GAZA. Dopo le bombe il Wafa Hospital si ricostruisce

Nena News Agency – 03/08/2016

A due anni dall’operazione Margine Protettivo, nel quale fu distrutto dai raid israeliani, l’ospedale di Shujaiyyah prova a tornare alla normalità. Intervista al direttore sanitario, dottor Alashi

°Nuova sede el-Wafa a al-Zahara

Al-Zahara (Gaza City) – Nuova sede dell’el-Wafa Rehabilitation Hospital

di Federica Iezzi

Gaza City (Striscia di Gaza), 03 agosto 2016, Nena News – Unico ospedale riabilitativo nella Striscia di Gaza, l’el-Wafa Rehabilitation Hospital ha accolto senza sosta anziani, lungodegenti, malati, pazienti con gravi disabilità mentali e neurologiche, paraplegici e paralitici, per più di vent’anni, nel quartiere di Shujaiyya‬, a est di Gaza City.

Colpito duramente in passato da un’ostinata serie di pesanti attacchi aerei e di terra, durante le operazioni militari israeliane Piombo Fuso (2008-2009), Pilastro di Difesa (2012) e Margine Protettivo (2014), l’el-Wafa soffre ancora una grossa carenza di materiale medico e chirurgico. L’assedio nella Striscia di Gaza non permette l’ingresso di farmaci per terapie croniche, gas medicali, strumentazione sanitaria e pezzi di ricambio per equipaggiamenti danneggiati.

Durante l’ultima offensiva israeliana, a seguito di tre diversi attacchi, la struttura sanitaria è stata totalmente rasa al suolo. I raid aerei israeliani sull’ospedale sono stati mirati e precisi. Alle ufficiali e reiterate richieste di spiegazione‬, da parte dell’amministrazione della struttura sanitaria, non sono mai arrivate risposte dalle autorità israeliane.

Ancora oggi, dopo due anni, del decennale lavoro dell’el-Wafa a Shujaiyya non rimangono che vecchi fogli di terapie, coperti dalle macerie. All’ospedale è stata affidata dal Ministero della Sanità palestinese una nuova sede, nell’area di al-Zahara, alla periferia di Gaza City.

Abbiamo incontrato e intervistato il direttore generale dell’el-Wafa hospital, dr Basman Alashi.

°Fig.1 - Dr Basman Alashi nell'el-Wafa hospital

Il dr Basman Alashi nell’el-Wafa Hospital

In che modo le autorità israeliane giustificano gli attacchi e la distruzione completa dell’el-Wafa hospital?

Le autorità israeliane hanno usato due storie diverse per giustificare la totale demolizione della struttura ospedaliera.

Primo, l’esercito israeliano ha coperto l’attacco, pubblicando immagini satellitari dell’aerea del bombardamento e contrassegnando come el-Wafa, un edificio che di fatto era la sede del Right to Life Society. Nelle stesse foto satellitari le autorità israeliane hanno etichettato, senza alcun riscontro, aree adiacenti l’el-Wafa, come siti di partenza di razzi M75, da parte del braccio armato di Hamas.

°Fig.2 - Errore IDF

Il target erroneo dell’aviazione militare israeliana

Secondo, un video distribuito dall’esercito ha cercato di raccontare i bombardamenti, ma le riprese comprendevano immagini di un attacco simile all’el-Wafa, avvenuto nel 2008-2009, durante l’operazione militare israeliana sulla Striscia di Gaza ‘Piombo Fuso’.

°Fig.4 Bombardamenti dell'IDF.jpg

Bombardamenti dell’IDF sull’el-Wafa Hospital

Il 17 luglio 2014 durante la notte, l’esercito israeliano ha costretto il personale ospedaliero e i pazienti ad evacuare l’ospedale mentre era sotto attacco. Abbiamo evacuato e bloccato l’intero ospedale per proteggere gli edifici e le attrezzature. Da quel momento l’ospedale è rimasto sotto la completa sorveglianza e il totale controllo dell’esercito israeliano. La sicurezza e la salvaguardia di di edifici e materiale erano nelle loro mani. Nonostante le affermazioni fuorvianti e le infondate accuse della presenza di militanti palestinesi in aree adiacenti, l’esercito israeliano ha continuato a colpire l’ospedale e, infine, ha raso al suolo tutti e quattro gli edifici il 23 luglio 2014.

L’el-Wafa hospital, nel quartiere di Shujaiyya, era in una posizione strategica. A soli pochi chilometri dalla linea di confine tra Striscia di Gaza e Territori Palestinesi Occupati. E’ facile pensare che l’eliminazione fisica della costruzione avrebbe potuto aprire, nel corso dell’operazione Margine Protettivo, una via di passaggio delle truppe israeliane di terra. Qual è la sua opinione?

Credo che sia stato l’obiettivo principale dell’esercito. Hanno progettato meticolosamente l’attacco per impedire qualsiasi protesta da parte dei media. Hanno messo in piedi le storie del lancio dei razzi e dei colpi di arma da fuoco a partire dall’edificio ospedaliero, che hanno trasformato senza scrupolo in un centro di commando di Hamas. Sapevano bene che sarebbe stato difficile giustificare la distruzione di un ospedale noto, funzionante, con ottimi risultati clinici, esistente dal 1990.

Tutte false le giustificazioni e le ragioni raccontate, ma i media internazionali hanno rivolto lo sguardo altrove e hanno regalato a Israele per l’ennesima volta la licenza di uccidere. Il mondo dei media ha dato così il lasciapassare all’esercito israeliano: bombardare ospedali, uccidere civili innocenti e spezzare la vita di bambini nei Territori Palestinesi è consentito. E’ stato dato loro immunità e impunità.

Il periodo subito dopo il primo attacco aereo è stato un momento molto difficile: la paura e la preoccupazione dei pazienti, l’incerta evacuazione dell’ospedale. Quali sono i suoi ricordi di quei giorni?

Sono rimasto assolutamente scioccato durante il primo attacco, l’11 luglio 2014, alle 02:00 della notte. In quelle ore, abbiamo parlato con molte organizzazioni internazionali. Tutti ci hanno assicurato che il bombardamento dell’ospedale era stato un errore e non si sarebbe verificato di nuovo.

Durante la guerra, ho continuato a visitare e curare pazienti e fragili anziani. Ogni giorno e ogni notte ero profondamente preoccupato per la loro incolumità, così abbiamo deciso di spostare tutto il nostro lavoro sul primo piano dell’ospedale, per proteggere sia i pazienti sia il personale sanitario dai bombardamenti israeliani delle aree circostanti.

Non riuscivo né a capire né a credere come “l’esercito più morale del mondo” avesse potuto indirizzare bombe, granate, missili e razzi su malati, anziani e indifesi. Non riuscivo proprio a capire come una situazione del genere potesse ancora verificarsi lecitamente nel 2014.

Qual è stato il ruolo della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa durante il delicato intervento di evacuazione dei pazienti?

Abbiamo avuto continui contatti con la Croce Rossa durante il bombardamento dell’ospedale, contatti in cui è stato ribadito l’errore da parte dell’esercito israeliano di considerare come obiettivo militare l’el-Wafa. Tuttavia, gli attacchi aerei sull’ospedale non si sono fermati. Durante la giornata designata di evacuazione forzata, ho ricevuto chiamate da parte dello staff della Croce Rossa sul mio telefono personale. Queste le parole al telefono di Gail Corbett, delegata della Croce Rossa (nda infermiera inserita nei programmi di supporto della Croce Rossa neozelandese, nella Striscia di Gaza e nei Territori Palestinesi Occupati): “Mr. Alashi, ho un messaggio per lei da parte dell’esercito israeliano. Quanto tempo è necessario per l’evacuazione completa dell’ospedale?”. La mia risposta ferma è stata che avevo bisogno di almeno due ore.

Dopo alcuni minuti, ho ricevuto una seconda chiamata con un secondo messaggio, sempre dalla stessa persona. Ha detto: “La massima autorità dell’esercito israeliano ha dato l’ordine di non sparare sull’el-Wafa, ma l’ordine non ha raggiunto in tempo il livello più basso dell’esercito”. Le ho chiesto “State aiutando Israele?”. Stavano ancora bombardando l’ospedale mentre parlavamo al telefono.

Il giorno successivo, abbiamo chiesto alla Croce Rossa di darci il permesso di portare via dall’ospedale alcuni farmaci e alcune attrezzature innovative e costose. La dura risposta è stata che non potevano aiutarci ad ottenere il permesso dall’esercito israeliano. La MezzaLuna Rossa gazawi è stata disponibile nella fornitura di farmaci di emergenza durante l’offensiva. Hanno contattato diverse organizzazioni internazionali e hanno contribuito alla campagna di sensibilizzazione con l’obiettivo di porre fine agli attacchi contro strutture sanitarie. Il loro sostegno comunque è stato limitato al funzionamento di quello che era rimasto dell’ospedale.

La sede temporanea dell’ospedale è attualmente nella zona di al-Zahara, nella periferia di Gaza City. Molti strumenti, attrezzature mediche e materiali sono stati persi. Cos’è cambiato nella vita dei vostri pazienti?

Durante i primi 12 mesi dalla distruzione dell’el-Wafa, tutto il nostro personale ospedaliero ha continuato il proprio lavoro con grande esperienza e profonda conoscenza delle sfide da combattere nel post-trauma. Uno dei miei operatori sanitari mi ha detto “Ci sentiamo come negli anni ’30. Possiamo usare solo le mani per trattare il post-trauma. Senza attrezzature mediche per la diagnosi e senza medicina per ridurre il dolore”. Oggi, con l’aiuto di organizzazioni donatrici, siamo stati in grado di riportare nell’ospedale molta dell’attrezzatura perduta.

Ci può dare una descrizione dello stato d’animo dei pazienti in quelle ore? C’è una storia speciale di un paziente che vuole condividere con noi?

La storia di una paziente potrebbe descrivere tutto. E’ quella di Ayah Abadan, una ragazza di 20 anni, con emiplegia. Ricorda il giorno in cui è stato evacuato l’ospedale: lei è stata portata via su un lenzuolo. Da allora, ogni notte, sente ancora i rumori delle esplosioni, i vetri rotti, le urla e la confusione. Ricorda tutti questi eventi. E il ricordo più terrificante è il vedere quello che accade intorno a te, ma non avere la capacità di muoverti. I suoi piedi avrebbero potuto bruciare nel fuoco dell’esplosione, mentre lei sarebbe rimasta seduta e incapace di allontanarsi. Tutte queste immagini sono oggi ferme e indelebili nella sua memoria.

Ayah guarda l’ospedale distrutto dietro di sé e chiede “E ora come faccio? Come può l’esercito israeliano colpire proprio noi, pazienti e anziani paralizzati?”. L’aggressione israeliana ha creato circostanze molto complesse e difficili da risolvere per pazienti legati ad una terapia cronica, per pazienti legati ad una cura insostituibile, per pazienti la cui sola speranza, non avendo la libertà di muoversi, era legata all’unico ospedale riabilitativo presente nella Striscia di Gaza. Ayah dice che Israele deve essere ritenuto responsabile davanti al Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi contro i palestinesi.

°Fig.5 - La paziente Ayah Abadan all'el-Wafa

La paziente Ayah Abadan all’el-Wafa Hospital

Qual è la situazione dei servizi periferici di fisioterapia? L’ultima guerra ha causato almeno 11.000 feriti e la metà di loro ha bisogno di cure riabilitative particolari. Come riuscite a gestire tutti loro come unico ospedale di riabilitazione nella Striscia di Gaza?

Dal momento in cui Israele ha distrutto l’unico ospedale riabilitativo a Gaza, nessuno era in grado di ottenere e seguire un percorso di fisioterapia e rieducazione medica adeguato. Molti pazienti sono stati costretti a rimanere semplicemente a casa. In più, alcune delle loro case erano invivibili a causa di estesi danneggiamenti, elemento che ha sicuramente determinato un peggioramento della prognosi. Subito dopo la guerra, abbiamo iniziato un intenso programma di riabilitazione medica a Rafah e Khan Younis e seguito oltre 11.000 pazienti a domicilio. A Gaza City, ci siamo trasferiti nella nostra posizione temporanea a al-Zahra, continuando a ricevere pazienti.

E per il futuro dell’el-Wafa? La vostra idea è quella di tornare a Gaza City. I fondi e le donazioni saranno sufficienti per ricostruire un nuovo ospedale con tutti i servizi medici?

Abbiamo deciso di non ricostruire l’ospedale nella stessa posizione a Gaza City, cioè vicino al confine con Israele o nella zona di Shujaiyya.
Molte organizzazioni internazionali ci stanno aiutando nei lenti processi di ricostruzione dell’ospedale. Abbiamo ricevuto un terreno di 4.000 metri quadrati nel centro di Gaza come sede del nuovo ospedale. L’Islamic Bank di Jeddah ha stanziato 1,4 milioni di dollari per la prima fase della ricostruzione e ha promesso di aggiungere più fondi alla seconda fase. Anche i medici europei hanno promesso finanziamenti per apparecchiature medicali da destinare al nostro nuovo ospedale.

Il futuro è pieno di speranza finché ci saranno persone come lei che permettono al mondo di conoscere, passando attraverso disagi e sopraffazioni. La distruzione dell’ospedale non sarà dimenticata e la giustizia alla fine avrà la sua vittoria. Nena News

Nena News Agency “GAZA. Dopo le bombe il Wafa Hospital si ricostruisce” di Federica Iezzi

Annunci
Standard

GAZA: ospedali al collasso, mancano i farmaci

Il Manifesto – 05 agosto 2015

Sanità. Senza il 32% dei medicinali di prima assistenza. Le cause: embargo, crisi economica e mancata collaborazione tra Hamas e Ramallah

Rafah (Striscia di Gaza) - Al-Najjar hospital

Rafah (Striscia di Gaza) – Al-Najjar hospital

di Federica Iezzi

Gaza City (Striscia di Gaza) – Ogni strut­tura sani­ta­ria rima­sta in piedi nella Stri­scia di Gaza dopo Mar­gine Pro­tet­tivo, sta soprav­vi­vendo ad una grave carenza di far­maci e for­ni­ture medi­che. Risul­tato degli otto anni di embargo impo­sto da Israele e Egitto, di un lungo anno di crisi finan­zia­ria all’interno dell’Anp e di una mar­cata man­canza di coo­pe­ra­zione tra il governo di Ramal­lah e Hamas a Gaza. Attual­mente manca il 32% dei far­maci di assi­stenza pri­ma­ria, il 54% dei far­maci immu­no­lo­gici e il 30% dei far­maci onco­lo­gici. Sono dispo­ni­bili solo 260 dei 900 mate­riali sani­tari di con­sumo essen­ziali. Secondo il Mini­stero della Sanità pale­sti­nese nella Stri­scia sono assenti 118 tipi di far­maci (25%) e 334 pre­sidi sani­tari (37%).
Alcuni ane­ste­tici man­cano del tutto. Solo 33 dei 46 far­maci psi­chia­trici essen­ziali sono disponibili.

