierra Leone People’s party (SLPP), con il suo candidato Julius Maada-Bio, ha ottenuto un numero di voti leggermente superiore rispetto al All People’s Congress (APC), con il suo candidato Samura Mathew Kamara, al primo turno di un’elezione storicamente pacifica.

I risultati del primo turno elettorale in Sierra Leone hanno però scatenato una serie di violenze politiche tra accuse di tribalismo nei confronti di entrambi i principali partiti. Il Paese si prepara già al secondo turno, previsto per il 27 marzo.

Molti dei sostenitori del partito al governo in Sierra Leone provengono dai distretti settentrionali, mentre la maggior parte dei sostenitori dell’opposizione vive nel sud. Alcuni membri dei due maggiori gruppi etnici, i Temnes e i Mendes, hanno rivendicato la discriminazione regionale durante i loro rispettivi turni come opposizione.

Rwanda – Quarantaquattro Paesi africani hanno sottoscritto un accordo commerciale storico volto a spianare la strada a un mercato liberalizzato di beni e servizi in tutto il continente.

L’accordo impegna i Paesi a rimuovere le tariffe di importazione del 90% sulle merci estere, a incrementare gli scambi interafricani, a liberalizzare gli scambi di servizi, e in futuro, a includere la libera circolazione delle persone e una moneta unica.

Si chiama African Continental Free Trade Area (AfCFTA), l’accordo stipulato durante la decima sessione ordinaria del vertice dei capi di Stato dell’Unione Africana, tenutosi nella capitale rwandese, Kigali.

Presenti diciannove presidenti, primi ministri e rappresentanti del governo.

Etiopia – Il Congresso degli Stati Uniti, con un forte sostegno bipartisan, voterà una risoluzione contro il governo etiope nella seconda metà di aprile, con oggetto la lotta per il rispetto dei diritti umani e la governance del Paese.

Si chiama H. Res 128 e condanna l’assassinio di manifestanti pacifici, l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza etiopi, la detenzione di giornalisti, studenti, attivisti e leader politici che esercitano i loro diritti costituzionali alla libertà di riunione e di espressione, attraverso proteste pacifiche, e l’abuso del proclama antiterrorismo per soffocare il dissenso politico e civile e le libertà giornalistiche.

La risoluzione è stata approvata all’unanimità dalla commissione per gli affari esteri della Camera alla fine dello scorso luglio e il voto in Parlamento è previsto per il prossimo ottobre.

Essa contiene disposizioni che richiedono sanzioni contro i funzionari etiopi, responsabili di commettere gravi violazioni dei diritti umani, ai sensi del Global Magnitsky Act. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Elezioni in Sierra Leone, Congresso USA contro Etiopia” di Federica Iezzi


RDC - Al_Jazeera

Repubblica Democratica del Congo – Nelle periferie, tra gli scontri

Roma, 17 marzo 2018, Nena News

Sud-Africa – Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha ribadito che nessuno ha il diritto di invadere la terra e di violare i diritti di altre persone. Lo stesso African National Congress (ANC), partito attualmente al potere, si sta impegnando per modificare la Costituzione riguardo l’espropriazione della proprietà senza compensazione. Questo ha spaventato i mercati e evocato le acquisizioni di fattorie di proprietà bianca nel vicino Zimbabwe.

La terra rimane una questione emotiva in Sudafrica: le maggiori proprietà rimangono nelle mani dei bianchi a oltre due decenni dalla fine dell’apartheid e nonostante i programmi del governo che mirano alla ridistribuzione delle ristrette disparità razziali di proprietà. Anche all’inizio di questa settimana, le acquisizioni di terreni in un sobborgo tra Johannesburg e Pretoria hanno provocato scontri con la polizia.

Repubblica Democratica del Congo – Continuano i conflitti etnici nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Il leader locale della società civile Jean Bosco Lalu parla di crescente violenza etnica tra i pastori Hema e gli allevatori Lendu nella provincia dell’Ituri. Il numero di vittime è salito a 130 dallo scorso dicembre. Decine di migliaia di persone sono fuggite dalla violenza, tra questi oltre 27mila hanno attraversato il confine con l’Uganda.

Conflitto plurisecolare quello tra Hema e Lendu che ha ucciso decine di migliaia di civili tra il 1998 e il 2003. Negli ultimi anni i due gruppi hanno mantenuto un conflitto di basso livello con occasionali fiammate di violenza. L’anno scorso il conflitto ha costretto quasi due milioni di congolesi a fuggire dalle proprie case.

Kenya – Incontro a sorpresa tra il presidente kenyano, Uhuru Kenyatta, e il leader dell’opposizione, Raila Odinga, per la prima volta dopo le contestate elezioni dello scorso anno: i due hanno annunciato un piano per superare le profonde divisioni etniche e politiche del Paese.

L’incontro è giunto poche ore prima dall’arrivo del segretario di Stato americano (ormai ex), Rex Tillerson. Gli Stati Uniti avevano più volte sollecitato colloqui diretti tra Kenyatta e Odinga per risolvere il conflitto politico.

Zimbabwe – La Corte Costituzionale dello Zimbabwe la scorsa settimana ha portato avanti la sentenza di voto per la diaspora del Paese residente all’estero. Il caso è stato rappresentato dallo Zimbabwe Lawyers for Human Rights (ZLHR) e dal Southern Africa Litigation Centre.

I richiedenti sostengono che i requisiti di residenza imposti dalla legge elettorale contravvengano alla Costituzione che prevedeva diritti politici e consentiva a ogni cittadino dello Zimbabwe di partecipare ai processi politici, ovunque si trovasse. Lo Zimbabwe dovrebbe tenere nuove elezioni generali tra luglio e agosto di quest’anno.

I funzionari della commissione elettorale hanno escluso il voto della diaspora e hanno ribadito che i cittadini non residenti, desiderosi di votare, hanno l’obbligo di rientrare nel Paese. L’opposizione al contrario ha a lungo insistito affinché i milioni di cittadini dello Zimbabwe stabiliti all’estero potessero votare da qualsiasi luogo. Il presidente Emmerson Mnangagwa ha recentemente affermato che il voto della diaspora potrebbe essere possibile in futuro. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. L’ANC tentenna sulla redistribuzione delle terre” di Federica Iezzi


A voter casts her ballot at a polling station during Sierra Leone's general election in Freetown

Sierra Leone – In corso di elezioni

Roma, 10 marzo 2017, Nena News

Nigeria – Medici Senza Frontiere sospende le sue attività mediche nella città nigeriana nord-orientale di Rann, dopo un attacco armato da parte di sospetti combattenti di Boko Haram, verso gli operatori umanitari. L’aggressione si è consumata accanto a un campo che ospita circa 55mila sfollati interni. L’obiettivo dell’attacco sembra essere stato un campo militare, ma il fuoco incrociato tra i combattenti e le forze di sicurezza ha provocato la morte e il ferimento grave di operatori umanitari.

Circa 40mila persone a Rann si affidano quasi interamente ai servizi sanitari umanitari. Lo stato del Borno è la parte della Nigeria più colpita dagli attacchi di Boko Haram, che sono continuati nonostante le ripetute asserzioni del governo e dell’esercito riguardo la presunta sconfitta del gruppo armato. Più di 20mila persone sono state uccise e oltre due milioni sono state costrette a lasciare le loro case dal 2009, da quando il gruppo ha intrapreso una campagna armata nel nord-est della Nigeria.

Mauritius – Vicine le dimissioni del presidente delle Mauritius Ameenah Gurib-Fakim, accusata di utilizzare fondi di un’organizzazione internazionale non governativa per fini personali. L’ONG in questione è la Planet Earth Institute, un’organizzazione che sostiene l’istruzione offrendo borse di studio ai meno abbienti.

Il primo ministro ha presieduto ieri un incontro di gabinetto che ha accettato di avviare un procedimento di impeachment contro il presidente. Gurib-Fakim, un professore di chimica, è stata nominata presidente nel 2015.

Etiopia – La repressione del dissenso in Etiopia sotto lo stato di emergenza si è intensificata nella regione di Oromiya con una serie di arresti, che includono un docente universitario e blogger, Seyoum Teshome, critico del governo. In un recente post su un think tank che gestisce, Teshome esorta coloro che resistono al regime a prendere le strategie di autodifesa. Secondo il Committee to Protect Journalists l’intellettuale era stato preso di mira fin dal 2016.

Sierra Leone – La Sierra Leone punta a consolidare le sue credenziali democratiche con le elezioni generali, che comprendono la scelta di funzionari presidenziali, legislativi, del sindaco e delle cariche locali.

Il voto dello scorso 7 marzo più acutamente contestato è quello presidenziale che ha sedici aspiranti in corsa. I principali contendenti sono Samura Kamara del partito All People’s Congress (APC) e Julius Maada Bio, leader del partito di opposizione, il Sierra Leone People’s Party (SLPP).

Al momento l’Apc ha vinto 25 seggi su 28 nelle aree rurali occidentali e urbane, nei distretti di Bombali, Tonkokili, Koinadugu e Port Loko. Il Slpp ha vinto i seggi a Kailahun, Kenema, Moyamba, Bonthe, Pujehun e Bo. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. MSF lascia la Nigeria” di Federica Iezzi


Guinea Equatoriale – Campagna per la liberazione del fumettista Ramòn Esono Ebalé

Roma, 3 marzo 2018, Nena News

Guinea Equatoriale  Ramòn Esono Ebalé, narratore grafico, dovrebbe essere rilasciato dalle autorità del Paese dopo il ritiro delle accuse contro di lui.

Il vignettista guineano con i suoi pezzi ha sempre criticato il presidente e i funzionari governativi.

Il Cartoonists Rights Network International lo scorso novembre ha nominato Ramon vincitore del premio “Courage in Cartooning 2017″.

Sia Human Rights Watch che Amnesty International hanno aperto campagne attraverso le quali invitavano il presidente del Paese, Teodoro Obiang Nguema, a rilasciare il giornalista e ad abrogare la legge sulla diffamazione che consente il perseguimento penale ai critici del governo.

Sud Sudan  Dopo oltre quattro anni di guerra civile e una serie di falliti cessate il fuoco, il Sud Sudan è di nuovo vicino all’ennesima carestia.

Quasi due terzi della popolazione è dipendente da aiuti alimentari, secondo le statistiche ONU. Almeno cinque milioni di persone vivono in una situazione di ‘crisi’

Il Paese dell’Africa orientale ricco di petrolio, che ha ottenuto l’indipendenza dal vicino Sudan nel 2011, è stato fatto a pezzi da una guerra su sfondo etnico dalla fine del 2013, quando le truppe fedeli al presidente Salva Kiir e all’allora vicepresidente Riek Machar si sono scontrate.

Da allora, oltre quattro milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, creando la più grande crisi di rifugiati in Africa, dal genocidio rwandese del 1994.

Il conflitto ha provocato la morte di decine di migliaia di persone e ha lasciato oltre la metà degli abitanti dipendenti da aiuti umanitari.

Ghana  Da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 1957, il Ghana è concentrato sul miglioramento dell’accesso all’istruzione. L’educazione primaria divenne gratuita nel 1961 e negli anni ’80 importanti riforme potenziarono il sistema educativo.

A settembre 2017, il governo del Ghana ha reso l’istruzione secondaria gratuita.

I benefici sono stati palesi grazie al crescente tasso di alfabetizzazione del Paese. Secondo le statistiche dell’UNESCO del 2010, il tasso di alfabetizzazione tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni è dell’85%.

Nonostante queste misure, molti bambini, in particolare quelli che vivono nelle aree rurali, continuano ad avere difficoltà per la scolarizzazione.

Le crescenti necessità economiche costringono i bambini ad abbandonare la scuola in cerca di lavoro.

La mancanza di finanziamenti oggi per le scuole determina edifici molto poveri o le cosiddette lezioni ‘sotto l’albero’ (insegnamenti all’esterno). A questo si aggiunge carenza di attrezzature, di libri e risorse e scarsa formazione degli insegnanti.

Spesso gli insegnanti vengono sottopagati per diversi mesi perché l’istruzione distrettuale non ha finanziamenti sufficienti.

Malawi  Il Malawi ha lanciato una nuova generazione di vaccini contro il tifo.

A beneficiarne per primo è stato il comune di Nantarande a Blantyre, colpito da un focolaio di febbre tifoide. Intanto gli operatori sanitari stanno conducendo campagne di sensibilizzazione per educare i residenti alla prevenzione e alla cura della malattia.

Circa 24.000 bambini di età compresa tra nove mesi e 12 anni prenderanno parte allo studio finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’alleanza mondiale per vaccini e immunizzazione (GAVI) ha stanziato 85 milioni di dollari per aiutare a sostenere l’introduzione di vaccini contro il tifo nei Paesi in via di sviluppo.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Carestia vicina in Sud Sudan, vaccini contro il tifo nel Malawi” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Sfollati interni

Roma, 24 febbraio 2018, Nena News

Repubblica Democratica del Congo – Ancora preoccupazioni da parte delle Nazioni Unite per le violenze e gli sfollamenti di massa che stanno rapidamente aumentando nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo. Il conflitto intercomunitario tra Twa, Luba e altri gruppi etnici nella provincia di Tanganica ha innescato espulsioni a spirale e violazioni dei diritti umani, in un quadro in cui non si fermano i feroci scontri tra le forze armate congolesi e le milizie.

L’ondata di violenza nel Tanganica, un’area che ospita circa tre milioni di persone, ha costretto 1,7 milioni di persone a lasciare le proprie case. L’International Rescue Committee ha affermato che oltre 400 villaggi sono stati distrutti tra luglio 2016 e marzo 2017 a seguito del conflitto. Secondo l’Unhcr, la Rdc ospitava 3,9 milioni di sfollati interni, ma oltre 600mila rifugiati congolesi hanno cercato rifugio in oltre 11 altri Paesi africani.

Etiopia – Brusche dimissioni per il primo ministro etiope, mentre la coalizione di governo ha dichiarato uno stato di emergenza di sei mesi mentre cerca di contenere le proteste di massa anti-governative.

E proprio queste proteste sono al centro della decisione di Hailemariam Desalegn di dimettersi. Scoppiate nella popolosa regione dell’Oromia nel 2015, si opponevano a un piano generale di espansione dei confini della capitale Addis Abeba. Lo stato di emergenza è stato introdotto per la prima volta nel 2016 e revocato lo scorso agosto, dopo 10 mesi. Centinaia di manifestanti sono rimasti uccisi negli scontri con le forze di sicurezza dello Stato e oltre 20mila persone sono state arrestate tra diffuse violazioni dei diritti umani.

