Repubblica Centrafricana: una storia di violenza e repressione all’ombra di Parigi

Nena News Agency – 23/07/2020

L’ex presidente Jean-Bedel Bokassa resta il simbolo di repressione  e crudeltà ma la fine del suo potere è stata seguita da decenni di investimenti insufficienti, corruzione, sfruttamento, guerre civili e non meno di quattro colpi di stato

Repubblica Centrafricana – Jean Bedel Bokassa

di Federica Iezzi

Roma, 23 luglio 2020, Nena News – L’instabilità politica e la debolezza amministrativa sono state caratteristiche permanenti della Repubblica Centrafricana sin dalla sua indipendenza. Questa è, quindi, la storia di un crollo predetto.

Mentre la Repubblica Centrafricana di Touadéra oggi barcolla attraverso la peggiore violenza della sua storia, l’ex presidente Jean-Bedel Bokassa rimane il paradigma dell’eccesso e della crudeltà, nella tragicità di questo Paese. Combattente nell’esercito francese, Bokassa poco più che ragazzino ha partecipato allo sbarco alleato in Provenza e combattuto in Indocina e in Algeria. Pluridecorato in battaglia, le è stata conferita infine la nazionalità francese.

Con l’appoggio di Parigi il dittatore si autoproclamò presidente della Repubblica Centrafricana nel 1966.

Aumentò l’estrazione dell’uranio e dell’oro, realizzò considerevoli infrastrutture, costituì l’assemblea nazionale, migliorò università e ospedali, richiamando investitori internazionali. Allo stesso tempo, portò avanti una selvaggia serie di torture e omicidi ai danni degli oppositori e dei rivali politici. Niente di tutto ciò ha impedito la stretta amicizia di Bokassa con Valéry Giscard d’Estaing, ministro delle finanze francese nei primi anni ’70, poi presidente francese dal 1974 al 1981.

Nel 1977, Bokassa si dichiarò imperatore del Paese dell’Africa equatoriale e la cerimonia di incoronazione è ricordata in quanto costò l’equivalente di tutti gli aiuti allo sviluppo francesi per quell’anno. La Francia provò una certa lealtà nei suoi confronti, non vedendo alcuna alternativa a lui, nonostante le sue straordinarie idiosincrasie.

Bokassa sfruttò l’alleanza francese per reclutare armi e aiuti internazionali, nettare del suo regime corrotto. In cambio, la Francia di Giscard, sfruttò avidamente l’uranio della Repubblica Centrafricana per alimentare l’industria nucleare francese. Dopo soli due anni, mentre Bokassa era in visita in Libia, Giscard inviò le forze speciali francesi a deporlo e quindi costringerlo all’esilio.

La Repubblica Centrafricana sulla scena internazionale è raccontata come uno dei Paesi più poveri e più deboli dell’Africa. Negli ultimi anni improvvisamente ha ricevuto più attenzione internazionale per il conflitto settario che lo tormenta e che vacilla sull’orlo del genocidio. Sebbene ora governato da un presidente eletto democraticamente, Faustin-Archange Touadéra, il Paese è ancora devastato dalla violenza.

La fine dell’impero di Bokassa è stata seguita da decenni di investimenti insufficienti, corruzione, sfruttamento, guerre civili e non meno di quattro colpi di stato. Michel Djotodia, guida dell’Union des Forces pour le Rassemblement Démocratiques e membro di séléka, partito rivoluzionario centrafricano che dal 2012 ha preso il potere nella Repubblica Centrafricana, si è insediato come primo sovrano musulmano del Paese, estromettendo l’allora presidente François Bozizé, che proveniva invece dalla maggioranza cristiana, anti-balaka.

Da quel momento le milizie delle due comunità religiose hanno alimentato un conflitto sanguinario, che ha prodotto quasi 950.000 sfollati interni, di cui quasi 500.000 solo nella capitale Bangui. I 5.500 peacekeepers internazionali francesi e dell’Unione Africana, sono sembrati semplicemente troppo pochi per far fronte ad una guerriglia armata di milizie che si dispiegava furiosamente attraverso i villaggi.

Il palcoscenico era pronto per un conflitto settario bollente. Quindi, ciò che era iniziato come una ribellione contro una presidenza corrotta e dispotica è finito come violenza comunitaria settaria, dove né Unione Africana, né Francia ha ristabilito ordine e legge.

