FOCUS ON AFRICA

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Rubrica a cura di Federica Iezzi su Nena News Agency

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Roma, 8 dicembre 2018, Nena News 

Sudafrica – Il parlamento sudafricano ha approvato un rapporto che approva un emendamento costituzionale che consentirebbe l’esproprio della terra senza compenso o indennizzo. La proprietà terriera è ancora un’aperta questione in Sud Africa, dove la disuguaglianza razziale rimane radicata da più di due decenni dopo la fine dell’apartheid, quando milioni di civili della maggioranza nera furono espropriati della loro terra dalla minoranza bianca.

Il presidente Cyril Ramaphosa, che ha sostituito Jacob Zuma al governo lo scorso febbraio, ha dato la priorità alla ridistribuzione della terra, mentre cerca di unire il frammentato African National Congress (ANC) e ottenere il sostegno pubblico prima delle elezioni del prossimo anno.

I partiti di opposizione, guidati dalla Democratic Alliance rimangono estremamente critici nei confronti dei piani del governo, che di fatto metteranno a repentaglio i diritti di proprietà e allontaneranno i grandi investitori.

Zimbabwe – Entra nella seconda settimana il secondo grande sciopero del 2018 dei medici zimbabwiani occupati negli ospedali pubblici, per chiedere migliori condizioni economiche, mentre il governo del presidente Emmerson Mnangagwa lotta con un’economia in deterioramento.

La nazione dell’Africa meridionale dal 2009 fa i conti con picchi esponenziali di prezzi e carenza di beni di prima necessità, tra cui medicine e carburante. L’inflazione annuale è del 20,85%. Dalle ultime stime più della metà dei medici del settore pubblico ha aderito allo sciopero. Ogni ospedale è a corto di strumenti medicali e dipende dalle disponibilità economiche degli stessi pazienti, costretti a comprare farmaci e materiale sanitario per i propri trattamenti ospedalieri.

Già lo scorso marzo, i medici aderirono ad un esteso sciopero, con il risultato di un aumento delle retribuzioni e delle indennità, mettendo fine alla prima grande disputa sul lavoro che Mnangagwa ha affrontato da quando prese il potere.

Burundi – Il governo del Burundi avrebbe chiesto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di chiudere il suo ufficio nel Paese entro due mesi, secondo ministero degli Esteri e fonti ONU. L’esecutivo sta diventando sempre più radicale e provocatorio nei confronti della comunità internazionale. Il Paese ha sospeso la collaborazione con l’ufficio per i diritti umani ormai dall’ottobre 2016 e il governo ha accusato l’organismo internazionale di ‘complicità’ nella stesura di un rapporto delle Nazioni Unite che evidenziava gravi violazioni dei diritti umani e possibili crimini contro l’umanità, da parte delle autorità burundesi.

La Nazione dell’Africa orientale è stata coinvolta in una crisi politica da quando il presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato la sua controversa candidatura per un terzo mandato presidenziale nell’aprile 2015. Poi conclusosi con una rielezione nel luglio dello stesso anno. Le violenze che hanno accompagnato la crisi hanno ucciso almeno 1.200 persone e hanno creato più di 400.000 sfollati tra l’aprile 2015 e il maggio 2017, secondo le stime del Tribunale Penale Internazionale.

Il Burundi ha boicottato lo scorso novembre un vertice della comunità dell’Africa orientale, concentrato sulla crisi politica in corso nel Paese. Scontri aperti anche con l’Unione Africana (UA), in seguito all’emissione di un mandato di arresto contro l’ex presidente Pierre Buyoya, attualmente inviato di pace dalla stessa UA.

Nel 2017, il Burundi ha abbandonato il Tribunale Penale Internazionale dopo che quest’ultimo aveva avviato un’indagine sulle presunte atrocità commesse nel Paese. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Esproprio della terra in Sudafrica, protesta dei medici in Zimbabwe” di Federica Iezzi


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Roma, 1 dicembre 2018, Nena News

Madagascar – Si sfideranno al secondo turno nelle presidenziali malgasce previste il prossimo dicembre, un ex presidente del Paese, al potere fino al 2009, Marc Ravalomanana, e l’uomo che rovesciò il suo governo in un colpo di stato Andry Rajoelina.

Nel primo turno di novembre, Ravalomanana ha ricevuto il 35,3% dei voti, subito dietro Rajoelina che ha ottenuto il 39,2% dei consensi, secondo i calcoli ufficiali dell’Alta Corte Costituzionale.

L’attuale presidente Hery Rajaonarimampianina ha ricevuto solo l’8,8% dei voti, per cui non prenderà parte al secondo turno. Il tribunale ha inoltre respinto la sua richiesta di annullamento delle elezioni.

Il voto per il secondo turno è fissato al 19 dicembre. La corte ha dichiarato che l’affluenza totale degli elettori al primo turno è stata del 53,9%.

Sia Ravalomanana che Rajoelinaerano sono stati esclusi dalla corsa nelle ultime elezioni del 2013, sotto la pressione internazionale, per evitare il ripetersi di violenze politiche che già inghiottirono l’isola nel 2009. L’ex colonia francese al largo della costa sud-orientale dell’Africa, ha anche una lunga storia di instabilità politica e colpi di stato.

Ravalomanana amministrò il Paese dal 2002 al 2009, fino a quando il suo governo fu rovesciato in un colpo di stato militare, da Rajoelina, che rimase al potere fino al 2014.

Entrambi i contendenti avevano avanzato denunce legali su presunte irregolarità durante il primo turno, tutte respinte dalla commissione elettorale.

Repubblica Democratica del Congo – Secondo i dati recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’ultima epidemia di ebola che ha colpito la Repubblica Democratica del Congo è la seconda più grande nella storia, dietro la devastante propagazione in Africa occidentale che ha ucciso almeno 11.000 di persone nel 2014.

Il ministero della salute della Repubblica Democratica del Congo ha annunciato che il numero di casi ha raggiunto il numero di 426. Questo include 379 casi confermati e 47 casi probabili. Finora questo focolaio, dichiarato agli inizi di agosto, ha causato 198 morti confermate.

La crisi è centrata intorno alla città orientale di Beni nel nord Kivu, una regione tuttora distrutta da conflitti armati, che hanno ostacolato di fatto tutti gli sforzi messi in atto per frenare l’epidemia.

Le stime dell’OMS, prevedono che l’epidemia nella parte nord-orientale del Paese durerà almeno altri sei mesi prima che possa essere contenuta.

Più di 37.000 persone hanno ricevuto vaccinazioni contro l’ebola e la Repubblica Democratica del Congo ha avviato la prima prova per testare l’efficacia e la sicurezza di quattro farmaci sperimentali.

Tuttavia, il rischio di diffusione dell’ebola nelle cosiddette ‘zone rosse’, aree praticamente inaccessibili a causa della minaccia dei gruppi ribelli, rimane una delle maggiori incognite.

Un numero allarmante è anche quello dei neonati infetti. Nell’ultima dichiarazione dell’OMS sono stati segnalati 36 casi di ebola tra neonati e bambini sotto i 2 anni.

Due delle più importanti riviste scientifiche internazionali, il Journal of American Medical Association e il New England Journal of Medicine, hanno avanzato forti preoccupazioni sui nuovi focolai di ebola.

Chad – I leader dell’opposizione e i gruppi della società civile in Chad hanno fortemente criticato le intenzioni del Presidente Idriss Deby, di stabilire relazioni diplomatiche con Israele.

Secondo l’opposizione il Chad non dovrebbe ristabilire nessun legame con Israele finché continuerà ad occupare i territori palestinesi, e comunque in assenza di una condotta collettiva degli stati africani riguardo le azioni diplomatiche.

Dopo decenni, Deby fu il primo leader del Paese, a maggioranza musulmana, che visitò Israele. Visita, che secondo gli analisti arrivò come coronamento di legami di intelligence e militari tra i due governi.

Il sospetto è che dietro il ripristino dei legami con Israele, ci sia quello di mantenere il controllo del Paese usando l’assistenza israeliana e l’intelligence.

Per il governo Netanyahu, il Chad non sarebbe altro che una base per iniziare a stabilire legami con altre nazioni africane.

Il Chad aveva rotto i suoi legami con Israele nel 1972, dopo che l’Organizzazione per l’Unità Africana, decise di tagliare i legami diplomatici con Israele in solidarietà con il popolo palestinese. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Presidenziali in Madagascar, epidemia ebola nella Repubblica Democratica del Congo” di Federica Iezzi


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Birtukan Mideksa

Roma, 24 novembre 2018, Nena News 

Etiopia – L’Etiopia ha scelto una figura di spicco dell’opposizione, tornata di recente da un lungo esilio, a capo del suo corpo elettorale. Così il giudice Birtukan Mideksa è stata nominata capo del National Electoral Board of Ethiopia, solo alcune settimane dopo essere tornata dagli Stati Uniti, dopo l’approvazione da parte della Camera dei rappresentanti del popolo (la Camera bassa del parlamento etiope)

La giurista supervisionerà le prossime elezioni legislative in programma nel maggio 2020. Birtukan è stata condanna all’ergastolo in relazione alle contestate elezioni parlamentari del 2005, brutalmente represse dall’esercito etiope, con l’uccisione di almeno 190 persone.

L’ex giudice è stata incarcerata dopo le proteste e ha trascorso i suoi ultimi anni in Etiopia in prigione, prima di fuggire negli Stati Uniti, nell’esilio auto-imposto nel 2010. Incoraggiata dalle riforme politiche annunciate dal neo-primo ministro etiope Abiy Ahmed, Birtukan è rientrata in patria.

La nomina di Birtukan facilita le riforme elettorali e testimonia la volontà politica di rafforzare un comitato elettorale indipendente prima delle elezioni del 2020. Le recenti riforme di Abiy includono il rilascio dei dissidenti in regime di detenzione, un accordo di pace con la confinante Eritrea, il ritorno a casa di gruppi armati di opposizione e il progressivo allentamento della presa militare sul Paese.

Repubblica Centrafricana – Secondo quanto affermato dalle Nazioni Unite, il rischio carestia è vicino in Repubblica Centrafricana in mancanza di decisioni concrete atte a invertire la situazione umanitaria nel Paese, che continua a deteriorarsi verso un tasso allarmante

I crescenti disordini nel Paese abitato da 4,5 milioni di persone, costringono un numero sempre maggiore di civili a fuggire dalle loro case, ad abbandonare i loro campi, causando una spirale di insicurezza alimentare. Attualmente già diverse regioni hanno raggiunto il livello 4 in termini di insicurezza alimentare.

Migliaia di persone sono state uccise mentre un quarto della popolazione è fuggita durante le violenze che hanno seguito la caduta dell’ex presidente Francois Bozize nel 2013. Brutalità condotte dapprima dai ribelli Seleka, principalmente musulmani, che hanno innescato attacchi di vendetta da parte delle milizie cristiane.

Secondo i dati del Programma Alimentare Mondiale, la Repubblica Centrafricana sta affrontando la peggiore situazione di insicurezza alimentare in quattro anni, con quasi due milioni di persone che hanno urgente bisogno di aiuti alimentari.

I dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, hanno mostrato che 2,9 milioni di persone, circa il 63% della popolazione, richiede aiuto e protezione. Solo nelle ultime tre settimane, oltre 50.000 persone sono state colpite da violenze nella città settentrionale di Batangafo e nella città centrale di Alindao.

Burundi – La situazione della sicurezza in Burundi è rimasta relativamente calma negli ultimi mesi, ma la situazione dei diritti umani rimane preoccupante, secondo gli ultimi dati pubblicati dalle Nazioni Unite.

L’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per il Burundi, Michel Kafando, sta sollecitando governo e partiti di opposizione a trovare, in tempi brevi, un punto di incontro, per porre fine alla persistente crisi politica. L’attuale presidente burundese Pierre Nkurunziza ha sospeso le attività di assistenza di quasi tutte le organizzazioni non governative internazionali.

Si stima che circa 1,7 milioni di persone nel Paese siano minacciate dall’insicurezza alimentare. Le preoccupazioni del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si concentrano anche sul deterioramento della situazione socio-economica del Burundi.

Inoltre il governo non ha ancora ripreso la cooperazione con l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Persistono le violazioni dei diritti umani e altri abusi come gli arresti arbitrari, le sparizioni forzate e gli atti di intimidazione contro gli attori dell’opposizione.

Il Burundi è entrato in un vortice di proteste e violenze all’inizio del 2015, quando il presidente Nkurunziza ha dichiarato che avrebbe concorso per un terzo mandato, atto considerato una violazione della Costituzione. I successivi scontri tra forze di sicurezza e oppositori hanno provocato centinaia di morti e hanno costretto alla fuga circa mezzo milione di civili. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Continua la rivoluzione di Ahmed, un’altra donna ai vertici dell’Etiopia” di Federica Iezzi


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Roma, 17 novembre 2018, Nena News 

Zimbabwe – È passato un anno dagli arresti domiciliari dell’ex presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, come parte di un’operazione militare, che ha permesso a Emmerson Mnangagwa di prendere il potere.

In una manifestazione senza precedenti, lo scorso novembre, centinaia di migliaia di cittadini hanno marciato per le strade, chiedendo le dimissioni dell’ex presidente.

Dopo l’inizio di un’udienza parlamentare di impeachment, Mugabe ha lasciato il governo, dopo quasi quattro decenni al potere.

Da quei giorni e dalla presa di potere di Mnangagwa non è cambiato molto nel Paese africano.

Nonostante le promesse di una nuova era, il ruolo sfocato dell’esercito nella governance dello stato e negli affari di partito, continua a destare preoccupazione. Non esiste ancora una netta separazione dei poteri tra stato, partito di governo e esecutivo. A questo si aggiunge il peggioramento dello stato dell’economia.

In seguito alle polemiche elettorali, gli Stati Uniti hanno rinnovato le sanzioni invitando il regime post-Mugabe a dimostrare maggiori sforzi verso le riforme. Parallelamente la Comunità Internazionale punta a promuovere attivamente la trasparenza e la responsabilità fiscale, che sostiene lo stato di diritto e la protezione dei diritti di proprietà.

Intanto, una commissione d’inchiesta indipendente, guidata dall’ex presidente sudafricano Kgalema Motlanthe, sta attualmente esaminando le violenze post-elettorali che hanno visto l’esercito schierato nelle strade della capitale Harare.

Repubblica Democratica del Congo – Felix Tshisekedi, leader del più grande partito di opposizione nella Repubblica Democratica del Congo (UPDS, Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale), insieme a Vital Kamerhe, leader dell’UNC (Unione per la Nazione Congolese), ha ritirato il suo consenso dagli accordi di Ginevra.

Accordi che avrebbero dovuto prevedere lo schieramento di un candidato congiunto nelle cruciali elezioni presidenziali del prossimo mese, inizialmente identificato in Martin Fayulu.

