Sud Sudan. Il disastro tre anni dopo l’indipendenza

Nena News Agency – 05 luglio 2014

 

Alla vigilia del terzo anno di indipendenza del Paese gli scontri tra opposte fazioni continuano. In pochi mesi, almeno 6 ospedali bruciati e distrutti. 58 i morti tra pazienti e personale sanitario 

 

Sud Sudan - Leer Hospital

Sud Sudan – Leer Hospital

 

di Federica Iezzi

Juba, 5 luglio 2014, Nena News – Il 9 luglio, tra poco meno di una settimana il Sud Sudan salta il traguardo dei tre anni di indipendenza. Dopo decenni di guerra civile, nel dicembre 2013 i ribelli antigovernativi di etnia nuer, guidati dall’ex vicepresidente Riek Machar, attaccarono la città di Bor. Così l’antico conflitto tra nuer e dinka, parzialmente sanato nel 2005, al termine della seconda guerra civile, si è travestito in conflitto politico tra Salva Kiir, attuale Presidente, e Riek Machar, leader dei ribelli. Nonostante il secondo accordo di cessate il fuoco, sigliato alcune settimane fa, gli scontri continuano e tutti i colloqui di pace sono stati sospesi.

Il ventennio di guerra civile contro il Sudan ha lasciato in eredità al nuovo Stato: territori devastati, carenza di infrastrutture come acquedotti e servizi sanitari. Secondo il dettagliato report di Medici Senza Frontiere, sulla situazione sanitaria in Sud Sudan, in pochi mesi, 6 ospedali sono stati  distrutti e bruciati e almeno 58 persone uccise al loro interno.

La campagna di devastazione è iniziata nel Bor State hospital, sulla riva orientale del Nilo, lo scorso dicembre. 14 pazienti e un membro del Ministero della Salute sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. A gennaio è stato totalmente distrutto, insieme a gran parte della città, il Leer hospital. Nell’Unity State, l’ospedale forniva assistenza medica a un’area abitata da circa 270.000 persone. Ridotti in macerie interi edifici. Smantellati laboratori, attrezzature chirurgiche, stabilimenti per la conservazione dei vaccini, banche del sangue.

Sulle rive del Nilo Bianco, lo scorso febbraio, nel Malakal teaching hospital sono morte 14 persone, tra cui 11 pazienti, a cui hanno sparato mentre erano nei loro letti.

17 tra ambulanze e mezzi sanitari sono stati rubati o distrutti. Almeno 13 episodi di saccheggio e distruzione di strutture sanitarie secondarie. In aprile, nel Bentiu State hospital almeno 28 persone sono state uccise. Lo scorso maggio documentato 1 morto nell’ospedale della città di Nasir, roccaforte dei ribelli.

Una condizione che sembra ricalcare il Darfur degli anni 2003-2006. Il conflitto che vide contrapposti i Janjawid, miliziani arabi reclutati fra i membri delle tribù nomadi dei Baggara, e la popolazione della regione sudanese, composta dai gruppi etnici Fur, Zaghawa e Masalit. Un genocidio dai numeri sconvolgenti. Le Nazioni Unite parlarono di almeno 200.000 morti (anche se fonti locali documentarono 450.000 morti) e più di 2 milioni di rifugiati.

Oltre che villaggi, scuole, chiese e moschee, la guerra distrusse sistematicamente servizi idrici e sanitari. Le strutture mediche delle ONG internazionali per anni hanno coperto le richieste sanitarie di centinaia di chilometri quadrati. Nel resto del Paese furono allestiti ospedali da campo, regolarmente saccheggiati.

