YEMEN. I bambini e le bombe saudite

Nena News Agency – 04/09/2017

Buthina ha sei anni e ha perso otto membri della sua famiglia la scorsa settimana quando un ‘errore tecnico’ di Riyadh ha devastato la sua casa seppellendola viva per ore sotto le macerie. L’ennesimo massacro di civili a cui la Comunità Internazionale ha risposto con il consueto silenzio

La campagna mediatica #I_speak_for_Buthina

di Federica Iezzi

Roma, 4 settembre 2017, Nena News – Neppure una bambina di sei anni appena, rimasta per ore seppellita viva dalle macerie, riesce a scuotere le coscienze dei potenti sulla sanguinosa guerra che sta frantumando lo Yemen. E intanto il grido sul web non trova pace: #I_speak_for_Buthina. Questa è la storia di Buthina Muhammad Mansour Saad al-Raimi, uno squarcio sul mondo dei bambini in Yemen.

Il Paese è entrato nel terzo anno di una feroce guerra civile che non accenna ancora a placarsi, dopo più di 10.000 morti, almeno 48.000 feriti, 19 milioni di persone alla disperata ricerca di aiuti umanitari, tre milioni di sfollati interni.

Lei è tra i sopravvissuti di questa cupa guerra, in cui il ruolo dei sauditi è tanto sporco quanto i venditori di armi occidentali. Altri 1.500 bambini sono stati cancellati dal mondo a suon di bombe, mortai, proiettili, crolli e malattie. E più di 2500 sono i bambini feriti, mutilati, annullati.

Ha perso otto membri della sua famiglia, Buthina, dopo che la scorsa settimana un attacco aereo guidato dall’Arabia Saudita ha rovesciato la casa dove viveva, nel quartiere residenziale di Faj Attan, nella capitale Sana’a, zona controllata dal 2014 dagli Houthi. Ha perso la madre Amal, il padre Muhammad, quattro sorelle, Ala’a, Aya, Berdis e Raghad, il fratello Ammar, e lo zio Mounir. Nei sei appartamenti dell’edificio crollato, altre 17 persone sono state uccise e almeno 16 sono i feriti che si contano a causa dello stesso bombardamento aereo.

1. Buthina con i cinque fratelli – 2. Il crollo dell’edificio dove viveva Buthina a Sana’a – 3. Buthina all’Almutawakel hospital di Sana’a – 4. La gente di Sana’a sostiene Buthina in ospedale

La coalizione saudita ha giustificato per l’ennesima volta l’attacco indiscriminato verso i civili come un ‘errore tecnico’, continuando, senza alcuna prova ufficiale, ad accusare gli Houthi della creazione di centri di comando nelle zone residenziali di Sana’a. E la Comunità Internazionale continua a guardar scorrere il massacro, immobile e in silenzio. Oggi Buthina è ancora ricoverata all’Almutawakel hospital di Sana’a. Ha un trauma cranico, ha iniziato con fatica ad aprire l’occhio sinistro. Da quell’occhio non vede nulla. Non ha miracolosamente avuto bisogno di un intervento chirurgico d’urgenza, per ridurre le multiple fratture a livello del massiccio faciale, ma la strada per una ricostruzione ossea rimane lunga.

Si unisce ai 6000 bambini yemeniti orfani di guerra, con in braccio una bambola più grande di lei, parcheggiata in un letto di ospedale. La gente di Sana’a è, anche oggi, in fila nei corridoi del vecchio ospedale per rassicurarla e per darle anche solo una carezza, un abbraccio, un saluto. Non si sveglierà mai più accanto alla sua mamma e al suo papà, non mangerà mai più insieme ai suoi fratelli, non giocherà mai più sulle spalle dello zio. La guerra in Yemen pesa su due milioni di bambini malnutriti, su otto milioni di bambini che non hanno accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici, su centinaia di bambini che continuano a morire e ad ammalarsi di colera, su due milioni di bambini che non vanno più a scuola.