La con­di­zione dei malati di can­cro a Gaza è segnata dalla carenza di far­maci anti­tu­mo­rali dovuta al blocco impla­ca­bile di Israele del ter­ri­to­rio costiero pale­sti­nese, e dall’impossibilità di rag­giun­gere ospe­dali fuori dalla Stri­scia. Ogni mese solo il 10%, dei 1500 gazawi che chie­dono il per­messo di ingresso in Cisgior­da­nia, Israele e Egitto per cure medi­che, riceve un appro­priato trat­ta­mento anti-tumorale. Negli ultimi dieci anni il numero dei pazienti con can­cro nella Stri­scia di Gaza è lie­vi­tato. Car­ci­noma tiroi­deo, leu­ce­mia e mie­loma mul­ti­plo sono i tumori con più alta fre­quenza. Sotto accusa: l’uso di armi da guerra da parte di Israele in zone alta­mente popo­late, l’uso indi­scri­mi­nato di fosforo bianco già dall’offensiva mili­tare israe­liana del 2008, i con­sumi di acqua inqui­nata, l’uso di ter­reni inqui­nati per la coltivazione.

Nel dipar­ti­mento di onco­lo­gia dell’al-Shifa hospi­tal, a Gaza City, ven­gono trat­tati 150 pazienti onco­lo­gici al giorno, con tre medici, cin­que infer­mieri e solo 15 posti letto. Ogni mese 70–100 nuovi casi. Si lavora con poco meno del 40% dei far­maci anti­tu­mo­rali neces­sari. Proi­bita la radio­te­ra­pia e la tera­pia mole­co­lare, per­ché dal valico com­mer­ciale di Kerem Abu Salem, al con­fine con Israele, non entrano né i mac­chi­nari per la radio­te­ra­pia esterna né i nuovi far­maci onco­lo­gici. Dia­gnosi sem­pre meno accu­rate per la man­canza dei rea­genti di labo­ra­to­rio e dei mac­chi­nari per esami stru­men­tali. I voluti e per­pe­trati ritardi da parte delle auto­rità israe­liane nel rila­scio del nulla osta di sicu­rezza per l’importazione dei far­maci met­tono a repen­ta­glio ogni giorno la vita dei pazienti affetti da cancro.

Il pro­gramma di tra­pianti del rene, unico ini­ziato a Gaza nel 2013, è pra­ti­ca­mente fermo per­ché Israele proi­bi­sce l’ingresso degli immu­no­sop­pres­sori, cate­go­ria di far­maci uti­liz­zata per evi­tare il rigetto dell’organo. Le restri­zioni sui vali­chi di fron­tiera hanno esa­cer­bato le con­di­zioni di salute degli abi­tanti di Gaza che con­vi­vono con malat­tie cro­ni­che. I far­maci pro­ve­nienti da Israele sono molto più costosi di quelli che arri­vano dall’Egitto. Dif­fi­cili da pro­cu­rarsi per­fino anti­per­ten­sivi e anti­dia­be­tici. E una volta otte­nuti i costi sono spro­po­si­tati e le con­se­gne lente. In più l’insulina per i dia­be­tici richiede refri­ge­ra­zione costante, per poter con­ser­vare la sua effi­ca­cia, che diventa illu­so­ria in un posto in cui manca l’elettricità per 18 ore al giorno. Bloc­cate anche le dona­zioni da orga­niz­za­zioni arabe e inter­na­zio­nali attra­verso il valico di Rafah, al con­fine con l’Egitto, aperto sol­tanto per 15 giorni quest’anno.

I mate­riali sot­to­po­sti a spe­ci­fici per­messi da parte del Mini­stero della Difesa israe­liano spesso sono sem­plici pezzi di ricam­bio per appa­rec­chia­ture dan­neg­giate da anni di degrado. I cosid­detti mate­riali nella lista israe­liana «dual-use», quelli che secondo Tel Aviv pos­sono avere un duplice uti­lizzo, mili­tare e non, spesso sono rea­genti o pro­dotti chi­mici che entrano nel pro­cesso di pre­pa­ra­zione di medi­ci­nali nelle indu­strie far­ma­ceu­ti­che, che prima sod­di­sfa­vano il 15% del fab­bi­so­gno locale. In entrambi i casi ven­gono fer­mati a Kerem Abu Salem. Inol­tre i ser­vizi sani­tari a Gaza sono tenuti a pagare per il depo­sito in Israele delle attrez­za­ture medi­che acqui­state, durante gli inter­mi­na­bili con­trolli di sicu­rezza israeliani.

Il Manifesto 05/09/2015 “GAZA: ospedali al collasso, mancano i farmaci” di Federica Iezzi

Standard

Medici e infermieri di Gaza senza stipendio da un anno e mezzo

Nena News Agency – 06 marzo 2015

La debole intesa tra il governo di Fatah e quello di Hamas e le conseguenze di Margine Protettivo hanno inasprito le condizioni di vita dei dipendenti pubblici della Striscia di Gaza, prima sottopagati ora senza alcuna remunerazione

Khan Younis (Gaza Strip) - Intensive Care Unit in European Gaza Hospital

Khan Younis (Gaza Strip) – Intensive Care Unit in European Gaza Hospital

di Federica Iezzi

Gaza City, 6 marzo 2015, Nena News – Mentre continuano con moto ininterrotto le missioni umanitarie negli ospedali della Striscia di Gaza, il personale sanitario palestinese, è alla ricerca di risposte e diritti.

Mohammed, infermiere della terapia intensiva, ci racconta che è senza salario ormai da 18 mesi. Giovani come lui, dipendenti del Ministero della Salute palestinese, nonostante il costante lavoro, i turni di 12 ore, le notti in ospedale e la copertura di tutti i servizi di emergenza, non ricevono nessun compenso da oltre un anno e mezzo.

Tarek, giovane medico laureato in pediatria a Gerusalemme Est nel 2011, ci dice che l’unica sua colpa è essere giovane e aver finito di studiare in un periodo politico delicato. “Non sono né con Hamas, né con Fatah, né con Abbas. Vorrei solo essere pagato per il mio lavoro. Ho 10 bambini prematuri nella mia Unità di Terapia Intensiva Neonatale. Se non fossi venuto in ospedale oggi, probabilmente Gaza avrebbe perso altre piccole anime innocenti”.

Nella Striscia chi lavora nel settore pubblico o dipende dal governo di Ramallah, di fatto da Fatah, o da quello di Hamas. I medici più anziani che lavorano nella Striscia dipendono da Fatah e oggi, pur se tra mille difficoltà, almeno ricevono una percentuale che oscilla tra il 25 e il 60% di un salario fisso mensile. Contando che un salario completo per un medico è di circa 1500 dollari, la cifra mensile con cui bisogna abituarsi a vivere è di circa 400 dollari.

Un affitto costa dai 300 ai 700 dollari. Un pacco di riso da un chilo costa 12 shekel, poco più di 2 euro. I pannolini costano dai 20 ai 30 shekel (4-6 euro). Un litro di latte costa 7-9 shekel (un euro e mezzo). A completare il disastroso quadro, in media quattro ore di elettricità al giorno che si pagano a peso d’oro.

Quando Hamas ha preso il potere nel 2007, è emersa una spaccatura tra Gaza, controllata dal movimento islamista, e Cisgiordania, sotto il potere dell’Autorità Palestinese. Ciò ha costretto Hamas ad assumere 50.000 dipendenti pubblici in sostituzione dei precedenti 70.000, dipendenti di Fatah. I medici più giovani oggi dipendono da Hamas. Per loro nessun salario e nessun aiuto da Ramallah. Solo promesse senza riscontro. Sameh infermiere pediatrico di soli 25 anni, ha 15 sorelle e fratelli. Dopo Margine Protettivo, l’ultima offensiva militare israeliana sulla Striscia, tutti hanno perso il lavoro.

Il tasso di disoccupazione nella Striscia di Gaza sfiora il 60%. Sameh è l’unico che lavora in famiglia. Non ha stipendio e ha un bimbo di 6 mesi che deve crescere. “Le famiglie povere vengono aiutate dalle donazioni internazionali. E’ così che trovo il latte per mio figlio. Un litro di latte ad alto potere nutriente per i bambini costa 12 shekel, non me lo potrei permettere”. Eppure Sameh resta in piedi dalle due del pomeriggio alle otto della mattina successiva, per assistere i bambini in terapia intensiva. “Non permetto loro di calpestare la mia dignità”, ci dice con sguardo fisso.

L’economia del governo di Hamas è crollata con l’evoluzione, negli ultimi anni, della situazione politica in Egitto.  La fazione palestinese ha continuato a sostenere i suoi 40.000 dipendenti, ma non è stata in grado di pagare i loro stipendi a causa della forte contrazione dei ricavi, dovuta in gran parte alla decisione del presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi di distruggere la maggior parte della redditizia economia dei tunnel, sotto il confine tra Striscia di Gaza e Egitto.

Al-Sisi al posto di Mohamed Morsi, dopo il golpe militare del luglio 2013, ha significato la chiusura di circa il 75% dei tunnel al confine. Gran parte della forza economica di Hamas puntava sul commercio attraverso i tunnel.

La debole intesa tra Fatah e Hamas e le conseguenze di Margine Protettivo, hanno acuito le difficoltà. Nello scorso mese di aprile, Khaled Mashal, leader del movimento di resistenza di Hamas,  e Mahmud Abbas, presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dell’Autorità Nazionale Palestinese, hanno firmato un accordo di unità per portare Cisgiordania e Gaza sotto la giurisdizione di un governo. Il governo di consenso ha pagato 1.200 dollari a ciascuno dei 24.000 dipendenti pubblici a Gaza alla fine di ottobre, come parte dei loro stipendi arretrati. Poi più niente.

L’inizio del 2015 è stato segnato da proteste e manifestazioni per il fallimento del governo di mantenere il suo impegno a pagare gli stipendi dei dipendenti, tra cui medici e infermieri. Chiamato in causa il Ministero della Salute del governo di unità, con sede a Ramallah, che ha preso il controllo nel maggio scorso.

Quando il governo di unità ha preso il potere, molti donatori internazionali hanno caldamente esortato il non pagamento dei salari dei lavoratori del servizio pubblico nella Striscia di Gaza, per il fatto che erano dipendenti di Hamas. E molti dei donatori hanno minacciato di contenere l’assistenza finanziaria all’Autorità Palestinese.

Le proteste sono l’ennesimo ostacolo negli ospedali di Gaza, assediati ormai negli ultimi mesi dai ripetuti scioperi del personale addetto alla pulizia dei reparti. Con uno stipendio di 700 shekel al mese, meno di 200 dollari, gli addetti alle pulizie sono tra i lavoratori meno pagati a Gaza. Non ricevono uno stipendio da sette mesi. Nena News

Nena News Agency “Medici e infermieri di Gaza senza stipendio da un anno e mezzo” – di Federica Iezzi

Standard

REPORTAGE. Gaza, gli ospedali sei mesi dopo Margine Protettivo

https://www.facebook.com/federica.iezzi.16/media_set?set=a.10205909180318936.1073741837.1541863947&type=1&pnref=story

Nena News Agency – 12 febbraio 2015

L’offensiva militare israeliana ha lasciato la maggior parte degli ospedali in uno stato di emergenza giornaliera.  Un percorso tra storie e bisogni

Gaza City (Gaza Strip) - Al-Quds hospital

Gaza City (Gaza Strip) – Al-Quds hospital

di Federica Iezzi

Gaza City, 12 febbraio 2015, Nena News – “Dove va?” “Gaza”. E da allora si entra in una spirale infinita di controlli, domande, interrogatori, ispezioni, visite in uffici reconditi degli aereoporti, colloqui poco graditi con la polizia di frontiera. Come un pacco postale vieni spedito a destra e sinistra, sopra e sotto scale mobili e ascensori, dentro e fuori stanze e terminal, fino a che non riesci quasi accidentalmente ad uscire da un assurdo turbine di esaltazione e follia. E’ così che ha inizio il nostro viaggio negli ospedali massacrati da Margine Protettivo, l’ultima offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza.

All’inizio di luglio colpito dall’esercito israeliano, con azioni indirette, l’European Gaza hospital di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Evacuati terapia intensiva e reparto di pediatria.

A Khan Younis colpito anche l’al-Nasser hospital il 24 luglio. Danni un po’ più lievi

Il turnover di pazienti è continuo. Visibile la condizione di precarietà e deficienza sanitaria in cui è costretto a lavorare il personale medico. Mancano medicine e pezzi di ricambio per le apparecchiature. E l’elettricità è interrotta per più di 8 ore al giorno. Da Margine Protettivo non sono stati risparmiati gli ospedali del quartiere di Tal el-Hawa, a ovest di Gaza City. La  distruzione risale all’operazione Piombo Fuso del 2008-2009 e continua con Pilastro di Difesa nel 2012. Dichiarato dalle autorità israeliane territorio nemico, ostile, perchè controllato dal movimento islamico Hamas. L’invito a lasciare il quartiere, iniziava con un missile non esplosivo, sparato da un drone sul tetto dell’edificio, che doveva essere bombardato dalle forze aeree israeliane. Nessuno sapeva quanto tempo dopo. E così il 17 luglio sotto le bombe viene moderatamente danneggiato, rimanendo aperto, l’al-Quds hospital.

Bombardate dalla marina israeliana anche la farmacia e il laboratorio analisi della clinica Khalil al-Wazer, nel sobborgo di Sheikh Ajleen, sul lungomare di Gaza City. Oggi terreno per le scavatrici che continuano il lavoro di rimozione delle macerie. Sempre a Gaza City, vicino il quartiere cristiano, danneggiati pronto soccorso e sale operatorie e distrutti i sistemi di ventilazione meccanica dell’al-Ahli Arab hospital.

L’al-Wafa rehabilitation center, a Gaza City, ricovero per anziani e disabili del quartiere di Shujaiyya, è stato colpito duramente da raid aerei israeliani il 17 luglio. Totalmente raso al suolo da un attacco il 23 luglio. Già danneggiato un paio di settimane prima da droni israeliani, con la giustificazione che militanti palestinesi avrebbero usato l’ospedale come base di partenza di colpi di mortaio. Versione mai confermata da fonti indipendenti.

All’ospedale, con i suoi 80 pazienti con gravi disabilità, è stata affidata dal Ministero della Sanità palestinese, una nuova sede, nell’area di al-Zahara, alla periferia di Gaza City, ci racconta il dottor Basman Alashi, direttore esecutivo della struttura sanitaria. Una cucina è stata adattata a nuovo laboratorio analisi. Terrazzi e balconi sono diventati le nuove stanze per la riabilitazione.

Il Shuhada al-Aqsa Martyrs hospital, a Deir al-Balah, è stato colpito dall’esplosione di missili anticarro il 21 luglio. Distrutti totalmente i dipartimenti di medicina e chirurgia generale. Cinque persone uccise. Almeno 40 i feriti. Due ambulanze danneggiate. Garantisce servizi sanitari nell’area centrale della Striscia, agli almeno 145.000 rifugiati dei campi palestinesi di Nuseirat, Bureij, Maghazi e Deir al-Balah. Abbiamo potuto constatare in dieci minuti si possono contare almeno tre cali improvvisi di tensione elettrica. Significa niente più monitor in terapia intensiva, niente più luce in sala operatoria. Di nuovo attivo anche il servizio di dialisi. Le 21 ore giornaliere senza corrente elettrica e la carenza cronica di gasolio per i generatori, rendono per ciascun paziente, le canoniche tre sedute di dialisi settimanali, di quattro ore ognuna, sempre più impraticabili.