Il ritiro di Tshisekedi e Kamerhe priva il fronte di opposizione (Lamuka) di circa il 20% dei voti, decretandone di fatto il fallimento elettorale.

Manovre a favore di Emmanuel Ramazani Shadary del PPRD (Partito del Popolo per la Ricostruzione e la Democrazia), candidato appoggiato dall’attuale presidente Joseph Kabila.

Le prossime elezioni sono fondamentali per il futuro del Paese, che non ha mai sperimentato una transizione pacifica del potere da quando ha ottenuto l’indipendenza dal Belgio nel 1960.

Eritrea – Le Nazioni Unite hanno revocato le sanzioni all’Eritrea, nove anni dopo essere state imposte dalla stessa organizzazione internazionale.

La decisione dello scorso mercoledì, presa durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, segue il riavvicinamento degli ultimi mesi tra l’Eritrea e la vicina Etiopia. La disputa tra i due Paesi prese vita nei primi anni ’90, quando l’Eritrea ottenne la sua indipendenza dall’Etiopia, causando l’inizio di una guerra sulle dispute di confine.

Un confine imposto dall’ONU nel 2002, che avrebbe avuto lo scopo di risolvere definitivamente la disputa, vide la dura opposizione dell’Etiopia. Nel 2009, l’ONU aveva imposto all’Eritrea un embargo sulle armi, in seguito alle accuse di sostenimento di gruppi armati in Somalia. Naturalmente il Paese negò aspramente tutte le accuse.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Revocate le sanzioni all’Eritrea, nella RDC l’opposizione si condanna alla sconfitta” di Federica Iezzi


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Marocco – Green March

Roma, 10 novembre 2018, Nena News 

Madagascar – Iniziato il conteggio dei voti delle recenti elezioni presidenziali in Madagascar.

36 i candidati che si contendono la guida dell’isola dell’Oceano Indiano, negli ultimi anni attanagliata nella morsa dell’instabilità politica. Solo lo scorso maggio, l’esercito ha minacciato di subentrare tra enormi proteste di piazza. Tra i principali candidati il presidente uscente Hery Rajaonarimampianina e i suoi due maggiori rivali, gli ex presidenti Marc Ravalomanana e Andry Rajoelina. Temi ricorrenti su ogni lista politica hanno compreso la creazione di posti di lavoro, l’impegno politico contro la povertà e contro la corruzione, l’accelerazione di una ripresa economica. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, oltre l’80% della popolazione vive in condizioni di povertà. Nonostante l’accalcamento della gente nei seggi, non sono state rilevate anomalie nei sondaggi, secondo il capo della missione di osservazione dell’Unione Europea.

L’affluenza alle urne sembrerebbe essere attorno al 40%.

I risultati provvisori sono attesi entro il 20 novembre, dati che dovranno poi essere confermati dall’Alta Corte Costituzionale entro il 28 novembre.

Rwanda – I procuratori rwandesi hanno chiesto una condanna a 22 anni di reclusione contro la candidata dell’opposizione Diane Rwigara. Rwigara è stata accusata di istigare l’insurrezione e falsificare documenti elettorali. Ha negato di aver falsificato le firme sui documenti elettorali nel tentativo di conquistare un posto nel ballottaggio presidenziale dell’anno scorso, un’accusa che secondo lei è stata progettata per far deragliare la sua sfida a Kagame.

La candidata, 37 anni, ha tentato invano di concorrere contro l’attuale presidente Paul Kagame nelle elezioni presidenziali del 2017.

La donna è stata arrestata con sua madre e sua sorella, poi rilasciata su cauzione nell’ottobre 2017.

Marocco – Il re Mohammed VI del Marocco ha espresso la sua disponibilità a tenere colloqui con la vicina Algeria, rivale regione da lungo tempo.

Il re reputa il dialogo necessario a superare le differenze transitorie e oggettive che impediscono lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi, per questo ha proposto l’istituzione di un meccanismo di consultazione politica congiunta.

Rabat dunque sembrerebbe disposta a prendere in considerazione le iniziative, portate avanti da Algeri, per rompere lo stallo politico e ristabilire i legami completi, compresa la riapertura delle frontiere terrestri.

Il confine tra Marocco e Algeria, che si estende per circa 1.600 chilometri, è una delle frontiere chiuse più lunghe al mondo. L’Algeria ha chiuso il confine con il Marocco nel 1994, dopo che Rabat ha imposto regolamenti sui visti ai visitatori algerini sulla scia di un attacco mortale all’Atlas Asni hotel di Marrakech.

Il discorso di Mohammed VI arriva nel 43° anniversario della Green March, quando migliaia di marocchini marciarono sul Sahara Occidentale, chiedendo la fine dell’occupazione spagnola del territorio marocchino. Mentre il governo spagnolo cedette volontariamente il controllo dell’area nel 1975, il Fronte Polisario, un movimento secessionista sostenuto dall’Algeria, iniziò a chiedere il diritto all’autodeterminazione. Rabat al contrario sostiene che il territorio è parte integrante del Paese.

Il Marocco accusa l’Algeria di sostenere l’Iran nella faida del Sahara occidentale. Questo è stato il principale motivo di contesa nei rapporti tra i due stati, entrambi membri fondatori dell’Unione del Maghreb arabo, comprendente anche Mauritania, Tunisia e Libia. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Presidenziali in Madagascar, aperture del Marocco all’Algeria” di Federica Iezzi


Opera nella Brazza Art Gallery

Brazzaville (Repubblica del Congo) – Opera nella Brazza Art Gallery

Roma, 3 novembre 2018, Nena News

Repubblica del Congo – Ha aperto finalmente i battenti la Brazza-Art Galerie, situata nel cuore della città di Brazzaville. La galleria raccoglie opere di artisti congolesi, senza alcuna restrizione di esposizione. Offre inoltre l’opportunità agli artisti locali meno popolari di mostrare il proprio lavoro.

La missione della galleria d’arte è quella di sostenere e promuovere gli artisti provenienti dall’Africa sub-sahariana. Già all’inizio del 2019, il nuovo impianto ospiterà una mostra di Baudoin Mouanda, fotografo congolese di fama internazionale che presenterà i suoi ultimi lavori e una retrospettiva sulla sua carriera.

Madagascar – Più di 50 detenuti sono morti nelle carceri madagascaregne lo scorso anno, in attesa di un processo, a causa delle scadenti condizioni sanitarie. È quanto emerso dall’ultimo comunicato di Amnesty International.
Complici dei decessi il grave sovraffollamento, la scarsa igiene, la mancanza cronica di cibo e di assistenza medica. Le principali cause di morte sono legate a malattie dell’apparato cardiovascolare e respiratorio.

Il rapporto di Amnesty International è basato sui casi di 11mila persone in detenzione preventiva. Dall’ottobre 2017, il 55% della popolazione carceraria totale è infatti detenuta in custodia cautelare. L’ingiustificata, eccessiva e prolungata detenzione pre-processuale, oltre a violare le leggi internazionale, equivale all’attuazione di trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Secondo le leggi nazionali del Madagascar, gli adulti possono essere trattenuti fino a cinque anni e sei mesi senza processo e i minori fino a 33 mesi.

Camerun – L’attuale presidente del Camerun, Paul Biya, il leader più anziano dell’Africa sub-sahariana, ha facilmente conquistato il suo settimo mandato a capo del Paese, secondo quanto riportato dal Consiglio Costituzionale.
Biya, 85 anni, ha ottenuto il 71,3% dei voti alle elezioni presidenziali dello scorso ottobre, battendo il candidato dell’opposizione Maurice Kamto, che ha ottenuto il 14,2% dei voti.

Le elezioni sono state libere, corrette e credibili nonostante le sfide alla sicurezza soprattutto nelle regioni di lingua inglese. In seguito al voto, si sono sollevate vecchie tensioni politiche durante le manifestazioni di opposizione.

Burundi – Il governo del Burundi ha boicottato il quinto round del dialogo inter-burundese per porre fine alla crisi politica aperta dal 2015. Il presidente tanzaniano, Benjamin Mkapa, ufficialmente designato come facilitatore dei colloqui, ha rinviato tutti gli incontri.

Il passo successivo è quello di ridiscutere consigli e analisi prima di sottoporre il rinvio al presidente ugandese Yoweri Museveni, designato mediatore per il dialogo inter-burundese. Almeno venti leader dell’opposizione burundese si sono trovati nella città di Arusha per discutere delle profonde divisioni del Paese, evidenziatesi dopo il terzo mandato dell’attuale presidente Nkurunziza. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Brazzaville inaugura la sua galleria d’arte” di Federica Iezzi


Sudan – Wini Omer

Sudan – Wini Omer

Roma, 27 ottobre 2018, Nena News – Arrestata lo scorso dicembre per aver indossato una gonna e per camminare in modo indecente, la giornalista sudanese e attivista per i diritti delle donne, Wini Omer è comparsa davanti a un tribunale di ordine pubblico. È anche a rischio di essere accusata di crimini contro lo stato, punibile con una condanna a morte. Fervente attivista per i diritti umani e delle donne, racconta che negli ultimi anni, il Sudan ha condannato migliaia di donne alla fustigazione pubblica per disturbo dell’ordine pubblico.

Giornalista e difensore dei diritti umani, Wini Omer, attualmente lavora come responsabile del Democratic Thought Project e come redattore della rivista Alhadatha Alsudanya. Educa i giovani ai diritti umani, alla lotta contro la violenza di genere e ai problemi di salute riproduttiva. Secondo l’attivista Tahani Abbas del gruppo ‘No to Women’s Oppression Initiative’, nel 2016 oltre 15.000 donne sono state condannate a seguito di azioni penali, legate all’ordine pubblico.

La decennale legge impone punizioni tra cui pesanti pene pecuniarie e detentive. Quasi tutti i raduni sociali sono vietati dalla legge dell’ordine pubblico in Sudan, una legislazione che pone restrizioni su ciò che le donne possono fare e indossare. L’arresto di Omer arriva quando l’African Editors Forum ha contestato la confisca delle tirature del quotidiano sudanese Al-Jareeda, contro i duri regolamenti sugli “abiti inappropriati”.

Secondo Human Rights Watch, Wini Omer è da tempo un’oppositrice delle leggi sulla moralità del Sudan che criminalizzano “l’abito indecente” e altre scelte private, rendendola un bersaglio frequente per le accuse da parte delle autorità. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Wini Omer, a difesa dei diritti delle donne in Sudan” di Federica Iezzi


Paul Sixpence - Zimbabwe

Zimbabwe – Paul Sixpence

Zimbabwe – Paul Sixpence

Roma, 20 ottobre 2018, Nena News – Una personalità africana di eccezionale rilievo eppure ancora poco conosciuta in Europa è Paul Sixpence, attivista di Bulawayo il vincitore dell’African Union Theme #AfricaAgainstCorruption.

Paul Sixpence, dello Zimbabwe, è coordinatore dei progetti di advocacy per l’HIV/AIDS e i diritti umani presso il Center Stage della Media Arts Foundation a Bulawayo. Il suo lavoro attuale è incentrato sulla prevenzione dell’HIV. Nello specifico, le attività che segue includono l’educazione sessuale e riproduttiva, la salute dei giovani e la difesa dei diritti per le popolazioni. Temi particolarmente importanti in Africa dove il numero dei nuovi casi di HIV è sempre molto alto.

Sixpence ha conseguito una laurea in scienze della comunicazione presso la National University of Science and Technology in Zimbabwe e ha seguito un master in diritti umani presso la Central European University in Ungheria. Allo stesso tempo Sixpence è anche impegnato nella lotta alla corruzione nel suo paese e nel resto del continente. L’Unione Africana ha lanciato il 2018, come anno africano anticorruzione, durante la sua 30esima Assembly of Head of States and Government, tenutasi ad Addis Abeba lo scorso gennaio.

Il tema della corruzione ancora oggi in Africa continua a ostacolare gli sforzi per la promozione di una governance democratica, per la trasformazione sociale ed economica, per la pace e la sicurezza, per il godimento di diritti umani negli stati membri dell’Unione Africana. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Paul Sixpence, una vita contro l’AIDS e la corruzione” di Federica Iezzi


Cyrille Guel

Burkina Faso – Cyrille Guel

Burkina Faso – Cyrille Guel

Roma, 13 ottobre 2018, Nena News – Cyrille Guel è un praticante burkinabè di Media and Information Literacy, coinvolto nella promozione della partecipazione dei giovani alla governance democratica nel suo Paese. Cyrille ha recentemente collaborato con l’Unione Africana mediante il suo progetto ‘African Governance Architecture Youth Engagment Strategy’ e con l’UNESCO attraverso i suoi lavori ‘Global Alliance on Media and Gender’ e ‘Global Alliance for Partnership on Media and Information Literacy’.

Coinvolto nelle discussioni attorno alla situazione politica in Burkina Faso dall’ottobre 2014 al settembre 2015, attualmente ricopre la carica di presidente ad interim dell’Uganda Young Academy. Il giovane attivista ha recentemente vinto il premio per la gioventù africana, lanciato per la prima volta nel 2014 dal ghanese, Akpah Prince. Il premio riconosce le iniziative dei giovani africani che hanno un impatto sullo sviluppo del continente.

Le opere di Cyrille Guel sono state apprezzate dal Media Excellence Award. Guel è membro del comitato direttivo del Pan-African Alliance on Media and Information Litiracy (PAMIL), un’alleanza indipendente tra le diverse organizzazioni e individui che lavorano nel settore dell’alfabetizzazione mediatica e dell’informazione in tutto il continente africano. Coordina l’EducommunicAfrik, organizzazione di media senza scopo di lucro, gestita interamente da giovani e creata nel 2012 come estensione dell’Assciation Burkinabè pour la Promotion de l’Educommunication, il cui lavoro è stato riconosciuto agli Young African Awards. L’obiettivo generale di EducommunicAfrik è quello di promuovere l’istruzione, in particolare per quanto riguarda le questioni di genere, al fine di migliorare la consapevolezza e la comprensione delle persone sul ruolo dei media.

EducommunicAfrik gestisce iniziative per aiutare i bambini e i giovani a sviluppare la loro comprensione dei media, della tecnologia e delle nuove forme di comunicazione al fine di promuovere i loro diritti. Tutto ciò nel contesto dei più ampi temi di pace, democrazia, buon governo e sviluppo sostenibile. EducommunicAfrik è membro dell’UNESCO Global Alliance on Media and Gender. Nena News

Nena News Agency ” FOCOS ON AFRICA. Cyrille Guel, il professionista burkinabé dei media” di Federica Iezzi


Ilwad Elman

Somalia – Ilwad Elman

Somalia – Ilwad Elman

Roma, 6 ottobre 2018, Nena News – Ilwad Elman è un’attivista somalo-canadese e lavora all’Elman Peace and Human Rights Center a Mogadiscio, accanto a sua madre Fartuun Adan, fondatrice dell’organizzazione non governativa.

