Siria, senza cibo e senza medicine nelle città assediate

Idlib (Siria) – Il primo venerdì di Ramadan all’ospedale da campo di Sarmeen dopo pesanti bombardamenti

 

Frontiere News – 30 maggio 2014

 

Nelle città siriane assediate, da mesi la guerra causa silenziosamente migliaia di vittime per la drammatica mancanza di cibo e di farmaci. 6,8 milioni di persone aspettano improrogabile aiuto, senza elettricità né riscaldamento, con gli occhi freddi di chi ha visto troppa sofferenza

 

Douma (Syria) - A little bit of food but a lot of hope - by Abd Doumany

Douma (Syria) – A little bit of food but a lot of hope – by Abd Doumany

 

di Federica Iezzi 

Douma (Siria) – I penosi anni di ostilità hanno fatto a pezzi ospedali, laboratori e farmacie. Il 60% degli ospedali è danneggiato o completamente distrutto. La metà dei medici ha lasciato il Paese. La medicina e gli ospedali diventano improvvisati.

Dagli ultimi dati divulgati da Save the Children, i neonati scompaiono nel vuoto delle incubatrici a causa della mancanza di elettricità. I più fortunati dispongono di elettricità solo per un’ora e mezzo al giorno. Si amputano arti ai bambini per mancanza di cure alternative. Si muore come negli anni ’20 di morbillo, diarrea o polmonite. Non ci sono antibiotici. Non ci sono anestetici per gli interventi chirurgici.

I pochi medici rimasti, lavorano in scantinati bui. Possono solo centellinare farmaci dalle loro irrisorie scorte. A volte li ottengono dopo lunghe contrattazioni e scendendo a vili compromessi con soldati del governo di Damasco.

Nelle città sotto assedio dei governativi non entra e non esce nessuno. Non entra e non esce niente. Alle organizzazioni umanitarie non è concesso portare nemmeno sciroppi per la tosse ai bambini che vivono nell’instabilità senza fine delle città assediate. Homs è sotto assedio da 716 giorni di fila. I bambini uccisi sono 14.000. Secondo l’UNICEF più di 250.000 persone sono tagliate fuori dagli aiuti all’interno della Siria.

Nelle zone sotto assedio, il governo al-Assad ha tagliato la corrente e le comunicazioni, impedendo l’afflusso di cibo e medicine. Palazzi distrutti, case rase al suolo, quartieri fantasma, isolati e assediati, senza nessun collegamento con il resto dell’umanità, senza che i convogli umanitari riescano a penetrare all’interno.

Secondo le stime dell’UNICEF 2,8 milioni di bambini non vanno a scuola da quasi due anni. Le scuole insieme agli ospedali sono stati convertiti in alloggi collettivi delle forze di al-Assad.

Disattesi regolarmente gli accordi per l’apertura di corridoi umanitari per l’arrivo di beni di prima necessità alla popolazione civile. Falliti miseramente gli accordi di Ginevra I e Ginevra II.

Le pattumiere hanno sostituito il negozio sotto casa, dove i bambini si precipitavano con poche lire strette tra le mani, per comprare pane e frutta. La gente è affamata. Il regime di al-Assad ha strappato il cibo a 500.000 persone.

Sono passati tre anni dall’inizio del conflitto e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha smesso di contare le vittime. Le stime parlano di più di 150.000 morti. 600.000 feriti. Tutti nel paese sembrano aver perso qualcuno. Il drammatico bilancio è stato diffuso dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, una piattaforma dell’opposizione anti-regime che dal 2007 monitora le violenze nel Paese. Un terzo delle vittime è costituito da civili e di questi almeno ottomila sono bambini.

Il mondo continua a guardare disorientato i crimini di guerra, le accanite torture, l’arbitrario sterminio di Bashar al-Assad. Vane e timide sanzioni su scambi economici e militari, su rapporti politici e quelli bancari. Intanto miliziani qaedisti antigoverantivi della Jabhat al-Nusra hanno privato di acqua potabile i quartieri occidentali di Aleppo, controllati dalle forze lealiste, ormai da settimane. Chi vive sotto assedio non ha elettricità da più di 18 mesi. La gente continua a non avere voce.

Frontiere News “Siria, senza cibo e senza medicine nelle città assediate” di Federica Iezzi

ANA Press – 01 agosto 2014 – “Children eating from the streets of Hajr al-Aswad in Damascus”

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SUD SUDAN, oltre alla guerra il colera: già 23 morti

Nena News Agency – 29 maggio 2014

A Juba in meno di un mese si contano quasi 700 contagi. Il colera ha ucciso già 23 persone. Raddoppiate le dosi di vaccino tra gli sfollati dei campi profughi interni 

 

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di Federica Iezzi

 

Roma, 29 maggio 2014, Nena News  – Sono saliti a quasi 700 i casi di colera registrati in Sud Sudan. Il bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 23 morti. L’epidemia è per ora confinata a Juba, la capitale della piccola nazione africana, che ha ottenuto l’indipendenza soltanto 3 anni fa. In altre località nel Paese, negli stati di Jonglei, Lakes and Upper Nile, ci sono stati casi sospetti, in attesa della conferma di laboratorio.

