NIGERIA, violenze senza fine: Boko Haram fa strage a Jos

Nena News Agency – 23 maggio 2014

E’ di 120 morti  il bilancio dell’ultimo attentato firmato dalla setta islamista che sta seminando i caos nel Paese. Presi di mira mercati, stazioni dell’autobus, scuole, chiese, moschee, caserme. Dall’inizio dell’anno sono state uccise 1.500 persone 

 

Boko Haram rebels

Boko Haram rebels

 

di Federica Iezzi

Jos (Nigeria), 23 maggio 2014, Nena News – Davano tutti le spalle all’esplosione. Erano al Terminus Market di Jos. Non hanno fatto nemmeno in tempo a sentirla che erano già tutti riversi a terra, con le fiamme che scaldavano la torrida aria della primavera subsahariana. Corpi fumanti e resti dei passeggeri dei vicini autobus sulla terra bruciata. Scaraventati a faccia in giù venditori abusivi, le donne che cucinavano la manioca e il pesce arrostito, i bambini che mangiavano arachidi. 120 morti, forse di più secondo fonti nigeriane. Centinaia i feriti. Ritorna martellante lo spettro Boko Haram. Paure che incidono sugli aspetti più elementari della vita, appartenenza etnica, religione, diseguaglianze regionali.

L’organizzazione jihadista sta seminando il caos con rapimenti, attentati, violenze e soprusi. Abuja sta diventando teatro di attentati, incendi dolosi e conflitti a fuoco, che colpiscono stazioni di polizia, uffici statali, chiese, moschee, scuole e università e di omicidi di funzionari politici, religiosi e gente comune.

Contro il governo del presidente Goodluck Jonathan, cristiano del gruppo etnico Ijaw, Boko Haram mira al riconoscimento della Shari’a come legge di Stato.

Il gruppo fu fondato nel 2002 da Ustaz Mohammed Yusuf. L’organizzatore materiale del piano di destabilizzazione della Nigeria fu ucciso nel 2009, dal governo del Paese. Da allora prese piede pacatamente la figura di Abubakar Shekau. Boko Haram è un gruppo anti-occidentale che rifiuta e si oppone all’ingerenza straniera.

Oggi gli obiettivi del gruppo sono l’imposizione di un certo modo di vivere e pensare a tutta la popolazione cristiana nel nord della Nigeria, di contrapporsi al sistema di educazione nigeriana di ispirazione britannica e di introdurre la legge islamica in tutto il Paese.

La popolazione nigeriana è divisa quasi a metà tra musulmani e cristiani. Le bande di Boko Haram da tre anni vagabondano inosservate, nel paese più popoloso e ricco di petrolio del continente africano, assaltando chiese, scuole e villaggi, compiendo stragi alla cieca di cristiani e musulmani.

Dopo il barbaro sequestro delle 223 studentesse all’inizio del mese, la settimana di sangue è iniziata con l’uccisione di almeno 47 persone in due attacchi contro i villaggi nigeriani di Alagarno e Shawa, nello stato di Borno, a nord-est del Paese. Martedì l’attentato alla stazione di autobus in una delle vie commerciali più affollate di Jos, ha preceduto l’esplosione dell’autobomba al mercato centrale e  provocato centinaia tra morti e feriti.

Ogni giorno si vedono i gesti dei ribelli in azione, durante le esercitazioni o a riposo. Ma anche il cielo cobalto sopra la terra rossa, con le sagome nere dei combattenti dal volto incorniciato dalla folta barba, alla luce dell’alba o del tramonto e le nuvole polverose delle esplosioni.

A Boko Haram sono attribuiti circa 4mila morti, decine di migliaia di feriti, sfollati e senza tetto. Nena News

Nena News Agency “NIGERIA, violenze senza fine: Boko Haram fa strage a Jos” di Federica Iezzi

 

Standard

Siria: tre anni di guerra civile

Bansky - Ragazza con palloncino

Bansky – Ragazza con palloncino

 

LiberArt – 20 marzo 2014

 

Aleppo (Siria) – Per più di cinquant’anni nessuna voce di protesta, nessuna divergenza di idee, nessun dissenso erano permessi nel regime fondato su censura e intimidazioni della dinastia al-Assad.
Prima con Hafiz al-Assad, poi con il figlio Bashar. La popolazione siriana è religiosamente ed etnicamente disomogenea e il regime non ha fatto fatica a distruggere gli animi, le convinzioni, i pensieri, le ispirazioni.
Il popolo non integralista guidato dai precetti religiosi cristiani, alawiti, islamici, sunniti o sciiti, che ha provato a uscire dalle righe esprimendo opinioni discordanti a quelle del governo siriano oggi è rinchiuso nelle insalubri prigioni disseminate in territorio siriano o è stato costretto ad abbandonare la propria terra per passare il resto della propria vita in campi profughi fuori dalla Siria. Attualmente la Giordania, il Libano, la Turchia, l’Iraq e l’Egitto sono tra i paesi che accolgono milioni di rifugiati siriani.
Tutto ebbe inizio nel 2011 con le prime rivolte e le prime sommosse civili.
Si respirava da lungo tempo un’aria carica di risentimento.

Scoppiarono una sequenza sterminata di dimostrazioni pubbliche contro il regime di Bashar al-Assad da parte del gruppo salafita Ahrar al-Sham, guidato dal precetto della Shahada.
Ad appoggiare i ribelli islamici, contro il governo siriano, entrarono il fronte Al-Nusra, un gruppo vicino all’ideaologia di Al-Qaeda e i jihadisti iracheni, con il fine ultimo di portare la legge coranica della Shari’ah in territorio siriano.
Si schierano a fianco dei miliziani anche Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
Le forze armate siriane reprimono furiosamente le rivolte. Il governo di al-Assad viene supportato dai miliziani libanesi sciiti di Hezbollah, appoggiati dall’Iran, e dalla Russia.

L’Occidente condanna le efferatezze messe in opera dal dittatore ma esclude qualsiasi intervento armato.
Siamo davvero a conoscenza di ciò che sta accadendo giorno dopo giorno in Siria? Si fa fatica a volte a tenere aggiornato il database mentale sugli avvenimenti di un luogo così bello quanto tormentato. Si contano circa 140.000 vittime.
Una guerra che per tre lunghi anni, ha sconvolto le vite di civili che ancora oggi portano sui loro corpi segni di violenza e di barbarie.
In questo paese, crocevia del Medio Oriente, si contano migliaia di persone mutilate a colpi di arma da fuoco, uomini costretti alla sopravvivenza, figli senza genitori, famiglie divise e annientate.
Per anni, durante il regime di Bashar la televisione siriana contava due canali e nel pomeriggio, dopo la scuola, iniziavano i programmi educativi, come quello dello studio della lingua araba.
Per i bambini i momenti di divertimento iniziavano con i cartoni animati dai sottotitoli in arabo e alla fine dei piani di istruzione giocavano liberi nei cortili delle grandi case dallo stile arabeggiante.

 

LiberArt “Siria: tre anni di guerra civile” – di Federica Iezzi

 

 

 

Standard