L’attività del Balsam hospital, a Beit Lahiya, si è fermata per un mese, dal 23 luglio, dopo che la struttura è stata gravemente lesionata dai combattimenti. Era già stata colpita dai carri armati israeliani l’11 luglio. Danneggiato gravemente il terzo piano, dove c’erano il dipartimento di chirurgia e le sale operatorie. Danni minori nel reparto di pediatria, dove hanno perso la vita quattro bambini, e nella farmacia, al primo piano. Evacuato disordinatamente nel Kamal Udwan hospital, struttura da 100 posti letto, a cui afferiscono 300 mila persone tra Beit Lahiya e il campo di Jabaliya.

Oggi nel Balsam hospital sono ripresi gli interventi di piccola chirurgia. Per le radiografie sono disponibili sono apparecchiature portatili. La pediatria conta 12-13 posti letto e la neonatologia può accogliere quattro bambini, avendo a disposizione solo due ventilatori automatici. Per gli adulti, non esiste più un reparto ma solo una sorta di pronto soccorso.

Situazione sovrapponibile nella clinica al-Atatra, a ovest di Beit Lahiya, costretta a rimanere chiusa il venerdì e il sabato per mancanza di materiali.

Il 25 luglio colpito per la seconda volta l’ospedale di Beit Hanoun, nel nord della Striscia. 50.000 erano le persone che vi afferivano. L’ospedale ha accolto e trattato almeno 30 bambini, violentemente feriti, dopo l’attacco indiscriminato del 24 luglio, sulla scuola UNRWA che ospitava più di 800 palestinesi. Il direttore medico e anestesista, Dr Aiman Hamdan, ci racconta che sono stati distrutti completamente, dai bombardamenti israeliani: pronto soccorso, sale operatorie, reparto femminile e quello pediatrico, Out-Patients Clinic e generatori centrali di elettricità. Parzialmente distrutti i sistemi di erogazione di ossigeno e i ventilatori meccanici della terapia intensiva. L’ospedale è stato evacuato nel giro di 48 ore. Rimane chiuso per 10 giorni e riprende l’attività medica solo come Primary Health Care. Dopo due settimane dall’attacco rinizia anche l’attività chirurgica con turni di 24 ore per il personale sanitario e con il ritmo di un centinaio di persone visitate ogni 10 minuti.

Oggi l’ospedale conta 70 posti letto, tra cui 10 di terapia intensiva. Nelle due sale operatorie scorrono tra mille difficoltà due interventi al giorno di chirurgia generale e chirurgia pediatrica. Le attività vanno avanti con alternativamente 6 ore di elettricità e 12 ore di buio, coperte dal lavoro dei generatori elettrici. Chiaramente il gasolio, come i materiali, le apparecchiature di sostituzione, i farmaci e le forniture di ossigeno arrivano tassativamente da Israele. E spesso nei posti letto delle terapie intensive, manca l’erogazione di ossigeno. L’attività di ricostruzione del solo immobile è garantita dai fondi stanziati dal Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Nello stesso pomeriggio, erano più o meno le quattro, bombardato il Mohammed al-Durrah Children’s hospital, nel quartiere di al-Tuffah a est di Gaza City. Due bombardamenti e almeno 3-4 colpi di mortaio centrano una fabbrica di materiale plastico a 193 metri dall’ospedale. Indirettamente e intenzionalmente l’ospedale viene colpito dalle macerie dell’azienda e viene parzialmente danneggiato. Lesionati murature, finestre, porte, macchinari. Un bambino in terapia intensiva rimane ucciso, uno gravemente ferito. 30 piccoli pazienti erano ricoverati. Dopo tre giorni nuovi raid aerei ordinati dal governo di Netanyahu che distruggono totalmente la struttura.

Evacuato per ragioni di sicurezza e per i severi danni riportati, i membri dello staff medico vedono i loro pazienti trasferiti all’al-Shifa hospital e al Rantisi specialist paediatric hospital, a Gaza City. Rimane chiuso per sei mesi. L’ingresso al pronto soccorso è stato ristabilito solo durante questa settimana, con l’odore fresco e pungente della vernice grigia sulle pareti. La terapia intensiva è passata da cinque a tre posti letto disponibili. Il reparto di pediatria da 85 a 30 letti. Ancora nessun posto di terapia intensiva neonatale. Mancano monitor, computer, facilitazioni in laboratorio e farmacia. Parzialmente danneggiati e mai sostituiti gli apparecchi per ecografia e per radiografia. Vengono utilizzati 4000 litri di gasolio al mese, per i generatori di corrente elettrica. Contando che un litro di gasolio costa tra i sei e i sette shekel, vengono  di fatto regalati ad Israele tra i 24.000 e i 28.000 shekel (l’equivalente di circa 6000 euro).

L’attacco senza distinzione sull’al-Durrah paediatric hospital è oggi tra le azioni sotto indagine, come crimine di guerra.

Il primo agosto a seguito di un raid aerei del governo di Tel Aviv, il Ministero della Salute palestinese annuncia la chiusura dello Abu Youssef al-Najjar hospital, a Rafah. Nessuna sicurezza per pazienti e staff medico. Oggi plastica e cerotti sostituiscono ancora i vetri delle finestre. Il Ministero della Sanità palestinese ha ufficialmente autorizzato allo staff dell’ospedale solo attività di emergenza. Di fatto nelle due sale operatorie ruotano circa 30 interventi a settimana.

Secondo i dati di riferimento dell’Autorità Palestinese e dell’UNRWA colpite da Margine Protettivo 101 strutture sanitarie. 18 delle quali sono state gravemente o moderatamente danneggiate. Lesionati il 66% di tutti gli ospedali della Striscia. Nena News

Nena News Agency “REPORTAGE. Gaza, gli ospedali sei mesi dopo Margine Protettivo” – di Federica Iezzi

 

Standard

GAZA. Tra embargo e monopolio

Nena News Agency – 15 gennaio 2015

Sotto la supervisione delle Nazioni Unite, da Kerem Abu Salem (Kerem Shalom), unico valico commerciale di accesso a sud della Striscia di Gaza, entrano esclusivamente materiali israeliani. Il blocco di Gaza è anche un grande affare per le imprese israeliane

Rafah (Striscia di Gaza) - Il valico di Kerem Abu Salem

Rafah (Striscia di Gaza) – Il valico di Kerem Abu Salem

Testo e foto di Federica Iezzi

Gaza City, 15 gennaio 2015, Nena News  Controllati dall’assedio israeliano e dall’omertoso appoggio egiziano, i quasi 2 milioni di abitanti della Striscia di Gaza non conoscono importazioni ed esportazioni che non passino per le rigide restrizioni imposte dal governo Netanyahu. Dal valico di Kerem Abu Salem (Kerem Shalom), si vedono sventolare la bandiera dell’Egitto, quella palestinese e, dai camion carichi di materiali, quella israeliana. Crocevia di merci, prodotti, combustibile, alimenti e acqua, tutti a rigorosissimo marchio israeliano, il valico di ingresso sulla Striscia, è calpestato dalle ruote di decine di autocarri ogni giorno.

Dunque gli abitanti di Gaza hanno poca scelta: comprare acqua israeliana o non comprarla. La bottiglia piccola costa uno shekel (21 centesimi di Euro), la bottiglia grande due shekel. Venti litri di acqua provenienti dalle stazioni di filtrazione, distrutte dall’esercito di Tel Aviv durante l’offensiva militare della scorsa estate (“Margine Protettivo”), costavano ai palestinesi esattamente come una bottiglia da mezzo litro.  Costi elevati in un quadro generale, in cui le famiglie  bisognose di Gaza ricevono, dal Ministero degli Affari Sociali, poco meno di 1000 shekel (210 Euro) ogni tre mesi. Molte persone raggiungono il luogo di lavoro a piedi, camminando per più di 15 chilometri, perché pagare 4 shekel per prendere un taxi collettivo, è una spesa troppo alta per l’economia di una famiglia. Trovare alternative ai prodotti israeliani è estremamente difficile. Dopo “Margine Protettivo”, di fatto impossibile. Si compra l’acqua con l’etichetta israeliana, trasportata dai camion israeliani.

Lo scorso ottobre, a poco più di un mese  dalla fine dell’ultima offensiva militare, è iniziata la sfilata di autoarticolati israeliani carichi di materiali da costruzione, diligentemente in fila per entrare nella Striscia di Gaza. La storia si è puntualmente ripetuta. Dopo  l’offensiva “Piombo Fuso” tra il 2008 e il 2009 fu lo stesso. Dopo quella nota come “Pilastro di Difesa” del 2012, fu lo stesso.

Sono entrate in quei giorni 600 tonnellate di cemento e ghiaia, camion carichi di ferro e di acciaio. Tutto materiale proveniente da Israele sottoposto ad un meccanismo di controllo attuato da rappresentanti delle Nazioni Unite. Garanzia perché i materiali non vengano consegnati a rappresentanti di Hamas, per la costruzione di nuovi tunnel. Garanzia, dice il governo Netanyahu, per la sicurezza dello Stato di Israele.

Oggi come in quei giorni i materiali da costruzione entrano all’ombra, si fa per dire, delle circa 18.000 case distrutte o severamente lesionate e le 32.150 parzialmente danneggiate. Cemento portland, calcestruzzo, cavi di acciaio, prodotti per isolamento termico e asfalto sono alcuni dei materiali che compaiono nella lista, redatta lo scorso anno dal Ministero della Difesa israeliano, il cui ingresso è proibito a Gaza. Un sacco di cemento da 50 kg che entra da Israele viene pagato dagli abitanti di Gaza 120 shekel. Quando il prezzo di mercato è di circa 7 dollari e mezzo.

Sotto il benestare delle Nazioni Unite, tra monopolio e embargo, i residenti di Gaza sono costretti ad acquistare i materiali di ricostruzione da fornitori israeliani designati: Nesher, Readymix e Hanson. Compagnie con sede a Tel Aviv e Ramat Gan, coinvolte peraltro nella costruzione di insediamenti illegali in Cisgiordania. Alternativa è aspettare il trasferimento dei materiali da costruzione che provengono, a prezzi esorbitanti, dal porto di Ashdod, per mezzo dell’unica società israeliana autorizzata la Taavura Holdings, tra l’altro di proprietà della Nesher.

L’unica magra consolazione per i lavoratori della Striscia di Gaza sarebbe l’esportazione dei prodotti agricoli e quelli della pesca, esclusivamente nella aree palestinesi della Cisgiordania, solo tramite società israeliane. Naturalmente i contadini palestinesi devono pagare per i cartoni e i contenitori prefabbricati israeliani e per il carburante utile al trasporto, prima che il processo di esportazione addirittura inizi. I prodotti alimentari non escono dalla Striscia da almeno cinque anni. Chili di merci vengono sistematicamente sequestrati e distrutti, sotto il pretesto che non soddisfano i criteri di Israele, causando enormi perdite ai commercianti palestinesi.

Ogni anno Gaza acquista da Israele il 90% di tutti i beni esteri presenti nella Striscia. Senza nessuna reciprocità. Prima di “Margine Protettivo”, si muoveva dalla Striscia appena il 2% di articoli palestinesi.

Gli agricoltori hanno difficoltà nella cura di frutta e verdura, perché mancano i fertilizzanti e quelli che arrivano attraverso Abu Salem, sono costosi. In più non entrano nella Striscia quelli con concentrazione di potassio superiore al 5%. Quindi la gente è obbligata a comprare la frutta e la verdura che arriva direttamente da coltivazioni israeliane. 10 shekel per due chili di frutta (l’equivalente di due euro). Il costo di un chilo di arance nel vicino Egitto, oscilla tra 1 e 2 egyptian pounds, l’equivalente di 20 centesimi di euro al massimo.

La maggior parte delle imprese manifatturiere è stata costretta alla chiusura a causa sia del divieto di esportare e sia della scarsità di importazioni di beni di consumo. Senza contare le tante fabbriche distrutte dai bombardamenti israeliani della scorsa estate. Non entrano a Gaza peraltro tessuti contenenti fibre di carbonio o tessuti di polietilene. Nena News

Nena News Agency “Gaza. tra embargo e monopolio” – di Federica Iezzi

“I camion di Kerem Abu Salem” – Reportage di Federica Iezzi

Standard

GAZA SOTTO LE MACERIE

In diretta dalla STRISCIA DI GAZA durante i giorni dell’Operazione “Protective Edge”, lanciata dal governo israeliano

Gaza Strip - 12 aug 2014 Bread for breakfast

Gaza Strip – 12 aug 2014 Bread for breakfast

26 agosto 2014 – 50esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: annunciata dal presidente palestinese Abu Mazen una tregua di lunga durata nella Striscia di Gaza, tra Israele e le fazioni palestinesi. La tregua è iniziata alle ore 19.00.

L’iniziativa egiziana per un cessate il fuoco a Gaza accettata da israeliani e palestinesi, prevede l’apertura dei valichi di Erez, Kareem Shalom, Rafah e di altri due, per consentire l’accesso degli aiuti e dei materiali per la ricostruzione, e la concessione del diritto di pesca entro 6 miglia nautiche dalla costa, contro le attuali 3 miglia, da aumentare gradualmente fino a 12, entro la fine del 2014. Israele permetterà l’arrivo di salari a 40.000 impiegati dell’Autorità Palestinese nella Striscia di Gaza. Accordo sulla cancellazione della buffer zone, nella parte orientale della Striscia di Gaza: agli agricoltori palestinesi viene consentito di avvicinarsi fino a 100 metri dal confine.

Non ancora discusse: l’apertura di un porto nella Striscia, la fine del blocco aereo, la liberazione dei prigionieri politici palestinesi, la smilitarizzazione della Striscia.

Intanto in terra israeliana crollano i consensi verso il premier Netanyahu.

Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, si contano 2155 vittime palestinesi, di cui 501 bambini e 11.100 feriti, di cui 3106 bambini, almeno 1000 dei quali con lesioni permanenti e disabilitanti. 70 le vittime sul fronte israeliano, di cui 64 soldati. Ancora 289.109 rifugiati nelle 85 scuole UNRWA della Striscia. Circa 18.000 case distrutte o severamente lesionate e 32.150 parzialmente danneggiate. Per la carenza di acqua, crescono i casi di infezioni della pelle, da funghi a scabbia. All’orfanotrofio di Al-Amal, l’unico nella Striscia, vivono almeno 300 bambini, i cui genitori sono morti durante le lunghe giornate di “Margine Protettivo”.

Secondo l’esercito israeliano, 4562 razzi e colpi di mortaio di Hamas, caduti in territorio israeliano durante l’offensiva. Almeno 5262 obiettivi colpiti a Gaza da raid dell’esercito di Tel Aviv.

15 raid aerei israeliani durante la notte sulla Striscia di Gaza, hanno distrutto “The Italian Mall” un edificio a ovest di Gaza City di 15 piani, che ospitava 100 appartamenti e locali commerciali. Almeno 2 morti e 20 feriti. Bombardata anche l’Al Basha tower a Gaza City, sede della Sawt Al-Shaab radio, voce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Avvertimenti di bombardamento anche sulla Torre Tayba-1, sul lungomare di Gaza City, poi non colpita. Adesso nel mirino i complessi residenziali.

In risposta, missili di Hamas sulla zona sud di Israele, nell’area di Eshkol e nel Neghev occidentale. 1 morto e alcuni feriti. Almeno 700 famiglie israeliane hanno chiesto al Ministero della Difesa assistenza per il trasferimento in luoghi più sicuri.