Togo – L’opposizione togolese ha annunciato la cessazione delle proteste nel Paese dopo il primo round di mediazione politica, guidato dal presidente del Ghana, Nana Addo Dankwa Akufo-Addo. Akufo-Addo e un team di facilitatori hanno incontrato 14 membri della coalizione di opposizione e rappresentanti del governo nel tentativo di risolvere una crisi politica che imperversa nel Togo dallo scorso agosto.

In seguito ai colloqui, il governo ha accettato di rilasciare oltre 40 civili detenuti per il loro ruolo in proteste paralizzanti e violente a livello nazionale. Richieste chiave dell’opposizione riguardano i sondaggi locali e legislativi, nell’ottica della creazione di nuove riforme elettorali e istituzionali .

Tunisia – Continua lo sciopero generale nella città occidentale di Redeyef, in Tunisia, iniziato qualche giorno fa per gli scarsi posti di lavoro e la mancanza di sicurezza. Alla fine del 2017 durante i movimenti sociali, l’unica stazione di polizia è stata distrutta: oltre all’insicurezza generale, anche la semplice richiesta di un documento di identità si incanala in lunghe trafile burocratiche.

A inizio settimana le aziende sono rimaste chiuse tutto il giorno, così come le istituzioni pubbliche. Redeyef è nel bacino minerario, teatro nel 2008 di una violenta insurrezione, repressa brutalmente dal regime dell’ex dittatore Zine El Abidine Ben Ali. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Sciopero in Tunisia, milioni di sfollati in Congo” di Federica Iezzi


APTOPIX South Sudan Child Soldiers

Sud Sudan – Bambini soldato

Roma, 17 febbraio 2018, Nena News 

Liberia – Il presidente liberiano uscente Ellen Johnson Sirleaf è la prima donna a vincere l’ambito premio ‘Mo Ibrahim Prize for Achievement in African Leadership’, nel riconoscimento dei suoi sforzi per ricostruire il suo Paese dopo due guerre civili.

Sirleaf, durante i suoi due mandati, ha guidato un processo di riconciliazione incentrato sulla costruzione della nazione e delle sue istituzioni democratiche.

I precedenti vincitori includono l’ex presidente della Namibia Hifikepunye Pohamba (2014), l’ex presidente di Capo Verde Pedro Pires (2011), l’ex presidente di Bostwana Festus Mogae (2008) e l’ex presidente del Mozambico Joaquim Chissano (2007). Nelson Mandela è diventato il vincitore onorario del premio nel 2007.

Sud Sudan – Più di 700 bambini sono stati reclutati con la forza dal South Sudan’s National Liberation Movement, durante i cinque lunghi anni di guerra civile nel Paese.

Secondo le Nazioni Unite, il numero di bambini reclutati nel Sud Sudan è ancora in aumento.

Molti bambini che sono stati rilasciati non hanno idea di dove siano le loro famiglie. Per gli altri, il combattimento è diventato uno stile di vita. A oggi dunque, la più grande sfida è il reinserimento.

Sudan – La crisi politica del Sudan ha raggiunto il livello peggiore dal colpo di stato del presidente Omar Hassan al-Bashir nel giugno 1989. L’economia al collasso, i conflitti armati in corso tra regime e movimenti armati nel Darfur, nel Sud Kordofan e nel Blue Nile, la corruzione endemica e la lotta di potere all’interno del regime, ha spinto il Paese verso un punto critico.

Il nuovo bilancio di Stato sta di fatto rendendo insopportabile la vita dei cittadini sudanesi medi. I prezzi dei bisogni di base e delle materie prime, compresi pane, medicine, carburante ed elettricità hanno raggiunto un livello senza precedenti. La valuta sudanese sta perdendo valore ogni giorno.

La nuova ondata di proteste popolari ha incontrato pesanti repressioni. Decine di manifestanti, leader dell’opposizione e giornalisti sono stati arrestati dalle forze di sicurezza sudanesi.

Le continue lotte di potere all’interno del governo hanno anche incoraggiato parti della vecchia guardia del regime a rientrare nel gioco politico da direzioni diverse.

Sud-Africa – Secondo Jacob Zuma, l’African National Congress (ANC) non avrebbe fornito una ragione adeguata per la fine del suo mandato da presidente del Sud-Africa.

L’ANC ha sostenuto una mozione di sfiducia contro Zuma per la sua sostituzione con Cyril Ramaphosa, eletto come capo del partito nello scorso dicembre.

Il tempo in carica di Zuma è stato contrassegnato da una serie di accuse di corruzione, seguite da ripetute rivendicazioni della sua innocenza.

Repubblica Democratica del Congo – Le Nazioni Unite hanno espresso profonda preoccupazione per i continui combattimenti etnici nella parte nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo.

Più di 22.000 persone sono fuggite dagli scontri tra pastori Hema e agricoltori Lendu nella provincia di Ituri la scorsa settimana, secondo i dati diffusi dall’UNHCR.

Dall’inizio dell’anno almeno 34.000 civili in fuga hanno oltrepassato il confine con la vicina Uganda. E altri 15.000 sfollati interni sono arrivati ​​a Bunia, capitale della provincia congolese dell’Ituri.

Il conflitto etnico tra Hema e Lendu risale agli anni ’70. Le comunità sono state coinvolte in un violento conflitto armato tra il 1998 e il 2003, in cui sono state uccise decine di migliaia di persone. Negli ultimi anni, i due gruppi hanno mantenuto un conflitto di basso livello. L’anno scorso, il conflitto ha costretto 1,7 milioni di persone in tutto il Congo a fuggire dalle loro case.

Nell’ottobre 2017, i dati dell’UNHCR parlano di 3,9 milioni di sfollati interni nel Paese e 600.000 rifugiati congolesi in 11 Paesi africani. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Crisi politica in Sudan, fine di Zuma in Sud Africa” di Federica Iezzi


Somaliland FGM

Somalia – Lotta alle mutilazioni genitali femminili

Roma, 10 febbraio 2018, Nena News 

Somalia – Le autorità della repubblica autonoma del Somaliland hanno emesso una fatwa religiosa che vieta la pratica della mutilazione genitale femminile, promettendo punizioni per i trasgressori. La fatwa pubblicata dal Ministero degli Affari religiosi consente alle vittime delle di ricevere un risarcimento.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la pratica è la maggior causa di emorragie e infezioni dell’apparato genitale femminile, problemi di minzione e complicazioni alla gravidanza.

La Somalia è tra i paesi in cui la MGF è più diffusa. L’organizzazione internazionale riferisce che circa il 98% delle donne somale di età compresa tra 15 e 49 anni hanno subito la procedura. La fatwa arriva meno di un mese dopo l’approvazione da parte del parlamento del Somaliland di una legge che criminalizza lo stupro e richiede pene detentive per i condannati.

Sierra Leone – Anche in Sierra Leone sono iniziate le campagne elettorali per le prossime elezioni generali. Si voterà, agli inizi di marzo, per il presidente e per un nuovo assetto di legislatori.

Dopo dieci anni, Ernest Bai Koroma del partito All People’s Congress (Apc), lascia la presidenza. I due candidati principali che puntano alla presidenza sono il Ministro degli Esteri dell’Apc, Samura Camara, e l’ex leader della giunta, Julius Maada Bio, diventato leader del principale partito dell’opposizione, il Sierra Leone Peoples Party (Slpp).

Kenya – Il governo di Uhuru Kenyatta è ufficialmente incapace di raggiungere il popolo che spalleggia Raila Odinga, per cui continuerebbe a prendere di mira attori dell’opposizione.

Il giuramento di Odinga, tenutosi a Uhuru Park a fine gennaio, come ‘presidente del popolo’ non mette in discussione la legittimità dell’elezione del presidente Uhuru Kenyatta. Tuju, un candidato al gabinetto senza portafoglio, ha accusato Odinga di dirigere episodi di violenza in alcune parti del Paese per il proprio tornaconto.

La maggior parte delle persone che partecipano ai raduni organizzati dall’opposizione proverrebbero dalla comunità etnica di Odinga. Il leader avrebbe ancora ribadito la sua richiesta di nuove elezioni entro il prossimo agosto.

Namibia – La Corte Suprema della Namibia ha dichiarato incostituzionali tutti i termini di carcere che lasciano i trasgressori senza una reale possibilità di essere rilasciati. Secondo il giudice Smuts “equivarrebbero a punizioni crudeli, degradanti e disumane”. Ha aggiunto che tali sentenze violano la dignità umana dei diritti costituzionali del prigioniero.

Il caso specifico che ha fatto nascere la sentenza ha coinvolto quattro condannati per omicidio, imprigionati per oltre 60 anni nel 2002, dall’Alta Corte nella capitale Windhoek.

Secondo l’attuale legge namibiana, chiunque sia condannato all’ergastolo dopo l’agosto 1999, potrebbe essere considerato idoneo per il rilascio in libertà vigilata. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fatwa contro le mutilazioni genitali femminili in Somaliland” di Federica Iezzi


UNHCR_Nei campi kenyani durante le elezioni

Kenya – Nei campi rifugiati durante le elezioni

Roma, 3 febbraio 2018, Nena News

Kenya – Secondo quanto riferito da Human Rights Watch le autorità keniote avrebbero violato il diritto all’informazione bloccando e pilotando i principali canali di divulgazione, durante e dopo le ultime elezioni presidenziali.

Il rapporto ha messo in evidenza il deterioramento in ambito di diritti umani del governo Kenyatta. Kenyatta avrebbe minacciato di “chiudere e revocare le licenze di qualsiasi sbocco mediatico che trasmetta dal vivo”.

Ad essere incriminato è in particolare il giorno della simbolica inaugurazione di Raila Odinga come ‘presidente del popolo’, sconfitto di fatto alle elezioni da Uhuru Kenyatta. Tre dei principali canali di notizie private del Paese, Citizen TV, KTN News e NTV, hanno sfidato le intimidazioni di Kenyatta. Il risultato fu un’interruzione immediata delle trasmissioni. Questo blocco è stato condannato dalle organizzazioni per i diritti umani, incluso il Committee for the Protection of Journalists.

Etiopia – Il trentesimo vertice dell’Unione Africana si è concluso all’inizio della settimana con un appello a rafforzare l’unità africana e la lotta alla corruzione. Durante il summit, che si è tenuto nella capitale etiope Addis Abeba dal 22 al 29 gennaio scorsi, Paul Kagame, presidente ruandese e attuale presidente dell’Unione Africana, ha sottolineato la necessità di sradicare la corruzione e la povertà nei Paesi africani.

Kagame ha sottolineato inoltre la necessità di un cambiamento di mentalità verso la realizzazione del processo di riforma dell’unione. Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha rimarcato il concetto di corruzione come flagello dello sviluppo dell’intero continente.

L’area continentale di libero scambio, la libera circolazione di persone e merci, l’attuazione della decisione Yamoussoukro sul mercato unico e la liberalizzazione del trasporto aereo in Africa sono stati tra i principali argomenti di discussione del vertice.

Sudafrica – In salvo i quasi mille minatori rimasti intrappolati nella miniera d’oro di Sibanye Stillwater, vicino la città di Welkom, dopo un’interruzione di corrente. Le forti tempeste della settimana hanno distrutto le linee elettriche nella zona, causando blackout nelle miniere.

La National Union of Mineworkers del Sudafrica (NUM) e la National Union of Metalworkers in South Africa hanno dichiarato la sospensione temporanea delle operazioni in miniera. Sotto accusa il mancato funzionamento dei generatori di corrente che non sarebbero stati sottoposti a lavori di manutenzione.

Il Sudafrica ha alcune delle più profonde miniere al mondo, che raggiungono profondità di 4 km. I sindacati a lungo hanno accusato le compagnie minerarie di elargire salari poveri e di lesinare sugli standard di salute e sicurezza. Ci sono stati almeno 76 decessi nelle miniere sudafricane nel 2017, dopo i 73 morti nel 2016. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. AFRICA. Kenya, violato il diritto all’informazione” di Federica Iezzi


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Roma, 27 gennaio 2018, Nena News

Camerun – La libertà di pensiero sul web nelle regioni anglofone camerunensi è ridotta ai minimi termini. Bloccati tutti gli accessi ai social media, per la seconda volta in un anno. L’intera società anglofona del Paese è stata colpita. L’istruzione, i trasferimenti di denaro, l’assistenza sanitaria e le imprese.

Molti politici di lingua inglese hanno denunciato, dall’inizio del 2018, atti arbitrari di violenza, uccisioni, demolizioni di case, dell’esercito camerunese nella zona anglosassone del Paese. Per anni definita come ‘L’Afrique in miniature’ oggi il cuore dei conflitti in Camerun fanno capo a un dibattito sul potere politico: chi lo ha, chi lo vuole, chi se lo merita.

Per decenni, molti paesi della regione sono stati tenuti insieme in modo precario da uomini forti che hanno mantenuto il controllo sul dissenso e sui diritti delle minoranze. Ma sempre più, dal Gambia al Togo al Gabon, una nuova generazione di attivisti chiede diversi sistemi democratici, con l’obiettivo di integrare i gruppi di minoranza da lungo tempo spinti verso le periferie.

I dissensi in Camerun sono iniziati nell’autunno del 2016, quando avvocati e insegnanti delle regioni anglofone hanno iniziato a protestare contro la nomina di oratori francesi nelle scuole e nei tribunali delle loro regioni. La risposta della polizia alle proteste si è presto trasformata in violenza. Secondo quanto dichiarato dall’UNHCR, almeno 10.000 camerunensi di lingua inglese sono fuggiti oltre confine.

Repubblica Democratica del Congo – Gruppi armati non identificati avrebbero commesso omicidi arbitrari, violenze e rapimenti ai danni di civili in fuga nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Secondo i dati delle Nazioni Unite le violenze hanno spinto oltre il confine più di 10.000 persone dall’inizio dello scorso dicembre. Il numero di sfollati interni nel Paese supera 1,7 milioni. Molti civili si sono riversati nei distretti ugandesi di Kanungu, Kisoro e Bundibugyo.

I decenni di conflitti tra esercito e ribelli, aggravati da nuove insurrezioni e tensioni politiche, hanno lasciato 400.000 bambini sulla soglia della malnutrizione nella regione del Kasai.

Etiopia – Continuano le violente proteste nelle regione settentrionale dell’Amhara e in quella di Oromia, in Etiopia, dove permane una forte presenza militare. Le manifestazioni anti-governative non si fermano dal 2015. Per placare la violenza, Addis Abeba ha imposto uno stato di emergenza nazionale nell’ottobre 2016, misura poi revocata nell’agosto 2017.

