GAZA. Al via la missione di cardiochirurgia pediatrica

Nena News Agency – 05 dicembre 2014

FOTO. Riprese le missioni di cardiochirurgia pediatrica del Palestine Children’s Relief Found, nell’ospedale di Khan Younis, dopo la fine dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza

Khan Younis (Gaza Strip) - In terapia intensiva dell'European Gaza Hospital

Khan Younis (Gaza Strip) – In terapia intensiva dell’European Gaza Hospital

di Federica Iezzi

Khan Younis, 5 dicembre 2014, Nena News – E’ iniziata ieri l’undicesima missione umanitaria di cardiochirurgia pediatrica del PCRF, nell’European Gaza Hospital, di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza. La missione è guidata dal dottor Stefano Luisi, cardiochirurgo pediatra, presidente uscente dell’International Palestinian Cardiac Relief Organization.

Del team fanno parte Federica Iezzi e Massimo Padalino (cardiochirurghi pediatri), Paolo Del Sarto, Carmelo Vullo, Simonetta Maghelli, Cristiana Carollo e Piergiorgio Setti (anestesisti e intensivisti), Vittoria De Lucia (cardiologo pediatra), Dario Fichera e Jermaine Gibson (tecnici della perfusione cardiaca).

Il numero di bambini palestinesi operati al cuore nelle precedenti altre 10 missioni, ormai ha superato il centinaio. In poco meno di una settimana, sono stati programmati 10 interventi, in pazienti dai 5 agli scarsi 30 chili. Il più piccolo ha solo pochi mesi. Sono già più di quaranta i bambini visitati ed entrati subito in lista per un intervento chirurgico.

La mattina alle 7 l’ospedale freme per la preparazione della sala operatoria e della terapia intensiva, per i bambini infreddoliti dalla notte e in attesa della chirurgia. Durante i giorni di Margine Protettivo, l’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza della scorsa estate, alcune parti dell’ospedale sono state danneggiate dai bombardamenti. E i segni si vedono ancora.

Il personale non è mai mancato un giorno, lavorando al ritmo di turni di 24 ore. E lottando per non abbandonare il programma di cardiochirurgia pediatrica. Oggi ripagati di tutti gli sforzi e con il dolore della perdita di genitori, amici e fratelli, guardano sorridere Ahmed il primo bambino uscito dalla sala operatoria, dopo il tanto aspettato intervento al cuore. Nena News

 

(Nelle foto: gli anestesisti Paolo Del Sarto e Carmelo Vullo; i cardiochirurghi pediatri Federica Iezzi e Massimo Padalino; i tecnici della perfusione cardiaca Jermaine Gibson, Dario Fichera e Shady Alqhady; la cardiologa Vittoria De Lucia e gli anestesisti Carmelo Vullo e Cristina Carollo)

Nena News Agency “GAZA. Al via la missione di cardiochirurgia pediatrica” di Federica Iezzi

 

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GAZA. Ospedali sotto le bombe

Gaza City (Striscia di Gaza) 28 luglio 2014 – Al-Shifa hospital dopo il bombardamento israeliano che ha ucciso 10 bambini

 

Nena News Agency – 28 luglio 2014

 

Nella Striscia di Gaza devastati ospedali, ambulanze, servizi e forniture mediche. Colpito duramente il personale sanitario che continua, senza sosta, a curare feriti e a strappare alla morte centinaia di civili 

 

 

Striscia di Gaza - Ospedale di Beit Hanoun -

Striscia di Gaza – Ospedale di Beit Hanoun –

 

di Federica Iezzi

Khan Younis, 28 luglio 2014, Nena News – E’ il ventesimo giorno dall’inizio dell’attacco israeliano a Gaza. Il numero di palestinesi uccisi supera i 1000, per lo più civili. Almeno 194 sono bambini. I morti nelle fila dell’esercito israeliano sono 43. I feriti palestinesi sono più di 6.000 e continuano drammaticamente ad aumentare. Almeno 1300 sono bambini. Più di 165.000 i profughi.

Sabato, durante la tregua umanitaria di 12 ore – che  pareva prolungata a 24 – sono stati recuperati almeno 151 corpi carbonizzati dai bombardamenti, schiacciati sotto grigi edifici distrutti, mutilati e insanguinati. Molti di questi sono stati rinvenuti nel quartiere di Shujaya, zona est di Gaza City e nel villaggio di Khuza’a, a sud della Striscia. Continua l’incessante lavoro del personale sanitario, privo di alcuna protezione.