Questa notte arrestato un palestinese del movimento di al-Fatah, nel campo profughi di Tulkarem, nella Cisgiordania del nord. Arrestati 12 leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, tra Nablus, Beta e il campo rifugiati di al-Jalazun a nord di Ramallah. Dall’uccisione di Muhammad Abu Khdeir, lo scorso 2 luglio, arrestati 770 palestinesi a Gerusalemme Est, 60 dei quali sono ancora sotto custodia. Durante gli scontri con l’esercito israeliano a Beit Furik, ucciso un sedicenne. Scontri anche nei quartieri Wad al-Juz, Ein al-Luza, Shufat e Silwan, di Gerusalemme Est, a Beit Ummar e a Issawiya. 4 palestinesi interdetti per un mese, dalla moschea di al-Aqsa a Gerusalemme.

Continua il lancio di missili dal Libano nell’alta Galilea. Missili anche dalla Siria sulle alture del Golan occupate da Israele.

Danneggiate tre linee elettriche tra Israele e Striscia, che fanno scendere le ore di elettricità a Gaza da sei a quattro al giorno.

Secondo il Ministero delle Comunicazioni palestinese, durante l’offensiva del governo di Tel Aviv, uccisi 17 giornalisti nella Striscia di Gaza.

Al Jazeera ” Gaza under siege: naming the dead”

La Stampa – 26/08/2014 Fotogallery “Scatta la tregua, la festa nelle strade a Gaza”

Al Jazeera “In Pictures: Gaza celebrates long-term truce”

Il Manifesto 26/08/2014 “Gaza ottiene la tregua, non la libertà” di Michele Giorgio

HQMediaWeb “Two minutes from the Gaza Strip”

Nena News Agency “FOTO. Gaza, nella case rimaste in piedi a Khuza’a” – di Federica Iezzi

Nena News Agency “Medio Oriente. Il Natale lontano” – di Federica Iezzi

IMEMC “94 israeli ceasefire violations since august”

Nena News Agency “FOTO. Gaza, le voci di Shujaiyya” – di Federica Iezzi

Nena News Agency “Gaza. Tra embargo e monopolio” – di Federica Iezzi

“Gaza City. Nel quartiere di Shujaiyya” – Reportage e immagini di Federica Iezzi

Nena News Agency – “REPORTAGE. Gaza, gli ospedali sei mesi dopo Margine Protettivo” – di Federica Iezzi

Nena News Agency “Medici e infermieri di Gaza senza stipendio da un anno e mezzo” – di Federica Iezzi


Gaza Strip - Palestinians search for belongings amid destroyed homes that perished during an Israeli airstrike in Gaza

Gaza Strip – Palestinians search for belongings amid destroyed homes that perished during an Israeli airstrike in Gaza

25 agosto 2014 – 49esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 2123 vittime palestinesi e 10.860 feriti.

Questa notte raid aerei israeliani su almeno 30 siti, lungo la Striscia di Gaza. Ancora moschee nel mirino. Distrutte la moschea di Omar Ibn Abd al-Aziz, a Beit Hanoun, e la moschea di Ali Ibn Abu Talib, a Gaza City. Nella notte nessun missile di Hamas sul territorio israeliano.

Bombardato da F-16 israeliani il valico di Rafah.

I mediatori egiziani hanno proposto un nuovo cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza. Sarebbe stato raggiunto un accordo, tra governo israeliano e delegazioni palestinesi, per una tregua di lunga durata sulla Striscia. L’accordo comprenderebbe l’apertura del valico di Rafah e l’aumento della fishing zone a 12 miglia nautiche dalla costa. Intanto potrebbero iniziare ad entrare dal valico di Kareem Shalom i materiali per la ricostruzione di Gaza.

L’esercito israeliano ha allestito checkpoints nel villaggio di Burin a nord della West Bank.

Circa 600.000 persone a Gaza sono senza acqua corrente. Il resto della popolazione sopravvive con una o due ore di acqua corrente, ogni due giorni.

Il Manifesto 25/08/2014 “Non c’è tregua” di Michele Giorgio


Gaza Strip - Today the school year in Gaza officially began, yet most of the schools continue to function as refugee camps for the nearly 500.000 displaced palestinians

Gaza Strip – Today the school year in Gaza officially began, yet most of the schools continue to function as refugee camps for the nearly 500.000 displaced palestinians

24 agosto 2014 – 48esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: i bombardamenti israeliani non si fermano, mentre razzi lanciati da Libano e Siria in Israele hanno minacciato di intensificare il conflitto.

Lancio di 5 razzi dalla Siria verso le alture del Golan, territorio siriano occupato dal 1967. Lancio di un razzo dal Libano sulla Galilea del nord.

Prosegue il meeting a Il Cairo tra il presidente palestinese Abu Mazen e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Le richieste delle delegazioni palestinesi restano coerenti con i termini degli accordi di Oslo, firmati tra Israele e Territori Palestinesi Occupati nel 1990.

2111 vittime palestinesi. Più di 10.550 feriti. Più di 460.000 sfollati, di cui 327.118 rifugiati in scuole UNRWA. Distrutte 89 famiglie palestinesi dall’inizio dell’offensiva, secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza. 68 vittime israeliane.

Colpi di arma da fuoco israeliani su un vent’enne palestinese, nel campo profughi di Shufat, nella Gerusalemme occupata. Dall’inizio dell’offensiva israeliana, più di 550 palestinesi sono stati arrestati a Gerusalemme Est. Più di 200.000 israeliani vivono in insediamenti illegali a Gerusalemme Est. Almeno 500.000 in tutta la West Bank. Arrestati 5 palestinesi tra Nablus e Betlemme.

Oggi chiuso il valico di Erez, per attacchi con colpi di mortaio.

Per domani, le autorità israeliane hanno deciso la chiusura della moschea di Ibrahimi, a Hebron, per l’inizio del mese sacro di Helul, secondo la tradizione ebraica. La città vecchia di Hebron rimane un luogo di frequenti tensioni, per la presenza di 500 coloni israeliani, stabiliti in insediamenti illegali.

Si apre ufficialmente il nuovo anno scolastico nella Striscia di Gaza, per 700.000 studenti. Gran parte degli edifici scolastici ancora usati dalle Nazioni Unite per ospitare migliaia di sfollati palestinesi, costretti ad abbandonare le proprie case. Alla scuola elementare del quartiere di Remal, a Gaza City, i bambini hanno iniziato l’anno scolastico giocando con gli insegnanti nel cortile e improvvisando banchi per disegnare, mentre gli sfollati ospitati nell’edificio li guardavano dai balconi.

Secondo il Ministero dell’Educazione palestinese, le scuole per i bambini gazawi avranno inizio il 14 settembre.

LaPresse “Gaza, a scuola con i raid: bimbi a lezione in cortile sotto lo sguardo degli sfollati”


article-2691302-1FA107F400000578-9_964x643

23 agosto 2014 – 47esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 2105 vittime palestinesi, più di 10.550 feriti.

La settimana inizia con un bombardamento su al-Zawayda, nel governatorato di Deir al-Balah. Morte 5 persone della famiglia Dahrouj, tra cui 3 bambini.

Colpite anche la moschea di al-Aidon nel quartiere di Shujaya, a Gaza City e la moschea del villaggio di Abasan, a est di Khan Younis. Ad al-Qarara colpito un centro educativo. Raid aerei israeliani hanno distrutto la Zafer tower, edificio residenziale nel centro di Gaza City, ferendo 22 persone, tra cui almeno 11 bambini. Colpito centro commerciale a Rafah.

Continua il meeting a Doha, in Qatar, tra Abu Mazen, il presidente palestinese, e il leader di Hamas, Khaled Meshaal. Hamas sostiene la proposta dell’Autorità Nazionale Palestinese di presentare richiesta di adesione alla Corte Penale Internazionale. Probabili nuovi negoziati a Il Cairo tra Israele e delegazioni palestinesi. Incontri anche con i leader dell’Islamic Jihad e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Almeno 277 scuole governative gravemente danneggiate nella Striscia, non permetteranno ai 500.000 studenti di iniziare il nuovo anno scolastico.

A Jabalyia fucilati dalle Brigate al Qassam altri 4 palestinesi presunti collaborazionisti di Israele.

“The Gaza war map”


Watania Media Agency – 20 ago 2014 Gaza City (Gaza Strip) Wounded of israeli airstrike in al-Zaytun neighborhood arrived in al-Shifa hospital

22 agosto 2014 – 46esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Nella notte almeno 29 raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza. Continuano i colpi dall’artiglieria e dalla marina israeliana. Bombardamenti su Deir al Balah, al-Nusseirat, al-Zawayida, Khan Younis, nel quartiere di al-Qarara, Gaza City, nel quartiere di Sabra.

Il bilancio è di 2090 vittime palestinesi e più di 10.500 i feriti. 279.389 rifugiati palestinesi, in 83 scuole UNRWA e 314.000 in scuole governative.

Nell’offensiva israeliana usate 20.000 tonnellate di esplosivi su 139 metri quadrati. 8000 raid aerei: granate MK82, MK83 e MK84 lanciate da droni, apache, F15, F16 e vertical warplanes. 60.000 colpi di artiglieria.

Missili di Hamas su Sdot Negev: muore un bambino di 4 anni.

Secondo i dati dell’UNOCHA: 3000 bambini palestinesi feriti, di cui almeno 1000 con lesioni permanenti e disabilitanti. 1500 orfani. 373.000 bambini hanno bisogno di urgenti aiuti.

21 palestinesi sospettati di collaborare con il governo di Netanyahu, sono stati giustiziati dal braccio armato di Hamas. Condanne da Human Rights Watch.

Manifestazioni pro-Gaza in Cisgiordania, a Kafr Qaddum, Beit Iksa, Masara, Bilin, Nabi Saleh e Betlemme. Ancora feriti.

RaiNews “Gaza, quei pescatori nella rete dell’embargo” – Reportage di Lucia Goracci

Haaretz “The difference between children” by Gideon Levy


10574401_10152440291384145_3389299029672999912_n

21 agosto 2014 – 45esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Continuano i bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Lo Stato ebraico pronto a richiamare 2 mila riservisti. Dall’Egitto appello per la ripresa delle trattative. Nella notte, altre 18 vittime palestinesi durante i raid aerei israeliani.

Rimangono aperti il valico di Erez e quello di Kareem Shalom.

Tre comandanti delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, sono stati uccisi in un raid aereo israeliano stamattina a Rafah, nel quartiere di al-Sultan. Raid aerei su Gaza City, nel distretto di Sheikh al-Radwan e nel quartiere di al-Nasr, su Khan Younis, nel campo profughi di al-Nuseirat, su Beit Lahiya.

Continua il lancio di missili di Hamas su Israele su Beersheba, l’insediamento ebreo di Modiin Illit, nei pressi di Gerusalemme, Razzi M-75 anche su Tel Aviv.

L’esercito israeliano ha imposto il coprifuoco nel villaggio di Huwwara, nei pressi di Nablus, nel nord della West Bank. Nel 2013 ci sono stati almeno 399 episodi di violenza sui palestinesi, da parte di coloni israeliani in Cisgiordania.

Almeno 38 vittime palestinesi nella sola giornata di oggi e 200 feriti che fa salire il bilancio a 2087 vittime e più di 10.500 i feriti.

Il Manifesto “Gli orfani di Margine Protettivo” – di Michele Giorgio


223455033-afe19537-c463-4aa3-b41d-020ce98b585f

20 agosto 2014 – 44esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: dopo otto giorni tregua violata. Fermi i negoziati a Il Cairo. Dalla ripresa dei bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, si contano già 22 vittime, di cui 4 bambini, e almeno 40 feriti palestinesi.

137 missili di Hamas sulla zona di Ashkelon, a sud di Israele. 60 siti di Hamas colpiti nei bombardamenti israeliani durante la notte.

Bombardati valico di Rafah e valico di Kareem Shalom. Almeno 4 feriti e danni. A Sheikh Radwan, bombardata casa di uno dei comandanti del braccio armato di Hamas, Muhammad Deif. Sterminata la famiglia. Il comandante sembrerebbe ancora vivo.

Demolite altre 4 case palestinesi nella Cisgiordania, nel quartiere di al-Taweel del villaggio di Aqraba, nei pressi di Nablus. Dall’occupazione militare israeliana del 1967, demolite almeno 27.000 case palestinesi nella West Bank.

Il bilancio secondo i dati del Ministero della Salute palestinese è di: 2040 vittime e 10.223 feriti.

Le Corti israeliane di Ofer, Betah Tikfa, Ashkelon e Gerusalemme, estendono la detenzione per 102 palestinesi.

Le autorità israeliane intendono confinare nella città di Gerico, in Cisgiordania, la parlamentare Khalida Jarrar, del Fronte popolare per la liberazione della Palestina.


israel-gaza-conflict

19 agosto 2014 – 43esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: altre 24 ore di cessate il fuoco per consentire il proseguimento dei colloqui a Il Cairo.

Apertura dei valichi sulla Striscia, libero accesso ai materiali di costruzione sotto controllo ONU, avvio della ricostruzione di Gaza, fine del blocco dei trasferimenti monetari da e per la Striscia, estensione dell’area marittima a 9 miglia dalla costa sono i primi elementi che chiedono le delegazioni palestinesi, per attenuare l’embargo su Gaza. Discussioni rimandate di un mese per la creazione di un porto commerciale e per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi.

Secondo l’esercito israeliano, almeno 34 razzi di Hamas avrebbero colpito le città israeliane di Beersheba, Tel Aviv, Ashqelon, Netivot, Sha’ar HaNeghev. Nessun danno, nessun ferito. Netanyahu e Moshe Yaalon, Ministro della Difesa israeliano, ordinano all’esercito di Tel Aviv dura risposta sui siti strategici di Hamas, nella Striscia di Gaza.

Gli F-16 israeliani tornano a bombardare la Striscia. Almeno 30 raid a est di Rafah, Beit Lahiya, al-Maghazi, Beit Hanoun, Khan Younis, nei quartieri di al-Zaytoun e Shujaya di Gaza City, Deir al-Balah, al-Qarara, Khuza’a. Almeno 13 feriti e 3 vittime palestinesi.

Arrestati altri tre palestinesi al Jabaa checkpoint, a Gerusalemme est.


10354685_10152438341984145_5013204808734378164_n

18 agosto 2014 – 42esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: inizia l’ultimo giorno di tregua. Fino a mezzanotte il cessate il fuoco. Ancora nessun accordo.

Il Ministro degli Affari Esteri norvegese assicura che i donatori internazionali si riuniranno per la ricostruzione di Gaza, non appena si raggiungerà una tregua duratura tra Hamas e Israele.

Questa notte le forze israeliane hanno demolito le case di due palestinesi a Hebron, sospettati del sequestro e dell’omicidio dei tre coloni israeliani, lo scorso giugno. Tra il 2001 e il 2005 le forze israeliane hanno demolito 664 case, come punizione collettiva, lasciando almeno 4000 palestinesi senza abitazione.

2016 vittime e 10.196 feriti palestinesi dall’inizio dell’offensiva israeliana. 266.000 palestinesi rifugiati in scuole UNRWA e scuole pubbliche nella Striscia di Gaza.

RaiNews24 “Porto, aeroporto, economia: nella Striscia di Gaza l’orologio si è fermato” – Reportage di Lucia Goracci


Al Jazeera – With 15 of Gaza’s 32 hospitals damaged by Israeli bombardment, doctors say they don’t have the resources to deal with the thousands of people looking for medical treatment

17 agosto 2014 – 41esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: riprendono i negoziati a Il Cairo con prese di posizione rigide di Israele e Hamas, mentre sembra reggere il cessate il fuoco.

