NIGERIA. Liberarsi della poliomielite

Nena News Agency – 02 novembre 2015

Solo nel 2012, nel paese africano si erano contati più della metà di tutti i casi documentati nell’intero globo. L’ultimo risale al 24 luglio dello scorso anno, confermata l’assenza di nuovi casi nei 12 mesi successivi. Adesso inizia il periodo di sorveglianza di almeno due anni, prima che l’Africa sia dichiarata libera dalla malattia

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di Federica Iezzi

Abuja (Nigeria), 2 novembre 2015, Nena News – L’annuncio ufficiale arriva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: la poliomielite non è più endemica in Nigeria, ultimo paese dell’Africa in cui continuava una regolare trasmissione del virus.  Secondo la Global Polio Eradication Initiative, il partenariato pubblico-privato che guida la lotta per eradicare la malattia, l’ultimo caso di poliomielite in Nigeria risale al 24 luglio dello scorso anno. Tutti i dati di laboratorio hanno confermato l’assenza di nuovi casi nei 12 mesi successivi.

Adesso inizia il periodo di sorveglianza di almeno due anni, prima che l’Africa sia dichiarata libera dalla poliomielite, visto che si possono contare fino a 200 casi asintomatici di malattia, e quindi non si ha certezza del numero di serbatoi umani di virus attualmente presenti nel continente. L’ultimo caso è stato registrato in Somalia l’11 agosto 2014. Si aspetta dunque, in questa fase latente, la conferma da parte dell’OMS che gli ultimi campioni prelevati da persone in aree precedentemente colpite siano esenti da virus.

Solo nel 2012, in Nigeria si erano contati più della metà di tutti i casi di poliomielite documentati nell’intero globo. Portata avanti dal governo di Muhammadu Buhari un’enorme campagna di vaccinazione, che ha immunizzato contro il poliovirus 45 milioni di bambini sotto l’età di cinque anni.

I centri di vaccinazione hanno lavorato ininterrottamente per anni contro diffidenza, violenza e attacchi da parte dei militanti di Boko Haram. Secondo i dati dell’UNICEF, almeno mezzo milione di bambini negli ultimi cinque mesi è fuggito a causa di attacchi da parte di Boko Haram, mancando agli appuntamenti nei centri medici di vaccinazione. Per evitare recrudescenze della malattia gli operatori sanitari hanno concentrato l’attenzione anche sulle famiglie di rifugiati in fuga dalla Nigeria e dai Paesi limitrofi, come Cameroon e Ciad. Guerre e disordini civili rimangono il più grande ostacolo alla vaccinoterapia.

Per quasi un anno, nel 2003, alcuni stati della Nigeria del nord avevano boicottato il vaccino antipolio orale, credendo che fosse la causa della sterilizzazione femminile. Nel 2013 nove operatori sanitari impegnati nelle campagne di immunizzazione sono stati uccisi e tre rapiti nell’area di Kano, nella Nigeria settentrionale.

Grazie all’istituzione di centri operativi di emergenza per coordinare campagne di vaccinazione e raggiungere i bambini anche in zone inaccessibili, oggi il numero di famiglie che rifiuta la vaccinazione per i propri figli è diminuito drasticamente. Anche lo stesso nord-est nigeriano ora è arrivato ad un tasso di immunizzazione contro la polio che sfiora l’85%.  La vaccinazione ha ridotto il numero di casi del 99% a partire dal 1988, dopo che la poliomielite aveva paralizzato, in 125 Paesi, almeno 350.000 bambini ogni anno.

Frenata quasi ovunque, con un vaccino che costa solo pochi centesimi, la poliomielite rimane oggi endemica in soli due Paesi, Pakistan e Afghanistan. Nel 2015 sono stati segnalati 41 nuovi casi di poliomielite: 32 in Pakistan e 9 in Afghanistan. 200 i casi nel 2014.  Esperti di salute globali puntano a eradicare la poliomielite in tutto il mondo entro il 2018. Questo significherebbe eliminare la seconda malattia nella storia dopo il vaiolo. Nena News

Nena News Agency “NIGERIA. Liberarsi dalla poliomielite” – di Federica Iezzi

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SIRIA. Due ospedali su tre sono distrutti

Siria – Lo scorso 7 giugno, bombardamenti sull’ospedale di Bab al-Hawa, al confine con la Turchia

 

Nena News Agency – 23 giugno 2014

 