Buthina all_Almutawakel hospital di Sana_a con lo staff sanitario

Buthina all’Almutawakel hospital di Sana’a con lo staff sanitario

Human Rights Watch è il promotore di ripetute richieste, al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, per la conduzione di un’indagine indipendente, sulle violazioni del diritto internazionale umanitario in Yemen. Presto sarà consultabile la relazione annuale ‘Children and armed conflict’, al momento sotto revisione del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

Nel 2016 la breve nomina dell’Arabia Saudita nell’elenco dei violatori dei diritti dell’infanzia, nel corso della guerra in Yemen, scatenò la collera e l’indignazione dei ricchi Paesi occidentali. Sotto una costante pressione saudita e in seguito alla sottile minaccia di interrompere i finanziamenti alle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, il segretario generale all’epoca, rimosse il Paese dall’elenco. Nena News

#I_speak_for_Buthina #StopTheWarOnYemen

Nena News Agency “YEMEN. I bambini e le bombe saudite” di Federica Iezzi

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YEMEN. Sette giorni in sette foto: Ramadan

Nena News Agency – 10/06/2017

Per una settimana vi proporremo ogni giorno una foto scattata dalla nostra collaboratrice Federica Iezzi a Sana’a. Sette foto per raccontare la vita quotidiana in un paese martoriato dalla guerra

7_Ramadan

di Federica Iezzi

Sana’a, 10 giugno 2017, Nena News – Inizia con ondate di bombardamenti e poca speranza di un cessate il fuoco il Ramadan per lo Yemen. Le temperature che spesso superano i 40°C, le scarse forniture elettriche e il difficoltoso accesso all’acqua rendono particolarmente impegnativo il digiuno che i musulmani devono osservare dall’alba al crepuscolo.

Secondo Human Rights Watch, il mese sacro islamico di Ramadan potrebbe fornire alle parti coinvolte nel conflitto armato in Yemen un’opportunità per rimediare al trattamento illegale dei detenuti.

Particolarmente gravi le detenzioni arbitrarie e le sparizioni forzate da parte delle forze di sicurezza sostenute dal governo saudita nelle zone meridionali e orientali del paese, tra cui i governatori di Aden, Abyan e Hadramawt. Nena News

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YEMEN. Sette foto in sette giorni: acqua

Nena News Agency – 09/06/2017

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6_Acqua

di Federica Iezzi

Sana’a, 9 giugno 2017, Nena News – Almeno 13 milioni di civili, il 50% dell’intera popolazione in Yemen, lotta quotidianamente per cercare acqua pulita per bere o coltivare. Più di 14 milioni di yemeniti dipendono attualmente da aiuti umanitari.

A Sana’a si può usare l’acqua di rubinetto solo qualche volta alla settimana, a Taiz una volta al mese e nelle zone rurali il disagio è ancora peggiore. Le donne e i bambini possono camminare fino a quattro o cinque ore per la raccolta dell’acqua, con al seguito vecchie taniche di plastica o latta.

I bombardamenti sugli impianti di desalinizzazione nelle città portuali, prima fra tutte al-Mokha, aggravano la situazione. Le 33 aziende idriche e sanitarie locali del paese sono state fortemente colpite. La produzione di acqua è stata seriamente ostacolata dalla mancanza di gasolio, utile per il corretto funzionamento delle pompe degli acquedotti sotterranei e delle strutture di trattamento.

La mancanza di accesso all’acqua potabile è la principale causa della morbilità e della mortalità nelle zone rurali dello Yemen. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, malnutrizione e diarrea, correlate direttamente alla carenza cronica di acqua, ogni anno uccidono 14mila bambini sotto i cinque anni in Yemen. Nena News

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YEMEN. Sette giorni in sette foto: guerra

Nena News Agency – 08/06/2017

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5_Guerra bis

di Federica Iezzi

Sana’a, 8 giugno 2017, Nena News – Dal marzo 2015, il conflitto in Yemen conta più di 8.000 morti e almeno 44.000 feriti, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Oltre tre milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, troppo spesso senza sicurezza. Circa quattro milioni e mezzo di persone hanno bisogno di un riparo di emergenza.

Sono 18 milioni i civili che attendono sostegno umanitario e di questi, 12 milioni hanno bisogno di assistenza urgente. Su 333 distretti distribuiti nei 22 governatorati yemeniti, 43 continuano ad avere difficile accesso via terra, per gli operatori umanitari. In questi distretti vivono più di due milioni di persone. Marib, Sa’ada, e il governatorato di Taiz hanno il maggior numero di distretti difficili da raggiungere.

Secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa, tra marzo 2015 e lo scorso marzo ci sono stati almeno 160 attacchi contro ospedali e centri di salute con il loro personale, si sono ripetuti intimidazioni e bombardamenti fino a limitazioni all’accesso alla cura e alla somministrazione di farmaci. Nel mese di novembre 2016, c’era un letto di ospedale ogni 1.600 persone e circa il 50% delle strutture sanitarie non erano operative.