Figlia di un ardente attivista per la pace negli anni ’90, definito padre del mantra Drop the Gun, Pick up the Pen, poi assassinato nel 1996, e co-fondatrice del primo centro di crisi contro gli stupri per i sopravvissuti alla violenza sessuale e di genere, continua a guidare interventi nel campo della sicurezza e ad abbracciare programmi per il disarmo, l’emancipazione e la riabilitazione di bambini soldato.

È coinvolta nella direzione di Sister Somalia, una filiale dell’Elman Peace and Human Rights Center, primo programma del paese per le vittime della violenza di genere, nel lungo e delicato processo della ricostruzione post-bellica somala. Fornisce consulenza, assistenza sanitaria e alloggi alle donne in stato di necessità.

Di fronte ad altri 76 attivisti di 36 diverse nazioni africane, Elman nel 2011 ha rappresentato la Somalia durante la campagna Climb Up, Speak Out sul monte Kilimanjaro, evento organizzato da UNite Africa sotto la guida di UN Women. Al di là delle sue funzioni in Elman Peace, Ilwad è avvocato della Kofi Annan Foundation, nelle battaglie contro l’estremismo violento.

Come presidente del gruppo Child Protection Gender Based Violence Case Management Group e come membro fondatore del Advisory Committee for researching gender Based Violence Social Norms in Somalia and South Sudan, cura la responsabilità globale della protezione dell’infanzia. Nell’agosto 2016 Ilwad è stata nominata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, consigliere per la gioventù, la pace e la sicurezza. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Ilwad Elman e la lotta per il disarmo in Somalia” di Federica Iezzi


Daniel R. Mekonnen

Eritrea – Daniel R. Mekonnen

Eritrea – Daniel R. Mekonnen

Roma, 29 settembre 2018, Nena News – Membro fondatore del Movimento eritreo per la democrazia e i diritti umani (Emdhr), Daniel R. Mekonnen è un avvocato per i diritti umani e attivista eritreo. Giudice del tribunale provinciale centrale di Asmara e stretto collaboratore del Linklaters, uno dei primi dieci studi legali di tutto il mondo, con sede a Londra, ha un background legato ai diritti dell’uomo e al diritto internazionale pubblico

Tra i suoi cavalli di battaglia si annoverano le relazioni tra nord e sud del Paese, le azioni non-violente, i processi di democratizzazione, gli studi su pace e conflitto, la giustizia transitoria e il diritto internazionale umanitario.

Per anni Mekonnen ha ricevuto gravi minacce dal governo eritreo, in particolare in relazione al suo lavoro sui diritti umani, inclusa la sua partecipazione nella commissione d’inchiesta incaricata dall’Onu riguardo le violazioni dei diritti umani in Eritrea. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Daniel R. Mekonnen, l’avvocato eritreo della democrazia” di Federica Iezzi


Bisi Adeleye-Fayemi

Nigeria – Bisi Adeleye-Fayemi

Nigeria – Bisi Adeleye-Fayemi

Roma, 22 settembre 2018, Nena News – Avvocato nigeriano, Bisi Adeleye-Fayemi, attualmente è il principale partner dell’Amandla Consulting, specializzata nello sviluppo della leadership femminile. In più gestisce una comunità online per donne chiamata Abovewhispers.com.

Consigliere delle Nazioni Unite per la Nigeria, si occupa da anni di diritti delle donne. Dal 1991 al 2001 ha lavorato come direttrice di AMwA (Akina Mama wa Afrika), un’organizzazione di sviluppo internazionale per donne africane con sede a Londra. Proprio in quegli anni ha contribuito a creare l’African Women’s Leadership Institute che ha formato oltre 6mila donne leader in tutta l’Africa, la maggior parte delle quali attualmente ricopre ruoli decisionali: ministre, membri dei parlamenti, accademiche, dirigenti della società civile e dipendenti di organizzazioni internazionali.

È stata direttrice esecutiva dell’African Women’s Development Fund, (AWDF, che tuttora svolge un ruolo chiave nella promozione e protezione dei diritti delle donne in Africa, attraverso il sostegno di iniziative sociali e politiche. Ha guidato le innovative campagne nigeriane per l’approvazione della legge sul proibizionismo basato sulla violenza di genere, della legge sulle pari opportunità e della legge correlata alla tutela della privacy per le donne contagiate da HIV.

Continua a far parte del comitato esecutivo del Fondo per lo sviluppo delle donne africane e del Global Fund for Women. È presidente del consiglio consultivo del Fondo fiduciario femminile nigeriano e fa parte del consiglio direttivo dell’Elizade university in Nigeria.

Women Deliver, organizzazione di advocacy globale, la annovera tra le prime 100 persone influenti al mondo, facendo così avanzare i diritti delle donne. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Bisi Adeleye-Fayemi, una donna per le donne” di Federica Iezzi


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Tunisia – Radhia Nasraoui

Tunisia – Radhia Nasraoui

Roma, 15 settembre 2018, Nena News – Radhia Nasraoui è un avvocato tunisino specializzato in diritto umanitario. Attivista per i diritti umani da oltre 30 anni e opinion leader di risalto della primavera araba, è totalmente impegnata nella lotta contro la tortura in Tunisia.

La tortura era un metodo largamente applicato dal regime dittatoriale di Zine El-Abidine Ben Ali. Lei stessa fu imprigionata e torturata durante gli anni di dura dittatura. Insieme alla sua famiglia, ha subito continue molestie e violenze fisiche da parte della polizia politica segreta tunisina.

Negli anni ’70, iniziò una campagna per i diritti umani, quando il regime del presidente Bourguiba vietò le dimostrazioni di studenti e lavoratori. È stata una delle fondatrici dell’Association de lutte contre la torture en Tunisie.

A causa delle sue attività, Radhia Nasraoui ha continuato ad essere esposta alla repressione e alla brutalità della polizia. Questo fino a quando la rivoluzione del 2011 ha segnato la caduta del presidente Ben Ali. Nel 2005, Nasraoui ha ricevuto una laurea ad honorem dall’Université libre de Bruxelles, in Belgio, per la difesa dei diritti umani e per la sua lotta all’emancipazione delle donne tunisine. Nel 2013, ha ricevuto il Premio Olof Palme per i diritti umani. Nena News

Nena News Agency “Radhia Nasraoui, 30 anni di lotta alla tortura in Tunisia” di Federica Iezzi


Nompendulo Mkhatshwa

South Africa – Nompendulo Mkhatshwa

South Africa – Nompendulo Mkhatshwa

Roma, 8 settembre 2018, Nena News – Ha attirato l’attenzione del pubblico come giovane militante della Witwatersrand University (WITS) di Johannesburg, al timone della campagna #FeesMustFall. Come presidente dello Student Representative Council, Nompendulo Mkhatshwa, 22 anni, ha trascinato il governo sudafricano a fornire un extra di circa due miliardi alle università pubbliche per il congelamento delle tasse.

È la storia di una studentessa che ha assunto il ruolo di guida, nell’ambito del movimento studentesco più rivoluzionario nel Sud Africa post-apartheid. Guarda estasiata le battaglie di Martin Luther King, Thomas Sankara, Winnie Madikizela-Mandela e la regina ghanese Madre Yaa Asantewaa.

Sono passati quasi 60 anni da quando un gruppo di oltre 20.000 donne hanno marciato verso gli edifici dell’Unione a Pretoria per presentare petizioni, all’allora Primo Ministro JG Strijdom, in protesta per le leggi sui passaporti.

Oggi gli studenti della Wits sono accusati di aver scatenato le proteste che avrebbero portato alla chiusura di almeno 17 università l’anno scorso. Almeno 20.000 studenti sull’onda delle proteste capeggiate dalla Mkhatswa hanno marciato di nuovo a Pretoria per protestare contro gli aumenti delle tasse. È stata la singola più grande dimostrazione studentesca contro gli aumenti delle tasse.

La sua campagna continua e mira a raccogliere dieci milioni di dollari per assicurare ad ogni studente, che non ha i requisiti per i finanziamenti NSFAS (National Student Financial Aid Scheme), l’accesso all’istruzione. Dal 1999, le università di tutto il Sud Africa hanno iniziato a esternalizzare il lavoro a società private. Ciò ha cancellato il concetto di ‘educazione accessibile’. Nena News

Nena News Agency “SUD AFRICA. Nompendulo Mkhatshwa e la nuova rivoluzione studentesca” di Federica Iezzi


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Accra, Ghana – Chale Wote Street Art Festival 2018

Roma, 1 settembre 2018, Nena News 

Sud Sudan – Il leader dei ribelli del Sud Sudan Riek Machar, insieme ad altri principali gruppi di opposizione, tra cui l’SPLM-IO (Sudan People’s Liberation Movement-in-Opposition), si è rifiutato di firmare l’ultima bozza di un accordo di pace con il governo che porrebbe fine a una brutale guerra civile.

Il mese scorso il leader dell’opposizione e il presidente sud-sudanese Salva Kiir hanno firmato un accordo per il cessate il fuoco e per la parziale condivisione del potere, una delle serie di progressi apparenti degli ultimi mesi.

Le parti in guerra hanno tenuto settimane di colloqui a Khartoum alla ricerca di un accordo di pace globale per porre fine al conflitto che ha ucciso decine di migliaia di persone e provocato milioni di sfollati.

La guerra civile del Sud Sudan è scoppiata nel dicembre 2013, meno di due anni dopo la sua indipendenza dal Sudan. Il conflitto armato ha distrutto un quarto della popolazione del Paese, ha decimato il settore agricolo e ha totalmente demolito la sua economia.

Uganda – Robert Kyagulanyi, un musicista diventato deputato, il cui arresto ha provocato proteste nell’intero Paese, è stato liberato su cauzione da un tribunale nella città settentrionale di Gulu.

Kyagulanyi, meglio conosciuto con il suo nome d’arte, Bobi Wine, è stato accusato di tradimento. Insieme ad altre 30 persone, è stato arrestato per il suo presunto ruolo nell’attacco al convoglio del presidente Yoweri Museveni, in seguito ad una manifestazione elettorale locale.

Il musicista popolare è emerso come critico influente di Museveni dopo aver vinto un seggio in parlamento lo scorso anno. Il legislatore dell’opposizione, 36 anni, ha usato la sua musica per affrontare le questioni politiche e sociali del Paese.

Le forze di sicurezza ugandesi, negli ultimi giorni, hanno represso violentemente le proteste nelle strade e nelle piazze da parte dei civili che chiedevano il rilascio dell’oppositore.

Repubblica Democratica del Congo – L’ultimo focolaio di ebola nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in mano a scontri tra combattenti ribelli, ha ucciso ancora dozzine di persone questo mese.

Più di un centinaio di casi, tra confermati e probabili, della malattia sono stati segnalati da quando la riacutizzazione è iniziata agli inizi di agosto a Mangina, nella provincia del Nord Kivu, secondo il ministero della salute del Paese.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i decessi legati al virus ebola sarebbero 67.

Dall’inizio del focolaio sono stati messi a disposizione trattamenti sperimentali, tra cui la molecola mAb114, primo farmaco terapeutico ad essere utilizzato in un’epidemia di ebola attiva. All’inizio di questa settimana, il ministero della salute ha affermato che altri quattro farmaci sperimentali sono stati approvati per il trattamento di pazienti infetti.

Ad oggi, esisterebbero segnali che il virus si sia diffuso nella città di Oicha, nella provincia del Kivu settentrionale.

L’attuale epidemia è la decima a colpire il Paese dal 1976, quando l’ebola fu identificata per la prima volta.

Ghana – Le strade di Accra, si sono riempite di migliaia di visitatori per partecipare all’evento annuale Chale Wote Street Art Festival.

Piattaforma alternativa che ha portato arte, musica, design, danza e performance nelle strade della comunità di James Town, una delle comunità più storiche di Accra, e che si è concentrata sugli scambi tra artisti del Ghana e internazionali, creando forme nuove di arte.

Nella sua ottava edizione, Chale Wote ha riunito artisti e amanti dell’arte per interagire con spazi pubblici e luoghi della città. L’evento di sette giorni, appena conclusosi, ha compreso anche workshop e collaborazioni.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Niente pace in Sud Sudan, ebola nella Repubblica Democratica del Congo” di Federica Iezzi


Bidzar, Cameroon_UNESCO

Camerun – Sito archeologico di Bidzar

Bidzar (Camerun), 25 agosto 2018, Nena News – Le incisioni rupestri di Bidzar furono scoperte dal ricercatore francese Buisson nel 1933. Sono state successivamente studiate anche da Jauze (1944), J.P. Nicholas (1951), E. Mveng (1965) e A. Marliac (1982).

Bidzar è un piccolo villaggio vicino a Guidar, situato sulla strada Maroua-Garoua nel nord del Camerun. Nella regione, ci sono circa 130 km di affioramento di marmo. Le incisioni sono distribuite senza alcun collegamento apparente sulle lastre di marmo. Sono state realizzate su marmo calcareo e roccia, ricca di cloriti di diverse sfumature dal verde al giallo, dal blu al rosa.

La tecnica della punteggiatura indiretta percussiva utilizzata dagli incisori è ricorrente. Predilette le superfici senza crepe o buchi. La presenza di enormi figure occupa l’intera pavimentazione in pietra. Tutte le incisioni sono state fatte con strumenti di ferro, visto che il primo strato di marmo risulta facilmente rimovibile dalla roccia. In un secondo momento invece sono stati aggiunti i dettagli delle figure interne.

L’ipotesi sul significato di queste opere preistoriche in generale ammette che si riferiscano alla rappresentazione di un mito, della storia della cosmogenesi. È valutabile solo l’attenuazione chimica dei disegni su roccia, ma la datazione esatta dell’insieme Bidzar rimane ancora un mistero. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. L’inizio del mondo nel marmo di Bidzar” di Federica Iezzi


FortJesus_UNESCO

Kenya – Forte Jesus de Mombaça

Roma, 18 agosto 2018, Nena News

Fort Jesus, Mombasa (Kenya) – Forte Jesus de Mombaça, costruito dai portoghesi tra il 1593 e il 1596 su progetto di Giovanni Battista Cairati, per proteggere lo stesso porto di Mombasa, è uno degli esempi più notevoli e meglio conservati di fortificazioni militari portoghesi del XVI secolo.

È uno dei tre forti portoghesi costruiti intorno alle coste africane, insieme a Mazagan, in Marocco, e al forte dell’isola di Mozambico, tutti inclusi nella lista del patrimonio mondiale UNESCO.

La costruzione, con le sue proporzioni, le sue mura imponenti e i cinque bastioni, riflette il periodo rinascimentale. La proprietà copre un’area di più di due ettari, comprendendo il fossato del forte e gli immediati dintorni. Porta la testimonianza fisica, nelle sue strutture e nelle sue trasformazioni successive, dello scambio di valori e influenze culturali tra i popoli del porto strategico di origine africana, araba, turca, persiana ed europea.