Secondo il Ministero della Salute palestinese dei 13 ospedali presenti nella Striscia di Gaza, 6 sono stati obiettivi dei bombardamenti indiscriminati e sono oggi danneggiati. Ventisei tra servizi medici, ambulanze, cliniche e ospedali maggiori sono stati oggetto della furia israeliana.

Dall’inizio dell’offensiva israeliana via terra, l’ultimo a essere colpito in ordine di tempo è stato l’ospedale di Beit Hanoun, a nord della Striscia. Dopo i bombardamenti di giovedì sulla scuola dell’UNRWA che accoglieva profughi palestinesi, venerdì anche il nosocomio è stato investito dai colpi dei carri armati israeliani. Al suo interno sono rimasti bloccati pazienti, civili e 61 persone dello staff medico. L’ospedale è stato parzialmente evacuato, mentre l’esercito israeliano circondava le aree limitrofe. Ieri è stata colpita un’altra ambulanza: è morto un paramedico e un altro è gravemente ferito.

Nella notte tra giovedì e venerdì è stato bombardato anche l’ospedale pediatrico al-Durrah  a Gaza City. E’ morto un bambino di due anni, già severamente ferito, in trattamento nel reparto di terapia intensiva. E i feriti sono stati almeno 30.

Giovedì della scorsa settimana, dopo l’attacco aereo israeliano, è stato completamente evacuato il centro ospedaliero geriatrico e di riabilitazione al-Wafa, nel quartiere di Shujaya. Mercoledì è stato interamente distrutto dalla pioggia di missili israeliani. Il bilancio è stato di almeno 7 cliniche mediche lesionate, 5 membri dello staff sanitario uccisi e altri 13 feriti.

Nei giorni passati è stata colpita da ininterrotti bombardamenti – insieme a 12 ambulanze – la clinica medica al-Atatra, nell’omonimo quartiere di Beit Lahiya, a nord di Jabaliya. E’ stato attaccato per la seconda volta l’ospedale Balsam, a nord della Striscia.

Lunedì scorso i carri armati hanno devastato l’ospedale al-Aqsa, a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, provocando la morte di almeno 5 persone e il ferimento di più di 50 civili. E’ stato danneggiato e reso inutilizzabile il sistema di erogazione di ossigeno dell’ospedale.

I bombardamenti non sono stati preceduti da nessun avvertimento.

L’evacuazione di molti ospedali causa l’inevitabile sovraffollamento di altri: è il caso dell’ospedale Nasser a Khan Younis, che lotta ogni giorno per far fronte alle centinaia di feriti che si riversano come fiumi nel pronto soccorso.

Nell’European Gaza Hospital di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, le notti diventano sempre più difficili. Il rumore assordante delle esplosioni e l’odore amaro della polvere da sparo riempiono la porta del pronto soccorso. Molte famiglie dormono nelle aree circostanti l’ospedale. Tutti i letti della terapia intensiva generale sono occupati, molti da donne e bambini. Il personale sanitario si avvicenda con turni di 24 ore. L’ospedale è senza elettricità e senza acqua per la maggior parte della giornata. Le sale operatorie sono state parzialmente lesionate da colpi di artiglieria, ma riescono ancora a rimanere funzionanti. La mancanza di farmaci essenziali e di forniture mediche ha raggiunto livelli critici. Pericolosi e senza copertura gli spostamenti delle ambulanze e del personale sanitario, che avvengono solo prima delle 11 di mattino, diventati, contro ogni norma del Diritto Internazionale Umanitario, target delle bombe israeliane.