La prima conferma di infezione da colera è arrivata il 6 maggio. Il 15 maggio il Ministero della Salute del Sud Sudan ha confermato ufficialmente l’epidemia nella capitale. Una delle aree maggiormente colpite è il distretto di Gudele. Colpite anche le aree: Juba Nabari, Jopa, Kator, Gabat, Mauna, Newsite, Nyakuron e Munuki. I primi 200 casi sono stati trattati al Juba Teaching Hospital, con oneroso dispendio delle già scarse risorse. Medici Senza Frontiere sul territorio del Sud Sudan dal 1983, sta operando duramente per contenere il contagio di colera.

Insieme allo staff di Medici Senza Frontiere, UNICEF, Medair, Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni hanno supportato con donazioni di medicinali e materiali medicali le strutture sanitarie del Sud Sudan. Inviati letti, kit di laboratorio per la diagnosi di colera, materiale per la clorazione dell’acqua, sali per la reidratazione orale. Inviato personale medico e paramedico di appoggio.

La guerra civile che impera nel Paese da anni e le selvagge violenze tra gruppi etnici hanno provocato mezzo milione di sfollati interni. Attualmente gli scontri tra truppe e ribelli continuano, nonostante l’accordo per un cessate il fuoco, firmato all’inizio del mese a Addis Abeba tra il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e il leader dei ribelli, Riek Machar.

La situazione sanitaria nei campi profughi è drammatica. Condizione che peggiora di giorno in giorno per l’arrivo della stagione delle piogge. La mancanza di acqua potabile nei traboccanti campi profughi costringe gli sfollati ad usare l’acqua del Nilo per bere e per lavarsi le mani, aumentando il rischio di contagio del batterio. Il colera si diffonde attraverso acqua e cibi contaminati. Il numero di casi raddoppia ogni giorno. Nel campi profughi di Mingkaman, Malakal, Bor, Tomping, Melut e Bentiu sono stati installati centri per rispondere all’epidemia di colera, sono state organizzate linee per la distribuzione di acqua potabile, sono state condotte campagne di sensibilizzazione e vaccinazione contro il colera.

Dei 12 milioni di abitanti, più di 80 mila persone tra aprile e maggio sono state vaccinate contro il colera. Nei campi profughi, distribuite due dosi di vaccino per ogni soggetto. Particolare attenzione ai 50.000 bambini a rischio imminente di morte per malnutrizione e ai 740.000 ad elevato rischio di insicurezza alimentare. Nena News

 

Nena News Agency “SUD SUDAN, oltre alla guerra il colera: già 23 morti” di Federica Iezzi

 

 

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La Somalia dimenticata, in piena crisi politica ed umanitaria

Nena News Agency – 11 maggio 2014

In costante ritardo la catena di aiuti umanitari in Somalia, dovuta alle difficoltà di accesso in alcune aree del Paese e agli scarsi fondi messi a disposizione dai donatori

 

SOMALIA

 

di Federica Iezzi

Mogadiscio (Somalia), 11 maggio 2014, Nena News – Nella Somalia esposta agli attentati di al-Shabaab, l’organizzazione fondamentalista collegata ad Al-Qaeda, che controlla l’area centro-meridionale del Paese e che destabilizza l’intero territorio dello Stato, si frantumano anche gli aiuti umanitari. Gran parte della popolazione somala convive quotidianamente con denutrizione, malattie e infezioni, il tutto gravate da duri cicli di siccità e carestie.

Il corridoio umanitario nella terra di Afghoy, costruito sulle rovine della strada nazionale che collegava Mogadiscio a Baidoia, e i gremiti campi profughi di Mogadiscio, non sono bastati a scongiurare nei due precedenti decenni, emergenze umanitarie di singolari proporzioni. La carestia, causata dalla guerra tra fazioni nel 1992, ha provocato la morte di oltre 220 mila persone. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite quasi 260 mila somali sono morti di fame durante la crisi umanitaria che ha sconvolto il Paese nel biennio 2010-2012.

Oggi come vent’anni fa la guerra civile demolisce il Paese. Le città appaiono come una guarnigione misera e trascurata. Lungo le strade decine di posti di blocco a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, sprofondano nella gretta desolazione. Campi abbandonati all’incuria e alla desertificazione. I villaggi sopravvivono a stento non potendo più contare nemmeno sui raccolti agricoli. Ogni giorno scontri a fuoco e attentati falliti.

Data la dispersione su tutto il territorio di una popolazione prevalentemente nomade e seminomade, la Somalia non è mai stata preda di un governo centrale. Questo delicato equilibrio fu alterato dall’imposizione del dominio coloniale, di un sistema di egemonie tribali.Il Paese continuò negli anni a rimanere ostaggio delle fazioni armate, nonostante tregue e tardivi interventi ONU (missioni UNOSOM I e UNOSOM II) e degli Stati Uniti (operazione Restore Hope), dagli esiti manifestamente fallimentari.