A causa delle diverse potenze che hanno controllato il forte negli anni, la sua architettura è stata influenzata non solo dai portoghesi, ma anche dalle potenze arabe e britanniche. L’influenza portoghese e britannica si evidenzia per esempio sull’artiglieria e sui cannoni trovati nel sito.

All’interno sono ancora presenti i resti dell’abitazione del capitano, passaggi di archi e scale, un deposito di munizioni, una piattaforma di armi, camere, una chiesa portoghese, un pozzo, una galleria in cui sono esposti frammenti di porcellana cinese e altri oggetti recuperati dai naufragi risalenti all’epoca portoghese.

Il forte si erge su uno sperone di corallo e racconta la storia di come i portoghesi governavano le rotte commerciali dell’Oceano Indiano. Racconta anche l’era del commercio degli schiavi e le storie di tortura, fame e malattie del popolo africano mentre aspettava il trasporto da Mombasa verso Arabia e Golfo Persico. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Kenya, il Forte Jesus de Mombaça” di Federica Iezzi


Khami, Zimbabwe_UNESCO

Zimbabwe – Sito archeologico di Khami

Roma, 11 agosto 2018, Nena News – Il sito archeologico di Khami si trova sulla riva occidentale del fiume Khami, a circa 10 km a ovest di Bulawayo, nel sud dello Zimbabwe. Il sito rappresenta tutto ciò che rimane della capitale di uno dei più grandi imperi dell’Africa australe, al suo apice dal 1450 al 1650. Capitale del Grande Zimbabwe, a metà del XV secolo, divenne il centro del potere politico ed economico del regno.

Khami fu fondata dalla dinastia Torwa, primi governanti del Regno di Butua e fu costruita sulla base della forma architettonica del Grande Zimbabwe, antica città dell’Africa del Sud.

Tra i reperti archeologici figurano pezzi di porcellana Ming risalenti al regno di Wan-Li (1573-1691), imitazioni portoghesi di porcellane cinesi del XVII secolo, argenteria spagnola del XVII secolo, porcellana spagnola del XV e XVII secolo, ecc. Tali ritrovamenti indicano che Khami fu uno dei maggiori centri commerciali, presumibilmente collegati ai porti della costa dell’Africa orientale.

I muri di sostegno delle rovine di Khami, sono esempi molto precoci di innovazioni architettoniche, nell’intera Africa meridionale. Diverse case di terra sono ancora evidenti sulle colline rocciose dell’insediamento. Le fondamenta della residenza del capo (mambo) sono chiaramente visibili all’estremità settentrionale del sito.

La caduta di Khami avvenne intorno alla metà del XVII secolo, in seguito ad una disputa politica tra i governanti Torwa. Seguirono una lotta di potere e una guerra civile. I portoghesi colsero questa opportunità per intervenire nel conflitto, inviando un piccolo esercito sotto il comando di Sismundo Dias Bayao. Il design della città di Khami fu adottato dai successori della dinastia Torwa, come Danangombe e Zinjaja. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Archeologia, Khami la capitale del Grande Zimbabwe” di Federica Iezzi


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Sudan – Sito archeologico di Meroe

Meroe (Sudan), 4 agosto 2018, Nena News – Il sito di Meroe è il cuore del regno di Kush, potenza nel mondo antico risalente all’VIII secolo a.C., le cui rovine si trovano sulla riva orientale del Nilo a circa sei chilometri a nord di Kabūshīyah, nell’attuale Sudan.

Inizialmente, residenza principale dei sovrani, dal III secolo a.C. fu il luogo della maggior parte delle sepolture reali. Il sito archeologico è composto da tre componenti separate: Meroe, la capitale, che comprende la città e il sito del cimitero, Musawwarat es-Sufra e Naqa, due insediamenti e centri religiosi associati.

Insieme comprendono una vasta gamma di forme architettoniche, tra cui piramidi, templi, palazzi e aree industriali che hanno modellato la scena politica, religiosa, sociale, artistica e tecnologica della Valle del Nilo. Gli scavi di Meroe, iniziati nel 1902, hanno rivelato strade e edifici di una città grande e popolosa.

Le strutture architettoniche, l’iconografia applicata e le prove di produzione e commercio, tra cui ceramiche e lavori in ferro, testimoniano la ricchezza e il potere dello Stato kushita e riflettono i contatti tra Africa subsahariana, Mediterraneo e Medio Oriente.

I resti architettonici dei tre componenti del sito illustrano la giustapposizione di elementi strutturali e decorativi dall’Egitto faraonico, alla Grecia, a Roma, rappresentando un significativo riferimento di scambio e diffusione precoce di stili e tecnologie. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Meroe, la città perduta” di Federica Iezzi


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Somalia – Sito archeologico di Laas Gaal

Laas Gaal (Somalia), 28 luglio 2018, Nena News – Risalgono al neolitico i dipinti nelle pareti dei rifugi di roccia del sito di Laas Gaal, sulle colline di Naasa Hablood, nel nord della Somalia. Le grotte offrono uno scorcio sulla storia africana, con la prerogativa di essere tra le migliori e più antiche pitture rupestri conservate in Africa. Un’arte sopravvissuta intatta per più di 5mila anni.

Laas Gaal è stato scoperto solo recentemente, nel 2002, da un gruppo di archeologia francese, guidato da Xavier Gutherz della Paul Valery University. L’anno successivo è iniziato uno studio dettagliato dei dipinti e del loro contesto preistorico. Poco ancora si conosce della civiltà dell’epoca e quali tecniche pittoriche sono state utilizzate per creare l’arte rupestre.

Le formazioni rocciose naturali, la più grande delle quali è lunga dieci metri con una profondità di circa cinque, raccolgono immutate le pitture rupestri. In totale sono presenti otto caverne, la prima delle quali, ospitando il maggior numero di dipinti, è considerata il centro artistico e creativo del complesso. La seconda grotta sembra possa essere stata utilizzata come sala riunioni. Nella terza caverna una grande pietra piatta fa pensare al trono di un re. Tra le ultime grotte, una è suddivisa in spazi più piccoli con piccole aperture come finestre: forse uno spazio per i prigionieri. Il resto delle caverne sembrano alloggi.

Si stima che ci siano 350 rappresentazioni animali e umane, oltre a numerosi segni tribali. Le raffigurazioni raccontano scene di pastorizia con mucche e cani; inoltre mostrano esseri umani, alcuni in scene commoventi. Gli animali minori raffigurati nell’opera includono scimmie, antilopi, giraffe e verosimilmente sciacalli e iene. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Laas Gaal, il neolitico in Somalia” di Federica Iezzi


Central African Republic (CAR) refugees in Cameroon / Réfugiés Centrafricains au Cameroun

Repubblica Centrafricana – Vita nei campi rifugiati

Roma, 21 luglio 2018, Nena News 

Etiopia – La compagnia aerea Ethiopian Airlines è tornata a condurre i primi voli civili tra Addis Abeba e Asmara, ricollegando l’Eritrea all’Etiopia dopo 20 anni di stallo militare.

La maggior parte dei passeggeri etiopi sono stati separati dalle loro famiglie dalla guerra. Alla vigilia della guerra di confine del 1998-2000, l’Etiopia ha espulso più di 70.000 eritrei dai suoi territori, creando separazioni tra famiglie. Dispute continue sulla demarcazione dei confini condivisi hanno innescato il conflitto. Il tutto è parte del recente storico accordo, firmato dal primo ministro etiope Abiy Ahmed ad Asmara, con il presidente Isaias Afwerki, ponendo ufficialmente fine allo ‘stato di guerra’ tra i due Paesi.

Mali – Secondo i dati dell’ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite almeno 289 civili sono stati uccisi dall’inizio dell’anno, nelle violenze intercomunali in Mali.

Più del 75% degli incidenti si sono verificati nella regione centrale di Mopti.

La missione MINUSMA ha documentato un’escalation di attacchi presumibilmente effettuata dal gruppo Dozos e dalle milizie Dogon contro villaggi delle comunità Fulani.

Gruppi armati legati ad al-Qaeda, con stretti legami con le comunità Fulani, hanno a loro volta bersagliato le etnie Dogon e Bambara.

La Francia è intervenuta nel nord del Mali nel 2013 per respingere gruppi armati che stavano minacciando i principali centri abitati del sud. Da allora i combattenti hanno riacquistato un punto d’appoggio nel nord e nel centro semiarido.

Repubblica Centrafricana – Lo scorso aprile, l’apparente tranquillità della prefettura di Mambere-Kadei nel sud-ovest della Repubblica Centrafricana, si è interrotta allo scoppio dei combattimenti tra la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, MINUSCA, e i membri del gruppo armato Siriri.

Circa 250.000 rifugiati della Repubblica Centrafricana hanno cercato rifugio nei Paese vicino negli ultimi anni.

A fronte di un aumento delle violenze dal 2016, e con l’80% del territorio della Repubblica Centrafricana, detenuto da gruppi armati, è improbabile il ritorno degli oltre 568.000 rifugiati da Paesi come il Camerun, la Repubblica Democratica del Congo e il Ciad.

Mentre il Camerun, rimane un asilo sicuro per i rifugiati della Repubblica Centrafricana, continua ad affrontare due crisi di sicurezza: Boko Haram nell’estremo nord e disordini in alcune regioni del sud-ovest e del nord-ovest di lingua inglese.

Camerun – Violente tensioni tra le forze governative del Camerun e i separatisti anglofoni hanno costretto oltre 180.000 persone a lasciare le proprie case a partire dallo scorso dicembre, secondo i dati di Human Rights Watch. L’80% di questi rimangono sfollati interni. Almeno 20.000 camerunesi hanno cercato rifugio in Nigeria. Le forze governative sono state accusate di uccisioni, uso di forza eccessiva contro i manifestanti e tortura.

Il nord-ovest e il sud-ovest del Paese è stato colpito da disordini dal 2016, quando insegnanti e avvocati hanno organizzato manifestazioni per chiedere il rispetto dei sistemi di istruzione e giustizia inglesi nelle stesse regioni.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. La fine dello stato di guerra tra Etiopia e Eritrea, migliaia di rifugiati in Camerun” di Federica Iezzi


Ethiopian paiting

Etiopia – Storica battaglia di Adwa

Roma, 14 luglio 2018, Nena News

Etiopia-Eritrea

L’Etiopia e l’Eritrea hanno ‘sospeso’ il loro stato di guerra, come parte di un accordo storico che promuove una stretta cooperazione in area politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza. Il repentino riavvicinamento mette fine a una lunga guerra fredda durata decenni sulle dispute di confine che hanno macchiato di rosso la terra del presidente eritreo Isaias Afewerki e del primo ministro etiope Abiy Ahmed.

Il duro antagonismo dei due Paesi del Corno d’Africa inizia quando l’Etiopia, respingendo di fatto una decisione delle Nazioni Unite, si rifiuta di cedere terre di confine all’Eritrea, dopo una guerra che uccise 80mila persone. Dunque qual è stata la causa principale del conflitto tra Etiopia e Eritrea per il quale la disputa di confine è servita come surrogato?

Entrambi i partiti al potere furono immersi in feroci lotte interne al potere subito dopo la fine della guerra del 2000, quando l’esercito etiope ottenne il sopravvento. Il conflitto ha avuto poi una lunga serie di cause tra cui questioni economiche e questioni di rivalità per l’egemonia regionale.

I precedenti governanti dell’Etiopia vivevano pacificamente con un confine non demarcato con l’Eritrea dal 1890 al 1936 (sotto il colonialismo italiano) e di nuovo dal 1941 al 1952 (sotto l’amministrazione militare inglese). Negli anni ’80 e ’90 leader rivoluzionari africani arrivarono al potere parlando di riforme e democrazia. Era un periodo in cui la guerra fredda, le guerre per procura degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica e l’apartheid in Sud-Africa erano agli strascichi finali e una nuova era nella politica africana era all’orizzonte.

La recente decisione di accettare pienamente l’accordo è stata la riforma più sorprendente mai annunciata dal primo ministro dell’Etiopia, entrato in carica solo lo scorso aprile. Tre anni di proteste incessanti, violenze e deterioramento dell’economia avevano portato l’Etiopia sull’orlo del collasso. Abiy ha lanciato rapidamente un’ondata di riforme, liberando giornalisti e figure dell’opposizione, sbloccando mezzi di stampa, dopo anni di proteste anti-governative.

Le linee telefoniche internazionali dirette tra Etiopia ed Eritrea sono state ripristinate per la prima volta dopo due decenni. Presto riapriranno le ambasciate e i voli aerei tra i due Paesi torneranno ad essere operativi. Mentre la leadership eritrea ha effettivamente accolto gli sforzi dell’Etiopia per normalizzare le relazioni, non ha preso alcun provvedimento per allentare la stretta sui media.

Questo spiega perfettamente lo scetticismo sceso tra la popolazione eritrea riguardo gli accordi di pace. Il presidente eritreo in precedenza aveva già investito forti promesse sull’industria mineraria, nominandola panacea ai mali del Paese. Eppure, gli standard di vita si sono solo ulteriormente deteriorati negli ultimi anni. Aveva illuso la fetta giovanile della popolazione sulle limitazioni della durata del servizio militare obbligatorio. Documento mai materializzatosi fino ad oggi.

Il popolo eritreo, a fronte di false promesse e disattese aspettative, pazienta disperatamente per la normalizzazione del commercio, l’apertura delle frontiere terrestri, la smilitarizzazione immediata, l’amnistia ad ampio raggio, la riconciliazione nazionale.

Non mancano le critiche nemmeno verso le riforme della leadership etiope. Ne sono un esempio l’etnia Irobos, minoranza che vive nella regione del Tigray in Etiopia, che potrebbe vedere parte dei propri territori in mano alla vicina Eritrea.

Per non parlare della questione Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi si sono impegnati a depositare ingenti somme nella Banca Centrale dell’Etiopia come parte di un pacchetto di aiuti da tre miliardi di dollari. E’ evidente come accettando queste ampie facilitazioni, Abiy si schiera concretamente con l’Arabia Saudita e i suoi alleati nella crisi del Golfo in corso. Partecipare a questo power-play regionale può alla fine danneggiare le prospettive democratiche dell’Etiopia e danneggiare la credibilità di Abiy come leader africano indipendente.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Storica pace tra Etiopia ed Eritrea” di Federica Iezzi


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Mali – Nelle baraccopoli

Roma, 7 luglio 2018, Nena News 

Sud Sudan – L’opposizione sud-sudanese ha descritto come illegali i piani di estendere di ulteriori tre anni il mandato del presidente Salva Kiir. Il governo Kiir ha proposto un progetto di legge al parlamento per modificare la costituzione e prolungare il mandato del presidente, dei suoi deputati e dei governatori. La prevista estensione del mandato di Kiir è quasi garantita in quanto il partito al governo detiene la maggioranza dei seggi in parlamento. Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir e il suo oppositore Riek Machar, hanno concordato un cessate il fuoco permanente, durante i colloqui nella capitale sudanese Khartoum, suscitando concrete speranze di porre fine a una devastante guerra civile. Cessate il fuoco che è stato violato poche ore dopo il suo inizio, come successe nello scorso dicembre, quando una nuova spinta da parte della comunità internazionale minacciò sanzioni ONU. La guerra civile del Sud Sudan ha ucciso decine di migliaia di persone e ha creato una delle più grandi crisi dei rifugiati in Africa. Milioni di persone sono vicine alla carestia.