Tanzania – Secondo il Ministero della Salute tanzaniano, a partire dal prossimo aprile verrà fornita la vaccinazione contro il cancro cervicale, alle ragazze di età compresa tra 9 e 13 anni, sessualmente inattive come prevenzione. Il cancro cervicale è il quarto tumore più comune nelle donne in tutto il mondo.

La Tanzania è tra i Paesi che hanno beneficiato del supporto GAVI (Alleanza Globale per i Vaccini e le Immunizzazioni) per portare avanti i programmi di dimostrazione del vaccino che mirano a lanciare l’immunizzazione a livello nazionale.

Le statistiche dell’Ocean Road Cancer Institute hanno mostrato che un decimo dei 72.000 nuovi casi di cancro cervicale e 56.000 decessi a questo correlato, registrati nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana segnalati nel 2000, si sono verificati in Tanzania. Dunque in Tanzania si ammalano più di 50 donne ogni 100.000. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Repressione nelle zone anglofone del Camerun, violenze nella Repubblica Democratica del Congo” di Federica Iezzi


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Somalia – Bambini in una scuola coranica

Roma, 20 gennaio 2018, Nena News 

Sudan – Continuano le tensioni nella regione del Mar Rosso da quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è recato in visita in Sudan il mese scorso. I due Paesi hanno firmato 21 accordi di cooperazione nei settori dell’economia, del turismo, delle infrastrutture, della cooperazione militare e dell’agricoltura, che già sono entrati in vigore ufficialmente.

Serdar Cam, capo dell’Agenzia turca per la cooperazione e il coordinamento internazionale, ha affermato che la Turchia sta introducendo progetti per stabilire le infrastrutture di base di cui i Paesi africani avrebbero bisogno. Un’alleanza tra Sudan e Turchia promette una nuova direzione per il mondo musulmano.

Liberia – Il partito di governo della Liberia ha espulso la presidente uscente del Paese, Ellen Johnson Sirleaf, che è stata accusata dai leader politici di ingerenza nelle ultime elezioni presidenziali, in cui il suo candidato Joseph Boakai, ha subito una sconfitta schiacciante. Johnson Sirleaf, premio Nobel per la pace, che è al potere da 12 anni, nega le accuse del partito di aver tenuto incontri privati ​​inappropriati con magistrati prima del voto. La sua amministrazione ha anche affrontato ripetute accuse di corruzione e nepotismo.

Somalia – Un nuovo rapporto redatto da Human Rights Watch afferma che i militanti somali di al-Shabaab, continuano a costringere le comunità rurali a consegnare bambini dall’età di 8 anni per l’indottrinamento al Corano e l’addestramento militare. La campagna di lavoro del gruppo per i diritti internazionali, si è concentrata sulle regioni sudoccidentali della Somalia, dove le comunità sono già devastate da siccità e anni di conflitto. Il gruppo armato ha aperto diversi centri di formazione, con il pretesto di essere scuole religiose in aree sotto il loro controllo. Usano l’indottrinamento forzato e obbligano l’insegnamento di alcune materie, per poi instradare i bambini alla formazione militare. Non è la prima volta che al-Shabab è accusato di reclutare bambini. Bambini di appena una decina di anni sono stati messi in prima linea durante i combattimenti a Mogadiscio nel 2010 e nel 2011 e più recentemente durante l’offensiva su larga scala in Puntland.

Etiopia – Il noto leader dell’opposizione etiope, Merera Gudina, è stato rilasciato dalla prigione federale di Kilinto, alla periferia della capitale Addis Abeba, dopo oltre un anno di detenzione, in seguito all’annuncio del primo ministro Desalegn Hailemariam, atto ad ampliare lo spazio democratico del Paese. Il governo ha finora rilasciato più di 500 persone arrestate sulla scia delle diffuse proteste esplose nella provincia centrale dell’Oromia nel novembre 2015. Le forze di sicurezza hanno arrestato decine di migliaia di persone e ucciso più di 900 manifestanti da quando sono iniziate le proteste del popolo Oromo.

È stato rilasciato anche Rufael Disasa, docente alla Wollega University. Ancora incerte invece le procedure di liberazione per Bekele Gerba, il vicepresidente dell’Oromo Federalist Congress. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Tensione nel Mar Rosso, espulsa la presidente uscente della Liberia” di Federica Iezzi


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Nigeria – Centinaia i rimpatri dai centri di detenzione per rifugiati in Libia

Roma, 13 gennaio 2018, Nena News

Zambia – Nella città di Kabwe le miniere di piombo ufficialmente abbandonate decenni fa hanno lasciato il centro abitato con concentrazioni letali del metallo tossico nel suolo. È il risultato della mancanza di un processo di pulizia mai realizzato dalla chiusura degli impianti di fusione nel 1994.

Nelle comunità colpite, si stima che la quantità di piombo nel suolo sia circa dieci volte superiore al limite di sicurezza. Anche i livelli di piombo nel sangue dei bambini sono superiori alle norme internazionali e causa di danni cerebrali, epatici e all’udito.

Madagascar – Pochi giorni dopo che il ciclone Ava ha piegato il Madagascar, il bilancio redatto dal National Bureau for Risk and Catastrophe Management conta almeno 29 morti e 17mila civili fuori dalle proprie case. Il ciclone ha colpito più duramente la parte orientale dell’isola, lasciando città allagate, edifici crollati, strade danneggiate, colture distrutte e comunicazioni bloccate.

Il Madagascar è uno dei Paesi più poveri al mondo, con il suo prodotto interno lordo che occupa il 164° posto su 175 Paesi, secondo la Banca Mondiale. Eventi devastanti come questo vengono vissuti con maggior sconforto dall’intera popolazione perché si hanno meno possibilità economiche di recuperare.

Sudan – Uno studente è stato ucciso e sei persone sono state ferite durante le proteste che si susseguono in Sudan sull’aumento dei prezzi del pane nella città di Geneina, nel West Darfur. Proteste separate si sono svolte anche in due città del sud-ovest, Nyala e al-Damazin, e nella capitale Khartoum.

I prezzi del pane sono quasi raddoppiati in Sudan dopo la decisione del governo lo scorso mese di tagliare i sussidi e bloccare l’importazione di grano dall’estero.

I funzionari speravano che la mossa avrebbe creato una concorrenza tra le società private che importavano grano, invece un certo numero di panetterie ha cessato la produzione, per semplice mancanza di farina, facendo lievitare i prezzi.

Nigeria – La Nigeria sta cercando di rimpatriare migliaia di suoi cittadini rimasti intrappolati in Libia nella speranza di raggiungere l’Europa. Abusi sistematici, sfruttamento, reclusione e tortura sono il pacchetto per ogni rifugiato nei centri di detenzione libici. Il ritorno in Nigeria da un verso strappa i rifugiati dalle violenze, dall’altro strappa il sogno di una libertà fuori dai confini di un Paese in guerra. Il governo nigeriano ha stimato circa 5.500 rimpatri.

L’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite per le Migrazioni ha dichiarato che 171.635 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare nel 2017, quasi il 70% in Italia. Il resto è stato diviso tra Grecia, Cipro e Spagna. Nello stesso periodo del 2016 furono 363.504 gli arrivi. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Proteste per il pane in Sudan, sfollati in Madagascar per il ciclone” di Federica Iezzi


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Zambia – Lottando contro il colera

Roma, 6 gennaio 2018, Nena News

Guinea Equatoriale – Tentativo di colpo di Stato a fine dicembre contro il governo guineano di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il leader africano più longevo. Sotto accusa mercenari armati provenienti da Ciad, Sudan e Repubblica Centrafricana. Subito dopo il presunto tentativo di golpe, la polizia camerunense ha arrestato un generale militare del Ciad al Kye-Ossi border, tra Camerun e Guinea Equatoriale.

Mbasogo è al potere dal 1979 nella nazione africana ricca di petrolio. Corruzione, povertà e repressione continuano a flagellare il Paese. A peggiorare la situazione, cattiva gestione dei fondi pubblici e corruzione, gravi abusi, tra cui torture, detenzione arbitraria e processi iniqui.

Uganda – Il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni, uno dei leader africani più longevi, ha firmato un disegno di legge volto a eliminare il limite di età presidenziale, precedentemente fissato a 75 anni. La mossa consentirebbe al presidente 73enne di correre per il sesto mandato nel 2021.

Già il parlamento ugandese aveva approvato il disegno di legge a fine dicembre, con 317 voti a favore verso i 97 contrari. La notizia ha acceso proteste diffuse da parte di attivisti per i diritti civili, politici dell’opposizione e leader religiosi del Paese.
Vecchio trucco per Museveni, che anche nel 2005, modificò la Costituzione per eliminare diverse limitazioni, consentendogli di resistere con successo ad un terzo, quarto e quinto mandato consecutivo.

Zambia – Il governo zambiano ha annunciato un ritardo nell’apertura del calendario scolastico del 2018, dopo le ultime 50 vittime del colera, per evitare una contaminazione incrociata che potrebbe aggravare l’epidemia.

Molti bambini provengono da aree descritte come epicentri dell’epidemia e le strutture idriche e igienico-sanitarie delle scuole non sono allo stato attuale in buone condizioni. Più di 2mila casi di casi di colera sono stati registrati in tutto il Paese dall’ottobre scorso. Principalmente colpita resta la provincia di Lusaka.

Il Ministero della Salute ha l’obiettivo di iniziare la vaccinazione entro i prossimi sette-dieci giorni raggiungendo almeno due milioni di persone.

Etiopia – Il primo ministro etiope Desalegn ha annunciato di voler liberare i prigionieri politici e chiudere il noto centro di detenzione Maekelawi. Il singolare annuncio è arrivato ​​dopo che le proteste anti-governative hanno inghiottito gran parte delle regioni di Oromia e Amhara negli ultimi mesi.

Il governo etiope è stato per anni accusato di detenere illegalmente giornalisti, critici e leader dell’opposizione, tra cui Bekele Gerba e Merara Gudina.

Sudan – Il presidente sudanese Al-Bashir ha esteso la cessazione unilaterale delle ostilità negli Stati di Blue Nile e Sud Kordofan per tre mesi. Lo scopo della tregua unilaterale era inizialmente quello di creare un ambiente favorevole per i colloqui mediati dall’African Union High-Level Implementation Panel (Auhip), per porre fine al conflitto armato negli stati di Blue Nile, Sud Kordofan e Darfur.

Ancora assente un accordo sugli accessi umanitari nelle tre aree sotto il controllo dei ribelli del Sudan People’s Liberation Movement (Splm-N). Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Dall’amnistia al cessate il fuoco, le ultime dei presidenti africani” di Federica Iezzi


Liberia_National Democratic Institute

Liberia – Elezioni presidenziali

Roma, 30 dicembre 2017, Nena News

Liberia – Un totale di 5.390 seggi elettorali in tutto il Paese ha aperto le porte a più di due milioni di elettori registrati, per sancire la vittoria di George Weah, candidato al Congresso per il Cambiamento Democratico (CDC). Con il 61% di preferenze, Weah succederà a Ellen Johnson Sirleaf come presidente della Liberia.

Weah aveva già vinto il primo turno lo scorso ottobre con il 38,4% dei voti, rispetto al 28,8% dei voti guadagnati da Boakai.
Sia Weah che Boakai avevano costruito le loro campagne elettorali intorno alla creazione di posti di lavoro, all’istruzione e alla costruzione di nuove infrastrutture.

Circa 250mila liberiani sono morti durante due guerre civili tra il 1989 e il 2003 e, più recentemente, la Liberia ha subito la devastante epidemia di Ebola. Il Paese rimane estremamente povero: oltre l’80% delle persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

Sudan – La Turchia incoraggia gli uomini d’affari a investire in Sudan. Consapevole del potenziale economico del Sudan, questo è quanto il presidente turco Erdogan ha riferito durante la sua ultima visita ufficiale nel Paese africano. Sono stati firmati una serie di accordi bilaterali tra i due Paesi per rafforzare i legami in settori come la scienza, la tecnologia, l’industria, la produzione agricola, la silvicoltura, l’istruzione, il turismo, il commercio e l’economia.

Ankara ha ricevuto i diritti per riabilitare la città portuale di Sawakin, nel nord-est del Sudan, con una base navale per imbarcazioni sia civili che militari, sulla costa occidentale del Mar Rosso.

Repubblica Democratica del Congo – Il cobalto è uno degli ingredienti chiave aggiunti nelle batterie elettriche e più della metà è attualmente estratto nella Repubblica Democratica del Congo. Gran parte del cobalto estratto è generato da miniere illegali che impiegano manodopera schiavizzata: lavoratori sottopagati, lavoratori analfabeti e minori.

La denuncia arriva direttamente da Amnesty International, secondo cui anche i bambini sarebbero impegnati, nelle miniere di cobalto, in lavori illegali e in condizioni pericolose.

Etiopia – Lavoratori etiopi privi di documenti hanno dichiarato di essere stati oggetto di gravi abusi da parte della polizia saudita prima di essere espulsi, tra cui torture fisiche e detenzioni forzate. Il numero di etiopi entrati illegalmente nell’Arabia Saudita è aumentato negli ultimi anni: secondo la Regional Mixed Migration Secretariat, lo scorso anno oltre 111mila rifugiati e migranti hanno attraversato lo Yemen devastato dalla guerra, nella speranza di usarlo come punto di transito per entrare nel Paese.

L’Arabia Saudita ha ripetutamente dichiarato che deporterà o imprigionerà i circa 400mila uomini etiopi che vivono illegalmente nel Paese. Circa 250mila stranieri privi di documenti sono già stati detenuti e 96mila etiopi sono stati mandati a casa, molti dei quali con la forza.

Gambia – Ousainou Darboe, ministro degli affari esteri del Gambia, ha informato il parlamento della decisione del governo di ricongiungersi al sindacato del Commonwealth britannico. Nel 2013, il presidente in esilio Yahya Jammeh, ha ritirato il Paese dell’Africa occidentale dal Commonwealth, convinto che il gruppo costituito da 54 membri fosse soltanto un’istituzione neocoloniale.