Il governo di Netanyahu rifiuta ogni accordo con le delegazioni palestinesi, se non vengono rispettate le esigenze di sicurezza di Israele. Nessuno sforzo di ricostruzione senza la piena smilitarizzazione della Striscia.

2016 vittime palestinesi, tra cui 541 bambini. 10.193 feriti, tra cui 3084 bambini. 225.831 rifugiati in 81 scuole UNRWA. 67 vittime israeliane, tra cui 5 soldati uccisi da fuoco israeliano e 3 civili.

Nella Striscia manca acqua potabile e si ha elettricità per sole 6 ore al giorno. La Palestinian Energy and Natural Resources Authority inizierà i lavori per una nuova rete elettrica che provvederà ad aumentare di 35 megawatt, l’attuale assetto elettrico.

Ieri sera centinaia di israeliani sono scesi in piazza a Tel Aviv, contro il governo Netanyahu per l’offensiva su Gaza.

Anche oggi a donne e uomini con età inferiore ai 50 anni non è stato permesso l’ingresso alla moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, per la visita di Moshe Feiglin, membro del Likud alla Knesset. Protezione da guardie israeliane pesantemente armate.


Gaza Strip - Gazan families have nowhere to go and no homes to return to

Gaza Strip – Gazan families have nowhere to go and no homes to return to

16 agosto 2014 – 40esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: regge la tregua per il quinto giorno consecutivo.

Secondo il segretario generale del Democratic Front for the Liberation of Palestine, il più grande ostacolo ai negoziati a Il Cairo è l’assedio a Gaza. Il governo di Tel Aviv reclama il diritto di assediare la Striscia fino alla completa smilitarizzazione di Hamas.

Secondo Naftali Bennett, il Ministro dell’economia israeliano, il governo di Netanyahu dovrebbe aprire i valichi con la Striscia di Gaza e aumentare la fishing zone.

Durante l’offensiva israeliana arrestati circa 250 palestinesi nella Striscia di Gaza, 3 dei quali liberati questa notte. Almeno 6500 palestinesi si trovano nelle prigioni israeliane, di questi 1500 arrestati negli ultimi due mesi. Intanto continuano gli arresti. A Salem, ad est di Nablus, arrestato oggi un diciasettenne palestinese.

Scontri a Silwad, ad est di Ramallah. Feriti due palestinesi.

Dei 365.000 sfollati palestinesi, decine vivono in tende fuori l’ospedale al-Shifa a Gaza City.

Al Jazeera “Gaza: The Road to War”


Al Jazeera – Residents of a town in the southern Gaza Strip have returned home to find much of their belongings lying under piles of rubble

15 agosto 2014 – 39esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: prosegue la tregua, dopo le incertezze di ieri.

Secondo il Palestinian Islamic Jihad un accordo definitivo tra le parti, per un duraturo cessate il fuoco, verrebbe firmato alla scadenza dei 5 giorni di tregua.

A Gerusalemme rilasciati, dalla prigione di Ashkelon e dal Russian Compound detention center, 96 palestinesi precedentemente arrestati.

Raid dell’esercito israeliano sul campo rifugiati di Aida, a Betlemme. Scontri nella zona di al-Tur, nella Gerusalemme occupata, a Hebron, Beit Furik, Nabi Saleh e Nablus. Decine i feriti. Arrestato a Hebron, durante gli scontri, Iyad Hamad, fotoreporter palestinese dell’Associated Press.

Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute di Gaza, il bilancio è arrivato a 1980 vittime palestinesi e 10.181 feriti. Danneggiati durante i bombardamenti 17 ospedali e 7 cliniche. Chiusi 10 ospedali e 44 cliniche. 22 ambulanze colpite. 83 membri del personale sanitario gazawi sono stati feriti e 19 uccisi. 16.800 case severamente danneggiate.

Rimasto aperto il valico di Kareem Shalom per l’entrata di aiuti umanitari dell’UNRWA.

Middle East Eye “Gazans pray in destroyed mosques”


Gaza Strip 07 aug 2014 - Beit Lahiya town

Gaza Strip 07 aug 2014 – Beit Lahiya town

14 agosto 2014 – 38esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: tregua prolungata di altri 5 giorni.

Nella notte, mezz’ora dopo la conferma dell’estensione del cessate il fuoco, 2 missili di Hamas su territorio israeliano e 4 raid aerei sulla Striscia, secondo il Ministero degli Interni di Gaza.

Si continua a lavorare sui negoziati a Il Cairo. Secondo Ziad al-Nakhaala, il leader del Palestinian Islamic Jihad, vicini ad una tregua duratura. Accordi raggiunti sull’espansione delle miglia di pesca dalla costa di Gaza e sull’apertura dei valichi nella Striscia. Facilitazioni per il passaggio attraverso il valico di Rafah.

Bloccato l’invio di armi a Israele, da Washington e Londra.

Dall’inizio dell’offensiva israeliana, 1416 tonnellate di aiuti umanitari entrati nella Striscia dal valico di Rafah, sotto il coordinamento della MezzaLuna Rossa egiziana.

Dopo l’uccisione a Gerusalemme Est del sedicenne palestinese Muhammad Abu Khdeir, si contano oltre 600 palestinesi detenuti. Solo questa notte 64 palestinesi arrestati nella West Bank. Altri 20 arresti tra Nablus e Betlemme.

Per il secondo giorno consecutivo la polizia israeliana vieta l’ingresso ai palestinesi nella moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme.

Più di 1950 vittime e più di 10.000 feriti palestinesi. 67 vittime israeliane, di cui 3 civili.

Colpi dall’artiglieria israeliana su terreno agricolo vicino a al-Sareej, nella zona a est di Khan Younis, a sud della Striscia.

Al Jazeera “Hunger strike”


“About Gaza” di Simone Camilli

13 agosto 2014 – 37esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: inizia l’ultimo giorno di tregua, con l’eterno dialogo tra delegazioni israeliane e palestinesi a Il Cairo.

Nella notte riprendono le irruzioni dell’esercito israeliano in case di civili, nei villaggi di Farun e Anabta, nel distretto di Tulkarem, in Cisgiordania. Altri 12 palestinesi arrestati in Cisgiordania, 57 a Gerusalemme Est.

Ancora fuoco israeliano sui pescherecci gazawi al largo di Rafah.

Missile israeliano inesploso a Beit Lahiya, provoca la morte di 5 civili, tra cui il giornalista palestinese Ali Shehda Abu Afash, e il giornalista italiano, Simone Camilli. 15 giornalisti palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana. 17 giornalisti sono stati feriti nella West Bank e 12 nella Striscia. Distrutte 16 abitazioni di giornalisti palestinesi. Oscurate dalle forze israeliane emittenti TV, radio e web palestinesi.

1951 vittime e 10.193 feriti palestinesi.

Iniziano il prossimo mese i lavori della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, per le indagini sulle violazioni del Diritto Internazionale Umanitario sulla Striscia di Gaza, durante l’operazione “Protective Edge”.

Flickr “#GazaUnderAttack”


Gaza City (Gaza Strip) 11 aug 2014 - During ceasefire palestinian fishermen head out to sea

Gaza City (Gaza Strip) 11 aug 2014 – During ceasefire palestinian fishermen head out to sea

12 agosto 2014 – 36esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: secondo giorno di tregua sulla Striscia di Gaza. Si cerca di tornare nelle proprie case, mentre i negoziati tra governo israeliano e fazioni palestinesi continuano a Il Cairo.

Secondo l’emittente televisiva israeliana Channel 2, sembrerebbero raggiunti accordi su alcuni punti: consentire ai pescatori palestinesi di arrivare fino a 12 miglia dalla costa, aumentare a 250 al giorno il numero di camion che entrano nella Striscia per importare merci, aumentare a 500 al mese i permessi ai palestinesi per attraversare il valico di Erez, permettere i trasferimenti bancari da Cisgiordania a Striscia di Gaza via Autorità Palestinese, aprire il valico di Rafah al confine egiziano, liberare i prigionieri palestinesi.

Iniziata la distribuzione da UNRWA e Ministero degli affari sociali palestinesi, di beni di prima necessità, a 143 famiglie gazawi.

Il Ministero dell’istruzione palestinese documenta la distruzione di 22 scuole e il danneggiamento di altre 119. Attualmente 28 scuole sono usate come rifugio da 30.000 sfollati. 209.522 rifugiati in 88 scuole UNRWA.

1945 vittime palestinesi. Quasi 10.000 feriti.

Marina israeliana colpisce peschereccio palestinese a 1,2 miglia dalla costa di Rafah, a sud della Striscia di Gaza, violando la tregua di 72 ore.

Questa notte arrestati altri 12 palestinesi nella West Bank.


Gaza1

11 agosto 2014 – 35esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: regge il cessate il fuoco iniziato dopo la mezzanotte. Vanno avanti le trattative a Il Cairo.

1940 vittime palestinesi. Quasi 10.000 feriti.

Riapre  il valico di Kareem Shalom, dopo il bombardamento di ieri, per l’ingresso nella Striscia di Gaza, di aiuti umanitari.

Il valico di Rafah rimane aperto solo per il passaggio di casi umanitari e per i palestinesi con passaporto straniero. Intanto nell’ospedale di el-Arish nel nord del Sinai, muore un palestinese ferito gravemente durante bombardamenti. Dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, soltanto 154 feriti palestinesi hanno ottenuto i permessi per attraversare il valico di Rafah. E soltanto 108 ambulanze con a bordo feriti hanno attraversato il valico di Erez.

AlJazeera “Khuzaa: attack and aftermath”


BuC9mSACIAASE0g

10 agosto 2014 – 34esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Raid aerei israeliani nella notte su Deir al-Balah e sul quartiere di al-Barazil, a Rafah. Uccisi altri tre palestinesi. Questa mattina raid aereo a Jabalya. Un morto. Bombardamenti su Khan Younis, Gaza City, Beit Lahiya e Beer al-Naaja. Con un colpo di arma da fuoco, un soldato israeliano, ha ucciso un bambino di 11 anni nel campo profughi di al-Fawwar, a sud di Hebron. Nella notte, ucciso un attivista di al-Fatah, in un raid israeliano nel villaggio di Qabalan, nei pressi di Nablus.

Colpiti 160 target sulla Striscia, che hanno provocato 18 decessi. Lanciati da Hamas 85 missili sul territorio israeliano.

Sale il bilancio: 1939 vittime palestinesi. 9886 feriti.

Continuano i negoziati a Il Cairo dopo lo shabbat ebraico. Delle trattative sull’apertura del valico di Rafah, dovrebbero occuparsi le autorità egiziane e palestinesi. La delegazione palestinese aspetta ancora risposte dal governo di Tel Aviv sulla fine dell’embargo, sulla costruzione di un porto e di un aereoporto nella Striscia, sul rilascio dei prigionieri palestinesi e sulla creazione di un passaggio sicuro tra Cisgiordania e Striscia.

Il governo di Netanyahu non sarà sul tavolo delle trattative fino a che Hamas continuerà il lancio di missili su Israele. Le fazioni palestinesi chiuderebbero i negoziati oggi se i delegati israeliani continuano a rifiutare la discussione.

Parte a mezzanotte una nuova tregua di 72 ore.

International Solidarity Movement “More stories from Gaza”


af6f02b2-f23a-4ba4-b9cf-049836a6ba4f

09 agosto 2014 – 33esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: ancora nessun accordo a Il Cairo tra governo israeliano e fazioni palestinesi.

Intanto continuano i bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Questa notte colpiti almeno altri 49 obiettivi lungo la Striscia.

Il numero delle vittime palestinesi è salito a 1914, di questi secondo i dati delle Nazioni Unite 1354 sono civili. 9861 feriti. Nonostante la paura, aumenta il numero di rifugati nelle scuole UNRWA: 238.097.

Negli attacchi aerei colpite le moschee di Izz Addin al-Qassam e di Shuhadaa, nei pressi del campo profughi di al-Nusseirat e la moschea di Hasan al-Banna nel quartiere di al-Zaytoun di Gaza City. Sale a 63 il numero di moschee completamente distrutte. Altre 150 danneggiate.

Bombardato anche il cimitero di Sheikh Radwan nella zona centrale della Striscia.

Danneggiate 153 scuole durante l’offensiva israeliana, di cui 90 gestite dalle Nazioni Unite.

Nella West Bank altri 15 palestinesi feriti, durante le decine di manifestazioni di protesta contro Israele.

Nel “Day of Rage” per Gaza, oggi in piazza migliaia di persone contro Israele e l’embargo della Striscia. Da Cape Town a Londra.

International Solidarity Movement “Photos: Protests for Gaza Day of Rage around the world”


Gaza, 3 agosto 2014

08 agosto 2014 – 32esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Ripresi i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza e il lancio di razzi di Hamas sulle aree a sud di Israele. Almeno 45 razzi nella zona di Ashkelon, Sderot, Eshkol e Sdot Negev.

E’ un bambino di 10 anni la prima vittima dopo la ripresa dei raid aerei, nel quartiere di Sheikh al-Radwan a Gaza City. Altri 4 morti. Almeno 31 feriti tra Gaza City, Rafah e Jabaliya. Dalla marina israeliana bombardamenti su Beit Lahiya.

Più di 1900 vittime palestinesi e 9.825 feriti. 221.554 i rifugiati negli edifici UNRWA.

Dall’inizio dell’offensiva, soltanto 90 feriti palestinesi gravi hanno ottenuto il permesso per attraversare il valico di Erez, al confine con Israele. Trattati al St Joseph’s hospital e al Maqased hospital a Gerusalemme Est, a Nazareth e negli ospedali giordani.

Le fazioni palestinesi danno parere negativo al proseguimento del cessate il fuoco, per la decisione del governo di Netanyahu di non revocare l’embargo che soffoca la Striscia ormai da 7 anni. I negoziati continuano a Il Cairo.

Ancora manifestazioni pro-Gaza in Cisgiordania. Ucciso dalle forze israeliane un palestinese a Jabal al-Tawil, vicino Ramallah.Almeno 50 feriti, di cui 40 solo a Hebron, nel quartiere di Bab al-Zawiya. 15 feriti a Nablus.

Nena News Agency “GAZA. Indagine sui crimini di guerra” – di Federica Iezzi


201484225334912734_20

07 agosto 2014 – 31esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: continua il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza tra Hamas e forze israeliane.

Ancora nessun accordo sul prolungamento della tregua. Intanto già 27.000 riservisti israeliani tornano a casa.

I dati del Ministero della Salute a Gaza parlano di 1886 vittime palestinesi e 9806 feriti.

Installati lungo la Striscia di Gaza 10 nuovi generatori di elettricità, aiuteranno in particolare la precaria situazione del settore sanitario.

Riparate 6 linee elettriche al nord della Striscia, a Khan Younis e a Gaza City.

Aperto il valico di Rafah, al confine con l’Egitto, per il passaggio di 40 tonnellate di aiuti umanitari. 7 feriti palestinesi hanno ottenuto l’utorizzazione ad attraversare il valico. Forniture mediche per l’al-Shifa hospital, a Gaza City, in arrivo dalla Giordania.

Al Jazeera “Gaza under fire. One month on”

Al Jazeera “Gaza: left in the dark”


55234cbd-06b8-43fe-a4f7-83357ba45106

06 agosto 2014 – 30esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: regge la tregua umanitaria.