Etiopia – Il parlamento etiope ha approvato una nota del governo riguardo l’esclusione ufficiale di tre gruppi ribelli, dalla lista delle organizzazioni terroristiche del Paese. Dunque i gruppi Oromo Liberation Front (OLF), Ogaden National Liberation Front (ONLF) e Ginbot 7, impegnati nelle lotte armate contro il governo ad Addis Abeba per anni, oggi non sono più considerati gruppi terroristici. Gli analisti in Etiopia hanno affermato che la mossa è stata un passo nella giusta direzione, ma occorre lavorare maggiormente prima che i gruppi abbattano le armi. Il Ginbot 7, è un gruppo di opposizione formatosi dopo l’opposizione elettorale del 2005. L’OLF cerca l’autodeterminazione per il popolo Oromo, contro il dominio coloniale Amhara, degli altopiani settentrionali e centrali dell’Etiopia. L’ONLF è un gruppo ribelle separatista che lotta per l’autodeterminazione dei somali. Tutti e tre i gruppi hanno basi nella vicina Eritrea.

Somalia – Il parlamento europeo ha condannato gli Emirati Arabi Uniti per le misure di rappresaglia avanzate contro la Somalia, secondarie alla posizione neutrale assunta dal Paese sulla crisi del Golfo. Gli Emirati Arabi hanno cessato i regolari pagamenti di sostegno al bilancio somalo, indebolendo di fatto, ulteriormente, la capacità del governo di pagare le forze di sicurezza. La dichiarazione del parlamento europeo ha esortato gli Emirati Arabi Uniti a cessare immediatamente tutti gli atti di destabilizzazione in Somalia e a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Somalia. La disputa tra il Qatar, da un lato, e gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrain dall’altro, è in corso dal giugno 2017, quando questi ultimi hanno annunciato blocchi commerciali. I paesi arabi accusano Doha di sostenere gruppi estremisti, accuse che naturalmente il Qatar nega. La Somalia ha da decenni una situazione di sicurezza instabile. Il gruppo al-Shabab, legato ad al-Qaeda, sta combattendo per rovesciare il governo centrale della Somalia, appoggiato dall’occidente, e stabilire un governo basato sulla interpretazione della legge islamica. A fronte di recenti disaccordi politici tra Mogadiscio e Abu Dhabi, la Somalia, a differenza di molti altri Paesi africani, ha rifiutato di prendere una posizione nella crisi del Golfo.

Mali – Gli organizzatori delle elezioni in Mali hanno deciso di porre fine allo sciopero, proclamato per condizioni di lavoro scadenti. Un accordo tra due sindacati e il governo ha concesso ai lavoratori un aumento di stipendio. Dunque è ripresa la distribuzione delle schede elettorali. Voto storico quello del Mali, programmato per il 29 luglio prossimo, che si trascina come sfondo sei anni di disordini politici e violenze. L’attuale presidente Ibrahim Boubacar Keita ha annunciato la sua candidatura per un secondo mandato. In opposizione una decina di altri candidati. Il più forte dei quali è sicuramente il leader dell’opposizione, Soumaila Cisse, ex ministro delle finanze. L’aumento della violenza mette in dubbio la capacità del governo maliano di portare a termine il processo elettorale. Il Mali è in tumulto da quando i ribelli tuareg hanno nel 2012 ‘sequestrato’ il deserto a nord, spingendo le forze francesi ad intervenire.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Critiche a Salva Kiir in Sud Sudan, fine dello sciopero in Mali” di Federica Iezzi


A protester is pictured through a Moroccan national flag during a protest against Geert Wilders in Amsterdam

Proteste in Marocco

Roma, 30 giugno 2018, Nena News

Sud Sudan – Le parti in conflitto in Sud Sudan hanno concordato mercoledì un cessate il fuoco ‘permanente’. L’accordo, firmato dal presidente Salva Kiir e dall’ex vicepresidente Riek Machar, è stato raggiunto nella capitale sudanese, Khartoum, alla presenza del presidente sudanese Omar al-Bashir e del presidente ugandese Yoweri Museveni.

L’ultimo accordo aumenta le speranze che presto possa essere raggiunta la pace per porre fine ad una guerra civile che dura ormai da più di quattro anni, che ha ucciso decine di migliaia di persone, che ha spinto milioni di civili sull’orlo della carestia e che ha creato la più grande crisi dei rifugiati in Africa dal genocidio rwandese del 1994.

L’accordo prevede l’apertura di corridoi ufficiali per gli aiuti umanitari, il rilascio di prigionieri di guerra e detenuti politici e un governo di unità transizionale, da formare entro quattro mesi, che governerà il Paese per 36 mesi.

Permetterà inoltre ai membri dell’Unione Africana di dispiegare le forze necessarie per sorvegliare il cessate il fuoco concordato.

Marocco – Il leader del Popular Movement che ha scosso per mesi la regione del Northern Rif del Marocco è stato condannato a 20 anni di carcere.

Martedì un tribunale di Casablanca ha condannato il trentasettenne Nasser Zefzafi, già arrestato a maggio dello scorso anno, accusato di minare l’ordine pubblico e minacciare l’unità nazionale.

I pubblici ministeri hanno affermato che l’arresto era stato ordinato dopo che “ostruiva la libertà di culto” presso la moschea di al-Hoceima.

Come parte dello stesso verdetto, anche i leader Nabil Ahmijeq, Wassim El Boustani e Samir Aghid sono stati condannati a 20 anni di prigione.

In più almeno dieci attivisti sono stati condannati a cinque anni di prigione.

La regione etnicamente berbera del Northern Rif ha avuto a lungo un rapporto teso con le autorità centrali del Marocco ed è stata al centro delle proteste ispirate alla primavera araba nel 2011.

Le principali proteste si sono placate in seguito a una serie di riforme politiche, compresi i cambiamenti costituzionali che hanno visto re Mohamed VI rinunciare a alcuni dei suoi ampi poteri.

Uganda – Il governo ugandese ha chiuso almeno 1.132 scuole primarie e secondarie private senza licenze in varie aree del Paese. La maggior parte delle scuole è stata chiusa la scorsa stagione per mancanza di conformità agli standard minimi richiesti.

Queste si aggiungono alle più di 1.500 scuole chiuse l’anno scorso perché non avevano insegnanti formati e registrati.

Secondo la Federation of Non-State Education Institutions, a circa 300 scuole primarie e secondarie private è stata ulteriormente bloccata l’apertura per la mancanza degli standard minimi richiesti dal ministero dell’Istruzione

Nigeria – Il ministro nigeriano Abubakar Bawa Bwari, ha discusso dell’eradicazione dell’attuale grave avvelenamento da piombo nei lavoratori delle miniere d’oro. Le vittime si troveranno di fronte a disabilità di apprendimento, disturbi della memoria e comportamenti violenti. Almeno 400 persone, per lo più bambini, sono morte a causa dei disturbi legati all’avvelenamento da piombo e molti altri hanno subito danni irreversibili alla propria salute. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Tregua in Sud Sudan, chiuse scuole senza licenze in Uganda” di Federica Iezzi


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Rifugiati in Sud Sudan

Roma, 23 giugno 2018, Nena News

Somalia – Senza un governo funzionante, le guerre di clan durano da decenni e gruppi terroristici attualmente controllano diverse fasce del paese. Il crollo del 1991 dell’allora governo somalo e la conseguente guerra civile hanno provocato centinaia di migliaia di rifugiati. Circa 500mila rifugiati somali sono fuggiti in Kenya, mentre quasi 250mila hanno trovato protezione in Etiopia.

In Kenya, la maggior parte di loro si è stabilita nell’ampio campo profughi di Dadaab, che è stato progettato per gestire solo 160mila rifugiati, ma attualmente ne ospita mezzo milione. Ci sono circa 100milarifugiati somali nel campo di Kakuma, oltre a circa 30mila rifugiati urbani nella capitale, Nairobi.

L’Etiopia è stato il principale paese di destinazione per i rifugiati somali nel 2012. Dal 2007, sei nuovi campi profughi sono stati aperti per accogliere la crescente popolazione di rifugiati somali in Etiopia, il maggiore dei quali rimane il Dollo Ado camp. Mentre la comunità internazionale continua a sostenere un governo debole, sia il Kenya che l’Etiopia stanno considerando il reinsediamento come una soluzione praticabile e duratura.

Sud Sudan – A causa della crescente violenza e del deterioramento della situazione politica in Sud Sudan, il numero totale dei rifugiati sud-sudanesi ha ora superato i due milioni. Si parla della più grande crisi di rifugiati in Africa e della terza più grande al mondo, dopo la Siria e l’Afghanistan.

Il 65% dei rifugiati sud-sudanesi ha meno di 18 anni, la maggioranza dei quali continua a cercare rifugio nella vicina Uganda che attualmente ospita più di un milione di rifugiati, di questi l’82% sono donne e bambini. In più almeno altri due milioni di civili sono stati costretti a lasciare le loro case, rimanendo all’interno del paese, nelle aree di Unity State e Upper Nile State.

Repubblica Democratica del Congo – Le gravi violenze nella Repubblica Democratica del Congo hanno portato a sfollamenti di massa, terreno fertile per un’enorme crisi alimentare con nuovi casi di malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni. Nella regione del Kasai, oltre un milione di persone sono state sfollate a causa dei combattimenti che durano ormai da quasi due anni. E secondo le Nazioni Unite, oltre 650mila persone sono state costrette a fuggire dai violenti scontri nella provincia di Tanganica.

Gli scontri estremamente brutali tra gruppi armati hanno avuto conseguenze molto gravi per i civili di etnie diverse: numerosi sono i morti, i feriti e i traumatizzati. I villaggi sono stati bruciati e i campi distrutti. Gli effetti di questa esplosione di violenza sono ancora oggi molto visibili. La situazione rimane instabile e le violenze rischiano di riaccendersi in qualsiasi momento.

Repubblica Centrafricana – Nel 2013 a causa di scontri violenti tra la coalizione Séléka musulmana e la milizia anti-Balaka cristiana, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono fuggiti disperatamente dalle loro case nella Repubblica Centrafricana, molti in cerca di rifugio nel vicino Camerun, nella Repubblica Democratica del Congo e nel Ciad. Gli anni che seguirono le violenze del 2013 portarono una transizione graduale verso la pace e la stabilità, ma il caos si scatenò nel giugno 2016.

Più di un milione di centrafricani sono stati costretti a fuggire. Quasi 550mila hanno cercato rifugio nei paesi limitrofi. La maggior parte dei rifugiati è fuggita in Camerun, mentre altri hanno trovato rifugio in Ciad e nel Sud Sudan. Più di 60mila civili sono arrivati ​​nella Repubblica Democratica del Congo dal maggio 2017. Altri 688mila sono stati costretti a lasciare le proprie case, ma rimangono sfollati all’interno del paese. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. In fuga da guerre e fame” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Orfano di guerra

Roma, 16 giugno 2018, Nena News 

Repubblica Democratica del Congo – Lo scorso 8 giugno, la Corte Penale Internazionale ha scosso la comunità internazionale ribaltando la condanna per crimini di guerra dell’ex vice-presidente della Repubblica Democratica del Congo, Jean-Pierre Bemba.

Condannato nel 2016 a 18 anni di carcere, per non aver impedito alla sua milizia di commettere crimini nel suo Paese, che includevano omicidi, stupri e saccheggi, l’assoluzione di Bemba, detenuto a L’Aia per 10 anni, non ha precedenti.

Nel 2002, Bemba aveva inviato i combattenti del Movement for the Liberation of the Congo (MLC) verso la Repubblica Centrafricana, su richiesta dell’ex presidente Ange-Felix Patasse, che stava combattendo contro un tentativo di colpo di stato da parte del suo capo di stato maggiore Francois Bozize. Fu in quel conflitto che i combattenti dell’MLC furono accusati di aver commesso le atrocità che portarono all’arresto e alle accuse di Bemba.

La condanna di Bemba è stata sempre ricordata come primo caso in cui la Corte Penale Internazionale perseguitò qualcuno per lo stupro, come arma di guerra.

Madagascar – Hery Rajaonarimampianina, presidente del Madagascar, dichiara la formazione di un nuovo governo, dopo una sentenza della Corte che richiese un’amministrazione di ‘consenso’, per risolvere la crisi scatenata dalla riforma elettorale.

La nazione dell’Oceano Indiano è stata scossa da proteste, da parte dell’opposizione, inizialmente lanciate contro nuove leggi elettorali. Le dimostrazioni sono poi cresciute al punto tale da costringere il presidente a dimettersi.

Lo scorso 04 giugno il tecnocrate Christian Ntsay, è stato nominato primo ministro, dopo diversi cicli di negoziati, come parte di un accordo con una sezione dell’opposizione.

Burundi – Il presidente in carica, Pierre Nkurunziza, ha annunciato che non correrà per un altro mandato, allentando i timori di nuove violenze nel Paese, impoverito dopo un referendum sui limiti di tempo della carica presidenziale.

Ci si aspettava che Nkurunziza approfittasse delle recenti modifiche alla costituzione per giustificare altri due termini, sollevando la preoccupazione che il Burundi avrebbe assistito a una ripetizione di forti disordini, simili a quelli del periodo post-elettorale del 2015.

In un referendum del mese scorso, oltre il 73% dei 4,7 milioni di elettori del Burundi ha approvato modifiche alla costituzione che hanno prolungato la durata del mandato del presidente da cinque a sette anni.

Ciò potrebbe consentire al 54enne Nkurunziza, al potere dal 2005, altri 14 anni di comando.

Sud Sudan – Il capo dei ribelli sud-sudanesi Riek Machar ha accettato l’invito del primo ministro dell’Etiopia a tenere colloqui con il presidente sud-sudanese Salva Kiir, ad Addis Abeba la prossima settimana.

Machar, che è agli arresti domiciliari in Sud Africa, parteciperà dunque ai colloqui, guidati dal blocco dell’Africa orientale dell’autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD).

Questa sarebbe la prima volta che Kiir e Machar, ex vice-presidente del Sud Sudan, si incontrano da quando un accordo di pace tra il governo e il gruppo ribelle è crollato nell’agosto 2016.