Venerdì l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto la possibilità di aprire un corridoio umanitario, per consentire l’ingresso di materiale sanitario nella Striscia di Gaza e per permettere l’evacuazione di feriti. Soltanto 61 feriti hanno avuto il permesso di attraversare il valico di Rafah, al confine con l’Egitto. E’ rimasto aperto venerdì e sabato il valico di Kerem Shalom, al confine tra Striscia di Gaza, Israele ed Egitto, per l’ingresso di aiuti umanitari. Nena News

 

Nena News Agency “GAZA. Ospedali sotto le bombe” – di Federica Iezzi

 

 

 

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GAZA. Sempre più critica la situazione sanitaria

Gaza City (Gaza Strip) 20 july 2014 – Massacre in Shujaya neighborhood

 

Nena News Agency – 12 luglio 2014

 

Gli ospedali sono vicini al collasso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala l’insufficienza di forniture mediche e di carburante per i generatori autonomi di elettricità. Condizioni che non consentono di gestire l’ondata dirompente di feriti, mutilati e invalidi

 

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di Federica Iezzi

Khan Younis, 12 luglio 2014, Nena News – L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala la grave carenza nei serivizi sanitari palestinesi. Insufficienza di forniture mediche e di caburante per i generatori degli ospedali, rendono le strutture sanitarie della Striscia di Gaza inadatte a gestire l’ondata dirompente di feriti, mutilati e invalidi causata dall’offensiva aerea israeliana.

I risultati degli indiscriminati bombardamenti fanno salire ora dopo ora il numero di civili feriti, che si riversano caoticamente negli atri e negli affollati corridoi degli ospedali maggiori della Striscia. I pazienti arrivano negli ospedali in ambulanze, furgoni, auto private e taxi collettivi, senza nessuna forma di allertarmento. Il 23% sono bambini.

Attualmente almeno 250 palestinesi non hanno la possibilità di ricevere cure mediche adeguate, per la mancanza assoluta di letti e barelle nei centri di pronto soccorso. Bloccata le attività sanitarie in elezione.

Mancano farmaci di emergenza, antibiotici e antidolorifici, materiale monouso e materiale sterile. Mancano guanti, cateteri urinari, punti di sutura e attrezzature mediche diagnostiche. Crolla l’attività  dei laboratori. Pesante lo stato delle banche del sangue. Già in utilizzo le scorte di materiale, che diminuiscono severamente. Non ultime, mancano forniture di carburante medico-ospedaliero per fronteggiare le innumerevole ore in cui l’elettricità manca. Critiche le condizioni dei pazienti ammessi nei reparti di emergenza, nelle rianimazioni e nelle sale operatorie.

Nel centro della Striscia di Gaza, nei pressi dei campi profughi di al-Nussairat e al-Maghazi,  negli ultimi bombardamenti sono stati danneggiati un ospedale, tre cliniche secondarie e un centro di desalinizzazione di acqua. Secondo il portavoce del Ministero della Salute palestinese, Ashraf al-Qedra, mancherebbe il 30% dei farmaci essenziali per la cura dei feriti gravi. A Gaza rimane un’autonomia del 15% per il resto dei farmaci, utilizzati nelle cure croniche.

Il Primo Ministro palestinese, Rami Hamdallah e il Ministro della Salute palestinese, Jawad Awwad, hanno coordinato una spedizione via mare, dai territori cisgiordani, Ramallah e Nablus, di farmaci per cure croniche, come diabete e malattie renali, farmaci oncologici, soluzioni arteriose, sacche di sangue e materiale di laboratorio.

Il Qatar avrebbe donato 5 milioni di dollari per l’acquisto di forniture ospedaliere e per servizi di emergenza nella Striscia di Gaza. La donazione sarebbe stata annunciata da Muhammad al-Ummadi, membro del Ministero degli Esteri del Qatar, che presiede il Comitato per la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Intanto il personale medico gazawi lavora senza sosta, con turni logoranti senza orari.

Tre giorni fa, l’European Gaza Hospital di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, ha subito danni durante un attacco aereo avvenuto a breve distanza. Un infermeire è stato ferito. Nonostante il barbaro perpetrarsi di bombardamenti senza preavviso su case, famiglie e bambini, nei pressi dell’ospedale, il personale sanitario continua a lavorare. Divisi in tre gruppi, medici e infermieri, coprono le 24 ore.

Ormai gli spostamenti sono diventati troppo pericolosi. Alcuni non riescono ad arrivare in ospedale perché vivono troppo lontani, per affrontare, senza rischi, il cammino a piedi. A molti mancano soldi per il trasporto pubblico. L’ospedale al-Shifa, nel distretto di Rimal a Gaza City, riceve ininterrottamente da quattro giorni feriti da schegge di proiettili – pare in qualche caso anche dalle operazioni di lancio dei razzi indirizzati dai miliziani palestinesi verso Israele – vittime dei martellanti bombardamenti e dei crolli degli edifici. I 12 letti della terapia intensiva dell’ospedale sono assiduamente occupati.