Più di un milione di studenti è stato costretto a bloccare gli studi al 2015. Uno studio condotto dall’UNESCO nel 2015 ha classificato lo Yemen come secondo fra i Paesi arabi, in termini di tasso di analfabetismo che oggi raggiunge il 30%. Nena News

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YEMEN. Sette giorni in sette foto: edifici distrutti

Nena News Agency – 07/06/2017

Per una settimana vi proporremo ogni giorno una foto scattata dalla nostra collaboratrice Federica Iezzi a Sana’a. Sette foto per raccontare la vita quotidiana in un paese martoriato dalla guerra

4_Edifici distrutti

di Federica Iezzi

Sana’a, 7 giugno 2017, Nena News – Secondo i dati del Disasters Emergency Committee più di 270 strutture sanitarie nello Yemen sono state danneggiate dagli effetti del conflitto e le recenti stime suggeriscono che più di metà delle 3.500 strutture sanitarie del Paese valutate, sono ormai chiuse o funzionano solo parzialmente. E in 49 distretti mancano medici specialisti. Questo ha lasciato otto milioni di bambini senza accesso all’assistenza sanitaria di base.

Più di 2.000 scuole delle 16.000 presenti in Yemen non sono più agibili a causa dei bombardamenti. Almeno 900 sono quelle completamente o parzialmente distrutte, le altre vengono utilizzate come rifugio per gli sfollanti interni. Industrie di prodotti alimentari, cemento e legno in tutto il Paese sono state colpite da missili o danneggiate da esplosioni in molte città, tra cui Sana’a, la città occidentale di Taiz, la città portuale di al-Hudaydah e il centro delle vie commerciali meridionali di Aden.

Secondo il Legal Center for Rights and Development, decine tra porti e aeroporti e più di 500 strade e ponti sono stati colpiti dai bombardamenti sauditi. I bombardamenti seriati della coalizione a guida saudita hanno distrutto più di 50 siti archeologici in tutto il Paese. Distrutte case storiche abitate da più di 2.500 anni, nel vecchio quartiere di Sana’a, dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO.

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YEMEN. Sette giorni in sette foto: il colera

Nena News Agency – 06/06/2017

Per una settimana vi proporremo ogni giorno una foto scattata dalla nostra collaboratrice Federica Iezzi a Sana’a. Sette foto per raccontare la vita quotidiana in un paese martoriato dalla guerra

3_Colera

di Federica Iezzi

Sana’a (Yemen), 6 giugno 2017, Nena News – Quasi 15 milioni di persone non ha accesso all’assistenza sanitaria e le grandi epidemie come quella di colera, legata all’acqua non purificata, continua disordinatamente a diffondersi, con oltre 49mila casi sospetti e 361 morti.

Le città più colpite sono la capitale Sana’a, Hajjah, nel nord-ovest del paese e Amran, al centro. Le stime parlano di almeno 250mila nuovi casi nei prossimi sei mesi in 19 governatorati, prima che l’epidemia si inizi a spegnere.

Malnutrizione, mancanza cronica di acqua pulita e un conflitto che non accenna a calmarsi ha distrutto le infrastrutture e impedito l’accesso alle forniture mediche che hanno consentito l’escalation dell’epidemia.

Negli ospedali mancano i liquidi di infusione, principale trattamento del colera. Il personale sanitario lavora a ritmi serrati e per una domanda che, negli ospedali rimasti in piedi, continua a salire.

Il sistema sanitario dello Yemen è stato sterminato durante due anni di combattimenti. I farmaci sono disperatamente non disponibili, a causa del blocco forzato imposto dalla coalizione militare guidata dai sauditi. Nena News

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Con Federica Iezzi parliamo del disastro umanitario in Yemen

Mentinfuga – 06/06/2017

 

2_Disabilità bis

Da Sana’a (Yemen), Federica Iezzi – cardiochirurgo pediatrico e curatrice di un sito web di informazione continua (https://federicaiezzi.wordpress.com) – è ancora una volta testimone di un’ emergenza umanitaria per le popolazioni di questa guerra dimenticata da molte parti.

 

Scusi la franchezza della domanda. Perché, secondo lei, della guerra nello Yemen e delle sue atrocità si parla poco e non ci scandalizza? Sono troppo pochi i morti? Figli di un dio minore? Più lontani dalle preoccupazioni per i rifugiati? O cosa?
La complicità occidentale ha generato una sorta di amnesia autocosciente. Le notizie sullo Yemen come ‘guerra dimenticata’ sembra che consentano alla classe politica di continuare a trascurare le sofferenze che affliggono il Paese.
La Comunità Internazionale e il mondo arabo continuano a tollerare indiscriminati attacchi ai civili da parte di un potere statale. La coalizione sunnita, guidata dai sauditi, comprende i paesi più ricchi del Medio Oriente, mentre lo Yemen è un Paese aggredito dalla crisi economica già prima della guerra civile. Questa asimmetria di potere economica spiega perché il governo saudita gode dell’impunità collettiva.
L’approccio della Comunità Internazionale è quello dell’hands-off, preferendo agire attraverso mediatori discutibili piuttosto che impegnarsi direttamente.
La guerra siriana ha monopolizzato l’energia diplomatica mondiale allo svantaggio dello Yemen e di altri conflitti regionali, come Israele-Palestina. Il messaggio non intenzionale a Teheran e agli houthi è stato che lo Yemen non è una priorità.
Accanto a questo quadro, gli sforzi ripetuti delle Nazioni Unite per raggiungere un qualche tipo di risoluzione sulla pace sono stati gravemente sottovalutati.