Nelle zone sotto bombardamento non vengono risparmiati nemmeno gli ospedali. Scarseggiano medici, trattamenti e sicurezza in tutte le strutture sanitarie della Siria

Idlib (Syria) - Bab al-Hawa hospital

Idlib (Syria) – Bab al-Hawa hospital

 

 

di Federica Iezzi

Aleppo, 23 giugno 2014, Nena News – L’ultimo in ordine di tempo è l’ospedale di Bab al-Hawa, colpito da bombardamenti aerei il 7 giugno scorso. Questo sconosciuto ospedale non è finito sulle prime pagine dei media internazionali. Queste notizie passano inosservate. Sono diventate di routine. Eppure l’ospedale di Bab al-Hawa rappresenta uno dei centri medici di riferimento nel governatorato di Idlib e accoglie ogni mese fino a 2000 pazienti, che confluiscono anche da città come Aleppo, Homs e Hama, a oltre 200 chilometri di distanza.

E’ un ospedale in cui nonostante le bombe dell’aviazione di Damasco e i colpi di mortaio dei ribelli qaedisti, nonostante i tagli sempre più pesanti alla fornitura elettrica, 35 persone, fra medici, infermieri e staff, continuano il loro lavoro. La struttura medica, che ha notevolmente intensificato la sua attività dal gennaio del 2013, si trova vicino la frontiera di Bab al-Hawa, sul lato siriano di fronte alla città turca di confine di Reyhanli.

All’inizio, la maggior parte dei pazienti erano membri dell’Esercito Siriano Libero, i ribelli che da 39 mesi combattono il regime di Bashar al-Assad. Oggi sono i civili, sono gli sfollati, sono i bambini a insanguinare le barelle. I missili caduti dal cielo sull’area vicina al confine con la Turchia sono esplosi a distanza ravvicinata dall’ospedale, quanto basta per causare danni all’edificio e alle attrezzature. Tra i feriti risultano anche due bambini, che giocavano nel cortile dell’ospedale.

Secondo i recenti dati pubblicati dalle agenzie delle Nazioni Unite UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) e UNDP (United Nations Development Programme) e secondo il Syrian Centre for Policy Research, 61 dei 91 ospedali siriani sono stati gravemente danneggiati e quasi la metà, il 45%, sono fuori servizio.

La copertura dei programmi di vaccinazione è crollata al 68%. Le drammatiche e precarie condizioni di igiene nei campi profughi da as-Salama, nel governatorato di Aleppo, a Yarmouk, alla periferia di Damasco, fanno crescere i casi di leishmaniosi, poliomielite, morbillo, meningite, tifo e colera, tra i sempre più affollati angusti spazi. Circa  80 mila bambini sono affetti da polio. La leishmaniosi è passata da 3 mila a 100 mila casi. Sono già 7 mila i casi di morbillo.

Tre donne su quattro non sono assistite durante il parto. Per il timore di un travaglio sotto le zone assediate e sotto i pesanti bombardamenti quotidiani, è raddoppiato il numero di parti cesarei (passati dal 19 al 45 per cento, con picchi del 75 per cento nelle città sotto assedio), in pronto soccorso improvvisati, illuminati solo con qualche vecchia torcia. I neonati prematuri rischiano di scomparire nelle incubatrici per i frequenti blackout elettrici. Il problema collaterale è la mancanza di latte artificiale, spesso disperatamente sostituito da semplici soluzioni di acqua e zucchero.

Scarseggiano i farmaci salvavita e i pazienti con malattie croniche possono contare solo su un accesso limitato e carente alle strutture sanitarie, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel governatorato di al-Raqqa, dove risiedono 500 mila sfollati, il numero di pazienti diabetici ha raggiunto i 21 mila: nessuno di loro ha possibilità di ricevere una terapia farmacologica adeguata. Nel centro di emodialisi di al-Thanaa a Damasco, una seduta su tre è stata cancellata per la scarsità di scorte. A causa della mancanza di farmaci chemioterapici, i trattamenti ciclici per cancro sono sospesi: 70 mila bambini sono malati di cancro e 5 mila sono in dialisi.

Circa il 50 per cento dei medici è fuggito all’estero: queste le stime di Save the Children. Il resto del personale medico è stato ucciso o imprigionato. Ad Aleppo, più di 2 milioni di persone sono assistite da soli 36 medici. Physicians for Human Rights (PHR) ha documentato la morte di 468 professionisti sanitari in Siria. Oltre 100 operatori sanitari sono stati giustiziati o torturati dalle forze governative. Nei tre anni di conflitto armato, l’ONG ha dimostrato 150 attacchi mirati contro strutture mediche. Dallo scorso gennaio sono stati contati almeno 14 attacchi.