Attualmente a causa del conflitto in Sud Sudan, si contano quasi 1,5 milioni di rifugiati in Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 10.000 i morti. Sullo sfondo un’incontrollabile epidemia di colera è arrivata ormai fino alla capitale Juba. In poche settimane già segnalati 1812 casi di colera, con 18 morti. Inoltre, le ultime stime dell’ONU e del Disasters Emergency Committee, prevedono una dura carestia nelle prossime settimane, che potrebbe essere la più grave dopo quella che nel 1984 colpì l’Etiopia. Donatori internazionali hanno promesso finanziamenti per 600 milioni di dollari e urgenti aiuti alimentari. Nena News

 

Nena News Agency “Sud Sudan. Il disastro tre anni dopo l’indipendenza” – di Federica Iezzi

 

http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/14_luglio_02/sud-sudan-cuore-dell-ospedale-distrutto-286fe48e-01db-11e4-b194-79c20406c0ad.shtml

 

 

 

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Sud Sudan. 20 anni di feroci conflitti

Nena News Agency – 15 maggio 2014

Fame e malnutrizione aggravano la vita a Leer, mentre viene firmato l’ennesimo vano cessate il fuoco

 

Sudan1

 

di Federica Iezzi

Leer (Sud-Sudan), 14 maggio 2014, Nena News – E’ una zona paludosa Leer, per lo più sconosciuta al mondo, fino a quando non si trivellò il sottosuolo ricco di petrolio.

Fanno da teatro in questa zona dell’estremo nord del Sud-Sudan, schieramenti ordinati di fucili, proiettili e bombe dei ribelli sudanesi contro quelle degli eserciti governativi, con accanto uno schieramento altrettanto ordinato di corpi di civili uccisi. Qui la popolazione è in gran parte di etnia nuer.

Dopo l’ultima sanguinosa guerra civile, durata più di 20 anni, il Sud-Sudan trova l’indipendenza nel 2011. Fin dalla sua nascita, il presidente del governo del Paese è stato Salva Kiir Mayardit, militare del popolo dinka, cresciuto a Bahr el Ghazal. La regione dell’oro bianco. Il fertile bacino bagnato dalle acque del Nilo.

Nel 1991, in piena guerra civile, Riek Machar, ex vice-presidente del neo sbocciato Paese, provoca la scissione dell’esercito sudanese di liberazione popolare. Il movimento ribelle viene guidato dal suo leader storico, John Garang, guerrigliero di etnia dinka di Bor. La nuova unione recluta soldati di etnia nuer, viene guidata da Riek Machar e si allea con il governo di Khartoum contro l’esercito sudanese di liberazione popolare di Garang.

Gli scontri tra le due fazioni degenerano rapidamente in conflitti tribali, provocando decine di migliaia di vittime.

Oggi ancora contro i civili, spesso sigillati dentro assedi infiniti, si ripetono bombardamenti indiscriminati, esecuzioni sommarie, stupri, privazione dei beni di prima necessità, fino alla fame, arma di guerra che ha sempre consumato la popolazione.

La vita è diventata così incomprensibilmente terrificante. Povertà assoluta, con lo stretto indispensabile per non morire. In questo Paese anche le attività più semplici privano la gente della dignità.

Molte strade sono bloccate, i ponti distrutti, spesso anche le linee telefoniche sono inutilizzabili. L’elettricità è un lontano lusso. Le abitazioni nelle città sono incompiute, con i balconi aperti come bocche sdentate e le finestre offuscate come occhiaie vuote. Gran parte della popolazione è analfabeta.

Secondo l’ONU, i morti dall’inizio dell’insensata lotta politica per il potere sono oltre 13.000. Più di 1,3 milioni di persone sono fuggite dalla loro terra a causa del conflitto di matrice interetnica, sullo sfondo della rivalità tra le tribù dinka e nuer, che ha partorito unicamente massacri e ferocia contro i civili.

3,2 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza. Solo a Leer più di 270.000 persone non hanno accesso alle cure mediche.

Meno di una settimana fa, ad Addis Abeba, il presidente Salva Kiir e il capo dei ribelli Riek Machar hanno firmato il cessate il fuoco, dopo cinque mesi di duri conflitti armati.

Ora nuvole color rame cariche di pioggia peggiorano la già vacillante sopravvivenza. La stagione delle piogge equivale a una trappola, per le fitte famiglie raccolte accanto alle proprie case, senza tetto e annerite dal fumo. Si sentono le pungenti voci dei bambini che giocano sulle strade con il fango e le grida soffocate dei 250.000 bambini consumati dalla malnutrizione. Nena News

Nena News Agency “Sud Sudan. 20 anni di feroci conflitti” – di Federica Iezzi

 

 

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