Oltre al Commonwealth, Jammeh aveva annunciato il ritiro del Gambia dalla Corte Penale internazionale nel 2016. Adama Barrow, attuale presidente in Gambia, così ha annullato entrambe le decisioni subito dopo l’insediamento. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Weah presidente della Liberia” di Federica Iezzi


South Sudan_ UNICEF

Juba, Sud Sudan – Campo rifugiati

Roma, 23 dicembre 2017, Nena News

Etiopia – Almeno 61 persone sono state uccise in nuovi scontri nella zona di West Haraghe, nella regione etiope di Oromia, teatro da anni di proteste di massa esplose nel 2014 contro un piano governativo che avrebbe esteso i confini amministrativi della capitale Addis Abeba. Il portavoce della regione, Addisu Arega Kitessa, ha confermato gli attacchi da parte di combattenti di etnia somala, nei distretti di Hawi Gudina e Daro Lebu.

Libia – Un portavoce della famiglia Gheddafi ha detto che Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex leader libico, si candiderà alle imminenti elezioni presidenziali del Paese, previste nella prima metà del 2018. Per il mondo arabo, Saif al-Islam ha il supporto e le credenziali necessarie per porre fine al caos che attanaglia la Libia sin dal 2011, dopo la cattura e la morte di Mu’ammar Gheddafi.

Il figlio dell’ex dittatore gode del sostegno delle maggiori tribù in Libia e la sua campagna elettorale verterà sull’unificazione delle fazioni che oggi controllano e destabilizzano diverse aree del Paese. Saif Al-Islam è stato rilasciato lo scorso giugno dopo sei anni di prigionia nella città libica di Zintan.

Ricercato dall’International Criminal Court con l’accusa di crimini contro l’umanità durante i tentativi infruttuosi di suo padre di reprimere la ribellione popolare libica, era stato catturato nel novembre 2011.

Sud Africa – Cyril Ramaphosa, attuale vicepresidente del Sudafrica, è stato eletto nuovo leader del Congresso Nazionale Africano (ANC), battendo di un soffio Nkosazana Dlamini-Zuma.

Più di 4.700 delegati hanno espresso il proprio voto. Ramaphosa ha ricevuto 2.440 voti contro i 2.261 di Dlamini-Zuma. Sostituirà Jacob Zuma e quasi certamente correrà per la presidenza del Paese alle elezioni del 2019. Zuma ha sempre cavalcato un’onda populista, promettendo cambiamenti radicali e trasformazione, ha spaventato gli interessi dei bianchi e ingannato i poveri, proteggendo alla fine solo i propri interessi.

Ramaphosa, uomo d’affari e di successo, ha condotto una campagna elettorale per combattere la corruzione, aumentare la crescita economica, rafforzare la governance e aiutare a ripristinare le istituzioni collassanti dello Stato.

Sud Sudan – I leader delle parti in guerra in Sud Sudan hanno firmato un accordo di cessate il fuoco che consentirà corridoi umanitari verso le migliaia di civili coinvolti nei combattimenti. Firmato nella capitale etiope, Addis Abeba, il cessate il fuoco mira a replicare un accordo di pace simile a quello dell’ormai lontano 2015, mestamente crollato l’anno scorso dopo l’inizio di nuovi pesanti combattimenti a Juba. Dall’inizio del conflitto alla fine del 2013, causato da una violenta spaccatura politica tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vicepresidente Riek Machar, migliaia di persone sono state uccise e più di quattro milioni di civili ora vivono come sfollati interni. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Scontri sanguinosi in Etiopia, cessate il fuoco in Sud Sudan” di Federica Iezzi


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Rwanda – Durante il genocidio negli anni ’90

Roma, 16 dicembre 2017, Nena News 

Liberia – La Commissione elettorale nazionale ha ufficialmente annunciato la data del voto presidenziale in Liberia: la nuova tornata si terrà il 26 dicembre. La campagna elettorale dovrà concludersi entro il 24 dicembre.

Ricorso alla Corte Suprema respinto per il veterano leader dell’opposizione Charles Brumskine, candidato del Liberty Party. Dunque il ballottaggio vedrà a confronto il vicepresidente uscente Joseph Boakai, dell’Unity Party, e l’ex calciatore George Weah, guida del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento.

Sudan – La Corte Penale Internazionale deferirà la Giordania al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la mancata cattura del presidente sudanese Omar al-Bashir, durante il suo soggiorno nel Paese mediorientale, in occasione del vertice della Lega araba del marzo scorso.

Il Tribunale ha emesso mandati di arresto per al-Bashir nel 2009 e nel 2010 per il suo presunto ruolo in crimini di guerra e crimini contro l’umanità tra cui omicidio, sterminio, trasferimento forzato, tortura e stupro, incluso il genocidio in Darfur, contro i gruppi etnici Fur, Masalit e Zaghawa. La Giordania, in quanto membro della Corte, sarebbe obbligata a eseguire i suoi mandati di arresto.

Al contrario il Sudan non è un membro della Corte, per cui il Tribunale stesso non ha una giurisdizione per indagare su presunti crimini di guerra. Disputa diplomatica simile scoppiò quando al-Bashir visitò il Sud Africa nel 2015 e Pretoria non garantì l’arresto.

Rwanda – Il genocidio ruandese e l’ostruzione dei tentativi di portarli alla giustizia, sostiene un nuovo rapporto, ha visto la partecipazione della Francia. Cunningham Levy Muse è stata commissionata dal governo rwandese per un’indagine sul ruolo della società francese nel genocidio in Rwanda degli anni ’90, che ha sterminato più di 800.000 civili.

Il “Law report” mostra il chiaro coinvolgimento a lungo termine della Francia con le forze genocide, a seguito di un’indagine completa sul ruolo dei funzionari francesi. Il rapporto ha inoltre criticato l’inchiesta del 1998 da parte di una commissione parlamentare francese, che non trovò prove di collaborazione nel genocidio.

Solo lo scorso anno, il Rwanda ha pubblicato un elenco di 22 alti ufficiali militari francesi accusati di aver contribuito a pianificare e portare a termine le uccisioni.

Sud Africa – Al via la 54esima conferenza nazionale dell’African National Congress (ANC), che si terrà a Johannesburg dal 16 al 20 dicembre. L’argomento indiscusso della conferenza è la corsa al nuovo capo di Stato. Il termine di Jacob Zuma come presidente dovrebbe concludersi nel 2019, salvo sorprese.

La competizione principale della conferenza sarà tra coloro che sostengono il presidente in carica e coloro che, pur derivando dalla stessa leadership, sono meno affidabili. Molto sangue è stato versato in Sudafrica negli ultimi anni a seguito della violenza intra-ANC, nel corso delle elezioni. Candidati o consiglieri sono stati attaccati, feriti e addirittura uccisi. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. In Liberia voto il 26, Francia accusata del genocidio rwandese” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Vita da sfollati interni

Roma, 9 dicembre 2017, Nena News 

Madagascar – Continua a rallentare l’ondata di peste in Madagascar. Il numero di nuovi contagi è stato in costante calo nelle ultime settimane, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tra gli inizi di agosto e la fine dello scorso novembre, il Ministero della Sanità del Madagascar ha contato un numero totale di 2.348 casi, tra cui 202 decessi. 7.300 infezioni sono state curate attraverso trattamenti gratuiti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha risposto con un investimento di 1,5 milioni di dollari come fondo di emergenza, ha erogato oltre 1,2 milioni di dosi di antibiotico e ha seguito capillarmente il lavoro di oltre 4.400 operatori sanitari per la prevenzione e la diffusione della peste nelle zone più colpite.

Sebbene la peste sia endemica in Madagascar, questo focolaio non ha precedenti in termini di velocità e portata. Colpite anche aree in passato non endemiche, con una proporzione maggiore per la sua forma polmonare.

Sudan – Alla vigilia dei due mandati di arresto per Omar al-Bashir, emessi dalla Corte penale internazionale, l’attuale presidente sudanese ha effettuato la sua prima visita ufficiale in Russia, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro Dmitry Medvedev e il ministro della Difesa Sergey Shoygu.

Abbandonate le alleanze del Golfo e degli Stati Uniti, sembra essere in atto un tentativo disperato di al-Bashir di rimanere al potere per le elezioni previste nel 2020. Dunque, il recente riavvicinamento di al-Bashir all’asse russo-iraniano sembra non essere altro che una manovra tattica per ricattare gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita nel fornire sostegno politico e finanziario alla sua presidenza.

Incriminato per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio commessi in Darfur, dopo 28 anni al potere, al-Bashir non ha molto da offrire ai suoi alleati o al popolo sudanese. Durante l’incontro, il controverso presidente sudanese avrebbe parlato della creazione di basi militari sulla costa del Mar Rosso e avrebbe rivelato di essere interessato all’acquisto del sistema di difesa aerea russo S-300 e dei jet Su-30 e Su-35.

Repubblica Democratica del Congo – Nell’ultimo rapporto di Human Rights Watch, è stata descritta dettagliatamente la mobilitazione di più di 200 ex combattenti congolesi dell’M23 (Movimento per il 23 marzo), durante le proteste nel Paese, scoppiate dopo che l’attuale presidente Joseph Kabila ha rifiutato di dimettersi alla fine del suo mandato.

Oltre a uccidere più di 60 manifestanti, le forze di sicurezza congolesi e i combattenti dell’M23 hanno arrestato arbitrariamente centinaia di civili nel dicembre 2016. Tra ottobre e dicembre 2016, mentre le proteste contro Kabila si intensificarono, gli alti funzionari congolesi hanno schierato gli ex-ribelli nelle principali città congolesi, tra cui Kinshasa, Lubumbashi e Goma.

Le accuse arrivano tra i rinnovati timori di un ripetersi di violenze, vista la decisione di ritardare il voto al dicembre 2018, atto a spingere per un terzo mandato del presidente.

Mali – Il Mali ha annunciato il rinvio delle elezioni regionali in programma per dicembre, al prossimo aprile. In primo piano le preoccupazioni per la sicurezza a seguito degli ultimi attacchi di gruppi armati ai danni delle forze di pace delle Nazioni Unite, Minusma, e delle forze maliane, al confine con il Niger. Attacchi rivendicati dal Nusrat al-Islam wal Muslimeen, gruppo legato ad al-Qaeda.

Secondo le cifre diffuse delle Nazioni Unite, oltre 146 membri della missione Minusma hanno perso la vita dal 2013 in Mali. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Bashir prova con la Russia, la peste rallenta in Madagascar” di Federica Iezzi


Tripoli, Libia - Durante il viaggio nel Mar Mediterraneo_Medici Senza Frontiere

Tripoli, Libia – Durante il viaggio nel Mar Mediterraneo

Roma, 02 dicembre 2017, Nena News

Liberia – Il vicepresidente uscente Joseph Boakai, dell’Unity Party, e il veterano leader dell’opposizione Charles Brumskine, candidato del Liberty Party, hanno presentato un ricorso alla Corte suprema per chiedere una nuova votazione, dopo che la commissione elettorale liberiana ha stabilito che le irregolarità registrate durante il voto, non hanno influenzato il risultato complessivo.

I due politici gareggiano, all’ombra di George Weah, guida del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento, per sostituire il presidente Ellen Johnson Sirleaf, premio Nobel per la pace e primo leader femminile africano eletto.

Boakai avrebbe dovuto affrontare Weah, in una tornata elettorale per il ballottaggio agli inizi del mese, ma la Corte Suprema, a causa di denunce da parte della Commissione elettorale nazionale, aveva sospeso temporaneamente la votazione.

Kenya – Il presidente Uhuru Kenyatta ha prestato giuramento per il secondo e ultimo quinquennio, un mese dopo aver vinto una tornata elettorale controversa, segnata da ritardi e boicottaggio.

Strappando il titolo al principale leader dell’opposizione, Raila Odinga, Kenyatta ha vinto con il 98% dei consensi in un clima elettorale nè libero nè equo.

L’elezione è stata caratterizzata da una bassa affluenza alle urne, con solo il 38% della partecipazione degli elettori, dopo che la Corte Suprema del Paese aveva annullato i risultati delle elezioni presidenziali dello scorso agosto, denunciando illegalità e irregolarità nel processo di votazione.

Libia – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una sessione di emergenza per discutere la possibilità di sanzioni per violazioni del diritto internazionale umanitario, compreso l’uso del tribunale penale internazionale.

La schiavitù e la tratta di esseri umani sono presenti in Libia da anni, nel contesto di uno Stato fallito, con un governo impotente. L’imposizione di sanzioni a tutte le persone coinvolte nel commercio di schiavi in Libia, che reclutano rifugiati e migranti africani, è la soluzione.

Ma mentre l’indignazione si è concentrata sulle autorità libiche, ha ignorato molto il ruolo che l’Unione Europea ha svolto nel consentire tali abusi. L’UE ha spinto a frenare la migrazione e rafforzare i suoi confini, ma non ha fornito percorsi alternativi sicuri e legali per migranti e rifugiati.

Persino le Nazioni Unite hanno condannato l’Europa, come sostenitore delle autorità libiche, nelle attività di detenzione inumana di migranti.

Zimbabwe – Emmerson Mnangagwa, neo presidente dello Zimbabwe, nomina il nuovo governo con membri che sono stati per anni al servizio dell’ex capo di Stato Robert Mugabe.

Distibuite posizioni chiave anche a leader delle forze armate. Nuovo ministro degli affari esteri è il generale Sibusiso Moyo, guida dell’intervento militare che ha rovesciato l’ex presidente. Perrance Shiri, capo dell’aeronautica militare, è stato nominato ministro dell’agricoltura e degli affari territoriali.

Fuori dal governo rimane di fatto l’opposizione del Movimento per il Cambiamento Democratico, di Morgan Tsvangirai, disponibile da sempre a lavorare su un autentico governo di transizione. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Kenyatta presta giuramento tra le polemiche, dopo Mugabe le forze armate sono ai vertici” di Federica Iezzi


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Zimbabwe – Proteste contro Robert Mugabe

Roma, 25 novembre 2017, Nena News 

Somalia – Muse Bihi Abdi del Peace, Unity and Development Party (Kulmiye), ha ottenuto il 55,1% dei voti, nelle ultime elezioni presidenziali in Somaliland, imponendosi su gli altri due candidati Faysal Ali Warabe, leader dell’opposizione del Justice and Development Party (UCID), e Abdirahman Mohamed Abdullahi del Waddani Party.

Il presidente eletto sostituirà Ahmed Mohamud Silaanyo, che non ha concorso per la rielezione dopo il suo primo mandato quinquennale, a causa di contestazioni legate alla cronica carenza di fondi e alle poche soluzioni messe in atto per la siccità che ha paralizzato l’economia somala. Oltre 700.000 persone hanno espresso il loro voto nei più di 1.600 seggi elettorali. L’affluenza complessiva alle urne è stata calcolata pari all’80%.