Continuano i negoziati a Il Cairo tra le fazioni palestinesi (Islamic Jihad, al-Fatah e Hamas). In arrivo delegati dal governo israeliano. In Egitto anche Tony Blair, rappresentante in Medio Oriente per Stati Uniti, Russia, UE e ONU, e Robert Serry, Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente.

Il governo israeliano avrebbe respinto le richieste di costruzione di un porto e di un aeroporto a Gaza, di creazione di un collegamento diretto e sicuro tra Striscia e Cisgiordania, dell’apertura del valico di Rafah. Avrebbe invece accettato le richieste palestinesi che riguardano la fine delle operazioni militari e la revoca dell’assedio a Gaza, il rilascio dei detenuti e l’estensione della attività di pesca nella Striscia entro 12 miglia nelle acque territoriali. Israele chiede la smilitarizzazione di Gaza in cambio della ricostruzione.

Il bilancio dopo un mese di combattimenti: 1885 vittime palestinesi, di cui 430 bambini. 9567 feriti, di cui 2878 bambini. 17 palestinesi uccisi nella West Bank durante manifestazioni pro-Gaza, dall’inizio dell’offensiva israeliana. 67 vittime israeliane, di cui 64 soldati e 3 civili. 463 feriti. 32 tunnel sotterranei distrutti dalle forze israeliane. 4800 siti bombardati sulla Stiscia. 134 fabbriche palestinesi distrutte, con oltre 30.000 operai rimasti senza lavoro. 5435 case distrutte e 32.150 parzialmente danneggiate nella Striscia. Danni per 150 milioni di dollari nell’industria alimentare. 12.000 persone perdono il lavoro. Danni per 150 milioni di dollari nel settore agricolo, per 40 milioni di dollari nel settore dell’allevamento, per 10 milioni di dollari in quello della pesca. 520.000 sfollati, di cui 270.000 rifugiati nelle scuole UNRWA. 3356 razzi di Hamas lanciati sul territorio israeliano, in particolare sulle aree a sud, di cui almeno 578 intercettati dal sistema Iron Dome. Uccisi 9 giornalisti palestinesi. Chiusi 4 ospedali e 84 scuole nella Striscia per gravi danni subiti durante i bombardamenti. Danneggiati altri 13 ospedali, 10 cliniche e 13 ambulanze. 16 membri del personale sanitario gazawi uccisi e 38 feriti. Danni per oltre 500.000 dollari all’unica compagnia farmaceutica della Striscia, la Middle East Pharmaceutical and Cosmetics Laboratories  Almeno 900.000 civili senza acqua potabile. Danni per 34 milioni di dollari alla rete idrica gazawi.

Intanto, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato il disegno di legge che garantisce l’aumento di 225 milioni di dollari di fondi per finanziare Iron Dome, il sistema difensivo anti-missilistico di Israele. Invece il governo spagnolo ha bloccato per il mese di agosto le autorizzazioni per la vendita di armi a Israele.

La Corte Centrale di Gerusalemme libera 3 dei quattro israeliani accusati dell’uccisione di Mohammed Abu Khdeir, il giovane palestinese bruciato vivo, lo scorso 2 luglio, in un bosco presso il villaggio di Deir Yassin.

Il Manifesto “Pronti ad attaccare ancora” di Michele Giorgio

Al Jazeera “The Gaza tunnels”


Gaza, 3 agosto 2014

05 agosto 2014 – 29esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: tregua umanitaria di 72 ore (dalle 08.00).

Ritiro delle truppe di terra israeliane che rimarranno sul confine tra Striscia e Israele.

1875 vittime palestinesi. 9567 feriti. 267.960 rifugiati nei 90 edifici UNRWA. 64 soldani israeliani uccisi e 3 vittime civili.

Intanto a Il Cairo continuano i negoziati tra Hamas, Islamic Jihad e rappresentanti dell’Autorità Nazionale Palestinese. Richieste: cessate il fuoco, ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia, la fine dell’assedio e dell’embargo, l’apertura dei valichi, il diritto di pesca fino a 12 miglia nautiche dalla costa e il rilascio dei prigionieri palestinesi.

Attesi i rappresentanti della politica israeliana.

Le autorità israeliane annunciano la distruzione dei 32 tunnel sotterranei che collegavano Gaza a Israele.

300 camion carichi di medicine e cibo, dal valico di Kerem Shalom, sono attesi nella Striscia di Gaza.

Incontro tra Riyad al-Maliki, ministro degli Affari Esteri palestinese, e i rappresentanti della Corte Penale Internazionale. Discussa l’adesione allo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale e la denuncia dei crimini di guerra del governo Netanyahu.

International Solidarity Movement “Short stories from Gaza”

La storia del conflitto israelo-palestinese


Al Jazeera Arabic – Khuza’a (Gaza Strip)

04 agosto 2014 – 28esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: tregua umanitaria unilaterale di 7 ore (dalle 10.00 alle 17.00) sulla Striscia di Gaza, fatta eccezione nelle zone ad est di Rafah, dove continuano da giorni gli scontri tra le forze israeliane e quelle di Hamas.

Intanto almeno 16 palestinesi sono morti e 30 sono rimasti feriti, nel corso di attacchi dell’aviazione e dell’artiglieria israeliana nel campo profughi di al-Shati a Gaza City, nel campo profughi di al-Nusseirat e in quello di Tal al-Zaatar (nel centro e nel nord della Striscia), ad al-Qarara, a Beit Hanoun e a Rafah, dalla mezzanotte.

Durante il cessate il fuoco, le vittime sono state 21 e i corpi recuperati dalle macerie 32. Si contano così 1865 vittime palestinesi. 9470 feriti. 475.000 sfollati, di cui almeno 270.000 vivono nelle scuole UNRWA.

Difficoltosa la fornitura di acqua potabile a Rafah e Khan Younis. Distrutto il 70% dei pozzi d’acqua, nella Striscia.

Con la morte della piccola, di 8 anni, Aseel Muhammad al-Bakri, nel campo profughi di al-Shati, a Gaza City, i bambini vittime dell’offensiva israeliana salgono a 392, superando i numeri dell’operazione militare “Cast Lead”. A Khan Younis 116 bambini uccisi, a Gaza City 101, nella zona nord della Striscia 71, a Rafah 53, nella parte centrale della Striscia 51.

Secondo il Ministero delle infrastrutture palestinese, le aree della Striscia di Gaza maggiormente colpite e distrutte dai bombardamenti israeliani, sono il quartiere di Shujaya, a Gaza City, Beit Hanoun, nel nord della Striscia, e Abasan, nel governatorato di Khan Younis.

Hamas e Jihad Islamica sarebbero prossime ad annunciare una tregua umanitaria di 72 ore, risultato degli incontri a Il Cairo. Il governo di Netanyahu accetta.

AlJazeera “GAZA A life under siege”


http://www.lastampa.it/2014/08/03/multimedia/esteri/gaza-strage-vicino-alla-scuola-onu-IT1bHgACdil5LToT1kuxNP/pagina.html

532140403

03 agosto 2014 – 27esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: intensi raid aerei durante la notte sulla Striscia di Gaza. Il Ministero della Sanità palestinese parla di: 1810 vittime palestinesi e almeno 9370 feriti.

L’esercito israeliano ha annunciato la morte in combattimento del soldato Hadar Goldin, ritenuto inizialmente catturato da Hamas.

Nonostante la ridistribuzione fuori dalle aree urbane gazawi, le truppe israeliane di terra mantengono una buffer zone di 500 metri al confine con la Striscia.

Continua il massacro nei pressi di Rafah, nel sud della Striscia. Colpita in un raid aereo israeliano scuola UNRWA a Rafah, che ospitava 3000 rifugiati. Almeno 10 vittime e 50 feriti. Settimo attacco israeliano a edifici UNRWA.

Dalla scomparsa dei tre coloni israeliani, più di 1500 palestinesi arrestati nella Striscia di Gaza e nella West Bank. Il numero di palestinesi nelle prigioni israeliane sale così a 6500.

BBC News 03 aug 2014 “Gaza crisis: chaos after deadly strike at UN school”


5c8c2599-8687-44bd-b102-554aa5c01106

02 agosto 2014 – 26esimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Intorno alla mezzanotte, il governo egiziano ha deciso l’apertura del valico di Rafah, per permettere l’evacuazione dei feriti gazawi, dopo i pesanti bombardamenti israeliani di ieri, che hanno provocato solo a Rafah 102 morti e almeno 350 feriti.

Bombardata l’Islamic University of Gaza. 137 scuole della Striscia danneggiate dall’inizio dell’offensiva israeliana.

Bombardate la moschea Imam al-Shafee, nel quartiere di al-Zaytoun, a Gaza City e l’antica moschea al-Omari a Jabaliya. Più di 10 moschee completamente distrutte, altre 80 moschee e due chiese danneggiate nei 26 giorni di conflitto.

Colloqui per un “cessate il fuoco” a Il Cairo, tra i rappresentanti di Palestine Liberation Organization, Hamas e Islamic Jihad. Tel Aviv ha annunciato che non parteciperà ai colloqui in programma a Il Cairo, per tentare di raggiungere una tregua definitiva.

Annuncio da parte dei media israeliani, di un eventuale parziale ritiro unilaterale delle truppe, preso dal governo Netanyahu.

Continua la martellante campagna di distruzione dei tunnel di Hamas.

Forze israeliane ridistribuite  fuori dalle aree urbane di Gaza, ma “Protective Edge” va avanti.

L’ambasciatore palestinese in Egitto annuncia l’aumento della distribuzione di elettricità sulla Striscia di Gaza, da parte del governo egiziano, da 27 a 32 megawatt, a partire da agosto.

Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute palestinese: 1712 vittime palestinesi, di cui 354 bambini. 9080 feriti, di cui 2502 bambini. 254.188 rifugiati.


Rafah border crossing closed

Rafah border crossing closed

01 agosto 2014 – Venticinquesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: accettata dal governo di Tel Aviv e da Hamas la tregua umanitaria di 72 ore, che è iniziata stamattina alle 8:00.

Solo due ore dopo, cessate il fuoco non rispettato sia dalle forze israeliane, sia da Hamas. Serrati bombardamenti israeliani a Gaza City, Beit Hanoun, Khan Younis, nei pressi di Rafah e al-Nasser. Almeno 121 morti e 350 feriti palestinesi. Missili di Hamas nei pressi di Karem Shalom.

Sarebbe stato catturato dal braccio armato di Hamas un soldato israeliano durante gli scontri a Rafah.

Ufficialmente revocata la tregua da parte di Tel Aviv.

Colpito il Youssef al-Najjar hospital a Rafah. Dall’inizio dell’offensiva israeliana, danneggiati 13 ospedali, 10 cliniche e 13 ambulanze nella Striscia. 16 membri del personale sanitario gazawi uccisi e 38 feriti.

Secondo il Ministero della Salute palestinese, evacuato il Youssef al-Najjar hospital a Rafah. E’ il quarto ospedale chiuso dall’inizio del conflitto, dopo l’al-Wafa Rehabilitation hospital e l’al-Durrah Paediatric hospital, a Gaza City, e il Beit Hanoun Hospital.

Il valico di Rafah continua a rimanere chiuso. Trattati dagli ospedali egiziani di El-Arish, Ismailyya e Il Cairo soltanto 140 palestinesi feriti che hanno ottenuto il permesso di attraversare Rafah, dall’inizio dell’offensiva.

In 50.000 a Hebron, per manifestazione pro-Gaza. 90 feriti negli scontri con l’esercito israeliano. A Ramallah 1 morto e 15 feriti. 1 morto a Tulkarem. Le vittime durante manifestazioni di protesta salgono così a 13 nella West Bank.

Almeno 1500 vittime palestinesi. Quasi 9000 feriti nella Striscia di Gaza. 63 soldati israeliani e 3 civili uccisi, più di 400 feriti. 250.000 palestinesi, rifugiati negli edifici dell’UNRWA a Gaza.

Aperte altre 3 scuole UNRWA a Rafah. Il totale dei rifugi UNRWA a disposizione dei civili palestinesi sale a 90.

Al Arabiya News

Ma’an News Agency


Gaza Strip - Shymaia suffered internal bleeding and was hospitalised at the Shifa hospital in Gaza City

Gaza Strip – Shymaia suffered internal bleeding and was hospitalised at the Shifa hospital in Gaza City

31 luglio 2014 – Ventiquattresimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

I numeri dell’Operazione “Protective Edge”, sorpassano quelli dei 22 giorni dell’offensiva “Cast Lead” del 2008-2009, in cui si contarono, nella Striscia di Gaza, 1417 vittime e 5303 feriti.

Nel 2005 durante l’operazione “Disengagement” si contarono 112 vittime palestinesi e 27 israeliane.

Nel 2012 l’operazione “Pillar of defence”, ha provocato la morte di 2332 palestinesi e 61 israeliani.

Ad oggi 1422 vittime, di cui 345 bambini. I feriti hanno raggiunto quota: 8265, di cui 1786 bambini. 225.178 rifugiati nelle scuole UNRWA.

Il portavoce del Ministero della Salute a Gaza, Ashraf al-Qidra, parla di 4.987 case distrutte, lungo la Striscia, e 26.270 case danneggiate.

L’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di mobilitazione, per ulteriori 16.000 riservisti, per le turnazioni delle truppe via terra.

Dall’inizio del conflitto, solo 110 palestinesi feriti gravemente, hanno avuto l’autorizzazione ad attraversare il valico di Rafah, per ricevere cure negli ospedali egiziani.

Rifornimento di artiglieria a Israele, da parte degli Stati Uniti. Continua la campagna di Netanyahu sulla distruzione dei tunnel di Gaza.

Al Jazeera “Interactive: #GazaUnderAttack”


Jabalya (Gaza Strip) 30 luglio 2014 - Scuola UNRWA colpita dai bombardamenti israeliani

Jabalya (Gaza Strip) 30 luglio 2014 – Scuola UNRWA colpita dai bombardamenti israeliani

30 luglio 2014 – Ventitreesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Colpita un’altra scuola UNRWA, a Jabalya, nel nord della Striscia di Gaza, che dava rifugio a 3300, degli ormai 215.000 rifugiati. Almeno 16 vittime.

Iniziata una tregua umanitaria di 4 ore (dalle 15.00), solo nelle zone dove non sono in corso combattimenti.

Nell’ultimo giorno della festa islamica dell’Eid al-Fitr, bombardamento da parte dell’aviazione israeliana sul mercato di Shujaya, a Gaza City. Almeno 17 le vittime. Più di 200 i feriti, trasportati all’ospedale al-Shifa. Non rispettata la tregua umanitaria.

Le vittime palestinese nelle ore della “tregua”, sono almeno 34. Ritrovati i corpi di almeno 20 palestinesi sotto le macerie di edifici bombardati nel nord della Striscia.

Secondo i dati del ministero della Salute palestinese, l’ultimo bilancio è di 1360 vittime e 7677 feriti palestinesi. 7 feriti palestinesi attraversano il valico di Rafah, al confine con l’Egitto.

Al Jazeera “Gaza market bombed during Israel army pause”


Gaza Strip – Israel shell Gaza’s sole power plant

29 luglio 2014 – Ventiduesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Solo nella giornata di oggi, secondo giorno della festa dell’Eid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan, 120 vittime palestinesi. In totale raggiunti 1130 morti, di cui quasi 300 bambini. 6720 feriti, di cui almeno 1300 bambini.

Colpite la sede della stazione televisiva palestinese al-Aqsa.