Da quando, giovedì, le autorità egiziane hanno aperto il valico di Rafah, dopo estenuanti pratiche burocratiche, solo 11 pazienti con ferite gravi hanno avuto il permesso di attraversare il confine tra Striscia di Gaza ed Egitto, in ambulanza. Chiuso nuovamente ieri dopo l’opera di allertamento degli ospedali egiziani più vicini a Rafah e quelli del Sinai settentrionale. Nena News

 

Nena News Agency “GAZA. Sempre più critica la situazione sanitaria” – di Federica Iezzi

 

Gaza Strip 21 july 2014 – AlJazeeza “Deaths as Israeli tanks shell Gaza hospital”

 

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L’Egitto apre il valico di Rafah per i feriti gazawi

Striscia di Gaza – Watania Media Agency (13 luglio 2014) – Così Bombardano Gaza

 

Frontiere News – 10 luglio 2014

 

È il terzo giorno dell’operazione Protective Edge e degli assidui bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Gli ultimi aggiornamenti documentano almeno 81 morti e più di 550 feriti dall’inizio degli indiscriminati raid aerei israeliani

 

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di Federica Iezzi

Khan Younis (Striscia di Gaza) – Tutto ha avuto inizio il 12 giugno con la scomparsa di Eyal Yifrah, Gil-Ad Shayer e Naftali Frenkel, dalla colonia di Gush Etzion, in Cisgiordania, nei pressi di Hebron. I corpi senza vita dei tre ragazzi furono trovati 18 giorni dopo.

Alla notizia, è seguito l’omicidio di Mohammed Abu Khdeir, sedicenne palestinese, spietatamente bruciato, fino alla morte, nel quartiere arabo di Shu’fat a Gerusalemme Est.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha condannato aspramente l’assassinio del ragazzo palestinese. Ma, nonostante la mancanza di prove, non concede il beneficio del dubbio sull’assassinio dei tre ebrei adolescenti, per mano di Hamas.

Senza fine le rappresaglie nei territori occupati palestinesi. Da ormai 10 giorni è iniziato un vortice di attacchi aerei su Cisgiordania, Gerusalemme occupata e Striscia di Gaza. I missili lanciati dalla Striscia di Gaza, inercettati dal sofisticato sistema israeliano Iron Dome, hanno raggiunto Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, senza provocare nessuna vittima. Nella giornata di ieri di 81 missili lanciati, 21 sono stati intercettati.

Con l’operazione “Protective Edge”, scattata nella notte tra il 7 e l’8 luglio, Israele scaglia 160 raid aerei in una sola notte contro obiettivi collegati ad Hamas e obiettivi civili. I 322 raid aerei la scorsa notte, fanno salire a 750 i siti colpiti.

Se all’inizio gli attacchi aerei israeliani erano confinati a terre non abitate, a fattorie e terre coltivate, oggi vengono centrati indiscriminatamente case e strutture civili, oltre siti di addestramento di gruppi armati palestinesi.

Ashraf al-Qidra, il portavoce del Ministero della Salute palestinese, parla di almeno 81 morti, di cui 23 bambini, e più di 550 feriti nella Striscia di Gaza, dall’inizio dell’operazione militare sferrata negli ultimi giorni dall’aviazione israeliana sulla Striscia.

A Rafah, sul confine egiziano, lanciati 95 attacchi aerei. 130 missili su case, terreni agricoli, aree pubbliche comuni, tunnel di collegamento con l’Egitto e centri di formazione militare legati ad Hamas. Dozzine di bombardamenti da forze navali e forze di terra isrealiane. 5 morti. Almeno 50 feriti, tra cui almeno 10 bambini. Decine di case distrutte.

A Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, a pochi chilometri dal confine egiziano, almeno 74 attacchi aerei hanno colpito due moschee, case, terreni agricoli, ospedali e siti paramilitari. Le vittime identificate sono 27, di cui 6 bambini. Ferite centinaia di persone.

4 morti anche a Zeitoun, sud della Striscia di Gaza.

A Gaza city 42 raid aerei israeliani hanno colpito obiettivi civili. Almeno 8 sono i morti.