Nello Yemen non solo è in atto una guerra civile ma le potenze dell’area si stanno affrontando nel paese direttamente o per interposto esercito. Lo Yemen è uno dei teatri di guerra con cui gli stati del Golfo con l’appoggio USA intendono contrastare la presenza e l’attivismo iraniano nell’area. Che idea se ne è fatta e vede spiragli per fermare questa macelleria?
La Coalizione sunnita a guida saudita, spalleggiata dal governo degli Stati Uniti, mira alla repressione di persone già impoverite, al fine di far abortire qualunque ideale di evoluzione.
Questo agevola il cammino delle potenze straniere che appoggiano le fiamme della guerra per servire i propri interessi e perseguire i propri progetti coloniali.
Non c’è niente di più sordido e più basso di coloro che sfruttano povertà e fame del popolo, per raggiungere ciò che non ha ottenuto con i mezzi e i metodi sporchi della guerra.
Cosa sta facendo la Coalizione a guida saudita se non trasformare la penisola arabica, con la sua ricca storia, in mini emirati impotenti che saranno ignorati in tutti i calcoli relativi alle questioni in Medio Oriente?
In passato non si sono mai contate ostilità o disaccordi tra Yemen e i popoli dei Paesi della coalizione. È la pressione del denaro saudita che ha illuminato questi Paesi a partecipare all’assassinio degli yemeniti.
A condurre l’aggressione è uno dei Paesi più ricchi al mondo. Il regno saudita, armato di sconfinate riserve petrolifere, proprietario di ingenti somme di denaro, usato per acquistare un arsenale di armi tra le più letali. Ha raccolto e riunito mercenari senza scrupoli da tutto il mondo arabo e si è armato attraverso un impegno permanente degli Stati Uniti che fornisce copertura politica e logistica e preziosi armamenti per la furia aggressiva.
La cosa più vergognosa del silenzio del mondo arabo e della Comunità Internazionale ha a che fare con le prove di genocidio compiute dalle forze in lotta e con un ingiusto assedio via terra, mare e aria che viola tutte le leggi internazionali e i valori umanitari.

Lei è appena tornata dallo Yemen. Si legge da più parti che siamo di fronte ad un disastro umanitario. È quasi impossibile anche far arrivare gli aiuti perché porti e aeroporti sono chiusi. Può farci un quadro della situazione che ha osservato e vissuto in questi giorni?
Tutte le navi commerciali al momento hanno il permesso di entrare nelle acque territoriali yemenite, dopo un feroce controllo da parte delle forze della coalizione saudita.
Sono completamente chiusi i porti di Belhaf, al-Mokha e Ras Isa.
Al-Hudaydah appare come una delle porte di ingresso allo Yemen, rimanenti sulla costa del Mar Rosso, sotto il controllo degli houthi. Il porto gestisce più del 70% di tutte le merci importate nello Yemen, compresi cibo, medicine e carburante. Gli attacchi aerei nel 2015 avevano già gravemente danneggiato una zona del porto, riducendone la capacità, ma al-Hudaydah rimane oggi l’unica via di salvataggio del Paese.
L’embargo de facto che sta interessando il porto di al-Hudaydah, blocca la catena di aiuti umanitari.
In questa fase del conflitto il porto di al-Hudaydah rappresenta l’obiettivo principale su cui si appresta a convergere l’operazione ‘Golden Spear’, scattata lo scorso gennaio nel distretto nord-occidentale di Dhubab (situato circa 30 chilometri a nord rispetto allo stretto di Bab el-Mandab), con lo scopo di riprendere possesso delle aree in mano ai ribelli houthi situate lungo i 450 chilometri di coste occidentali sul Mar Rosso.
Le procedure di ingresso di medicinali e materiale sanitario, destinati a strutture sanitarie yemenite, possono durare anche sei mesi.
Tutte le navi che trasportano carichi umanitari sono minuziosamente ispezionati in mare dalle forze di coalizione. Le spedizioni commerciali verso i porti occidentali dello Yemen sono soggette a un meccanismo di verifica e di ispezione delle Nazioni Unite per assicurare l’applicazione dell’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di Sicurezza.
Il maggior aeroporto del Paese, quello della capitale Sana’a, ormai chiuso al traffico dallo scorso agosto, potrebbe a breve riaprire per voli commerciali una volta alla settimana e per il trasporto di civili che necessitano di trattamenti medici di alta specialità.

