Ebola, è emergenza di salute pubblica internazionale

Frontiere News – 14 agosto 2014

 

Continuano a crescere i casi in Guinea Conakry, Sierra Leone, Liberia e Nigeria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità esorta tutti i Paesi in cui c’è trasmissione del virus a dichiarare lo stato di emergenza nazionale

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di Federica Iezzi

Conakry (Guinea Conakry) – Il segretario generale dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, Margaret Chan, ha disegnato l’epidemia di ebola, attualmente in corso in Africa Occidentale, come un’emergenza di salute pubblica internazionale. È il risultato del primo incontro del comitato d’emergenza sullo stato dell’epidemia di ebola, convocato dall’OMS, lo scorso 8 agosto.

Intanto, trovato il focolaio di partenza della peggiore epidemia degli ultimi 40 anni. Si tratta di un bambino morto lo scorso dicembre, a Guèckèdou, in Guinea Conakry, vicino il confine con Sierra Leone e Liberia.

Dopo la Liberia, anche in Nigeria, il ministro della Sanità Onyebuchi Chukwu, ha dichiarato lo stato di emergenza per il virus ebola. Risale a fine luglio il primo caso nel Paese più popolato dell’Africa. È quello di un uomo liberiano di 40 anni, morto in un ospedale a Lagos, dopo la verifica positiva di laboratorio, per l’infezione da virus ebola. Ad oggi documentati 13 casi e due decessi, in Nigeria.

Tra il 7 e il 9 agosto scorsi, contati 69 nuovi casi di infezione dal virus della febbre emorragica. Riportati 52 morti tra Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. In Guinea, 11 nuovi caso e 6 morti. In Liberia 45 nuovi contagi, accertati in laboratorio, e 29 decessi. In Nigeria nessun nuovo caso. In Sierra Leone 13 nuovi casi con 17 morti.

È proprio in Sierra Leone, la peggior situazione, dove sono stati chiusi i cinema e gli stadi e ci sono forti limitazioni alla circolazione. Totale di 656 contagi confermati che hanno provocato la morte di 276 persone.

Il gruppo di esperti convocato dall’OMS, ha iniziato la ricerca di trattamenti sperimentali per combattere la veloce diffusione del virus in Africa Occidentale. In questo momento, non ci sono farmaci registrati o vaccini contro il virus ebola. Diverse opzioni sperimentali sono attualmente in fase di sviluppo.

Secondo Jean-Marie Okwo Bèlè, direttore del dipartimento di immunizzazione del’OMS, si arriverebbe ad un vaccino preventivo nel 2015.

Va invece avanti il trattamento sperimentale con ZMapp contro il virus ebola, applicato ai due cittadini americani infettati in Liberia. Il farmaco era entrato anche in Spagna, per la cura del sacerdote spagnolo di ritorno dalla Liberia dopo 50 anni, morto in queste ore.

Ormai i contagi sono arrivati a 1848 nei quattro Paesi. 1013 i decessi.

Secondo l’OMS non sono necessarie restrizioni internazionali ai viaggi per evitare i contagi da ebola, ma le raccomandazioni prevedono test a tutti i passeggeri di porti e aeroporti in uscita dai paesi dove l’epidemia è presente.

Continuano le misure preventive contro la folle corsa del virus nell’Africa Occidentale. Al lavoro decine di medici delle autorità sanitarie locali, supportati dagli esperti internazionali.

Frontiere News “Ebola, è emergenza di salute pubblica internazionale” – di Federica Iezzi

La Repubblica “Il fotografo sfida l’Ebola, reportage al centro dell’epidemia”

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SUD SUDAN, oltre alla guerra il colera: già 23 morti

Nena News Agency – 29 maggio 2014

A Juba in meno di un mese si contano quasi 700 contagi. Il colera ha ucciso già 23 persone. Raddoppiate le dosi di vaccino tra gli sfollati dei campi profughi interni 

 

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di Federica Iezzi

 

Roma, 29 maggio 2014, Nena News  – Sono saliti a quasi 700 i casi di colera registrati in Sud Sudan. Il bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 23 morti. L’epidemia è per ora confinata a Juba, la capitale della piccola nazione africana, che ha ottenuto l’indipendenza soltanto 3 anni fa. In altre località nel Paese, negli stati di Jonglei, Lakes and Upper Nile, ci sono stati casi sospetti, in attesa della conferma di laboratorio.

La prima conferma di infezione da colera è arrivata il 6 maggio. Il 15 maggio il Ministero della Salute del Sud Sudan ha confermato ufficialmente l’epidemia nella capitale. Una delle aree maggiormente colpite è il distretto di Gudele. Colpite anche le aree: Juba Nabari, Jopa, Kator, Gabat, Mauna, Newsite, Nyakuron e Munuki. I primi 200 casi sono stati trattati al Juba Teaching Hospital, con oneroso dispendio delle già scarse risorse. Medici Senza Frontiere sul territorio del Sud Sudan dal 1983, sta operando duramente per contenere il contagio di colera.

Insieme allo staff di Medici Senza Frontiere, UNICEF, Medair, Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni hanno supportato con donazioni di medicinali e materiali medicali le strutture sanitarie del Sud Sudan. Inviati letti, kit di laboratorio per la diagnosi di colera, materiale per la clorazione dell’acqua, sali per la reidratazione orale. Inviato personale medico e paramedico di appoggio.

La guerra civile che impera nel Paese da anni e le selvagge violenze tra gruppi etnici hanno provocato mezzo milione di sfollati interni. Attualmente gli scontri tra truppe e ribelli continuano, nonostante l’accordo per un cessate il fuoco, firmato all’inizio del mese a Addis Abeba tra il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e il leader dei ribelli, Riek Machar.

La situazione sanitaria nei campi profughi è drammatica. Condizione che peggiora di giorno in giorno per l’arrivo della stagione delle piogge. La mancanza di acqua potabile nei traboccanti campi profughi costringe gli sfollati ad usare l’acqua del Nilo per bere e per lavarsi le mani, aumentando il rischio di contagio del batterio. Il colera si diffonde attraverso acqua e cibi contaminati. Il numero di casi raddoppia ogni giorno. Nel campi profughi di Mingkaman, Malakal, Bor, Tomping, Melut e Bentiu sono stati installati centri per rispondere all’epidemia di colera, sono state organizzate linee per la distribuzione di acqua potabile, sono state condotte campagne di sensibilizzazione e vaccinazione contro il colera.

Dei 12 milioni di abitanti, più di 80 mila persone tra aprile e maggio sono state vaccinate contro il colera. Nei campi profughi, distribuite due dosi di vaccino per ogni soggetto. Particolare attenzione ai 50.000 bambini a rischio imminente di morte per malnutrizione e ai 740.000 ad elevato rischio di insicurezza alimentare. Nena News

 

Nena News Agency “SUD SUDAN, oltre alla guerra il colera: già 23 morti” di Federica Iezzi

 

 

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