Nella zona centrale della Striscia di Gaza, proprietà civili nei pressi di al-Mughraqa sono state bersagli del lancio di almeno 30 missili isrealiani. 4 morti e decine di feriti. Colpiti anche i campi profughi di al-Nussairat, dove sono morte tre persone, di al-Boreij e di al-Maghazi dove sono morte altre 5 persone.

Nel nord della Striscia di Gaza, ad al-Qarara, Beit Hanun, Beit Lahia e Abraj al-Sheikh Zayed contati 112 raid aerei. Usati 114 missili contro case, civili, terreni coltivati. I morti sono saliti almeno a 25 e il numero di feriti continua ad aumentare.

Mentre il portavoce dell’Israel Defense Forces, il maggiore Peter Lerner, comunicava che Tel Aviv si stava preparando alla possibilità di inviare forze via terra nella Striscia di Gaza, come ulteriore sviluppo della campagna Protective Edge, negli ospedali della Striscia si lavora ininterrottamente, sotto i bombardamenti, per accogliere le centinaia di feriti che continuano a riversarsi negli androni.

Questa mattina aperto il valico di Rafah, al confine egiziano, esclusivamente per il trasporto di feriti gravi. Le autorità egiziane non lo aprivano dal 3 luglio. Allertati gli ospedali del Sinai, per accogliere le centinaia di feriti gazawi. Mentre il valico di Erez, al confine con Israele, è stato danneggiato da 8 missili, lanciati dall’aviazione israeliana.

Frontiere News “L’Egitto apre il valico di Rafah per i feriti gazawi” – di Federica Iezzi

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GAZA. La bambina di cristallo

Nena News Agency – 28 marzo 2014

Missione di cardiochirurgia – European Gaza Hospital – Khan Younis (Striscia di Gaza)

 

La storia di Marah, una bimba di poco più di due mesi operata al cuore per una grave cardiopatia congenita all’European Gaza hospital di Khan Younis, durante la missione italiana di cardiochirurgia pediatrica

 

di Federica Iezzi

 

Con Marah in Terapia Intensiva

Con Marah in Terapia Intensiva

 

Khan Yunis (Gaza), 28 marzo 2014 – Nena News Marah è nata nel nord della striscia di Gaza.  E’ arrivata dopo un viaggio fatto in quelli che nei territori palestinesi chiamano “taxi collettivi”, avvolta in una copertina rosa e bianca. Sotto tanti, troppi vestitini, uno strato addosso all’altro. Era con la nonna. Una donna coperta da una jalabiya scura. Aveva un velo che le copriva l’intero viso, lasciandole scoperti solo i profondi e tormentati occhi neri. La giovane mamma, coperta da un velo colorato, tentava perdutamente, con la poca esperienza, di tenere in braccio la sua bimba di cristallo.

Marah ha qualche mese di vita e pesa poco meno di tre chili. E’ venuta al mondo con una cardiopatia congenita complessa. Qui a causa dei consueti matrimoni fra cugini aumenta la facilità di nascere con malattie poco conosciute.

Un pianto disperato l’ha accompagnata sull’enorme lettino. Mentre si avvicinava alla grande apparecchiatura per fare l’ecocardiografia, Marah come tutti i bambini era intimorita da quel gigante tecnologico, a cui davi ordini schiacciando dei buffi tasti. Osservava silenziosamente tutto con curiosità. Mostrava indifesa le sue percezioni, attraverso i suoi occhi neri.

E’ già alla sua seconda visita. La prima è stata subito dopo la nascita, in un altro ospedale, non lontano da Khan Younis e dall’European Gaza hospital. Un bel giorno la famiglia si riunì e  prese l’autorevole decisione di farla visitare dai medici italiani, accolti dalla Striscia. Da lì un lungo giro di telefonate, appuntamenti mancati, relazioni cliniche mai lette, fino al momento in cui il cuore di Marah è stato sentito per la prima volta da uno degli anestesisti italiani della missione.

Nei facoltosi ospedali occidentali la chirurgia ha il delicato compito di corregge difetti al cuore tanto complicati, come quelli di Marah, con una serie di piccoli passi. Ogni piccolo passo è un nuovo intervento per il bimbo ed è una nuova sfida per la famiglia. A Marah non basta un solo intervento per guarire. Avrà bisogno di almeno due operazioni al cuore per iniziare a correre tra le dune di sabbia che costeggiano il mare nostrum.