Nell’ultimo report del PHR dello scorso maggio è descritta minuziosamente la situazione sanitaria in Siria. Ad Aleppo sono funzionanti solo 4 ospedali. A Qaboon, quartiere a nord-est di Damasco, sono funzionanti 2 dei 18 servizi sanitari. A Jobar, alle porte di Damasco, il villaggio dei ribelli conosciuto dal mondo per gli attacchi chimici dello scorso anno, non ci sono ospedali funzionanti e 1.900 persone sono completamente senza assistenza medica. A Damasco sono funzionanti 3 ospedali pubblici. Dallo scorso aprile, i decessi dovuti alla difficoltà di ingresso a strutture mediche sono almeno 191. Nena News

Nena News Agency – “SIRIA. Due ospedali su tre sono distrutti” di Federica Iezzi

 

 

 

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L’incubo della poliomielite si diffonde in Medio Oriente

Nena News Agency – 17 aprile 2014

 

La poliomielite torna in anche Iraq. Dopo 14 anni accertato il primo contagio  in un bambino di sei mesi. I campi profughi siriani: i nuovi focolai

 

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di Federica Iezzi

 

Roma, 17 aprile 2013, Nena NewsDall’inizio del 2013, 27 casi di poliomielite sono stati accertati in Siria, la maggiorparte dei quali nel governatorato conteso di Deir Ez Zor, snodo di rotte commerciali tra   Siria occidentale, Turchia orientale e Iraq. La rivista scientifica The Lancet aveva preannunciato la possibilità che il poliovirus, ricomparso in Siria durante il conflitto armato, poteva con semplicità essere reintrodotto in aree libere dall’infezione ormai da decenni.

E’ il caso dell’Iraq. Era da 14 anni che nei territori iracheni non si registravano casi di poliomielite. Nell’area di al-Rusafa, alla periferia nord di Baghdad, è stato dimostrato il contagio di un bambino iracheno di sei mesi, dallo stesso ceppo di poliovirus trovato nei piccoli pazienti siriani.

Ceppi geneticamente affini sono stati individuati in campioni di acque reflue in Egitto, in Israele, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.A causa del tasso di immunizzazione drammaticamente ridotto, nuovi casi si registrano ogni giorno in Siria. Gli ultimi due casi segnalati ad Aleppo e Hama.

Attualmente l’Iraq, la Giordania, il Libano, la Turchia e l’Egitto sono tra i paesi che accolgono milioni di rifugiati siriani. Il vettore del poliovirus dunque migra agevolmente sui confini, con i continui spostamenti della popolazione. Quello della poliomielite è un virus che si trasmette in condizioni sanitarie inadeguate, in condizioni igieniche scarse, con acqua e cibo contaminati.  Non esiste una cura per la malattia, che invade miratamanete il sistema nervoso e causa paralisi irreversibile. Può essere evitata solo attraverso la vaccinazione.

E la nuova epidemia di poliomielite nasce principalmente dall’interruzione dei cicli di vaccinazione  di routine, per via del conflitto siriano in corso dal marzo del 2011, che ha distrutto e danneggiato gravemente gran parte delle strutture sanitarie.

In alcune zone dell’Iraq, si riscontrano le stesse difficoltà di accesso alla popolazione infantile, simili a quelle mostrate in Siria, con la conseguenza dell’inaccessibilità agli operatori umanitari, per ragioni di sicurezza. Il Ministero della Salute iracheno ha iniziato un solido lavoro con l’obiettivo finale di riuscire a  raggiungere i 5 milioni e mezzo di bambini iracheni al di sotto dei cinque anni, in modo  da garantire loro il ciclo completo di vaccinazione contro la poliomielite.

La campagna di vaccinazione lanciata dalle Nazioni Unite verrà diretta e coordinata fino alla fine di aprile in Siria, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, nei Territori palestinesi di Cisgiordania e Gaza, e in Turchia. Governi locali, supportati da UNICEF, OMS e Mezza Luna Rossa, continuano assidui piani di immunizzazione su larga scala, che in poco tempo dovrebbero sostenere la salute di oltre 22 milioni di bambini a rischio, nei territori dell’intero Medio Oriente. Nena News

 

Nena News Agency – “L’incubo della poliomielite si diffonde in Medio Oriente” – di Federica Iezzi

 

 

 

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