Decine di migliaia di persone sono morte nella guerra civile scoppiata alla fine del 2013, quando le truppe fedeli a Machar hanno iniziato manifestazioni contro il governo. Tutte le parti sono oggi accusate, dalle Nazioni Unite, di commettere atrocità contro i civili, nell’ormai complessa e multiforme guerra che traghetta il Paese. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Assolto Jean-Pierre Bemba, colloqui ad Addis Abeba sul Sud Sudan” di Federica Iezzi


Mozambico – Opera di Reinata Sadimba

Roma, 9 giugno 2018, Nena News 

Senegal – Oumou Sy, fashion designer – Per secoli l’estetica africana è stata studiata, raccolta, copiata e ammirata. Nelle preziose creazioni della stilista Oumou Sy lo chic occidentale incontra l’afro-avanguardia. La sua firma senegalese racchiude idee di moda audaci nell’intero continente africano.
Imprenditrice e fondatrice dell’annuale Carnevale di Dakar e della settimana della moda internazionale a Dakar, raggiunge la gente attraverso un processo creativo che si impregna del vero stile africano.

Attenta ai particolari, tutti gli accessori vengono lavorati a mano e hanno un distinto sapore africano: croci in rame etiope, bracciali in rame masai con brillanti perline, copricapi e foulard che ricordano le regalità camerunensi. I tessuti, dalla seta al raso, dalla rafia al cotone, sono tinti a mano in abbinamenti cromatici sorprendenti.

Vincitrice del Principal Prince Claus Award già nel 1998, oggi si conferma regina indiscussa di moda in Africa.

Mozambico – Reinata Sadimba, scultrice – Reinata Sadimba è nata nel 1945 nel villaggio di Nemu, in Mozambico. Figlia di contadini, ha ricevuto la dura tradizionale educazione Makonde, che includeva la realizzazione di oggetti in argilla.Anche se il gruppo etnico Makonde valorizza la donna nella società, in Mozambico la scultura è ancora un “lavoro da uomo”.

Nel 1975, si osserva una profonda trasformazione nel lavoro di Sadimba: inizia un periodo creativo florido mediante le sue ceramiche dalle forme bizzarre e fantastiche. Opere in argilla, grafite e polvere bianca, hanno sempre caratterizzato il lavoro dell’artista.

Ha ricevuto per i suoi capolavori numerosi premi. Ha esposto le sue opere in Belgio, Svizzera, Portogallo e Danimarca e il suo lavoro è rappresentato al Museo Nazionale del Mozambico, al Museo Etnografico Portoghese, alla Collezione d’Arte Moderna di Culturgest e in numerose collezioni private.

Etiopia – Julie Mehretu, pittrice – L’artista etiope Julie Mehretu è oggi conosciuta per i suoi dipinti inglobati nell’energia astratta, nella topografia e nei paesaggi urbani globali. Figlia di un professore universitario etiope e di un’insegnante americana, fuggì con i genitori dal paese nel 1977 e si trasferì a East Lansing, nel Michigan.

Vita e cultura divise tra il continente africano e quello americano, i dipinti di Mehretu sono costruiti attraverso strati di pittura acrilica su tela sovrapposti a segni con matita, penna, inchiostro e grossi flussi di pittura. Le sue tele si sovrappongono a diverse caratteristiche architettoniche come colonne, facciate e portici con diversi schemi geografici come grafici, piani di costruzione e mappe architettoniche. Pensa al suo marchio astratto come a un tipo di lessico, a una sorta di linguaggio dei segni per l’agire sociale. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. La potenza femminile dell’arte” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Ebola outbreak

Roma, 2 giugno 2018, Nena News

Repubblica Democratica del Congo – Torna l’incubo ebola in Repubblica Democratica del Congo. Siamo alla nona epidemia virale nel Paese dal 1976.
Contati un numero totale di 58 casi di contagio e 27 casi di morti correlate all’infezione, in aree dell’Equateur Province, in particolare nelle zone di Bikoro, Iboko e Wangata.
Organizzazione Mondiale della Sanità, Ministero della salute congolese, Gavi, Vaccine Alliance, Médecins Sans Frontieres e UNICEF stanno conducendo una capillare campagna di  vaccinazione nelle zone ad alto rischio di Mbandaka e Bikoro.
Già somministrate più di 8000 dosi di vaccino rVSVΔG-ZEBOV, e ne sono disponibili altrettante.

La febbre emorragica causata dall’Ebola è considerata mortale anche fino al 90% dei casi, per alcuni ceppi. Non esiste nessuna cura, né un vaccino specifico. Cura dei sintomi, quali febbre violenta, mal di testa, dolori muscolari, vomito e diarrea, sono ad oggi tutte le armi che si hanno in mano contro questo virus.

L’ultima epidemia di ebola risale alla fine del 2013, quando in Sierra Leone uccise almeno 3.900 persone, lasciando 12 mila orfani. La vicina Liberia è stata dichiarata libera dall’ebola, dopo più di 4.800 casi mortali. I decessi legati al filovirus in Guinea Conakry hanno superato quota 2.500.
I numeri parlarono di almeno 28.000 casi documentati di contagio dal virus ebola, in Africa occidentale, e più di 11.000 morti.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Ebola-Outbreak in Repubblica Democratica del Congo” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Nuovo focolaio del virus Ebola

Roma, 26 maggio 2018, Nena News

Burundi – Gli elettori in Burundi hanno dato il via libera a emendamenti costituzionali che potrebbero consentire al presidente Pierre Nkurunziza di rimanere in carica fino al 2034 e di rafforzare i suoi poteri. Pierre-Claver Ndayicariye, capo della commissione elettorale, ha detto che il 73% degli elettori ha votato ‘si’ al referendum per modificare la costituzione.

Oltre a consentire a Nkurunziza di prolungare il suo governo, le modifiche approvate alla costituzione del Burundi, consentono anche la revisione delle quote etniche attualmente protette dagli accordi di Arusha.

Ancor prima del voto, l’opposizione aveva denunciato i risultati come non democratici e i gruppi per i diritti umani dichiarano che il periodo della campagna elettorale è stato caratterizzato da intimidazioni e abusi. In seguito al ballottaggio, anche Human Rights Watch ha denunciato abusi.

Il referendum è arrivato tre anni dopo che Nkurunziza ha vinto un controverso terzo mandato come presidente durante le elezioni del 2015, che è stato boicottato dall’opposizione. Ne seguì una crisi politica, con l’opposizione che dichiarò incostituzionale la figura di Nkurunziza. Un tentativo di colpo di stato è stato evitato e proteste anti-governative hanno provocato la morte di almeno 1.200 persone. Oltre 400mila persone, tra cui leader dell’opposizione, sono fuggite dal paese.

Repubblica Democratica del Congo – Un focolaio del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo sembra avere un chiaro potenziale di espansione secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Inizialmente sembrava essere confinata in un ambiente rurale vicino alla città di Bikoro, nella provincia nord-occidentale dell’Equateur. Ma un episodio confermato del virus la scorsa settimana nella città di Mbandaka, che ospita 1,2 milioni di persone, ha fatto precipitare la crisi in una nuova fase.

Il numero di persone colpite dal virus è salito a 28 dall’inizio di aprile, i casi sospetti sono 21. I decessi sono saliti a 27. E sette dei casi confermati erano in contesti urbani. Il tasso di mortalità medio tra quelli infetti da Ebola è di circa il 50%.

Finora l’OMS ha inviato 7.540 vaccini sperimentali alla Repubblica Democratica del Congo e manderà altre 8000 dosi, nei prossimi giorni. Sebbene privo di licenza, il vaccino sperimentale si è dimostrato efficace quando è stato utilizzato in Africa occidentale tra il 2013-2016 durante l’epidemia di Ebola, che ha causato la morte di circa 11.300 persone tra Guinea, Sierra Leone e Liberia.

Eritrea – Questa settimana ricorre il 27° anniversario dell’indipendenza dell’Eritrea, duramente conquistata dopo una guerra durata 30 anni con l’Etiopia. Nel settembre 1997, in un discorso pubblico alla Walton Park Conference nel West Sussex, in Inghilterra, il presidente Afwerki espresse profonde osservazioni sulla democrazia e sul concetto di stato di diritto. E nonostante le opinioni progressiste espresse dal presidente in questo discorso, l’Eritrea si è allontanata sempre più dalla democrazia negli ultimi due decenni sotto il suo governo.

Ad oggi l’Eritrea è ancora governata senza una Costituzione e il paese è ancora gestito da un unico partito, il People’s Front for Democracy and Justice. Nell’Eritrea odierna, ogni cittadino è costretto a dimostrare continuamente la propria obbedienza al regime, a informare ripetutamente le autorità della propria ubicazione e chiedere il permesso di prendere parte alle attività più banali.

La costruzione di abitazioni è stata bandita dal maggio 2006. L’esercito è stato preposto a demolire case costruite clandestinamente. A causa di una carenza acuta di abitazioni, gli affitti sono saliti alle stelle, al punto in cui l’affitto di una casa non ammobiliata con due camere da letto equivale allo stipendio mensile di un ministro.

Il presidente inoltra considera pilastro essenziale di una democrazia di successo la libertà di espressione e di opinione. Ma dal settembre 2001, tutti i media privati sono stati vietati e ai giornalisti internazionali non è permesso l’ingresso nel paese. Nena News

“FOCUS ON AFRICA. La nuova Costituzione in Burundi e la democrazia eritrea” di Federica Iezzi


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Nigeria – Negli ospedali psichiatrici

Roma, 19 maggio 2018, Nena News 

Somalia – C’è un’esplosione di malattie mentali in Somalia e la comunità non ha modi formali per provvedere ai malati di mente. Centri privati ​​con risorse insufficienti operano in gran parte senza controllo da parte delle autorità. L’accesso ai farmaci è limitato, le diagnosi sono spesso poco chiare e le attività sono quasi inesistenti. Le famiglie di solito pagano 100-150 dollari al mese per tenere i parenti nelle strutture psichiatriche private, il corrispettivo di un mese di stipendio medio.

L’immobilizzazione forzata dei pazienti è comune, così come lo è il confinamento senza consenso, pratiche secondo, Human Rights Watch che violano le norme internazionali che vietano i maltrattamenti. Molte persone sono male informate sui disturbi psicosociali, che sono ampiamente stigmatizzati nella cultura somala. C’è la convinzione che la malattia mentale non sia curabile. Così i pazienti perdono la loro libertà non solo a casa ma all’interno dell’intera comunità.

Attualmente le sfide del governo sono orientate verso il potenziamento dei servizi sanitari di base; il ministero della salute solo recentemente ha istituito un ufficio di salute mentale.

Sebbene non ci sono dati ufficiali sulla prevalenza dei disordini psicosociali in Somalia, uno studio condotto nel 2010 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha stimato che almeno una persona su tre ha avuto una qualche forma di malattia mentale, una cifra sostanzialmente più alta che in altri Paesi a basso reddito e devastati dalla guerra.

Camerun – La salute mentale non è ancora una priorità in Camerun. Tuttavia, il ruolo svolto da associazioni, ONG e comunità, coinvolti nella psichiatria e nella psicologia clinica, e la creazione di un dipartimento di psicologia nell’Università di Yaoundé negli anni ’90, hanno fornito un forte impulso al movimento per la salute mentale. Gli sforzi larvali dal 2015 sono considerevoli ma l’implementazione nella promozione, nelle risorse umane, nei finanziamenti e nella legislazione rimangono prioritari. L’integrazione dell’assistenza sanitaria mentale nell’assistenza sanitaria primaria è ancora lontana e nessuna strategia di educazione alla salute mentale è stata discussa ufficialmente dal governo Biya. Punto caldo rimane il reclutamento di professionisti della salute mentale per aumentare la forza lavoro, al momento scadente e insufficiente.

A fine 2016, il ministro della sanità pubblica Andre Mama Fouda ha convalidato una serie di documenti molto importanti che hanno gettato le basi per il sistema di salute mentale del Camerun: politiche e programmi di salute mentale, linee guida sul trattamento di alcuni disturbi mentali.

Sud Africa – E’ vero che un terzo dei sudafricani soffre di malattie mentali? Secondo il South African Anxiety and Depression Group (SADAG), più di 17 milioni di persone in Sud Africa soffrono di depressione, abuso di sostanze stupefacenti, ansia, disturbo bipolare e schizofrenia.

Lo studio SASH (South African Stress and Health) a cui fa riferimento il SADAG, fa parte di un’indagine sulla salute mentale mondiale che è stata avviata e finanziata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Lo studio si è concentrato sui disturbi mentali che erano noti per essere comuni, tra questi: i disturbi d’ansia, come il disturbo di panico e il disturbo da stress post-traumatico, i disturbi dell’umore, i disordini legati al controllo degli impulsi, nonché i disordini legati all’abuso di sostanze stupefacenti. Lo studio esclude i bambini e gli adolescenti con disabilità mentale. Non esiste valutazione sul disturbo da deficit di attenzione/iperattività e il disturbo ossessivo-compulsivo.

Il 30,3% della popolazione adulta del Sud-Africa soffrirebbe di qualche forma di disturbo mentale nel corso della vita. Il disturbo più comune è l’abuso di alcol, pari all’11,4%.

Nigeria – In Nigeria la salute mentale è un argomento di cui si parla ancora a bassa voce. Anche se il Federal Neuro-Psychiatric Hospital, della capitale Lagos, stima che 21 milioni di nigeriani soffrano di malattie mentali, escludendo i 30 milioni di casi non dichiarati.

“Un Paese in via di sviluppo, ti costringe ad ammalarti o sentirti malsano mentalmente o fisicamente” è quanto dichiarato dal Sund Mind Africa, una NGO che si occupa del reinserimento nella comunità di pazienti con malattie mentali.

Una delle tante sfide affrontate dai professionisti e dai volontari che si occupano di problemi di salute mentale in Nigeria è che spesso la malattia psichiatrica viene etichettata come un problema “occidentale”. Quando, al contrario, un Paese è alle prese con problemi di sopravvivenza, come povertà, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, i disturbi mentali sono facilmente classificabili come malattie dell’opulenza, rendendo difficile la ricerca di aiuto e di trattamento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Nigeria è classificata al 30° posto per numero di suicidi tra i 183 Paesi del mondo. Sebbene esistano istituti di salute pubblica che offrono servizi di salute mentale, le statistiche mostrano che solo uno su 50, dei 7 milioni di nigeriani che vivono con la depressione, cerca un trattamento. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Le malattie mentali in Somalia, Camerun, Sud Africa e Nigeria” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Fronteggiando il nuovo focolaio di ebola

Roma, 12 maggio 2018, Nena News

Repubblica Democratica del Congo – Confermati i primi due decessi in Repubblica Democratica del Congo legati all’infezione da virus ebola. L’annuncio del ministro della Salute Oly Ilunga è giunto giovedì dalla città di Bikoro, nel nord-ovest del Paese. Sono già iniziate le manovre di isolamento dei pazienti con sintomi clinici dubbi. Senza misure preventive il virus ha la potenzialità di diffondersi rapidamente, toccando punte del 90% tra i contagi.