Bombardata unica centrale elettrica di Gaza funzionante. 5 delle 10 linee elettriche nella Striscia di Gaza, sono state gravemente danneggiate dagli attacchi israeliani. Gaza City ha meno di due ore di elettricità al giorno.

Nena News Agency “DIRETTA. Notte di sangue a Gaza”


Gaza City (Gaza Strip) – Israeli forces bombed al-Shifa hospital and a park near the beach in Gaza City, killing at least 10 children on the first day of the Eid al-Fitr holiday

28 luglio 2014 – Ventunesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: Eid al-Fitr.

Inizia la festa di tre giorni che chiude il mese di Ramadan, con più di 1060 morti e 6000 feriti. Più di 165.000 i profughi. I morti nelle fila dell’esercito israeliano sono 43. Solo nel primo giorno dell’Eid al-Fitr 44 palestinesi uccisi. Almeno 12 corpi ritrovati sotto le macerie.

Continuano i bombardamenti: sul campo profughi di al-Nusseirat e su Khan Younis. Raid aerei su tutta la Striscia. Bombardata la zona circostante l’ospedale al-Shifa a Gaza City e un parco giochi vicino la spiaggia di Gaza City, nei pressi del campo profughi di al-Shati. Uccisi almeno 10 bambini.

Nena News Agency 28/07/2014 “GAZA. Ospedali sotto le bombe” – di Federica Iezzi


14642769551_72aede815a_c

27 luglio 2014 – Ventesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

L’ultimo giorno di Ramadan a Gaza, inizia con un bilancio di 1062 vittime palestinesi. Più di 6000 feriti. 200.000 rifugiati nelle scuole UNRWA.

L’ONU chiede una tregua umanitaria di 24 ore. Hamas accetta. Israele rifiuta.

Anche l’esercito egiziano continua lo smantellamento dei tunnel sotterranei da Gaza. Distrutti altri 13.


gaza-macerie

26 luglio 2014 – Diciannovesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: tregua umanitaria di 12 ore nella Striscia di Gaza (dalle 8.00 alle 20.00).

Recuperati almeno 151 corpi carbonizzati dai bombardamenti, schiacciati sotto grigi edifici distrutti, mutilati e insanguinati. Molti di questi sono stati rinvenuti nel quartiere di Shujaya, zona est di Gaza City e nel villaggio di Khuza’a, a sud della Striscia. Continua l’incessante lavoro del personale sanitario, privo di alcuna protezione.

Nelle ore precedenti l’inizio della tregua, nuovi bombardamenti a Khan Younis, a sud della Striscia. Uccisi 35 civili. Sterminata una famiglia di 20 membri, nel campo profughi della città.

Chiesta l’estensione della tregua di ulteriori 12 ore. Non rispettata.

Continua la distruzione dei tunnel di Gaza, da parte delle forze israeliane.

Bilancio: 1032 vittime palestinesi. 5900 feriti. Secondo i dati delle Nazioni Unite 165mila sfollati.

Il Manifesto 26/07/2014 “Ritorno tragico tra le macerie di Gaza” – di Michele Giorgio


Striscia di Gaza 25 luglio 2014 - Ospedale di Beit Hanoun

Striscia di Gaza 25 luglio 2014 – Ospedale di Beit Hanoun

25 luglio 2014 – Diciottesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 865 morti. 5730 feriti. Sale il numero di sfollati a 100.487.

Oggi e domani aperto il valico di Kerem Shalom, al confine tra Striscia di Gaza, Israele ed Egitto, per l’ingresso di aiuti umanitari.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto la possibilità di aprire un corridoio umanitario, per consentire l’ingresso di materiale sanitario nella Striscia di Gaza e per permettere l’evacuazione di feriti. Soltanto 61 feriti hanno avuto il permesso di attraversare il valico di Rafah, al confine con l’Egitto.

Secondo il Ministero della Salute palestinese dei 13 ospedali presenti nella Striscia di Gaza, 6 sono stati obiettivi dei bombardamenti indiscriminati e sono oggi danneggiati. Ventisei tra servizi medici, ambulanze, cliniche e ospedali maggiori sono stati oggetto della furia israeliana.

Dall’inizio dell’offensiva israeliana via terra, l’ultimo a essere colpito in ordine di tempo è stato l’ospedale di Beit Hanoun, a nord della Striscia. Dopo i bombardamenti di ieri sulla scuola dell’UNRWA che accoglieva profughi palestinesi, venerdì anche il nosocomio è stato investito dai colpi dei carri armati israeliani. Al suo interno sono rimasti bloccati pazienti, civili e 61 persone dello staff medico. L’ospedale è stato parzialmente evacuato, mentre l’esercito israeliano circondava le aree limitrofe.

Ieri è stata colpita un’altra ambulanza: è morto un paramedico e un altro è gravemente ferito.

Cessate il fuoco proposto dal Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, rifiutato da Israele. Manifestazioni pro-Gaza in Iran.

Nena News Agency “DIRETTA GAZA. Oltre 800 morti, scene da Intifada a Ramallah”


http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-scuola-Onu-dei-rifugiati-colpita-da-un-attacco-Israeliano-tra-le-vittime-anche-bambini-3bd7d16a-9f47-4767-a41c-783108c93995.html

rtr3zh2i

24 luglio 2014 – Diciassettesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Nella Striscia di Gaza la giornata inizia con il bombardamento israeliano  in una scuola UNRWA, a Deir Al Balah, dove vivevano 1500 rifugiati plaestinesi.

Decine di feriti. Continua la rappresaglia nel pomeriggio, viene colpita un’altra scuola UNRWA a Beit Hanoun. 16 morti. Almeno 200 feriti. Dure le condanne da parte dell’ONU.

Bombardato anche l’ospedale pediatrico al-Durrah  a Gaza City. E’ morto un bambino di due anni, già severamente ferito, in trattamento nel reparto di terapia intensiva. E i feriti sono stati almeno 30.

Le vittime palestinesi sono salite a 779. Oltre 4700 feriti. 32 soldati israeliani morti negli scontri. 141.338 rifugiati nelle 83 scuole UNRWA della Striscia.

Oltre 100 feriti e un morto durante le manifestazioni a Gerusalemme, Ramallah e Betlemme. Almeno 10mila partecipanti.

Nena News Agency “Diretta Gaza. Emergenza umanitaria senza precedenti. Strage in una scuola dell’UNRWA”


Gaza Strip 23 july 2014 – Massacre in Khuza’a village

23 luglio 2014 – Sedicesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 141mila sfollati nelle strutture dell’UNRWA. Dall’inizio dell’offensiva 693 morti palestinesi. 4519 feriti.

Interamente distrutto dalla pioggia di missili israeliani, il centro ospedaliero geriatrico e di riabilitazione al-Wafa, nel quartiere di Shujaya. Il bilancio è stato di almeno 7 cliniche mediche lesionate, 5 membri dello staff sanitario uccisi e altri 13 feriti.

Pesanti bombardamenti nel villaggio di Khuza’a, a sud della Striscia di Gaza.

Il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU approva la formazione di una Commissione d’inchiesta per crimini di guerra, da parte di Israele, su Gaza.


Bombardamenti su Gaza City

Bombardamenti su Gaza City

22 luglio 2014 – Quindicesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Continuano le manifestazioni di protesta a Gerusalemme est e Cisgiordania. Morto un giovane.

Il portavoce del ministero della Sanità a Gaza, Ashraf al-Qidra, ha parlato di un bilancio salito a 616 morti e 3750 feriti. Più di 100.000 sfollati.

Ospedali, strutture sanitarie, ambulanze e personale medico target dei bombardamenti indiscriminati israeliani.

Rigettata da Israele la proposta dell’ONU di una tregua umanitaria.

Per il terzo giorno consecutivo manifestazioni pro-Gaza a Istanbul. Si scende in piazza dopo l’iftar, la cena che spezza il digiuno nei giorni di Ramadan. Manifestazioni in tutta Europa.

Nena News Agency “Diretta GAZA. Oltre 600 vittime in due settimane, bombe su moschee e abitazioni”


http://www.ilgiornale.it/video/mondo/bombardato-ospedale-aqsa-gaza-1039620.html

Deir al-Balah (Gaza Strip) - Al-Aqsa hospital

Deir al-Balah (Gaza Strip) – Al-Aqsa hospital

21 luglio 2014 – Quattordicesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 558 vittime. 3150 feriti.

Il movimento libanese di Hezbollah, vicino alla lotta di Hamas.

Lunedì scorso i carri armati israeliani hanno devastato l’ospedale al-Aqsa, a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, provocando la morte di almeno 5 persone e il ferimento di più di 50 civili. E’ stato danneggiato e reso inutilizzabile il sistema di erogazione di ossigeno dell’ospedale. I bombardamenti non sono stati preceduti da nessun avvertimento.

Al Jazeera “Deaths as Israeli tanks shell Gaza hospital”


Gaza City (Striscia di Gaza) 20 luglio 2014 – Bombardamenti nel quartiere di Shujaya

20 luglio 2014 – Tredicesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Pesanti bombardamenti nel quartiere di Shujaya, nella zona est di Gaza City. Nell’ospedale al-Shifa di Gaza City si lavora ininterrottamente per far fronte alle decine di gravi feriti e alle vittime delle esplosioni. La Croce Rossa Internazionale chiede un cessate il fuoco di due ore, per recuperare corpi di morti e feriti a Shujaya. Israele accetta, ma non rispetta la tregua.

440 vittime palestinesi, di cui 112 bambini. 72 le vittime del massacro di Shujaya. Morti anche 13 soldati israeliani.

E’ salito a più di 3000 il numero dei feriti. 135.000 rifugiati.

Al Jazeera “Shujayea: Massacre at Dawn”


Striscia di Gaza 19 luglio 2014 - Durante il funerale di due bambini uccisi ieri a Gaza: Qasim Alwan, 4 anni, e Imad Alwan, 6 anni.

Striscia di Gaza 19 luglio 2014 – Durante il funerale di due bambini uccisi ieri a Gaza: Qasim Alwan, 4 anni, e Imad Alwan, 6 anni.

19 luglio 2014 – Dodicesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”. Secondo il Ministero della Salute palestinese, sono state uccise da Israele 334 persone. 2400 feriti.

Attacco ad una moschea di Khan Younis, dove ha perso la vita una famiglia intera di 7 membri.

Attaccati oltre 2350 obiettivi nella Striscia. Distrutti almeno 25 tunnel sotterranei che partono dalla Striscia e portano in territorio israeliano (13) e in Egitto.

Secondo i dati dell’UNICEF 59 bambini uccisi, dall’inizio del conflitto. Più di 900.000 persone non hanno accesso all’acqua potabile.

Nena News Agency “E’ strage di civili palestinesi, colpite intere famiglie”


Beit Hanoun hospital

Beit Hanoun hospital

18 luglio 2014 – Undicesimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”. Nella notte completamente distrutto l’ospedale al-Wafa, a Gaza City.

Da alcune granate lanciate dall’esercito israeliano dentro Gaza, presenza di un gas bianco. Dopo averlo respirato, a dozzine hanno avuto bisogno di cure. Non sarebbe tossico, servirebbe solo ad impedire ai residenti di vedere.

296 vittime, di cui 71 bambini. 62 solo nella giornata di oggi. Quasi 2000 feriti. Più di 40.000 rifugiati nelle strutture dell’UNRWA.

I carri armati colpisco l’ospedale di Beit Hanoun, nella zona nord-est della Striscia di Gaza.

Nella Striscia colpite centrali elettriche e sistemi di trattamento dell’acqua.

A Gerusalemme, sulla spianata delle moschee, 40 palestinesi feriti durante scontri con forze di sicurezza israeliane. 30 palestinesi arrestati a Haifa, durante manifestazione pro-Palestina.


Durante la tregua umanitaria nella Striscia di Gaza

Durante la tregua umanitaria nella Striscia di Gaza

17 luglio 2014 – Decimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”. Tregua umanitaria nella Striscia di Gaza, violata sia da colpi di mortaio di Hamas, verso zone a sud di Israele (Eshkol), sia dal governo di Tel Aviv.

Al termine della tregua i raid israeliani e i lanci di razzi sono ripresi con grande intensita’. La lista delle vittime si e’ presto allungata. La stima del numero di palestinesi morti è di 236. 1700 feriti.

Movimento di mezzi militari israeliani al confine con Gaza. Possibilità di attacco via terra.

Intanto a Gerusalemme continuano gli arresti. Nella scorsa notte altri 21 arresti, che fanno salire il numero di palestinesi portati in prigione a 201, di cui soltanto 45 ufficilamente accusati.

Colpito ancora l’ospedale al-Wafa a Gaza City, quasi totalmente evacuato. Feriti membri dell’equipe sanitaria.

Ore 21.30 Con lo schieramento di 8 mila soldati, iniziata l’offensiva israeliana via terra sulla Striscia. Truppe e tank sono penetrati in diverse aree di Gaza, sferrando un attacco su tutti i fronti, nel nord, nel centro e nel sud. Iniziata la campagna di distruzione dei tunnel di Gaza.

Bombardato il porto di Gaza, dalla marina israeliana. Gaza è rimasta al buio, illuminata solo dai colpi sparati da terra, cielo e mare.

Nena News Agency “GAZA. Iniziata l’offensiva via terra”


14642200581_55b7b1a662_c

                                                                                                                                                             

16 luglio 2014 – Nono giorno dell’Operazione “Protective Edge”. Il numero di palestinesi uccisi è salito a 216.

Più di 1800 raid aerei israeliani sulla Striscia. Bombardate abitazioni di leader di Hamas. Ancora bombardamenti nei pressi dell’ospedale al-Wafa, a Gaza City, già severamente danneggiato, quattro giorni fa, dall’attacco da parte di droni israeliani.

Missili dalla marina israeliana sulla spiaggia di Gaza City, uccidono 4 bambini.

L’ONU chiede sospensione dei bombardamenti per sei ore (dalle 10.00 alle 16.00), per la giornata di domani. Il governo di Tel Aviv accetta.

http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2014/20140716_video_18593171/00023020-bombardamenti-a-gaza-strage-di-bambini-sulla-spiaggia.php


Gaza Strip - A Palestinian boy looks a wall following an Israeli air strike in Beit Hanoun, in the northern of Gaza Strip

Gaza Strip – A Palestinian boy looks a wall following an Israeli air strike in Beit Hanoun, in the northern of Gaza Strip

15 luglio 2014 – Ottavo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: Le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, rifiutano la proposta egiziana di cessate il fuoco. Hamas chiede l’apertura di tutti i valichi della Striscia di Gaza e la revoca dell’embargo, i fondi necessari per il pagamento di 40.000 dipendenti pubblici, che non ricevono salari da almeno 3 mesi, e la liberazione dei militanti palestinesi arrestati dal governo israeliano in Cisgiordania.

Parere favorevole alla proposta egiziana sia di Abu Mazen (Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese), sia di Benjamin Netanyahu (Primo Ministro israeliano).

Chiuso il valico di Erez. Ordine di evacuazione nei quartieri di Zeitoun e Shujaya, a Gaza City.

Il bilancio è di 198 morti e 1400 feriti. 560 case distrutte. Almeno altre 500 danneggiate. 17.000 palestinesi hanno trovato rifugio in strutture delle Nazioni Unite. Prima vittima israeliana dall’inizio del conflitto, nei pressi del valico di Erez.