Zimbabwe – Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha presentato le sue dimissioni dopo quasi quattro decenni come leader del Paese. Mugabe aveva sfidato le richieste di dimettersi dopo la presa del potere da parte dell’esercito guidato da Constantino Chiwenga e dopo l’espulsione dal suo partito di governo Unione Nazionale Africana di Zimbabwe – Fronte Patriottico (ZANU-PF), mentre il parlamento aveva avviato un procedimento per accusarlo.

Come leader ad interim dello Zimbabwe, in vista delle elezioni programmate per il prossimo anno, è stato nominato l’attuale vicepresidente Emmerson Mnangagwa, già designato come nuova guida dello ZANU-PF. Ieri ha promesso al Paese di essere ‘presidente di tutti i cittadini’.

Nigeria – Martedì scorso almeno 50 persone sono state uccise in un attacco suicida durante la preghiere del mattino in una moschea nell’area di Unguwar Shuwa, nella città di Mubi, nel nord-est della Nigeria.

Attacco non ancora rinvendicato, sembrerebbe essere legato al gruppo jihadista sunnita nigeriano Boko Haram. L’attacco arriva il giorno dopo che il vice segretario di Stato americano, John Sullivan, durante una visita ufficiale in Nigeria, ha promesso 45 milioni di dollari di aiuti al governo Buhari, per migliorare le condizioni di vita nel nord del paese.

Boko Haram è responsabile di oltre 20.000 morti in Nigeria, dalla sua militanza quasi decennale, e dello spostamento forzato di milioni di persone nei Paesi limitrofi, Camerun, Ciad e Niger, supportando una vasta crisi umanitaria. Nei tre stati più colpiti di Borno, Adamawa e Yobe, quasi sette milioni di persone ha bisogno di assistenza umanitaria, più del 50% dei quali sono bambini.

Algeria – Dopo le elezioni legislative dello scorso maggio, l’Algeria è tornata giovedì di nuovo alle urne, questa volta per la scelta dei nuovi leader locali. Più di 50 partiti politici hanno schierato i propri candidati alle elezioni per sindaci e membri del consiglio in 1.541 città e 48 assemblee locali.

La coalizione al governo del National Liberation Front (FNL) e del National Democratic Rally (RND), sembra attualmente continuare a mantenere una solida maggioranza nelle assemblee locali. Con un’affluenza del 46%, secondo il ministero degli Interni, l’FNL si è attestato al 30.56% e il RND al 23.21%, sfondando così la soglia della maggioranza assoluta.

Le campagne elettorali sono passate quasi inosservate alla maggiorparte della popolazione, messe in ombra soprattutto dalla polemica legata alla concreta possibilità che l’attuale presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, opti per un quinto mandato nel 2019.

Guinea Equatoriale – Con quasi il 100% dei consensi, ancora una volta il Democratic Party of Equatorial Guinea (PDGE), vince le elezioni legislative nel paese. Partito al potere per quasi 40 anni, continua a ricevere forti assensi dai 300.000 elettori. Secondo quanto dichiarato dal presidente della Commissione elettorale nazionale, Clemente Engonga Nguema Onguene, il PDGE con i suoi 14 partiti alleati hanno ottenuto i 75 seggi al senato.

Alla camera dei deputati di Malabo è stato eletto un solo membro dell’opposizione, del Citizens’ Party for Innovation, lasciando 99 seggi al partito al governo. Nena News

Nena News Agency “Addio a Mugabe, voto in Algeria, Somalia e Guinea” di Federica Iezzi


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Somaliland – Elezioni presidenziali

Roma, 18 novembre 2017, Nena News

Zimbabwe – Si acuisce la crisi politica in Zimbabwe dopo la decisione del presidente Robert Mugabe, riguardo il licenziamento del vicepresidente Emmerson Mnangagwa, delineato come suo probabile successore. La sua eliminazione sembrava aprire la strada alla première dame Grace Mugabe, fortemente sostenuta dalla lega giovanile dell’Unione Nazionale Africana di Zimbabwe – Fronte Patriottico (ZANU-PF). Attualmente Mugabe sarebbe agli arresti domiciliari insieme alla moglie e la suo ministro delle Finanze, Ignatius Chombo, dopo il colpo di mano dell’esercito, entrato nella capitale Harare con soldati e mezzi blindati.

Somalia – Una commissione di 60 osservatori internazionali, provenienti da 27 Paesi, finanziata dal governo britannico, ha supervisionato le elezioni presidenziali in Somaliland. Muse Bihi Abdi del Peace, Unity and Development Party (Kulmiye) ha basato la sua linea politica su misure destinate a migliorare la stabilità nelle regioni orientali del Paese. Faysal Ali Warabe, leader dell’opposizione del Justice and Development Party (UCID), ha fondato la sua lotta sociale su un programma anti-clan. Abdirahman Mohamed Abdullahi del Waddani Party, sembra il più critico sui recenti accordi con gli Emirati Arabi Uniti, per lo sviluppo del porto della città di Berbera e per la costruzione di una base militare in Somaliland, solide appoggi per implicazioni finanziarie e geopolitiche future

Eritrea – Al centro di una pesante presenza militare e di un divieto di espressione pacifica delle proprie idee, le vie di Asmara si sono accese di un’insolita protesta lo scorso 31 ottobre. Manifestazioni che hanno lasciato come corteo, nei giorni successivi, almeno 28 morti e più di 100 feriti. Tutto è partito dal tentativo del regime di Afewerki di nazionalizzare la scuola islamica di al-Diaa. Hajji Musa Mohammednur, presidente del consiglio della scuola, attraverso un appassionato discorso, ha apertamente espresso il suo disaccordo. Parole che si sono trasformate immediatamente in un arresto da parte degli agenti della sicurezza statale eritrea. Genitori, insegnanti della scuola e membri della Comunità islamica, che hanno chiesto la sua liberazione, dopo accese proteste sono stati trattenuti in custodia.

Guinea Equatoriale – Ramón Esono Ebalé è un romanziere e disegnatore satirico, nato in Guinea Equatoriale e residente in Paraguay, vincitore dell’ultimo ‘Courage in Editorial Cartooning Award’, ideato dall’Association of American Editorial Cartoonists. A causa del suo lavoro, attraverso il quale spesso critica il presidente e i funzionari del governo, il fumettista è stato arrestato in una retata, dalle agenzie di sicurezza statali, lo scorso 16 settembre, nella capitale Malabo. In migliaia hanno firmato la petizione avviata da attivisti, amici e familiari che chiedono la sua liberazione. Anche la voce di Human Rights Watch chiede al presidente equatoguineano, Teodoro Obiang Nguema, di liberare il giornalista e di abrogare lo statuto di diffamazione, che prevede il perseguimento penale dei critici del governo.

Mali – A fianco di migliaia di peacekeepers delle Nazioni Unite, truppe francesi e modellatori militari statunitensi, una nuova forza chiamata G5-Sahel, sembra decisa a difendere Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger dal terrorismo a matrice islamica. Conterebbe 5.000 soldati provenienti dai Paesi del Sahel. Il G5-Sahel appare una forza piccola e poco finanziata, sprovvista di soluzioni politiche a lungo termine. Le Nazioni Unite a sostegno della sicurezza, della governance e dello sviluppo regionale dell’Africa subsahariana ha riservato solo il 30% del suo bilancio dal 2013.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Crisi politica in Zimbabwe, presidenziali in Somaliland” di Federica Iezzi


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Repubblica Centrafricana – Sfollati interni

Roma, 11 novembre 2017, Nena News 

Repubblica Centrafricana – Gli sfollati interni in Repubblica Centrafricana hanno superato il milione, secondo i dati delle Nazioni Unite. E altri 500mila civili hanno varcato il confine con Ciad, Repubblica Democratica del Congo, e Camerun. La lotta tra la fazione dei ribelli Seleka e la milizia Anti-balaka ha accentuato l’instabilità nel nord-ovest e nel sud-est del paese, non permettendo l’assistenza e l’accesso di aiuti umanitari nelle zone rurali.

Gli sfollati interni vivono vicino la linea di povertà, senza accesso a mezzi di sussistenza e a servizi di base, quali acqua pulita e potabile, assistenza sanitaria, educazione. Il 41% dei bambini è cronicamente malnutrito. Il 60% delle strutture sanitarie nel paese è gestito da enti umanitari, ma il conflitto ostacola gli operatori ad affrontare le esigenze più urgenti. Degli almeno 40 milioni di richieste di assistenza dall’inizio di quest’anno, solo il 26% è stato evaso.

Liberia – Per ora rimane ferma la corsa elettorale che vede contrapposti l’ex calciatore George Weah e l’attuale vice-presidente Joseph Boakai. La Corte Suprema della Liberia ha ritardato l’elezione presidenziale a data da definirsi. Questo dopo le accuse di frode e irregolarità denunciate dal candidato del Liberty Party, Charles Brumskine.

Secondo quanto affermato da Brumskine, tanti liberiani sono stati privati del loro diritto costituzionale di voto. Questo richiede una rielaborazione delle elezioni, perché vengano superate le norme minime richieste per votazioni libere, eque e trasparenti. La National Elections Commission ha fino al 22 novembre per concludere le sue indagini.

Somalia – La Repubblica indipendente autoproclamata del Somaliland aspetta la sua terza elezione democratica il prossimo 13 novembre, in cui più di 700mila aventi diritto, voteranno nelle 1.600 stazioni elettorali, per un nuovo presidente.

Tre sono i candidati: l’ex ministro dell’interno Muse Bihi Abdi del Peace, Unity and Development Party (Kulmiye), Faisal Ali Warabe guida del Justice and Development Party (UCID) e Abdirahman Mohamed Abdullahi del Waddani Party.

Camerun – Gli scontri nell’area anglofona del paese hanno costretto almeno 2mila camerunesi ad attraversare il confine con la Nigeria, secondo quanto riferito dall’Unhcr. L’agenzia ha pianificato aiuti umanitari per più di 40mila persone in fuga dalle violente regioni del nord-ovest e del sud-ovest.

Le regioni anglofone del Camerun, dopo aver denunciato una crescente emarginazione, continuano a spingere per l’indipendenza. Il presidente Paul Biya ha ribadito la non negoziabilità dell’unità del Camerun.

Kenya – Si conclude dopo cinque lunghi mesi, lo sciopero del personale infermieristico ospedaliero in Kenya, dopo il raggiungimento di un accordo con il Consiglio dei Governatori del paese. Il segretario generale del Kenya National Union of Nurses, Seth Panyako, ha dichiarato che il nuovo contratto collettivo sarà operativo entro 30 giorni.

Ad essere rivendicati dagli oltre 25mila infermieri del paese, durante le decine di manifestazioni, il diritto ad uno aumento dello stipendio e al pagamento delle indennità. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. RCA, oltre un milione di sfollati. Rinviato il ballottaggio in Liberia” di Federica Iezzi


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Kenya – Nei seggi elettorali

Roma, 4 novembre 2017, Nena News

Kenya – La Commissione Elettorale Indipendente (IEBC) ha dichiarato la vittoria di Uhuru Kenyatta, come presidente del Kenya, al controverso ballottaggio del 26 ottobre scorso. Ha vinto con il 98% dei voti espressi, su 290 circoscrizioni. Raila Odinga, leader dell’opposizione ed esponente del National Super Alliance (NASA), ha chiuso con lo 0,9% dei consensi, dopo una pesante campagna di boicottaggio del voto.

Il secondo turno elettorale è stato contrassegnato da una scarsa partecipazione degli elettori, solo il 38% degli aventi diritto ha votato, dunque circa sette milioni di abitanti, rispetto ai 19 milioni registrati. Dall’annullamento delle elezioni dello scorso agosto, più di 50 persone sono state uccise nelle violenze politiche che stanno minando le strade del Paese, di cui almeno 6 in seguito al ballottaggio.

La Corte Suprema deve ancora prendere in considerazione una petizione che interroga sulla legittimità del voto. Tenuto conto delle ambiguità sulla legge elettorale e sul modo in cui la Costituzione è stata interpretata, si prevedono ulteriori aggiornamenti giuridici.

Somalia – Almeno 23 persone sono state uccise nell’ennesimo attentato rivendicato dal gruppo integralista islamico al-Shabaab, nella capitale somala, Mogadiscio. L’attacco, lo scorso fine settimana, ha colpito l’area attorno al Naasa-Hablood hotel, a un paio di chilometri dall’aereoporto.

Dall’inizio di quest’anno più di 20 esplosioni hanno avuto come obiettivo Mogadiscio, uccidendo almeno 500 persone e ferendone più di 630.

La forza militare multinazionale dell’Unione Africana, attualmente di 22.000 unità, dovrebbe ritirare le proprie forze e consegnare la sicurezza del Paese agli agenti somali entro la fine del 2020.

Repubblica Democratica del Congo – Secondo il World Food Programme, almeno sette milioni di civili nella Repubblica Democratica del Congo, fanno i conti con l’estrema scarsità di cibo e la conseguente malnutrizione. Almeno 600mila bambini sono sull’orlo della fame.

Ad essere colpita duramente è la provincia orientale di Kasai, dove gli scontri etnici tra le forze di sicurezza congolesi e il gruppo armato Kamwina Nsapu, hanno costretto un milione e mezzo di civili a lasciare le proprie case, solo nell’ultimo anno. Più di 3.300 persone sono state uccise.

Secondo gli ultimi report dell’UNHCR il numero totale di sfollati interni nel Paese è quasi raddoppiato negli ultimi sei mesi, sfiorando i circa quattro milioni. La Repubblica Democratica del Congo ha dovuto inoltre affrontare l’arrivo di circa 500.000 rifugiati da Burundi, Rwanda, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.

Etiopia – Liberato su cauzione Bekele Gerba, segretario generale del Congresso Federalista degli Oromo (OFC), partito all’opposizione in Etiopia. Accusato di incoraggiare disordini e rivolte scoppiati nella regione orientale dell’Oromia, teatro da anni di proteste di massa esplose nel 2014 contro un piano governativo che avrebbe esteso i confini amministrativi della capitale Addis Abeba, è rimasto in carcere per più di due anni.

Nigeria – Iniziata la seconda edizione di ‘Art X Lagos’ http://artxlagos.com, la seconda edizione della fiera internazionale di arte contemporanea in Africa Occidentale, ospitata dalla Nigeria.

Partecipano più di 60 artisti provenienti da 15 Paesi africani, in 14 gallerie disposte al Civic Centre di Victoria Island, nella città di Lagos. Nove saranno gli espositori internazionali provenienti dai Paesi africani della diaspora, tra cui Sudafrica, Senegal, Ghana, Costa d’Avorio, Mali.