Con una fragorosa energia ha affrontato il primo intervento. Così piccola e indifesa in sala operatoria. Il freddo guidava i gesti ripetitivi e conosciuti. Tutti i medici la circondavano e ognuno di loro dava qualcosa della sua esperienza unicamente a lei.

In terapia intensiva nei primi giorni sembrava affranta, la sua pelle era di quell’incredibile color olivastro, sottile, quasi vellutata. Ma i suoi occhi vispi brillavano ogni volta che arrivava una nuova persona a visitarla. E poi eccola che quasi insaziabile inizia a prendere il suo latte. Nessun gioco, nessun sonaglino, nessun carillon a tenerle compagnia, solo il suono pungente delle macchine della rianimazione.

Ha percorso armoniosamente questa strada in salita sotto gli occhi vigili della mamma. A volte con le lacrime, a volte con una serietà irreprensibile. A volte, mangiando, a volte dormendo, a volte facendo capricci. Ma mai lasciando andare la vita.Nena News

 

Nena News Agency “GAZA. La bambina di cristallo” – di Federica Iezzi

 

 

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La dottoressa dal velo bianco

Nena News Agency – 19 marzo 2014

Missione di cardiochirurgia – European Gaza Hospital – Khan Younis (Striscia di Gaza)

 

La storia di Shaymaa Shurrab, pediatra palestinese all’European Gaza hospital di Khan Younis, prendendosi cura dei bambini della sua terra, nonostante i mille impedimenti

 

 

di Federica Iezzi (Cardiochirurgo pediatra)

 

Shaymaa Shurrab, pediatra palestinese

Shaymaa Shurrab, pediatra palestinese

Striscia di Gaza, 19 marzo 2014, Nena News – Ci sono vite che passano inosservate, i cui ardenti racconti invece penetrano violentemente sotto la pelle. Questa è la storia della dottoressa dal velo bianco.

Il suo nome è Shaymaa Shurrab. Ha 28 anni. È nata in Arabia Saudita da una famiglia palestinese, ha trascorso la sua infanzia nel villaggio di Abha, non lontano dalle coste del Mar Rosso. Durante la guerra del Golfo del 1991 lei e la sua famiglia furono strappati dalle montagne saudite, trattenuti sul confine giordano e poi deportati nella Striscia.

I primi anni dell’adolescenza e le scuole correvano parallelamente, fino al giorno in cui, tra migliaia di studenti, le fu affidata una borsa di studio per frequentare la facoltà di Medicina in Siria, all’università di Damasco. A 16 anni si è ritrovata improvvisamente donna, senza una famiglia a cui chiedere conforto, senza la quiete dell’infanzia ma solo con responsabilità, obblighi e saggezza da imparare. Anche quegli anni passano velocemente e si ritrova medico, in un paese diverso dal suo paese che sente fortemente come la sua casa, con gente diversa dalla sua gente, che sente come la sua famiglia.

A causa dell’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza e la continua chiusura del valico di Rafah, al confine tra la Striscia e l’Egitto, i risparmi di quei quattro anni la portarono a rivedere i suoi genitori a Gaza soltanto nel 2008. Il 2008 fu un doloroso anno nel taccuino degli avvenimenti, accuratamente custodito dalla Striscia di Gaza, per i sanguinosi e selvaggi attacchi da parte delle forze israeliane contro gli obiettivi sospettati di essere legati al governo di Hamas. Parliamo di quella che oggi i libri ricordano come “operazione Piombo fuso”. Era il dicembre 2008. I morti solo durante la prima giornata di bombardamenti, un sabato di freddo sole invernale, furono 300. In tutto si contarono circa 700 vittime. In qualsiasi strada, vicolo, viale si poteva sentire l’odore di sangue, il sapore della morte, l’essenza di corpi martoriati per avere la sola colpa di difendere le loro case, le loro storie, le loro vite, le loro idee. Shaymaa per qualche mese lavora come volontario a Khan Younis, nell’European Gaza hospital. Finalmente la Rafah circondata da alte mura, apre i suoi cancelli e Shaymaa raggiunge di nuovo la Siria dove inizia la sua specializzazione in pediatria. Dopo gli 11 anni di solitudine, fede, duro lavoro, intervallati da attimi di cupo sconforto, passati a Damasco, Shaymaa oggi è la pediatra che si prende cura dei bimbi della sua terra, nonostante i mille impedimenti e gli incoerenti ostacoli.