Nena News Agency “DIRETTA GAZA. Ripresi i bombardamenti. Unrwa: distruzione immensa”


Gaza Strip - A Palestinian woman wearing a mask holds her son as she stands outside her house which police said was damaged in an Israeli air strike on a neighbouring house in Gaza City

Gaza Strip – A Palestinian woman wearing a mask holds her son as she stands outside her house which police said was damaged in an Israeli air strike on a neighbouring house in Gaza City

14 luglio 2014 – Settimo giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 185 palestinesi uccisi, di cui 35 bambini, e 1385 feriti. 17.000 civili hanno lasciato le proprie case, sotto la minaccia di bombardamenti dal governo di Tel Aviv.

Richiamati alle armi da Israele 42.000 riservisti.

Intanto in Cisgiordania arrestati altri 23 palestinesi. 1 morto.

Il valico di Rafah aperto anche per il passaggio di pellegrini palestinesi diretti in Arabia Saudita per l’Hajj, il sacro pellegrinaggio a La Mecca dell’Islam. Ingresso in Egitto attraverso Rafah, solo per 4 feriti gravi palestinesi. L’Egitto propone un “cessate il fuoco”.

Nena News Agency “GAZA. Settimo giorno di bombardamenti, in Israele razzi da Siria e Libano. Pronti 42 mila riservisti per l’invasione via terra – DIRETTA”


Gaza Strip - A palestinian carries his belongings as he walks past the rubble of his family's house which police said was destroyed in an Israeli air strike in Gaza City

Gaza Strip – A palestinian carries his belongings as he walks past the rubble of his family’s house which police said was destroyed in an Israeli air strike in Gaza City

13 luglio 2014 – Sesto giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

800 richieste di evacuazione da parte di palestinesi con passaporto straniero. Molti palestinesi trovano rifugio nei campi dell’UNRWA a nord della Striscia. Dall’Egitto arrivano nella Striscia medicinali e supplementi nutrizionali.

Bilancio: 168 morti e più di 1000 feriti.


Gaza Strip – Israeli sniper killing wounded civilian

12 luglio 2014 – Quinto giorno dell’Operazione “Protective Edge”: 151 morti e quasi 1000 feriti.

Nella sola giornata di oggi almeno 45 palestinesi uccisi dai 1160 raid aerei. Bombardata la moschea di al-Farouq nel campo profughi di al-Nusseirat.

Bombardamenti da droni e avvertimento di evacuazione all’ospedale di al-Wafa, nel quartiere di Shujaya a Gaza City. Gli ospedali sono vicini al collasso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala l’insufficienza di forniture mediche e di carburante per i generatori autonomi di elettricità. Condizioni che non consentono di gestire l’ondata dirompente di feriti, mutilati e invalidi.

Chiuso da ieri nuovamente il valico di Rafah, al confine egiziano. Riaperto in tarda mattinata, per l’evacuazione dei feriti gravi.

Scontri anche in Cisgiordania tra esercito israeliano e manifestanti palestinesi.

Nena News Agency “GAZA. Sempre più critica la situazione sanitaria” di Federica Iezzi

Il Manifesto 12 luglio 2014 “Droni israeliani contro gli ospedali” di Michele Giorgio


Gaza Strip - Rafah crossing

Gaza Strip – Rafah crossing

11 luglio 2014 – Quarto giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

Il governo israeliano ha intimato a 100mila residenti nel nord della Striscia di Gaza, a Beit Lahiya, Beit Hanoun e Abasan al-Saghira, di lasciare le proprie case.

Altri 8 palestinesi uccisi durante la scorsa notte. Secondo il Ministero della Salute palestinese si contano 98 morti e più di 600 feriti nella Striscia. Almeno 300 case danneggiate e crescono i numeri degli sfollati, arrivati già a 2000. Colpiti dall’aviazione israeliana 1090 siti nella Striscia di Gaza. 407 i missili lanciati da Hamas, di cui 118 intercettati dal sistema IronDome di Isreale.

Secondo il Ministero degli Interni di Gaza soltanto 11 palestinesi feriti hanno avuto il permesso di passare attraverso il valico di Rafah nella giornata di ieri.

Bombardati : la moschea del quartiere di Zeitoun, a Gaza City, e il campo profughi di Jabaliya, a nord della Striscia.

Nena News Agency “DIRETTA. Gaza, vicina l’invasione via terra”

Radio Città Aperta – 11 luglio 2014 “Una voce dal mattatoio di Gaza. Intervista a Michele Giorgio”


esercito (5)gaza

10 luglio 2014 – Terzo giorno dell’Operazione “Protective Edge”.

I 322 raid aerei la scorsa notte, fanno salire a 750 i siti colpiti.

Ashraf al-Qidra, il portavoce del Ministero della Salute palestinese, parla di almeno 87 morti, di cui 23 bambini, e più di 550 feriti nella Striscia di Gaza, dall’inizio dell’operazione militare sferrata negli ultimi giorni dall’aviazione israeliana sulla Striscia. Almeno 150 case distrutte o severamente danneggiate. Quasi 900 sfollati

A Rafah, sul confine egiziano, lanciati 95 attacchi aerei. 130 missili su case, terreni agricoli, aree pubbliche comuni, tunnel di collegamento con l’Egitto e centri di formazione militare legati ad Hamas. Dozzine di bombardamenti da forze navali e forze di terra isrealiane. 5 morti. Almeno 50 feriti, tra cui almeno 10 bambini. Decine di case distrutte.

A Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, a pochi chilometri dal confine egiziano, almeno 74 attacchi aerei hanno colpito due moschee, case, terreni agricoli, ospedali e siti paramilitari. Le vittime identificate sono 27, di cui 6 bambini. Ferite centinaia di persone.

4 morti anche a Zeitoun, sud della Striscia di Gaza.

A Gaza City 42 raid aerei israeliani hanno colpito obiettivi civili. Almeno 8 sono i morti.

Nella zona centrale della Striscia di Gaza, proprietà civili nei pressi di al-Mughraqa sono state bersagli del lancio di almeno 30 missili isrealiani. 4 morti e decine di feriti. Colpiti anche i campi profughi di al-Nussairat, dove sono morte tre persone, di al-Boreij e di al-Maghazi dove sono morte altre 5 persone.

Nel nord della Striscia di Gaza, ad al-Qarara, Beit Hanun, Beit Lahia e Abraj al-Sheikh Zayed contati 112 raid aerei. Usati 114 missili contro case, civili, terreni coltivati. I morti sono saliti almeno a 25 e il numero di feriti continua ad aumentare.

Questa mattina aperto il valico di Rafah, al confine egiziano, esclusivamente per il trasporto di feriti gravi. Le autorità egiziane non lo aprivano dal 3 luglio. Allertati gli ospedali del Sinai, per accogliere le centinaia di feriti gazawi. Mentre il valico di Erez, al confine con Israele, è stato danneggiato da 8 missili, lanciati dall’aviazione israeliana.

Frontiere News “L’Egitto apre il valico di Rafah per i feriti gazawi” di Federica Iezzi


GazaUnderFire

09 luglio 2014 – Secondo giorno dell’Operazione “Protective Edge”. Bombardamenti dalla marina e dall’aviazione israeliana sui Territori Palestinesi.

Danneggiato l’European Gaza Hospital, durante un attacco a Khan Younis, a sud della Striscia. Le notti diventano sempre più difficili. Il rumore assordante delle esplosioni e l’odore amaro della polvere da sparo riempiono la porta del pronto soccorso. Molte famiglie dormono nelle aree circostanti l’ospedale. Tutti i letti della terapia intensiva generale sono occupati, molti da donne e bambini. Il personale sanitario si avvicenda con turni di 24 ore. L’ospedale è senza elettricità e senza acqua per la maggior parte della giornata. Le sale operatorie sono state parzialmente lesionate da colpi di artiglieria, ma riescono ancora a rimanere funzionanti. La mancanza di farmaci essenziali e di forniture mediche ha raggiunto livelli critici. Pericolosi e senza copertura gli spostamenti delle ambulanze e del personale sanitario, che avvengono solo prima delle 11 di mattino, diventati, contro ogni norma del Diritto Internazionale Umanitario, target delle bombe israeliane.

54 morti e più di 300 feriti il bilancio della giornata. Altri 140 palestinesi arrestati in Cisgiordania. Più di 50 abitazioni distrutte.

Decollati dall’Italia alla volta della base israeliana di Hatzerim, due cacciabombardieri dell’Alenia Aermacchi M-346, contro la legge 9/7/1990 n. 185, contenente norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Nella norma si descrive il divieto della esportazione verso Paesi in stato di conflitto armato, verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’art. 11 della Costituzione e verso Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa.


10492078_822413574435922_4246882754642176349_ngaza

08 luglio 2014 – Con l’operazione “Protective Edge”, scattata nella notte tra il 7 e l’8 luglio, Israele scaglia 160 raid aerei in una sola notte contro obiettivi collegati ad Hamas e obiettivi civili.

Se all’inizio gli attacchi aerei israeliani erano confinati a terre non abitate, a fattorie e terre coltivate, oggi vengono centrati indiscriminatamente case e strutture civili, oltre siti di addestramento di gruppi armati palestinesi.

Più di 30 palestinesi feriti. Almeno 18 morti nella Striscia di Gaza.

Nena News Agency “DIRETTA. Israele lancia l’operazione militare “Barriera protettiva” a Gaza”


Israeli soldiers invade more palestinian homes in Hebron

12 giugno 2014 – Tutto ha avuto inizio il 12 giugno con la scomparsa di Eyal Yifrah, Gil-Ad Shayer e Naftali Frenkel, dalla colonia di Gush Etzion, in Cisgiordania, nei pressi di Hebron. I corpi senza vita dei tre ragazzi furono trovati 18 giorni dopo.

Alla notizia, è seguito l’omicidio di Mohammed Abu Khdeir, sedicenne palestinese, spietatamente bruciato, fino alla morte, nel quartiere arabo di Shu’fat a Gerusalemme Est.

Oltre 500 palestinesi arrestati, durante le violente giornate di ricerca dei tre coloni israeliani, dall’esercito di Tel Aviv. Incursioni e perquisizioni in case ed edifici in Cisgiordania.

Intanto raid aerei e lanci di razzi accompagnano le notti a Gaza. 11 palestinesi uccisi. 22 palestinesi feriti, tra cui due bambini.

Senza fine le rappresaglie nei territori occupati palestinesi. Vortice di attacchi aerei su Cisgiordania, Gerusalemme occupata e Striscia di Gaza. I missili lanciati dalla Striscia di Gaza, inercettati dal sofisticato sistema israeliano Iron Dome, hanno raggiunto Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, senza provocare nessuna vittima.

Standard

L’Egitto apre il valico di Rafah per i feriti gazawi

Striscia di Gaza – Watania Media Agency (13 luglio 2014) – Così Bombardano Gaza

 

Frontiere News – 10 luglio 2014

 

È il terzo giorno dell’operazione Protective Edge e degli assidui bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Gli ultimi aggiornamenti documentano almeno 81 morti e più di 550 feriti dall’inizio degli indiscriminati raid aerei israeliani

 

rafah

 

 

di Federica Iezzi

Khan Younis (Striscia di Gaza) – Tutto ha avuto inizio il 12 giugno con la scomparsa di Eyal Yifrah, Gil-Ad Shayer e Naftali Frenkel, dalla colonia di Gush Etzion, in Cisgiordania, nei pressi di Hebron. I corpi senza vita dei tre ragazzi furono trovati 18 giorni dopo.

Alla notizia, è seguito l’omicidio di Mohammed Abu Khdeir, sedicenne palestinese, spietatamente bruciato, fino alla morte, nel quartiere arabo di Shu’fat a Gerusalemme Est.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha condannato aspramente l’assassinio del ragazzo palestinese. Ma, nonostante la mancanza di prove, non concede il beneficio del dubbio sull’assassinio dei tre ebrei adolescenti, per mano di Hamas.

Senza fine le rappresaglie nei territori occupati palestinesi. Da ormai 10 giorni è iniziato un vortice di attacchi aerei su Cisgiordania, Gerusalemme occupata e Striscia di Gaza. I missili lanciati dalla Striscia di Gaza, inercettati dal sofisticato sistema israeliano Iron Dome, hanno raggiunto Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, senza provocare nessuna vittima. Nella giornata di ieri di 81 missili lanciati, 21 sono stati intercettati.

Con l’operazione “Protective Edge”, scattata nella notte tra il 7 e l’8 luglio, Israele scaglia 160 raid aerei in una sola notte contro obiettivi collegati ad Hamas e obiettivi civili. I 322 raid aerei la scorsa notte, fanno salire a 750 i siti colpiti.

Se all’inizio gli attacchi aerei israeliani erano confinati a terre non abitate, a fattorie e terre coltivate, oggi vengono centrati indiscriminatamente case e strutture civili, oltre siti di addestramento di gruppi armati palestinesi.

Ashraf al-Qidra, il portavoce del Ministero della Salute palestinese, parla di almeno 81 morti, di cui 23 bambini, e più di 550 feriti nella Striscia di Gaza, dall’inizio dell’operazione militare sferrata negli ultimi giorni dall’aviazione israeliana sulla Striscia.

A Rafah, sul confine egiziano, lanciati 95 attacchi aerei. 130 missili su case, terreni agricoli, aree pubbliche comuni, tunnel di collegamento con l’Egitto e centri di formazione militare legati ad Hamas. Dozzine di bombardamenti da forze navali e forze di terra isrealiane. 5 morti. Almeno 50 feriti, tra cui almeno 10 bambini. Decine di case distrutte.

A Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, a pochi chilometri dal confine egiziano, almeno 74 attacchi aerei hanno colpito due moschee, case, terreni agricoli, ospedali e siti paramilitari. Le vittime identificate sono 27, di cui 6 bambini. Ferite centinaia di persone.

4 morti anche a Zeitoun, sud della Striscia di Gaza.

A Gaza city 42 raid aerei israeliani hanno colpito obiettivi civili. Almeno 8 sono i morti.

Nella zona centrale della Striscia di Gaza, proprietà civili nei pressi di al-Mughraqa sono state bersagli del lancio di almeno 30 missili isrealiani. 4 morti e decine di feriti. Colpiti anche i campi profughi di al-Nussairat, dove sono morte tre persone, di al-Boreij e di al-Maghazi dove sono morte altre 5 persone.

Nel nord della Striscia di Gaza, ad al-Qarara, Beit Hanun, Beit Lahia e Abraj al-Sheikh Zayed contati 112 raid aerei. Usati 114 missili contro case, civili, terreni coltivati. I morti sono saliti almeno a 25 e il numero di feriti continua ad aumentare.

Mentre il portavoce dell’Israel Defense Forces, il maggiore Peter Lerner, comunicava che Tel Aviv si stava preparando alla possibilità di inviare forze via terra nella Striscia di Gaza, come ulteriore sviluppo della campagna Protective Edge, negli ospedali della Striscia si lavora ininterrottamente, sotto i bombardamenti, per accogliere le centinaia di feriti che continuano a riversarsi negli androni.

Questa mattina aperto il valico di Rafah, al confine egiziano, esclusivamente per il trasporto di feriti gravi. Le autorità egiziane non lo aprivano dal 3 luglio. Allertati gli ospedali del Sinai, per accogliere le centinaia di feriti gazawi. Mentre il valico di Erez, al confine con Israele, è stato danneggiato da 8 missili, lanciati dall’aviazione israeliana.

Frontiere News “L’Egitto apre il valico di Rafah per i feriti gazawi” – di Federica Iezzi

Standard