Le Nazioni Unite hanno recentemente annunciato un ampliamento del dispiegamento delle forze di pace, portando la coalizione multinazionale a 12.000 unità. La base di lavoro è quella di elezioni politiche credibili e una nuova costituzione che garantisca protezione e garantisca la rappresentanza politica per entrambe le comunità religiose. Senza dimenticare il taglio netto del sostegno finanziario ai gruppi ribelli, proveniente da diamanti e avorio illegalmente esportati dal Paese. Un maggiormente controllato sistema di certificazione del Kimberley Process per riesaminare l’approvvigionamento di diamanti, contribuirebbe a fermare la vendita impetuosa e irregolare. Così come una meticolosa sorveglianza dei bracconieri sopprimerebbe il commercio nero dell’avorio. Nena News

Nena News Agency “Repubblica Centrafricana: una storia di violenza e repressione all’ombra di Parigi” di Federica Iezzi

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Repubblica Centrafricana dimenticata

Nena News Agency – 30 aprile 2014

La guerra di religione è esplosa quando i Séléka, ribelli musulmani, a marzo dello scorso anno, hanno rovesciato il governo di François Bozizé e insediato Michel Djotodia, primo presidente musulmano a guidare il Paese, a maggioranza cristiana

bangui

di Federica Iezzi

Roma, 30 aprile 2014, Nena News  – E’ un piccolo paese dell’Africa centro-occidentale, la Repubblica Centrafricana. Nell’ex colonia francese da oltre un anno imperversa una guerra tra milizie islamiche e milizie cristiane. Si contano migliaia di persone mutilate a colpi di machete, ad opera di uomini che usano violenza per sopravvivere. Sconvolte le vite di civili che ancora oggi portano sui loro corpi segni di violenza e di barbarie.

La guerra di religione è esplosa quando i Séléka, ribelli musulmani, a marzo dello scorso anno, hanno rovesciato il governo di François Bozizé e insediato Michel Djotodia, primo presidente musulmano a guidare il Paese, a maggioranza cristiana.

Le milizie di Djotodia hanno via via incrementato le proprie fila con la presenza di soldati jihadisti di Ciad e Sudan. I combattenti islamici dopo aver assunto il controllo del territorio centrafricano hanno irrobustito vigorosamente i numeri di violenze e saccheggi indiscriminati. Loro bersagli principali: civili di religione cristiana e strutture come chiese e ospedali. Hanno dato alle fiamme centinaia di villaggi, torturando, stuprando le donne e uccidendo gli uomini della popolazione a maggioranza cristiana.

Si schierano così contro i Séléka le truppe anti-balaka, a maggioranza cristiana. Si tratta di gruppi esistenti, a livello locale, dal 2009, organizzati per difendere i civili da aggressioni e soprusi. Il risultato di tanta brutalità è una spirale infinita di rappresaglie, mutilazioni, genocidi e pulizie etniche.

All’inizio dell’anno il parlamento della Repubblica Centrafricana ha nominato presidente ad interim Catherine Samba-Panza.

Lo scorso dicembre l’ONU ha dato mandato alla Francia per un intervento militare, destinato a ristabilire l’ordine nel Paese. 1600 soldati francesi, a sostegno della Mission internationale de soutien à la Centrafrique sous conduite africaine (MISCA), formata da 3.600 soldati, indirizzata a salire a 6000. L’ultima missione di stabilizzazione, denominata MINUSCA, autorizza il dispiegamento di 10.000 soldati e 1.800 agenti di polizia, a partire dal prossimo settembre, che subentreranno alle unità militari del MISCA. Obiettivi: la protezione dei civili e l’allestimento di corridoi umanitari, in modo sicuro e senza ostacoli.

La Repubblica Centrafricana fin dalla sua indipendenza nel 1960 ha vissuto fasi politiche tormentate, tra regimi totalitari e colpi di stato. Le prime elezioni politiche in cui Ange-Félix Patassé diviene presidente sono datate 1993. Da allora instabilità, fino al colpo di stato, 10 anni dopo,  in cui il generale François Bozizé prende il controllo del governo. Bozizé rimane il capo indiscusso del Paese fino alla comparsa dei soldati mercenari Séléka.

Oggi le milizie cristiane hanno il controllo di tutte le principali strade del Paese. A rischio la minoranza musulmana della popolazione centrafricana, per l’ondata inarrestabile di omicidi, maltrattamenti e abusi, che sta costringendo intere comunità a lasciare il paese.

Centinaia e centinaia i morti. Solo nell’ultima settimana 600. Sono circa 750 mila gli sfollati interni, 250 mila rifugiati nei paesi confinanti, su una popolazione che non supera i quattro milioni.

Non si arresta l’arrivo nella Repubblica Democratica del Congo (nelle località di Zongo, Libenge e Gbadolite), nel Camerun (a nord nelle località di Mbaimboum e Touboro e nella regione orientale di Lolo) e nel Ciad (nei pressi della località di Bozoum) dei centrafricani in fuga dal quartiere fantasma PK12 (Point Kilométrique 12).

La Repubblica Centrafricana è scivolata prima nel caos, poi nella pulizia etnica dei musulmani. Il genocidio è stato solo schivato, obbligando i civili di fede islamica a fuggire in massa, per mettersi in salvo oltre i confini del Paese.

A Bangui piove senza tregua per giorni. La sera c’è un serrato coprifuoco. Le amministrazioni non funzionano più, banche e stazioni di rifornimento aprono solo un paio d’ore di mattina presto, le scuole sono chiuse. Nelle panchine seminate sulle strade e vicino le università non siedono più studenti che aspettano gli autobus ma giovani soldati che imbracciano kalashnikov. Nena News

 

Nena News Agency “Repubblica Centrafricana dimenticata” – di Federica Iezzi

 

 

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