Oltre a bombardamenti e distruzioni le strutture sanitarie vengono derubate di qualsiasi cosa possa essere utile ai contendenti. Per la sua attività di medico quali sono state le emergenze maggiori? E cosa si potrebbe fare dall’esterno per alleviare le sofferenze dei malati e dei feriti?
Ancora prima che il conflitto iniziasse nel marzo 2015, lo Yemen si trovava a fronteggiare molteplici sfide derivanti da anni di povertà e sottosviluppo.
Secondo i dati del Disasters Emergency Committee più di 270 strutture sanitarie nello Yemen sono state danneggiate dagli effetti del conflitto e le recenti stime suggeriscono che più di metà delle 3.500 strutture sanitarie del Paese valutate, sono ormai chiuse o funzionano solo parzialmente.
La maggiorparte degli operatori sanitari è stato costretto a trasferirsi a causa dell’escalation di violenza, lasciando 49 distretti senza medici specialisti. Questo ha lasciato per esempio otto milioni di bambini senza accesso all’assistenza sanitaria di base.
Le malattie non trasmissibili, il diabete, l’ipertensione arteriosa, il cancro stanno uccidendo più persone di proiettili o bombe. Molte di queste condizioni sono facilmente trattabili in circostanze abituali. La fame in aumento ha avuto un impatto diretto sulla situazione sanitaria. D’altronde ogni crisi alimentare è anche una crisi sanitaria. La malnutrizione lascia le persone, in particolare i bambini, più vulnerabili per esempio alle infezione e qualsiasi infezione peggiora gli effetti della malnutrizione.
Non ultima va considerata l’emergenza colera con oltre 49.000 casi sospetti e più di 360 morti. Quasi 15 milioni di persone non ha accesso all’assistenza sanitaria e le grandi epidemie come quella di colera, legata all’acqua non purificata, continua disordinatamente a diffondersi.
C’è disperato bisogno di medicinali di primo soccorso, antibiotici, materiali sanitari per i centri di alimentazione terapeutica, carburante per generatori ospedalieri e ambulanze, acqua potabile per le strutture sanitarie, vaccini.

Immagino che oltre agli operatori stranieri ci siano molti yemeniti nelle strutture sanitarie. Chi sono e cosa fanno? Rispetto alla guerra civile cosa pensano?
Lavorano incessantemente tra il ronzio dei generatori ospedalieri e il rumore delle esplosioni.
Le ferite da guerra non sono le sole necessità mediche che devono affrontare. Lo Yemen sta combattendo una doppia guerra negli ospedali: da un lato mutilazioni e disabilità come conseguenze dirette dei combattimenti, dall’altro malnutrizione, malattie prevenibili e condizioni croniche. I problemi di salute mentale sono completamente ignorati. A causa dell’inflazione incontrollata, la sanità è inaccessibile a grandi porzioni della popolazione.
Tutto il personale sanitario combatte contro gravi carenze di carburante, cibo, elettricità e acqua. Salari bloccati da almeno otto mesi.
Gli attacchi indiscriminati sugli ospedali e sui civili, mirati o inopportunamente etichettati come danni collaterali, aggiungono un ulteriore livello di complessità. Talvolta ci si chiede se ciò che si sta facendo in Yemen vale il rischio che inevitabilmente ci si prende. È una domanda che spesso rimane senza risposta.

Quando e come ha preso la decisione di andare nello Yemen? Credo sia importante far capire la complessità di ciò che accade, anche operativamente parlando, da quando muove i primi passi in Italia fino al suo arrivo sul posto, a chi e come si è protetti?
L’assistenza umanitaria deve raggiunge ogni persona che ne ha bisogno: è questo il principio che dovrebbe muovere la macchina della Cooperazione Internazionale. Il concetto di diritto internazionale umanitario non deve rimanere solo una frase inespressiva.
La protezione non è mai completamente garantita nei teatri di guerra. Esistono delle regole da seguire ed è necessaria una preparazione tale da non gravare sul lungo percorso già difficoltoso del corridoio umanitario.

Intervista a cura di Pasquale Esposito

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