Attraverso un ampio e dinamico programma di mostre, colloqui e progetti interattivi, Art X Lagos presenta un’esclusiva fotografia degli artisti contemporanei più promettenti dell’Ovest africano. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fame in Congo, arte contemporanea in Nigeria” di Federica Iezzi


Kenya Elections

Kenya – Al via il ballottaggio per l’elezione presidenziale

Roma, 28 ottobre 2017, Nena News

Zimbabwe – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, dall’incarico da ambasciatore di buona volontà, dopo le proteste alla sua nomina, manifestate dai donatori e dai gruppi di difesa dei diritti umani. La designazione verteva sulle malattie croniche non trasmissibili come il diabete, il cancro, l’ictus e le malattie cardiache.

Tra le ragioni della nomina, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, aveva definito lo Zimbabwe come un Paese con una copertura sanitaria universale e come Paese promotore politico dell’assistenza sanitaria senza discriminazioni. La verità è che sul territorio c’è un medico ogni 100mila abitanti e che gli operatori sanitari lasciano il Paese alla ricerca di migliori opportunità.

Liberia – Nessuno dei 20 partiti politici ha superato lo scoglio della maggioranza assoluta al primo turno di votazioni in Liberia. La Commissione Elettorale Nazionale ha confermato il ballottaggio tra George Weah, guida del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento, e l’attuale vicepresidente, Joseph Boakai, del Partito dell’Unità.

Secondo i risultati finali del primo turno, Weah ha terminato con 596.037 voti, il 38,4% del totale dei voti validi espressi, e Boakai, con 446.716 voti, il 28,8%. Fissato il secondo turno elettorale al 7 novembre prossimo.

Namibia – Nuova nomina per il quartier generale del Ministero della Difesa a Windhoek, a causa del coinvolgimento nella costruzione di una base militare a Suider Hof, edificata a metà dalla ditta nordcoreana, Mansudae Overseas Projects, a seguito della cessazione delle relazioni commerciali tra i due Paesi.

Turbine di preoccupazioni dunque per la Namibia e altri 14 Paesi africani che si trovano a fronteggiare accuse, legate al sostegno del programma nucleare della Corea del Nord, attraverso i progetti intrapresi con il gruppo coreano Mansudae Overseas Projects, a dispetto di un embargo contro Pyongyang, che vieta espressamente la costruzione di fabbriche di armi e basi militari.

Attualmente la Namibia ha cessato tutte le operazioni commerciali legate al governo Kim Jong-un, inoltre tutti i lavoratori della lobby nordcoreana avrebbero lasciato il Paese dell’Africa meridionale.

Kenya – I primi risultati delle controverse elezioni presidenziali kenyane mostrano un Kenyatta destinato ad una schiacciante vittoria, visto il boicottaggio del leader dell’opposizione Raila Odinga.

L’apparente partecipazione al voto del solo 34% della popolazione e le incongruenze nei risultati, hanno sollevato preoccupazioni circa la credibilità di un processo democratico.

Tre persone sono decedute in seguito a scontri armati con la polizia di Stato nella città occidentale di Kisumu, accese proteste anche a Homa Bay e a Kibera, baraccopoli di Nairobi. La Commissione elettorale indipendente (IEBC) ha sospeso temporaneamente il voto in diverse aree, tra cui Kisumu, Migori, Siaya e Homa Bay.

Burundi – Il Burundi lascia come membro la Corte Penale Internazionale. La conferma arriva dopo 12 mesi che il Paese dell’Africa orientale aveva notificato al segretario generale delle Nazioni Unite la sua intenzione di lasciare il tribunale per crimini internazionali indipendente dall’ONU.

Così dopo il ritiro di Sudafrica e Gambia, il Burundi è il terzo Paese africano a lasciare la Corte. Il ritiro del Burundi non pregiudica l’indagine preliminare in corso dal 2016, per le gravi violazioni dei diritti umani, che seguirono l’annuncio del terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza.

Secondo Human Rights Watch, la mossa politica del governo Nkurunziza sembra l’ultimo dei deplorevoli sforzi per proteggere i funzionari dei servizi nazionali e membri dell’intelligence, responsabili delle violenze.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Mugabe fuori dall’ONU, il Burundi dalla Corte Penale” di Federica Iezzi


MSF_Negli ospedali in Somalia

Somalia – Vita negli ospedali

Roma, 21 ottobre 2017, Nena News

Sud Sudan – Le Nazioni Unite non avrebbero inviato truppe di mantenimento della pace nella città di Yei, in Sud Sudan, mentre gli Stati Uniti continuavano a sostenere le forze governative. Questo secondo riservati documenti delle Nazioni Unite e secondo quanto trapelato dal Dipartimento di Stato statunitense.

In un paio di settimane, a partire dalla fine del 2016, Yei è diventato un centro di pulizia etnica dando vita al secondo più grande esodo di civili in Africa, dopo il genocidio ruandese del 1994. Più di un milione di civili è fuggito in Uganda e si contano decine di migliaia di morti.

Attualmente i peacekeepers dell’Unmiss (United Nations Mission in South Sudan) sono circa 12mila, distribuiti in tutto il paese. Secondo i funzionari Onu occorrerebbero almeno 40mila unità per assicurare la pace all’Uganda. Rimangono dunque vulnerabili l’area di Yei e altri importanti centri abitati come Bentiu, Malakal e Wau.

Tunisia – I contrabbandieri tunisini offrono ai migranti una nuova strada per arrivare in Europa. Si parte dai porti tunisini di el-Haouania, Kelibia, Sousse, Mahdia, Safaqis, Djerba, Jarjis per arrivare in Sicilia. Tragitti ben noti dal 2011 ai tunisini che fuggivano dalle turbolenze politiche, provocate dal regime del presidente Zine El-Abidine Ben Ali.

Sono già stati rafforzati i controlli dalla marina militare italiana e potenziate le pattuglie di mare tunisine. Nelle ultime sei settimane, la Tunisia è diventata il nuovo hub per i migranti dell’Africa sub-sahariana. Le stime delle partenze parlano almeno di 2.700 persone già partite.

Uganda – Il Ministero della Sanità ugandese ha confermato un caso di infezione da parte del virus Marburg, responsabile di una febbre emorragica altamente infettiva, simile a Ebola. Il caso, per ora isolato, si è registrato nel villaggio di Chemuron, nel distretto orientale di Kapchorwa.

L’ultimo focolaio di Marburg nello Stato dell’Africa orientale risale al 2014, quando furono identificati 146 casi. Il serbatoio del virus sono i pipistrelli. Non ci sono attualmente trattamenti specifici o vaccini disponibili per Marburg, la terapia è dunque solo di sostegno.

Somalia – Almeno 300 persone hanno perso la vita e più di 400 sono i feriti nell’attacco che ha colpito la capitale somala Mogadiscio, nello scorso fine settimana. La prima esplosione ha distrutto decine di bancarelle e il famoso Safari hotel nel cuore della città. Pochi minuti dopo la prima esplosione, una seconda autobomba è esplosa nel vicino quartiere di Madina. Ad essere colpito è il quartiere Hamar Jabjab (conosciuto anche come K5), che ospita numerosi edifici governativi, ristoranti e alberghi.

Le limitazioni del sistema sanitario somalo impediscono una risposta medica adeguata. Paesi come Turchia e Qatar continuano a fornendo assistenza umanitaria. A uno dei peggiori attacchi in Somalia, i funzionari rispondono con dubbi. Nessun segno, né rivendicazione dal gruppo islamico al-Shabaab, collegato a al-Qaeda.

Ma è il principale indiziato: secondo fonti dell’intelligence somala, l’obiettivo del camion-bomba non sarebbe stato il centro della città, ma la base turca in costruzione nella capitale: a Voice of America-Africa e funzionari dei servizi hanno detto che tutte le segnalazioni precedenti e successive alla strage fanno riferimento alla base turca: “L’obiettivo strategico più importante poiché produrrà un esercito organizzato che [per al-Shabaab] va distrutto preventivamente”, ha aggiunto la fonte.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Rotte migratorie in Tunisia, virus Marburg in Uganda” di Federica Iezzi


WHO_Gi ospedali in Madagascar stanno fronteggiando l'emergenza peste

Madagascar – Gli ospedali cercano di fronteggiare l’emergenza peste

Roma, 14 ottobre 2017, Nena News 

Liberia – Milioni di liberiani martedì hanno votato per eleggere nuovo presidente e nuovi legislatori nella terza elezione del Paese dell’Africa occidentale, dalla fine della guerra civile nel 2003.

Fine mandato per il primo presidente femminile del continente africano Ellen Johnson Sirleaf, dopo sei anni di presidenza, limite massimo regolato dalla Costituzione.

Sono 20 i candidati presidenziali che competono per ottenere il sostegno dei più di due milioni di elettori registrati. Per la vittoria è necessario guadagnare il 50% dei voti più uno. Non c’è un chiaro favorito.

I programmi dei candidati si sovrappongono: lotta alla corruzione dilagante, risoluzione delle cicatrici della brutale guerra che ha afflitto il Paese per 14 anni, opportunità economiche e nuovi posti di lavoro per i giovani, miglioramento delle infrastrutture.

Sudan – Esteso fino alla fine di dicembre il cessate il fuoco da parte del governo sudanese contro i ribelli del Sudan People’s Liberation Movement-North, nelle regioni di South Kordofan, Darfur e Blue Nile.

L’estensione della tregua arriva qualche giorno dopo che gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni legate al processo, per risolvere i conflitti in corso nel Paese, da ormai 20 anni.

Il progresso per la risoluzione di questi conflitti è stata una delle molteplici richieste al governo al-Bashir, da parte degli Stati Uniti, affinché venisse eliminato l’embargo commerciale e venissero rimosse le restrizioni finanziarie che hanno isolato il Paese da anni.

Burundi – Una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha segnalato abusi di potere, uccisioni, torture, arresti arbitrari, detenzioni, sparizioni e violenze sessuali ai danni dei civili, da parte delle forze di sicurezza e dei servizi di intelligence, del partito al governo in Burundi, guidato dal discusso presidente Pierre Nkurunziza.

Adottate due risoluzioni dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La prima, guidata dall’Unione Europea e con il sostegno di due stati membri africani, il Botswana e il Rwanda, prevede l’istituzione di una commissione d’inchiesta per continuare ad investigare, per un ulteriore anno, la violazione dei diritti umani nel Paese.

La seconda risoluzione prevede l’invio di esperti per una collaborazione con le autorità burundesi al fine di concludere l’inchiesta attraverso sanzioni mirate

Il Burundi rimane uno degli argomenti più discussi. Cina, Russia e Egitto inquadrano la situazione come questione interna del Paese che non interferisce con elementi in materia di sicurezza internazionale.

Madagascar – Il Madagascar sta cercando di contenere un focolaio altamente contagioso di peste. Almeno 30 sono ad oggi i morti e quasi 400 i casi sospetti, in meno di due mesi.

Sulla costa orientale, il Madagascar ogni anno, durante la stagione delle piogge, conta casi sporadici di peste polmonare. Il movimento di persone dalle aree rurali alle grandi città ha permesso un più rapido estendersi del contagio. E le autorità temono che la malattia continuerà a diffondersi.

La peste è una malattia infettiva legata alla povertà. Si diffonde a macchia di olio in luoghi con scarse condizioni sanitarie e inadeguati servizi igienici. Può uccidere rapidamente se non trattata, e può essere curata mediante uso di antibiotici se viene diagnosticata precocemente.

Nella capitala Antananarivo, il governo ha temporaneamente chiuso, per la disinfezione, università e scuole e ha vietato riunioni pubbliche, per cercare di impedire la diffusione della malattia.

Il sistema sanitario non dispone di indumenti protettivi di base e la gente tende spesso ad acquistare medicine a buon mercato nei negozi, piuttosto che nelle farmacie.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Elezioni in Liberia, violenze e abusi in Burundi, focolaio di peste in Madagascar” di Federica Iezzi


UNHCR_National Home Grown School Feeding Programme in Nigeria

Nigeria- National Home Grown School Feeding Programme

Roma, 7 ottobre 2017, Nena News 

Nigeria – Il governo federale nigeriano, ha destinato fondi per il National Home Grown School Feeding Programme. Dunque quasi tre milioni di bambini, di più di 19.000 scuole, saranno i beneficiari del programma, fortemente desiderato dal presidente Muhammadu Buhari

Con 3.325 scuole e più di 800.000 studenti, lo Stato di Kaduna ha oggi il maggior numero di strutture scolastiche coperte nell’ambito del programma. Con l’avvio dell’anno scolastico, più scuole stanno beneficiando del piano alimentare, in linea con il target del governo federale che prevede un’alimentazione sicura e corretta per 5.5 milioni di alunni entro la fine del 2017.

Somalia – Il governo di Ankara ha istituito la sua più grande base militare all’estero nella capitale somala, aumentando la presenza della Turchia nel Paese del Corno d’Africa. Ufficialmente la base addestrerà 10.000 soldati somali e il governo turco fornirà tutto il supporto necessario.

Secondo il premier somalo, Hassan Ali Khayre, l’accademia militare farebbe parte dell’impegno nella ricostruzione di un esercito di stato, soprattutto per fronteggiare la lotta alle milizie islamiche al-Shabaab. Accanto alla politica e agli interessi geopolitici della Turchia, la Somalia conta basi militari degli Stati Uniti, a 110 chilometri a nordovest di Mogadiscio, e degli Emirati Arabi Uniti, nella regione autonoma del Somaliland.

Sud Sudan – Solo due anni dopo l’ottenimento dell’indipendenza sud-sudanese nel 2013, con lo scoppio del conflitto interno, Pechino ha dovuto affrontare la scelta di entrare e sostenere un ruolo di mediazione nel Paese o abbandonare i suoi beni, tra cui campi petroliferi distrutti e saccheggiati.

I gruppi ribelli in Sud Sudan sono ben consapevoli che l’economia dello stato africano è fortemente legato agli investimenti cinesi in petrolio, che costituiscono quasi tutte le esportazioni del Sud Sudan e le entrate governative.

Già nel 2015, il ministro degli esteri cinese, in un incontro a Khartoum ha strappato un accordo per la protezione da attacchi indiscriminati, delle infrastrutture petrolifere della China National Petroleum Corporation. Tale coinvolgimento contraddice il tradizionale approccio della Cina sulla non-ingerenza nella politica interna di stati terzi, ma gli interessi economici e geopolitici di Pechino nel Sud Sudan, hanno stravolto le regole.