Secondo quanto dichiarato dal National Institute of Biological and Bacterial Research, gli esperti sanitari dovrebbero essere in grado di contenere questo focolaio perché l’attuale area colpita è remota.

Nelle ultime cinque settimane, ci sono state 21 sospette febbri emorragiche virali nella zona dell’Ikoko Iponge, compresi 17 decessi. Questa è la nona epidemia di ebola nel paese dal 1976. Nessuna delle epidemie di ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stata collegata alla massiccia epidemia in Guinea, Liberia e Sierra Leone iniziata nel 2014 e che ha causato più di 11mila morti.

Sud Sudan – Una fazione di opposizione controllata da Riek Machar, vice presidente del Sud Sudan, il Sudan People’s Liberation Movement – In Opposition (Splm-Io), si unirà al partito di governo, il Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan (Splm). L’annuncio arriva alla vigilia dei colloqui di pace, programmati nella vicina Etiopia il prossimo 17 maggio.

La mossa dovrebbe rafforzare la posizione del governo del presidente Salva Kiir. L’Splm si frammentò in diversi gruppi durante la rovinosa guerra civile scoppiata nel dicembre 2013, due anni dopo l’indipendenza del paese dal Sudan, quando le forze leali a Kiir iniziarono a combattere contro Machar.

I precedenti tentativi di pace sono falliti, con un cessate il fuoco firmato lo scorso dicembre che si è frantumato in poche ore e l’ultimo round di colloqui di pace di febbraio che si è concluso in uno stallo. La guerra ha ucciso decine di migliaia di persone e costretto un quarto dei 12 milioni di persone nelle loro case. Più della metà della popolazione ha bisogno di aiuti alimentari secondo i dati delle Nazioni Unite.

Lesotho – Il Lesotho ha investito grosse cifre per il trattamento dei tumori in ospedali fuori dal proprio territorio, ma il tasso di mortalità, a causa dei ritardi nella cura, continua a crescere. Ciò ha spinto il governo alla creazione di un proprio centro oncologico mediante l’assistenza dell’India.

Secondo il ministero della Salute è imperativo fornire i migliori servizi sanitari ai pazienti e ampliare l’accesso alle strutture sanitarie anche nelle aree rurali. Secondo la dichiarazione di Abuja i governi africani sono stati invitati a stanziare nella sanità il 15% del bilancio nazionale. Il Lesotho è fermo all’11,8%, che quasi per intero vanno al Queen ‘Mamohato Memorial Hospital’ e alle cliniche affiliate al Christian Health Association.

Kenya – Almeno 50 persone sono state uccise nella Rift Valley del Kenya dopo la rottura della diga di Patel a Solai, nella contea di Nakuru, in seguito a settimane di piogge torrenziali che hanno costretto centinaia di persone ad abbandonare le proprie case. Quaranta persone sono state salvate, molte altre rimangono ancora intrappolate.

Quasi un intero villaggio è stato travolto dal fango e dall’acqua, secondo quanto dichiarato da Gideon Kibunja, il capo della polizia della contea incaricato delle indagini penali. Almeno 130 persone sono morte e più di 225.000 sono gli sfollati nel paese per le inondazioni causate dalle piogge stagionali. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Ebola in Congo, dialogo politico in Sud Sudan” di Federica Iezzi


APTOPIX Zimbabwe Political Turmoil

Zimbabwe – Campagna elettorale ZANU-PF

Roma, 5 maggio 2018, Nena News

Rwanda – Il presidente rwandese Paul Kagame ribadisce le sue aspre critiche nei confronti della Corte Penale Internazionale. Istituita dallo Statuto di Roma nel 1998 al fine di perseguire e punire genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione, secondo Kagame ha nel continente africano uno sproporzionato bersaglio.

Negli ultimi anni diversi paesi africani hanno minacciato o annunciato piani per ritirarsi dal tribunale dell’Aia. In realtà, fino ad oggi, solo una delle dieci indagini della Corte Penale Internazionale sono state condotte in Africa, con sospettati di condanna figure provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Mali.

Il Rwanda non è parte dello Statuto di Roma e lo stesso Kagame, critico costante del tribunale, già nel lontano 2008 lo aveva definito una “istituzione fraudolenta”. Negli anni successivi, la sua posizione è stata interpretata da molti come un mezzo per proteggere i comandanti militari sul loro presunto sostegno ai gruppi ribelli, nella vicina Repubblica Democratica del Congo.

Zimbabwe – Mancano ormai due mesi per le elezioni generali e presidenziali in Zimbabwe. Molto poco è cambiato sotto la nuova amministrazione sui fronti economici, sociali e politici. Il principale beneficiario al momento sembra essere il complesso militare sempre più influente, guidato dall’ex comandante in capo dello Zimbabwe Defence Forces, ora potente vice-presidente e generale in pensione, Constantino Chiwenga.

Il complesso militare, che comprende l’esercito, ex ufficiali dell’esercito e veterani della guerra di indipendenza degli anni ’70, ha iniziato a consolidare il suo potere sugli affari civili occupando posizioni in tutti i rami del governo e rifiutando di riformare l’infrastruttura esecutiva di cui Mugabe ha abusato nei suoi anni di governo.

Chiwenga dunque non controlla solo il Ministero della Difesa, ma i suoi precedenti subordinati hanno posizioni influenti e strategiche nel governo e nello Zimbabwe African National Union – Patriotic Front (Zanu-Pf).

Se Zanu-Pf vincesse le prossime elezioni, Chiwenga sarà perfettamente posizionato alla successione dell’attuale presidente Mnangagwa nel 2023, per completare il trasferimento di potere pseudo-democratico a beneficio delle forze armate. Mnangagwa ha il controllo assoluto della polizia e dei servizi segreti, ha l’autorità di nominare figure della giustizia, della diplomazia, della sicurezza.

In modo preoccupante, la distinzione tra affari di governo e di partito è spesso volutamente offuscata per profitto politico, con eventi governativi che funzionano come raduni di partito e manifestazioni elettorali.

Burundi – Il Burundi ha annunciato ieri il lancio ufficiale della campagna per i controversi cambiamenti costituzionali che potrebbero consentire al presidente Pierre Nkurunziza di rimanere in carica fino al 2034. Si prevede che l’emendamento proposto chiederà agli elettori il prossimo 17 maggio di considerare la variazione dell’attuale limite costituzionale di due mandati presidenziali, di cinque anni ciascuno.

Se approvato, Nkurunziza al potere dal 2005, potrebbe addirittura ottenere altri due mandati di sette anni. Attualmente la costituzione del Burundi consente solo ad un presidente di essere eletto solo per due volte consecutive.

Violenti scontri e manifestazioni si sono susseguite dopo l’annuncio di Nkurunziza di volersi candidare per un terzo mandato nel 2015. L’ex leader dei ribelli ha vinto le elezioni nel 2015, che sono state immediatamente boicottate dall’opposizione. Almeno 1.200 persone sono state uccise nelle violenze, oltre 400mila sfollati. La Corte Penale Internazionale sta ancora indagando su presunti crimini contro l’umanità, sponsorizzati dal governo. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Kagame contro l’Aja, Zimbabwe verso il voto” di Federica Iezzi


Malawi child at school UNDP

Malawi – Nelle scuole con i bambini

Roma, 28 aprile 2018, Nena News

Algeria – Abdelaziz Bouteflika, storico presidente algerino, alla guida del Paese dal 1999, potrebbe concorrere al quinto mandato nelle elezioni presidenziali del 2019. Più del 40% dei 41 milioni di abitanti dell’Algeria ha meno di 25 anni e molti di loro non conoscono altri leader oltre a Bouteflika. Coloro che hanno assistito alla guerra di indipendenza negli anni ’50 e, più recentemente, alla guerra civile degli anni ’90, sono per lo più apatici nei confronti del panorama politico.

L’esercito, sostenuto dal partito al governo, il National Liberation Front, ha svolto un ruolo fondamentale nella politica interna da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1962.

Zimbabwe – Migliaia di infermieri dello Zimbabwe sono tornati al lavoro dopo aver sciolto lo sciopero che ha dato il via ad una nuova trattativa con il governo. Più di 15mila operatori sanitari richiedono migliori condizioni di lavoro e migliori salari. Gli infermieri sono tornati al lavoro oggi, anche se le loro rimostranze continuano a sussistere.

Lo sciopero degli infermieri ha seguito una recente protesta simile da parte di medici e insegnanti. È stata la più grande azione di massa intrapresa durante la presidenza di Emmerson Mnangagwa, dopo le dimissioni del longevo presidente Robert Mugabe. Ormai dalle ultime elezioni, Mnangagwa ha promesso di migliorare l’assediata economia del Paese e di cercare investimenti stranieri per migliorare i servizi pubblici.

Ghana – Secondo l’ultima relazione di Reporters Without Borders, è il Ghana la nazione africana con la maggior libertà di stampa. L’indice 2018 del World Press Freedom ha mostrato che il Ghana ha detronizzato la Namibia, in testa nel 2017. In fondo alla classifica rimane l’Eritrea, preceduta da Sudan, Egitto, Burundi, Guinea Equatoriale, Gibuti e Somalia.

Il World Press Freedom Index misura il livello di libertà dei media in 180 Paesi, incluso il livello di pluralismo e indipendenza dei mezzi di informazione, il rispetto per la sicurezza e la libertà dei giornalisti. Un terzo di tutti i media in Africa è di proprietà dello Stato o di uomini d’affari legati al governo. La mancanza di trasparenza che caratterizza l’industria dell’informazione è aggravata da un sistema normativo imperfetto che tende a limitare la libertà di espressione. Esempio lampante è l’Eritrea, Paese che negli ultimi 26 anni non ha lasciato spazio a notizie e informazioni liberamente segnalate. Almeno 11 giornalisti sono attualmente detenuti, senza accuse nè processi.

Malawi – Secondo i dati dell’Unicef il 9% delle ragazze malawiane sotto i 15 anni è sposata e quasi il 30% delle ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni sono in stato di gravidanza o hanno partorito. Il matrimonio condanna le ragazze a un circolo vizioso di povertà, le costringe a perdere la scuola e a metterle a maggior rischio di violenza. Il governo Mutharika sta cercando di rispondere al problema con la modifica di legge per aumentare l’età minima per il matrimonio a 18 anni. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Spose-bambine in Malawi, libertà di stampa in Ghana” di Federica Iezzi


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L’Etiopia dei migranti

Roma, 21 aprile 2018, Nena News

Corno d’Africa – Secondo l’ultimo report di Human Rights Watch i richiedenti asilo provenienti in particolare dal Corno d’Africa in Yemen, subirebbero violenze fisiche, torture e detenzioni arbitrarie. Al centro del mirino il sistema di detenzione nella città portuale meridionale di Aden, sotto il controllo del governo yemenita. Il centro è famoso dall’inizio del 2017 per aver detenuto diverse centinaia di migranti, rifugiati e richiedenti asilo etiopi, somali ed eritrei.

Anche l’UNHCR riferisce di detenzioni prolungate, abusi e deportazioni forzate di rifugiati, richiedenti asilo e migranti nello Yemen. Le accuse più rilevanti comprendono l’arresto arbitrario dei migranti in condizioni precarie e la non fornitura all’accesso delle procedure di asilo e protezione, nella città portuale di Hodeida.

Repubblica Democratica del Congo – Più di 250 giudici sono stati licenziati nella Repubblica Democratica del Congo per non avere una laurea valida ai fini di legge e per accuse di corruzione. Il presidente Joseph Kabila ha sanzionato tutte le figure professionali che non soddisfano le condizioni per ricoprire la carica di magistrato. Il paese attualmente conta circa 4mila magistrati.

Non è la prima volta che professionisti della giustizia sono stati licenziati nel Paese africano centrale ricco di minerali. Nel 2009, lo stesso presidente Kabila ha licenziato 96 giudici, accusati di corruzione. Il ministro della giustizia, Mwamba, ha criticato il lento sistema giudiziario e ha affermato che gli arresti e le detenzioni vengono spesso usati come strumenti di intimidazione e terrore contro l’accusato.

Sudan – Il governo di al-Bashir, il Justice and Equality Movement (JEM) e il Sudan Liberation Movement (SLM), hanno manifestato accuse a seguito del fallimento del round negoziale di Berlino. Il JEM ha pesantemente accusato la delegazione governativa di intransigenza e indurimento delle posizioni.

Il governo sudanese ha espresso il suo impegno a costruire la pace sulla base del Documento di Doha redatto nel 2011, accordo mai accettato dai movimenti ribelli. I negoziati di Berlino al momento sembrano rappresentare l’ultima possibilità per i movimenti ribelli di aderire ad un processo di pace in Darfur.

Nigeria – L’iniziativa Home Grown School Feeding è un movimento lanciato nel 2003 e guidato dai governi nazionali per migliorare la vita degli scolari e degli agricoltori. Lo schema fu lanciato per la prima volta a dicembre 2016. Il piano è stato migliorato e reintrodotto dal presidente Muhammadu Buhari come parte dei programmi di investimento sociale nazionale per affrontare la povertà, la fame e la disoccupazione in Nigeria.

Il programma scolastico opera in 20 dei 36 stati nigeriani e ha permesso una corretta alimentazione a quasi sette milioni di alunni in circa 40mila scuole pubbliche. E oltre 68.800 posti di lavoro sono stati creati attraverso l’iniziativa. Il programma pilota in Nigeria, offre in aggiunta servizi sanitari che includono il trattamento delle infezioni parassitarie del tratto gastrointestinale nei bambini delle scuole primarie pubbliche in 17 stati.

Le stime dell’UNICEF parlano di circa 2,5 milioni di bambini nigeriani sotto i cinque anni di età che soffrono di malnutrizione ogni anno. Con un sistema di monitoraggio della qualità, noto come #TrackWithUs, i gestori del programma hanno invitato i nigeriani a visitare le scuole vicine per verificare se i pasti soddisfano i requisiti standard richiesti. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Abusi sui migranti dal Corno d’Africa, giudici senza laurea in RDC” di Federica Iezzi


Al_Jazeera - RDC

Tra gli sfollati in Repubblica Democratica del Congo

Roma, 14 aprile 2018, Nena News

Repubblica Democratica del Congo – Una recente ondata di combattimenti continua ad affliggere il territorio nord-orientale della regione Ituri nella Repubblica Democratica del Congo. In un’ondata di attacchi che hanno avuto inizio nel dicembre del 2017, decine di migliaia di membri della comunità Hema hanno lasciato le proprie abitazioni per sfuggire agli aggressori Lendu. Più di 40.000 congolesi sono fuggiti dal Paese per cercare rifugio nella vicina Uganda, mentre altre decine di migliaia hanno viaggiato verso la città di Mahagi a nord e verso la provincia di Bunia, a sud. Le tensioni tra le comunità Hema e Lendu esistono fin dal dominio coloniale belga. La comunità Hema è stata obbligata a un accesso sproporzionato all’educazione e alla ricchezza creando un divario socio-economico enorme con la comunità Lendu.