Nella guerra civile scoppiata in Siria nel 2011, per Bashar Al-Assad ogni palestinese risultava colpevole a causa della sua nazionalità. L’unica colpa era il possesso di un passaporto palestinese. Così Shaymaa per l’ennesima volta è stata scaraventata inumanamente al di là del muro della Striscia.

Oggi, instancabile, con il suo composto hijab bianco che le tiene coperta la testa, lavora nella terapia intensiva neonatale dell’European Gaza hospital. È stata il nostro braccio destro in rianimazione durante la missione di cardiochirurgia pediatrica. Precisa, intelligente, competente cura i suoi bambini, supporta e sostiene i grigi timori dei genitori. Ed ecco il suono intenso della sua voce “the only thing that could stop me is death”. Nena News

 

Nena News Agency “La dottoressa dal velo bianco” – di Federica Iezzi

 

 

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GAZA. Dentro l’ospedale dei bambini

Nena News Agency – 15 marzo 2014

Missione di cardiochirurgia – European Gaza Hospital – Khan Younis (Striscia di Gaza)

 

La testimonianza di una delle dottoresse della missione italiana di cardiochirurgia pediatrica all’European Gaza hospital di Khan Younis.

 

di Federica Iezzi (Cardiochirurgo pediatra)

 

In operating theatre of European Gaza Hospital - Khan Younis (GazaStrip)

In operating theatre of European Gaza Hospital – Khan Younis (GazaStrip)

Khan Younis, 15 marzo 2014, Nena News – A Sud della Striscia di Gaza, un margine di terra chiusa tra il mare, l’embargo di Israele e i confini egiziani, aperti per tre giorni una volta al mese, vive un ospedale sotto il tuono dell’assedio infinito. Il continuo fuoco sulle città e sui valichi di uscita dai territori palestinesi, non frena l’umile, duro e magistrale lavoro dell’European Gaza hospital.

Operare i bambini al cuore è un dono che viene fatto a te più che a loro. Ritrovi l’essenza dell’esistenza. I medici scelgono la chirurgia per la pace. Entrare in sala operatoria, chiudere quella porta dietro la loro schiena, non ascoltare il ritmo drammatico del mondo ma solo pace. Solo silenzio. Solo l’acuirsi di quella preziosa solitudine che accompagna l’uomo ogni giorno.

E in guerra dove ritrovare questa pace? Durante la missione la mattina si entrava in sala operatoria dopo notti passate ad ascoltare il muezzin di fronte alla finestra e le bombe a due chilometri e mezzo di distanza.

Tanti edifici sono feriti da proiettili, la forma e la violenza è ben riconoscibile. La gente cauta ha poca voglia di raccontare una storia che nessuno ha mai voluto ascoltare. È la memoria della gente  a rappresentare la guida dei bambini che, a piedi scalzi e con i capelli intrisi di sabbia, riempiono le  giornate e gli animi.

Quasi tutte le mamme dei bimbi operati in terapia intensiva, indossavano il niqab. Se non c’erano  uomini, la sera, stanche, si sollevavano il velo dal viso per riposare ai piedi del letto del figlio. Erano meglio di qualunque specialista nell’amministrare le dosi di latte in polvere che il piccolo doveva ricevere. Queste donne riuscivano con ossequiosa forza a ritrovare gesti familiari, luoghi riconosciuti, oggetti e monili che facevano parte della loro quotidianità.

Dopo qualche giorno dall’intervento i bambini superavano faticosamente, senza giochi e senza lunghe corse sulla sabbia,  le loro ultime giornate di ospedale nei letti del reparto. Erano contornati dalle numerose famiglie. Era sempre una gioia partecipare al tè della mattina e del pomeriggio. La gente è gentile. Come da tradizione araba danno il benvenuto agli stranieri con una tazza calda di tè.

Tra qualche parola in arabo e qualche gesto di affetto, la giornata prendeva un pungente sapore di serenità.

Si torna a casa con un piccolo bagaglio sulle spalle di insegnamenti. Insegnamenti preziosi su spalle sempre più forti. E ti accorgi che la vera fortuna è l’incontro con l’animo generoso della gente. Nena News

 

Nena News Agency “GAZA. Dentro l’ospedale dei bambini” – di Federica Iezzi

 

 

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