Repubblica Centrafricana – Migliaia di proprietari di bestiame sono stati costretti a sostare nei campi di accoglienza nella Repubblica Centrafricana, mentre la crisi interna del Paese si aggrava.

La maggior parte degli sfollati interni appartengono alla tribù fulani, popolo nomade dedito alla pastorizia. Dal 2014 le milizie cristiane anti-balaka hanno perseguitato con una serie di attacchi i pastori fulan, contribuendo all’esasperazione delle forti tensioni musulmano-cristiane. Dall’inizio del conflitto, i fulani vengono accusati di violare le proprietà terriere e le fattorie cristiane, segno di alleanza con il gruppo musulmano Seleka. Temendo abusi e oppressione, centinaia di famiglie fulani continuano a lasciare la propria terra per finire rinchiuse nei campi sfollati o per varcare il confine e raggiungere il Ciad o il Burundi. In Repubblica Centrafricana sono circa 600.000 gli sfollati interni e più di due milioni i civili che necessitano di aiuti umanitari. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fondi scuola in NIgeria, base militare turca in Somalia” di Federica Iezzi


Sud Sudan razionamento pasti_UNHCR

Sud Sudan – Razionamento pasti UNHCR

Roma, 30 settembre 2017, Nena News

Sud Sudan – Il Sud Sudan è un esempio di come un conflitto possa influenzare la vita e il sostentamento della popolazione, causando una catastrofe umanitaria di scala enorme, riguardo mezzi di sussistenza, agricoltura e sistemi alimentari.

Secondo i dati del World Food Programme, più di 4,9 milioni di persone (oltre il 42% dell’intera popolazione) è attualmente in aperta emergenza alimentare. L’accesso al cibo è stato ostacolato dall’elevato costo dei trasporti, a causa dell’insicurezza lungo le principali vie commerciali sud-sudanesi, e da un forte aumento dei prezzi, correlato ad una severa svalutazione monetaria.

Un bambino su tre soffre di malnutrizione acuta, in particolare nella parte meridionale dell’Unity State e in altre 23 contee. La situazione è stata esacerbata da diete inadeguate, mancanza di acqua potabile, scarso accesso ai livelli di base dei servizi sanitari, a causa della continua violenza comunitaria e della distruzione di risorse rurali, con il conseguente aumento della vulnerabilità di milioni di persone.

Le violenze continuano a limitare l’accesso al mercato economico e contribuiscono alla disgregazione dei flussi commerciali che interessano gli agricoltori, i produttori di bestiame, i consumatori e i commercianti, utilizzando testualmente il cibo come arma di guerra.

Rwanda – La polizia rwandese ha arrestato Diane Shima Rwigara, imprenditrice e attivista per i diritti delle donne, candidata indipendente alle ultime elezioni presidenziali, per presunti reati contro la sicurezza statale.

Attualmente anche la madre e la sorella di Rwigara, Adeline e Anne, sono detenute per reati legati all’evasione fiscale, secondo il Rwanda National Police.

La commissione elettorale rwandese ha accusato Rwingara di falsificare documenti e firme a supporto della sua recente candidatura presidenziale. La leader dell’opposizione non raggiunse il quorum necessario di 600 firme tra la popolazione, denunciando il governo di Kigali di pressioni tra i rappresentanti dei distretti.

Attivisti rwandesi sostengono che Rwingara continua ad essere perseguitata per aver osato sfidare Paul Kagame, attuale presidente della Repubblica del Rwanda, alle elezioni del 4 agosto.

Parte integrante dell’alta borghesia tutsi e figlia di sostenitori del Fronte Patriottico Rwandese (FPR), che liberò il Rwanda dal feroce regime hutu di Juvénal Habyarimana e pose fine al genocidio nel 1994, Diane Rwigara, con il suo People Salvation Movement, continua a perseguire l’intento di promuovere la democrazia e i diritti umani.

Secondo la leader, oggi il FPR sarebbe ostaggio di una minoranza tutsi controllata dal presidente, il ‘clan ugandese’.

Sudafrica – Il più grande museo d’arte contemporanea in Africa ha finalmente, la scorsa settimana, aperto le porte al pubblico. Situato nei pressi del Grain Silo del Victoria & Alfred Waterfront, il core storico del porto di Città del Capo, lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA, https://zeitzmocaa.museum), rappresenta l’anima di una collezione di arte contemporanea e della diaspora africana. Il museo si affaccia sull’isola di Robben, tristemente nota come carcere per prigionieri politici nel periodo dell’apartheid e luogo della lunga detenzione dell’ex presidente Nelson Mandela.

Lo Zeitz MOCAA prevede di offrire una piattaforma per artisti del continente, per esporre i propri lavori, grazie a quasi 100 gallerie, sei centri di ricerca, 18 aree educative, un giardino di sculture sul tetto, sale per esibizioni ed eventi.

Lesotho – Deludenti i primi 100 giorni di carica del Primo Ministro del Lesotho, Motsoahae Thomas Thabane, imprigionato in una spirale di gravi problemi sociali. Permane il clima di una profonda cultura dell’impunità che ha alimentato le violazioni dei diritti umani da decenni, secondo quanto dichiarato da Amnesty International.

Sotto accusa i plurimi omicidi a danno delle forze di sicurezza del Lesotho, in un Paese in cui padroneggia l’instabilità politica. Modelli di arresti arbitrari, accuse di tortura e di altri maltrattamenti, mancanza di progressi nelle indagini penali per uccisioni illegali e attacchi alla libertà di espressione sono il pacchetto politico attualmente in mano al governo del Lesotho.

Partiti dell’opposizione e osservatori per i diritti umani invocano la mediazione della comunità internazionale e del Southern African Development Community per il ripristino di uno stato di diritto. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fame in Sud Sudan, in Rwanda arrestata la candidata alle presidenziali” di Federica Iezzi


UNHCR_RDC

Repubblica Democratica del Congo – Preghiere per le vittime civili

Roma, 23 settembre 2017, Nena News

Nigeria – Continua la campagna di indipendenza della regione nigeriana del Biafra, condotta dal gruppo separatista pro-Biafra (IPOB – Indigenous People of Biafra), guidato da Mazi Nnamdi Kanu, il quale attualmente sembrerebbe in stato di arresto ad Abuja.

La sua recente detenzione, dopo quella dell’ottobre 2015, è stata nuovamente il catalizzatore di una feroce ondata di dimostrazioni da parte del gruppo etnico Igbo che domina il sud-est nigeriano. Tensione, scontri e arresti, nel corso di manifestazioni pacifiche, sono stati la cornice della settimana nella città di Port Harcourt, nello stato meridionale di Rivers, nello stato di Abia e in quello di Umuahia. Kanu, attraverso Radio Biafra, ha promesso alle autorità e alla popolazione un’agitazione non violenta, per arrivare ad un referendum sull’autodeterminazione.

I gruppi locali che sorvegliano le violazioni ai diritti umani, hanno accusato i militari nigeriani di abusi nel tentativo di mantenere l’ordine, all’interno della campagna denominata ‘Exercise Egwu Eke’. Almeno 150 sostenitori IPOB sono stati uccisi negli ultimi due anni. Centinaia i feriti.

Risale al 1967, l’ultima dichiarazione unilaterale di costituzione di una Repubblica indipendente del Biafra. Scatenò un sanguinoso conflitto interno che durò quasi tre anni e decimò più di un milione di civili.

Repubblica Democratica del Congo – La scorsa settimana, le forze congolesi hanno aperto il fuoco su una folla di manifestanti, nel sud della regione di Kivu, composta da profughi provenienti dal vicino Burundi.

Secondo i report di osservatori MONUSCO (United Nations Organization Stabilization Mission in the Democratic Republic of Congo), rifugiati burundesi manifestavano il loro disaccordo alle autorità locali, riguardo l’espulsione dal Paese di quattro richiedenti asilo. Un ufficiale dell’esercito congolese FARDC (Forces Armées de la République Démocratique du Congo) è stato ucciso negli scontri, portando all’ascesa della violenza. Le forze di sicurezza congolesi hanno risposto con il fuoco indiscriminato sui manifestanti.

Richiesta dalle Nazioni Unite un’immediata indagine sull’accaduto.

Attualmente vivono più di 44.000 burundesi in Repubblica Democratica del Congo. Fuggono da maltrattamenti, sparizioni forzate, assassini e omicidi mirati del governo Nkurunziza. Almeno 2.000 rifugiati abitano la zona di Kamanyola, vicino al confine con il Burundi. Dopo l’incidente, circa la metà di questi rifugiati si è trasferita nelle vicinanze della base MONUSCO.

Camerun – Il quadro legislativo antiterrorismo, emanato nel 2014 in Camerun, per contrastare il gruppo jihadista sunnita nigeriano di Boko Haram, viene utilizzato dalle autorità per arrestare e minacciare giornalisti locali.

Secondo un report del Committee to Protect Journalists (CPJ), sono state segnalate ingenti repressioni sulla stampa locale, in particolare ai danni dei giornalisti che riportano notizie di disordini civili nelle regioni camerunensi di lingua inglese. Con le elezioni che avranno luogo il prossimo anno in Camerun, i giornalisti si autocensurano e si allontanano da questioni politiche sensibili, per paura di rappresaglie.

Con l’attuale legislatura, il giornalista con un’accusa di ‘atto di terrorismo’, viene sottoposto ad un processo militare. Storie di detenzioni arbitrarie perdurano, ad esempio, per i giornalisti dell’emittente Radio France Internationale, per imporre il silenzio ai critici e sopprimere il dissenso civile. Oltre ad arrestare i giornalisti, il governo Biya ha bloccato tutte le notizie riguardanti le manifestazioni per l’indipendenza delle regioni anglofone del Camerun.

Sierra Leone – Riaprono le scuole anche in Sierra Leone per l’inizio ufficiale dell’anno scolastico. Molti residenti, nelle comunità collinari alla periferia di Freetown, continuano a fare i conti con i danni provocati dalla frane e dalle inondazioni nello scorso mese di agosto.

Almeno mille persone hanno perso la vita e 5.000 civili sono rimasti senza casa, continuando ad usare come rifugio temporaneo gli edifici scolastici. Secondo quanto riportato dall’UNICEF, non tutti gli studenti dunque hanno ancora accesso alle loro classi, per mancanza di spazi per l’insegnamento, o di soldi da parte delle famiglie.

Uganda – La polizia ugandese ha arrestato cinque studenti della Makerere University e il sindaco della capitale Kampala, Erias Lukwago, mentre gli uffici del Forum for Democratic Change (FDC), partito di opposizione, venivano sigillati, per contenere le proteste contro la rimozione dei limiti di età presidenziale.

I membri del Parlamento del partito di governo, National Resistance Movement (NRM), appoggiati da alcuni deputati indipendenti, hanno approvato una risoluzione per discutere la rimozione del limite di età presidenziale, attualmente fissato a 75 anni. Obiettivo del dibattito è permettere all’attuale presidente, Yoweri Museveni, di concorrere nuovamente alle prossime elezioni presidenziali fissate al 2021. Già nel 2005 è stato emesso un emendamento costituzionale che ha eliminato il limite di candidatura presidenziale a due termini, per consentire al presidente di correre al terzo mandato, con la conseguenza dell’ennesima vittoria del leader, che guida il Paese ormai da più di 30 anni.

L’ispettore generale della polizia, Kale Kayihura, ha dichiarato che le manifestazioni nelle strade pubbliche, sono causa di violenza e minaccia, per questo alla polizia, pesantemente presente in parlamento e nei centri urbani, è concesso di mantenere la legge e l’ordine, attraverso duri mezzi. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Campagna d’indipendenza nel Biafra, attacchi alla stampa in Camerun, riaprono le scuole in Sierra Leone” di Federica Iezzi


UNDP_Lotta per i diritti delle donne in Tunisia

Tunisia – Lotta per i diritti delle donne

Roma, 16 settembre 2017, Nena News

Tunisia – La Tunisia continua a portare avanti proposte ambiziose per riformare le leggi del Paese su matrimonio e eredità. Solo il mese scorso, il presidente Beji Caid Essebsi aveva annunciato la sua proposta di assicurare l’uguaglianza tra uomo e donna nel diritto ereditario e di permettere il matrimonio tra una tunisina e uno straniero non musulmano.

Il ministro tunisino della Giustizia, Ghazi Jeribi, ha firmato una circolare per l’annullamento della legge n.216 del 1973, che impediva alle donne tunisine di sposare uomini non musulmani. Mossa che ha incontrato una forte resistenza da parte degli oppositori del presidente e da parte di organismi religiosi internazionali.

Prima d’ora, una donna musulmana non era autorizzata a sposare un non-musulmano. Contrariamente, agli uomini è consentito di sposare donne di qualsiasi fede. Secondo la legge islamica, inoltre, alle donne spetta la metà dell’eredità rispetto all’erede maschio.

Le proposte arrivano subito dopo, il pacchetto di leggi approvato per combattere la violenza contro le donne.

Kenya – L’Independent Electoral and Boundaries Commission ha fissato la data del nuovo turno elettorale in Kenya, durante la sua 204esima riunione plenaria, al 17 ottobre prossimo.

Questo avviene dopo che la Corte Suprema del Paese ha annullato i risultati delle elezioni presidenziali dello scorso 8 agosto e ha assicurato un nuovo voto entro 60 giorni.

Il tribunale ha sostenuto la petizione guidata da Raila Odinga, veterano candidato di opposizione, ai danni del presidente in carica Uhuru Kenyatta.

Le elezioni presidenziali non sono state condotte in conformità con la costituzione, rendendo inutilizzabili i risultati dichiarati. Questo quanto espresso dal capo della giustizia David Maraga.

L’ardua sfida ancora una volta rimarrà quella di autenticare tutte le schede di voto delle 40.883 stazioni elettorali, per determinare la legittimità del risultato della votazione.

Sud-Africa – Posticipato il summit Israele-Africa previsto per il prossimo ottobre, a Lomé in Togo. Il ministero degli Esteri israeliano non ha attualmente fornito una data alternativa all’incontro.

Le motivazioni ufficiali dell’annullamento delle date, sono le attuali proteste in Togo contro il regime di Gnassingbé. La motivazione reale è la minaccia di boicottaggio della conferenza da parte di diversi Paesi africani, guidati dal Sud-Africa.

Il governo Netanyahu ritiene che i Paesi africani e Israele possano trarre vantaggio da una continuativa cooperazione, soprattutto nei settori come l’acqua, l’agricoltura, la salute e la tecnologia.