Oggi come vent’anni fa, nel Corno d’Africa imperversano siccità e carestie stagionali, giudicate normali dagli esperti. Il numero delle vittime, incalcolabile. I profughi, decine e decine di migliaia: verso il campo di Dadaab nel nord-est del territorio keniano, che ospita ormai più di 450.000 rifugiati, e verso il sud dell’Etiopia. Come vent’anni fa, sono continui i ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del Paese e agli scarsi fondi messi a disposizione dai donatori.

Attualmente circa 3 milioni di persone necessitano per sopravvivere di immediati aiuti umanitari. Sono poche le possibilità di trovare un’assistenza sanitaria di qualità, per l’inabilità di trasportare medicine, come cibo, nelle aree controllate militarmente dalle milizie estremiste islamiche. Le autorità sanitarie somale, con la collaborazione di UNICEF, OMS e Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha presentato un programma, che si concluderà nel 2016, per il miglioramento dell’assistenza sanitaria di base. Progetto da 8 milioni di dollari.

Per il ritardo della stagione delle piogge, per l’aumento dei prezzi sugli alimenti e per la persistente insicurezza nel Paese, più di 800.000 persone rischiano i danni di una incalzante carestia. La FAO risponde con un progetto annuale da 12 milioni di dollari che prevede la duratura pianificazione del programma alimentare e il dinamico sostegno alla coltivazione locale. Nena News

 

Nena News Agency “La Somalia dimenticata, in piena crisi politica ed umanitaria” – di Federica Iezzi

 

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L’incubo della poliomielite si diffonde in Medio Oriente

Nena News Agency – 17 aprile 2014

 

La poliomielite torna in anche Iraq. Dopo 14 anni accertato il primo contagio  in un bambino di sei mesi. I campi profughi siriani: i nuovi focolai

 

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di Federica Iezzi

 

Roma, 17 aprile 2013, Nena NewsDall’inizio del 2013, 27 casi di poliomielite sono stati accertati in Siria, la maggiorparte dei quali nel governatorato conteso di Deir Ez Zor, snodo di rotte commerciali tra   Siria occidentale, Turchia orientale e Iraq. La rivista scientifica The Lancet aveva preannunciato la possibilità che il poliovirus, ricomparso in Siria durante il conflitto armato, poteva con semplicità essere reintrodotto in aree libere dall’infezione ormai da decenni.

E’ il caso dell’Iraq. Era da 14 anni che nei territori iracheni non si registravano casi di poliomielite. Nell’area di al-Rusafa, alla periferia nord di Baghdad, è stato dimostrato il contagio di un bambino iracheno di sei mesi, dallo stesso ceppo di poliovirus trovato nei piccoli pazienti siriani.

Ceppi geneticamente affini sono stati individuati in campioni di acque reflue in Egitto, in Israele, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.A causa del tasso di immunizzazione drammaticamente ridotto, nuovi casi si registrano ogni giorno in Siria. Gli ultimi due casi segnalati ad Aleppo e Hama.

Attualmente l’Iraq, la Giordania, il Libano, la Turchia e l’Egitto sono tra i paesi che accolgono milioni di rifugiati siriani. Il vettore del poliovirus dunque migra agevolmente sui confini, con i continui spostamenti della popolazione. Quello della poliomielite è un virus che si trasmette in condizioni sanitarie inadeguate, in condizioni igieniche scarse, con acqua e cibo contaminati.  Non esiste una cura per la malattia, che invade miratamanete il sistema nervoso e causa paralisi irreversibile. Può essere evitata solo attraverso la vaccinazione.

E la nuova epidemia di poliomielite nasce principalmente dall’interruzione dei cicli di vaccinazione  di routine, per via del conflitto siriano in corso dal marzo del 2011, che ha distrutto e danneggiato gravemente gran parte delle strutture sanitarie.

In alcune zone dell’Iraq, si riscontrano le stesse difficoltà di accesso alla popolazione infantile, simili a quelle mostrate in Siria, con la conseguenza dell’inaccessibilità agli operatori umanitari, per ragioni di sicurezza. Il Ministero della Salute iracheno ha iniziato un solido lavoro con l’obiettivo finale di riuscire a  raggiungere i 5 milioni e mezzo di bambini iracheni al di sotto dei cinque anni, in modo  da garantire loro il ciclo completo di vaccinazione contro la poliomielite.

La campagna di vaccinazione lanciata dalle Nazioni Unite verrà diretta e coordinata fino alla fine di aprile in Siria, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, nei Territori palestinesi di Cisgiordania e Gaza, e in Turchia. Governi locali, supportati da UNICEF, OMS e Mezza Luna Rossa, continuano assidui piani di immunizzazione su larga scala, che in poco tempo dovrebbero sostenere la salute di oltre 22 milioni di bambini a rischio, nei territori dell’intero Medio Oriente. Nena News

 

Nena News Agency – “L’incubo della poliomielite si diffonde in Medio Oriente” – di Federica Iezzi

 

 

 

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