La storia dell’aggressione imperialista israeliana ai danni del continente africano è chiara. Il flagrante sostegno militare di Israele, per le occupazioni di Sud-Africa e Zimbabwe negli anni ‘70, costò la vita a migliaia di civili. Per non parlare degli stretti legami con l’apartheid sudafricana, in cui Tel Aviv era il principale sostenitore del regime bianco, quando Pretoria era sotto un serrato embargo internazionale. Inoltre, calpestare i diritti degli etiopi e dei rifugiati eritrei e sudanesi, rappresenta il quotidiano disprezzo riservato oggi agli africani residenti in Israele.

Repubblica Centrafricana – Secondo gli ultimi report dell’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, migliaia di persone continuano ad essere sradicate da vaste aree della Repubblica Centrafricana e costrette a fuggire a causa di violenti combattimenti fra le fazioni in lotta.

La crisi politica nell’ex colonia francese, si protrae dal 2013, in seguito alla caduta del governo Bozizé ad opera di una coalizione di gruppi ribelli a maggioranza musulmana, chiamata Seleka. I prolungati abusi del gruppo Seleka ai danni della popolazione cristiana dell’area, hanno portato alla nascita di gruppi di autodifesa, gli Anti-balaka, con l’inizio di una campagna di violenza e il successivo esodo massivo di civili di religione musulmana verso i Paesi limitrofi.

Gruppi armati e milizie hanno commesso abusi dei diritti umani, inclusi uccisioni illegali, torture, maltrattamenti, rapimenti, violenze sessuali, saccheggi e distruzione di interi villaggi. I reati sono sotto la giurisdizione di una sezione speciale della Corte Penale Internazionale.

Il numero di sfollati interni ha sfiorato gli 800.000. In 450.000 hanno lasciato il Paese per Camerun, Ciad e Repubblica Democratica del Congo. Due milioni e mezzo di civili sono dipendenti da assistenza umanitaria.

Attualmente, più di 12.000 peacekeepers delle Nazioni Unite supportano la polizia locale a proteggere i civili e sostengono le attività del governo del presidente Faustin-Archange Touadera, la cui elezione, lo scorso anno, ha contribuito in modo significativo all’aumento delle violenze interne.

Nena News Agency “AFRICA. Salta summit Africa-Israele. Tunisia riforma leggi su matrimonio. Nuove presidenziali in Kenya” di Federica Iezzi


Distribuzione razioni di cibo in Tanzania_WFP

Tanzania – Distribuzione razioni di cibo World Food Program

Roma, 9 settembre 2017, Nena News

Sud-Africa – Previsto per il prossimo 23 ottobre, a Lomé in Togo, un summit Africa-Israele con il chiaro scopo di invertire o abolire la politica pro-araba degli Stati africani. Con il Sudafrica alla guida, Marocco, Algeria, Tunisia e Mauritania, hanno già deciso di boicottare l’incontro.

Tra le cause l’evidente sopraffazione delle minoranze africane in Israele e le discutibili attività di Israele nel continente africano, tra cui il commercio di diamanti, spesso importati illegalmente dall’Africa, come già rivelato da una relazione del 2009 dalle Nazioni Unite.

Durante la visita di Netanyahu in Africa nel 2016, il governo israeliano approvò un accordo da 13 milioni di dollari in pacchetti di sviluppo per i paesi africani. Mossa che voleva soltanto simboleggiare la pretesa di una più stretta relazione economica.

Tanzania – Ridotte le razioni alimentari per i rifugiati nei campi di Mtendeli, Nduta e Nyarugusu in Tanzania nord-occidentale da parte del World Food Programme, per mancati finanziamenti. L’agenzia delle Nazioni Unite fornisce aiuti alimentari ai più di 300mila rifugiati provenienti da Burundi e Repubblica Democratica del Congo con cinque prodotti: farina di mais, legumi, cereali, olio vegetale e sale.

La distribuzione ad agosto ha raggiunto solo il 62% delle 2.100 chilocalorie giornaliere necessarie. Il programma delle Nazioni Unite richiede urgentemente 23,6 milioni di dollari per garantire i bisogni alimentari e nutrizionali fino al mese di dicembre.

Camerun – Il presidente del Camerun, Paul Biya, ha ordinato la liberazione dei leader coinvolti nell’organizzazione della disobbedienza civile non violenta, arrestati nelle regioni camerunensi anglofone a sud-ovest e nord-ovest. Durante le manifestazioni, iniziate alla fine dello scorso anno, si contarono morti, feriti, arresti arbitrari e detenzioni senza processo, secondo i report di Amnesty International.

I leader liberati, citati nell’ordine, includono l’avvocato Felix Nkongho, il dottor Neba Fontem, Ayah Paul Abine, membro del Cameroon People’s Democratic Movement, e l’attivista Mancho Bibixy. Dunque per loro caduta di tutte le accuse davanti al tribunale militare di Yaounde. La richiesta degli attivisti anglofoni rimane la creazione di due Stati federali distinti.

Kenya – Anche in Kenya, dopo un decennio, è finalmente entrata in vigore la legge che vieta l’uso, la fabbricazione e l’importazione di materie plastiche. Previste multe fino a 38mila dollari o pene detentive fino a quattro anni per i trasgressori. Camerun, Guinea-Bissau, Mali, Tanzania, Uganda, Etiopia, Mauritania e Malawi sono tra i paesi africani che hanno già adottato tali divieti.

Ad essere sotto accusa sono principalmente i sacchetti di plastica, come causa principale di danni ambientali, danni ai terreni agricoli, inquinanti dei mari e dei siti turistici. Questo è il terzo tentativo negli ultimi dieci anni di vietare i sacchetti di plastica in Kenya.

Burundi – L’ultimo report delle Nazioni Unite parla di forti prove di crimini contro l’umanità in Burundi, tra cui torture, detenzioni e arresti arbitrari, abusi e uccisioni, commessi da forze governative e da gruppi di opposizione. I fatti risalgono al 2015, dopo che l’attuale presidente Pierre Nkurunziza ha deciso di concorrere per un terzo mandato.

Da allora, tra 500 e 2mila persone sono state uccise durante gli scontri nel paese, più di 400mila civili sono stati forzati a lasciare le proprie case, a causa delle violenze, e decine di attivisti dell’opposizione sono stati costretti all’esilio.

Gli investigatori, nominati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, lo scorso settembre, descrivono un clima di terrore, alimentato da violazioni, sevizie e omicidi extragiudiziali. Gli abusi erano parte di un attacco generale e sistematico contro la popolazione civile che potrebbero essere considerati come parte di un piano di politica statale.

Nella relazione, gli investigatori hanno invitato il Tribunale Penale Internazionale ad aprire un’indagine. Il governo di Nkurunziza rigetta fermamente le accuse, criticando gli investigatori delle Nazioni Unite e definendoli ‘mercenari’ di un complotto occidentale, con il fine di sottomettere gli Stati africani. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Crimini contro l’umanità in Burundi, summit Africa-Israele in Togo” di Federica Iezzi


Tripoli, Libia – In attesa di attraversare il Mediterraneo

Roma, 02 settembre 2017, Nena News 

Kenya – La Corte Suprema kenyana decide di annullare il risultato delle ultime elezioni presidenziali, per irregolarità nella trasmissione dei risultati.

La commissione elettorale aveva dichiarato vincitore Uhuru Kenyatta con un margine di 1,4 milioni di voti. Il presidente Kenyatta ha dichiarato che avrebbe rispettato la sentenza del tribunale pur non essendone d’accordo, invitando il popolo kenyano a fare lo stesso.

Secondo lo storico avversario, Raila Odinga, promotore del ricorso, la decisione ha segnato un’importante spartiacque nella nazione orientale africana, creando un precedente unico per il continente.

Il nuovo turno elettorale è previsto fra 60 giorni. Si temono nuovi scontri nelle strade.

Libia – Dopo Medici Senza Frontiere, anche Save the Children e Sea Eye lasciano, per minacce e atti di forza, il mar Mediterraneo, vittime del codice di condotta per le ONG, imposto dal Viminale, con il benestare dell’Unione Europea. Al momento, come testimone scomodo, resiste solo l’ONG SOS Méditerranée.

L’attuale strategia politica, discussa al summit di Parigi, mira solo a trasformare la Libia, insieme a Ciad e Niger, in una sorta di ‘buffer zone’ a protezione dell’Europa, dalle migrazioni dell’area sub-sahariana. I cambiamenti demografici che ne risultano, con disordini sociali ed economici, sono già disastrosi per la Libia e l’effetto destabilizzante sulla politica interna non può che inevitabilmente ripercuotersi sull’Europa meridionale.

Somalia – Strage di civili, tra cui tre bambini, alla periferia della strategica città di Bariire, nella regione meridionale di Shebelle, a sud-ovest di Mogadiscio, durante un’operazione militare condotta dall’Esercito Nazionale Somalo, supportato dalle forze statunitensi.

Il capo dell’esercito somalo, il generale Ahmed Jimale Irfid, ha confermato che i civili sono stati uccisi durante un’azione non deliberata.

Catalogato come incidente e come malinteso tra le forze militari e gli agricoltori locali, scambiati per membri delle milizie al-Shabaab, l’episodio ha provocato rabbia e proteste pubbliche, nella città somala di Afgooye.

Nella lotta contro al-Shabaab sono stati impiegati più di cento soldati statunitensi, come sostegno alle forze di sicurezza somale, e sono stati uccisi indiscriminatamente più di 3000 civili dal 2013.

Repubblica Democratica del Congo – Il numero di sfollati dal conflitto nella Repubblica Democratica del Congo è quasi raddoppiato negli ultimi sei mesi arrivando a 3,8 milioni, secondo i dati dell’UNHCR. Circa 33.000 congolesi hanno lasciato il Paese per l’Angola. Inoltre, la Repubblica Democratica del Congo deve affrontare l’arrivo di circa 500.000 rifugiati in fuga da Burundi, Rwanda, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.

Uccise più di 3000 persone nella provincia del Kasai, dopo sanguinosi scontri armati tra forze governative e milizia locale. Situazione sovrapponibile nell’area sud-orientale di Tanganyika e nella regione Kivu. Le violenze sono aumentate, incluse le presunte violazioni dei diritti umani, come omicidi extragiudiziali, tortura e uso dei bambini-soldato.

Sudan – Agenti del Sudan’s National Intelligence and Security Service hanno sequestrato la stampa del quotidiano Akhir Lahza, senza riportare alcuna motivazione. Incriminata sarebbe la critica mossa dal giornale a un discorso di Bakri Hassan Saleh, vicepresidente e primo ministro del Sudan. Seconda confisca del giornale in pochi giorni, dopo le pressioni subite dal governo un anno fa.

Feisal el-Bagir, coordinatore generale di Journalists for Human Rights ha condannato la confisca e ha parlato di violazioni della libertà di stampa.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Annullate le presidenziali in Kenya, strage di civili in Somalia” di Federica Iezzi


IFRC – Uno sguardo su Freetown, Sierra Leone

Roma, 26 agosto 2017, Nena News 

Kenya – Il partito National Super Alliance (NASA), con a capo Raila Odinga, ha ufficialmente presentato ricorso alla Corte Suprema per i risultati delle ultime elezioni presidenziali che hanno visto riconfermare il mandato a Uhuru Kenyatta.

Ad essere sotto accusa il nuovo sistema di voto elettronico, secondo Odinga manipolato. Pur elogiando il comportamento della giornata elettorale, gli osservatori dell’Unione Africana hanno sollevato preoccupazioni per la trasmissione e il calcolo dei risultati, per discrepanze nei numeri e per l’assenza di fogli originali delle assemblee elettorali.

Togo – #Togoenmarche è l’ashtag che in questi giorni descrive tensioni, proteste e scontri in piazza a difesa della Costituzione del Togo. Nei mesi scorsi è stato respinto un provvedimento dal Parlamento che non impedisce all’attuale presidente Faure Gnassingbé di candidarsi per il terzo mandato consecutivo, dopo i 38 anni di governo del padre Eyadema Gnassingbé.

Migliaia di persone nella capitale Lomé hanno manifestato contro la dinastia della famiglia Gnassingbé. Protesta un paese che è stato governato dal regime militare più antico in Africa.

Sierra Leone – Continua a salire il numero di morti in Sierra Leone devastata da frane e inondazioni. Il bilancio è salito a quasi 500, secondo i funzionari della sanità. Il numero di dispersi supera i 600. E almeno 10.000 persone sono già state costrette a lasciare le proprie case.

Il crollo delle massicce pareti del Mount Sugar Loaf dopo piogge torrenziali hanno completamente seppellito aree della città di Regent, alla periferia della capitale Freetown.

Secondo quanto dichiarato dalla Federazione Internazionale delle società di Croce Rossa e mezzaluna rossa (IFRC) almeno 3.000 persone hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente.

Angola – Terminato lo scrutinio delle schede per le elezioni del nuovo presidente angolano, tenutesi lo scorso 23 agosto. Un cambio di passo per il paese. Jose Eduardo dos Santos, lascia la presidenza dopo 38 anni di potere. A capo dell’Angola ci sarà Joao Lourenco, ministro della difesa del governo dos Santos, appoggiato dal Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA).

Contro di lui cinque candidati: Isias Henrique Ngola Samakuva dell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (UNITA), Abel Epalanga Chivukuvuku della Convergenza Ampia di Salvezza dell’Angola (CASA-CE), Lucas Benghim Gonda del Fronte Nazionale di Liberazione dell’Angola (FNLA), Benedito Daniel del Partito del Rinnovamento Sociale (PRS), Quintino Antonio Moreira dell’Alleanza Patriottica Nazionale (APN).

Circa nove milioni di angolani sono stati chiamati alle urne.

Gibuti – La Cina continua a prendere piede sul Corno d’Africa con la costruzione di una base militare a Gibuti. La base sarà accanto al Comando degli Stati Uniti a Camp Lemonnier, un’ex base francese con sede nella capitale. Il governo di Ismail Omar Guelleh permette alle presenze militari, l’accesso agli impianti portuali e aeroportuali gibutiani.

Gli analisti sospettano che la base faccia parte del piano cinese di stabilire una forza navale globale, ipotesi che Pechino smentisce. Secondo l’ultimo dettagliato report dell’European Council on Foreign Relations, la Cina negli ultimi anni, ha ampliato i suoi legami militari in tutta l’Africa. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Ricorsi elettorali in Kenya, inondazioni in Sierra Leone” di Federica Iezzi

 

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