Uganda – L’Uganda ha in programma di introdurre una nuova tassa agli utenti dei social media a partire da luglio per aumentare le entrate statali. Gli attivisti dei diritti umani hanno denunciato l’azione governativa come l’ennesimo tentativo del presidente Yoweri Museveni di soffocare la libertà di espressione e annullare il dissenso al suo mandato. Il ministro delle finanze Matia Kasaija affermato che la tassa verrà addebitata ad ogni utente di telefonia mobile che usa social network. Dei 41 milioni di abitanti dell’Uganda, più di 23 sono abbonati alla telefonia mobile e 17 milioni utilizzano internet. Il governo ha bloccato l’accesso ai social media durante le ultime elezioni generali del 2016, una mossa utilizzata da altri sovrani trincerati in Africa in risposta ai movimenti di base contro di loro. Solo il mese scorso la Tanzania ha introdotto una legge che ha imposto a qualsiasi cittadino gestore di blog o sito web, di pagare una tassa annuale.

Tanzania – Secondo i dati comunicati dal primo ministro tanzaniano, Kassim Majaliwa, le entrate del Paese sono quadruplicate, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, grazie alla vendita della tanzanite. Il presidente, John Pombe Magufuli, la scorsa settimana ha inaugurato un muro di 24 chilometri attorno alle miniere nel nord del Paese come parte degli sforzi per frenare il furto e la conseguente perdita di entrate. Le miniere di Mirerrani in particolare producono rare gemme di tanzanite blu-viola. Magufuli è noto per la sua posizione contro la corruzione che ha portato al licenziamento di alti funzionari governativi.

Kenya – La costruzione del muro di separazione sul confine tra Kenya e Somalia si è temporaneamente fermata, per consentire ulteriori negoziazioni tra i due stati. Il presidente kenyano Uhuru Kenyatta e il presidente somalo Mohamed Abdullahi Farmajo si incontreranno presto per concordare alcune “questioni spinose” prima che il progetto proceda. I governatori delle città di confine Mandera Ali Roba e Gedo Mohamed M. Mohamed hanno riferito che le consultazioni sono in corso da più di due anni sul programma di sicurezza avviato dal governo kenyano. Le questioni da discutere includono la ragione del progetto, i suoi effetti sulle attività quotidiane e il destino delle abitazioni sul confine. Sono state contrassegnate per la demolizione 64 abitazioni lungo il confine per consentire il completamento del progetto, supervisionato dal dipartimento di ingegneria del Kenya Defence Forces. Il Kenya aveva annunciato la costruzione del muro di sicurezza per impedire ai militanti somali di al-Shabaab di entrare nel Paese, dopo l’attacco del 2015 al Garissa University College che ha provocato la morte di 148 persone. Successivamente il progetto è stato trasformato in una recinzione metallica con una trincea parallela. Sono stati completati solo otto chilometri. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Stretta in Uganda sui social, combattimenti in RDC, stop a muro tra Kenya e Somalia” di Federica Iezzi


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Tra Marocco e Algeria

Roma, 7 aprile 2018, Nena News

Sud-Africa – Anche di fronte all’Alta Corte di Durban, l’ex presidente Jacob Zuma continua a proclamare la sua innocenza di fronte alla grave accusa di corruzione durante il suo mandato politico. L’accusa si è concretizzata grazie alla denuncia del principale partito di opposizione sudafricana il Democratic Alliance Party. Si attende il processo per il prossimo giugno.

Zimbabwe – La raccolta e la preparazione del tabacco è una delle attività commerciali più remunerative in Zimbabwe e ogni lavoratore, spesso minorenne, in un quadro generale di illegalità, sarebbe costretto a subire abusi e soprusi secondo quanto dichiarato da Human Rights Watch. Di contro, secondo il Ministero del Lavoro del Paese non esistono dati certi circa le condizioni dei lavoratori di tabacco.

Sierra Leone – Secondo i primi dati del National Electoral Commission il leader dell’opposizione del Sierra Leone People’s Party, Julius Maada Bio, avrebbe vinto le elezioni presidenziali in Sierra Leone con il 54% dei voti, conto il 45% dello sfidante Samura Kamara dell’All People’s Congress.

Ciad – Il noto blogger Tadjeddine Mahamat Babouri, accusato di pesanti critiche verso il regime del presidente Idriss Debyè, stato rilasciato dopo 16 mesi di detenzione ilegale. Molte organizzazioni non governative e attivisti della società civile si erano schierati contro il trattamento repressivo del governo nei confronti del blogger.

Marocco – Il Polisario Front Separatist, appoggiato dal governo algerino, ha inviato suoi combattenti sulla contestata buffer zone del Western Sahara’s al-Mahbes area. I due schieramenti sono in lotta dal lontano 1991. Il movimento Polisario continua a rivendicare la sua autonomia dall’occupazione militare del Sahara occidentale prima dalla Spagna, poi dal Marocco e dalla Mauritania.

Camerun – Il Cameroon People’s Democratic Movement, attualmente partito al potere nel paese, ha vinto la maggioranza dei seggi al Senato, dopo le ultime elezioni. Il partito primeggia in nove su dieci regioni camerunensi. Questo estende ulteriormente il mandato all’attuale presidente Paul Biya. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Zuma a processo, Sierra Leone a Bio” di Federica Iezzi


Ethiopia - Easter tradition

Etiopia – Tradizioni ortodosse pasquali

Roma, 31 marzo 2018, Nena News

Etiopia – Con il venerdì santo in Etiopia iniziano le celebrazioni pasquali dove i credenti pregano e digiunano. È una delle ricorrenze più sacre del calendario, le persone affollano le chiese, negli abiti tradizionali di cotone bianco, per tutto il giorno e tutta la notte. La giornata è segnata da una sequenza appassionata di attività spirituali, di tradizioni e festività. Le chiese ricostruiscono scene bibliche, creando affascinanti esposizioni e rievocando gli eventi della Pasqua.

La cucina pasquale include diverse varietà culinarie che mescolano carne di manzo, agnello, pesce e pollo a ingredienti speziati e alle famose varietà di pane locale tra cui dabo dabo, hibest, ambasha e kocho. La tradizione di arrostire i grani di caffè etiope nel soggiorno delle case permette alle famiglie e agli ospiti di apprezzarne l’aroma rinfrescante.

Cameroon - Easter in church

Camerun – Tradizioni pasquali in chiesa

Camerun – La Pasqua sembra aver perso il suo significato religioso. Per la maggior parte dei cristiani, questa commemorazione religiosa è diventata solo un’occasione per mondani festeggiamenti. La tradizione cristiana in Camerun durante la settimana pasquale prevede numerosi battesimi e prime comunioni. Sempre più giovani scelgono il giorno di Pasqua per il matrimonio.

Ogni chiesa viene decorata con tessuti fatti a mano rappresentanti farfalle, fiori e alberi di banano. E vengono cantati inni cristiani accompagnati dai tamburi nativi africani. Dopo la messa, è la volta delle danze tradizionali. In alcune parrocchie le persone rimangono attorno alla chiesa e si siedono nelle loro piccole comunità cristiane per continuare la celebrazione con riso bollito, pollo e danze tradizionali.

South Africa - Pickled fish for Easter

Sud-Africa – Pickled fish a Pasqua

Sud-Africa – Pesce in salamoia? E’ questa la rituale domanda legata alla Pasqua in Sudafrica. Questa particolare varietà di pesce al curry rappresenta il pranzo pasquale in molte case sudafricane. Il sapore dolce e aspro della pietanza è un gusto che riconoscono tutti fin da bambini.

La settimana di Pasqua tradizionalmente è stata sempre all’insegna della religione e persino i proprietari bianchi di schiavi lasciavano riposare tutti i lavoratori. E proprio per l’occasione preparavano pesce in salamoia, vista l’abbondanza di pesca a Cape Town.

Tanzania - Easter in village

Tanzania – Pasqua nei villaggi

Tanzania – La Pasqua, in origine una celebrazione pagana di rinnovamento e rinascita, è la più antica festa cristiana. Il nome Pasqua deriva dal termine ebraico ‘pesach’ che sta per ‘passare’. Il periodo pasquale dei cristiani in Tanzania inizia il venerdì santo, in cui nelle chiese si celebra il Kesha, una sorta di rievocazione sui fatti storici della morte di Gesù.

La Pasqua è anche un momento per la famiglia, caratterizzato da un via vai frenetico dalle grandi città, verso i piccoli villaggi per trascorrere del tempo con i propri cari. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. La Pasqua dall’Etiopia al Sudafrica” di Federica Iezzi


Dapchi, Nigeria.jpg

Dapchi, Nigeria – Nelle scuole

Roma, 24 marzo 2018, Nena News

Nigeria – Secondo gli ultimi report di Amnesty International, le forze di sicurezza nigeriane non avrebbero risposto agli avvertimenti di uomini armati diretti verso la città settentrionale di Dapchi, nello stato di Yobe. L’ennesimo attacco si è concluso con il rapimento di 110 studentesse, il mese scorso, per la maggiorparte già rilasciate.

L’ONG ha esortato il governo della Nigeria a rendere pubblici i risultati delle indagini.

Quello che è successo a Dapchi è quasi una copia carbone di quanto accaduto a Chibok, luogo di rapimento delle quasi 300 studentesse da parte dei militanti di Boko Haram, ormai quattro anni fa.

Genitori ed educatori nel Paese hanno sollevato una protesta in risposta all’attacco, chiedendo una maggiore sicurezza per le scuole nella vasta regione in cui Boko Haram ha rapito migliaia di persone in quasi un decennio.

Sierra Leone – Il partito di opposizione, il Sierra Leone People’s party (SLPP), con il suo candidato Julius Maada-Bio, ha ottenuto un numero di voti leggermente superiore rispetto al All People’s Congress (APC), con il suo candidato Samura Mathew Kamara, al primo turno di un’elezione storicamente pacifica.

I risultati del primo turno elettorale in Sierra Leone hanno però scatenato una serie di violenze politiche tra accuse di tribalismo nei confronti di entrambi i principali partiti. Il Paese si prepara già al secondo turno, previsto per il 27 marzo.

Molti dei sostenitori del partito al governo in Sierra Leone provengono dai distretti settentrionali, mentre la maggior parte dei sostenitori dell’opposizione vive nel sud. Alcuni membri dei due maggiori gruppi etnici, i Temnes e i Mendes, hanno rivendicato la discriminazione regionale durante i loro rispettivi turni come opposizione.

Rwanda – Quarantaquattro Paesi africani hanno sottoscritto un accordo commerciale storico volto a spianare la strada a un mercato liberalizzato di beni e servizi in tutto il continente.

L’accordo impegna i Paesi a rimuovere le tariffe di importazione del 90% sulle merci estere, a incrementare gli scambi interafricani, a liberalizzare gli scambi di servizi, e in futuro, a includere la libera circolazione delle persone e una moneta unica.

Si chiama African Continental Free Trade Area (AfCFTA), l’accordo stipulato durante la decima sessione ordinaria del vertice dei capi di Stato dell’Unione Africana, tenutosi nella capitale rwandese, Kigali.

Presenti diciannove presidenti, primi ministri e rappresentanti del governo.

Etiopia – Il Congresso degli Stati Uniti, con un forte sostegno bipartisan, voterà una risoluzione contro il governo etiope nella seconda metà di aprile, con oggetto la lotta per il rispetto dei diritti umani e la governance del Paese.

Si chiama H. Res 128 e condanna l’assassinio di manifestanti pacifici, l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza etiopi, la detenzione di giornalisti, studenti, attivisti e leader politici che esercitano i loro diritti costituzionali alla libertà di riunione e di espressione, attraverso proteste pacifiche, e l’abuso del proclama antiterrorismo per soffocare il dissenso politico e civile e le libertà giornalistiche.

La risoluzione è stata approvata all’unanimità dalla commissione per gli affari esteri della Camera alla fine dello scorso luglio e il voto in Parlamento è previsto per il prossimo ottobre.

Essa contiene disposizioni che richiedono sanzioni contro i funzionari etiopi, responsabili di commettere gravi violazioni dei diritti umani, ai sensi del Global Magnitsky Act. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Elezioni in Sierra Leone, Congresso USA contro Etiopia” di Federica Iezzi


RDC - Al_Jazeera

Repubblica Democratica del Congo – Nelle periferie, tra gli scontri

Roma, 17 marzo 2018, Nena News

Sud-Africa – Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha ribadito che nessuno ha il diritto di invadere la terra e di violare i diritti di altre persone. Lo stesso African National Congress (ANC), partito attualmente al potere, si sta impegnando per modificare la Costituzione riguardo l’espropriazione della proprietà senza compensazione. Questo ha spaventato i mercati e evocato le acquisizioni di fattorie di proprietà bianca nel vicino Zimbabwe.

La terra rimane una questione emotiva in Sudafrica: le maggiori proprietà rimangono nelle mani dei bianchi a oltre due decenni dalla fine dell’apartheid e nonostante i programmi del governo che mirano alla ridistribuzione delle ristrette disparità razziali di proprietà. Anche all’inizio di questa settimana, le acquisizioni di terreni in un sobborgo tra Johannesburg e Pretoria hanno provocato scontri con la polizia.

Repubblica Democratica del Congo – Continuano i conflitti etnici nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Il leader locale della società civile Jean Bosco Lalu parla di crescente violenza etnica tra i pastori Hema e gli allevatori Lendu nella provincia dell’Ituri. Il numero di vittime è salito a 130 dallo scorso dicembre. Decine di migliaia di persone sono fuggite dalla violenza, tra questi oltre 27mila hanno attraversato il confine con l’Uganda.

Conflitto plurisecolare quello tra Hema e Lendu che ha ucciso decine di migliaia di civili tra il 1998 e il 2003. Negli ultimi anni i due gruppi hanno mantenuto un conflitto di basso livello con occasionali fiammate di violenza. L’anno scorso il conflitto ha costretto quasi due milioni di congolesi a fuggire dalle proprie case.

Kenya – Incontro a sorpresa tra il presidente kenyano, Uhuru Kenyatta, e il leader dell’opposizione, Raila Odinga, per la prima volta dopo le contestate elezioni dello scorso anno: i due hanno annunciato un piano per superare le profonde divisioni etniche e politiche del Paese.

L’incontro è giunto poche ore prima dall’arrivo del segretario di Stato americano (ormai ex), Rex Tillerson. Gli Stati Uniti avevano più volte sollecitato colloqui diretti tra Kenyatta e Odinga per risolvere il conflitto politico.

Zimbabwe – La Corte Costituzionale dello Zimbabwe la scorsa settimana ha portato avanti la sentenza di voto per la diaspora del Paese residente all’estero. Il caso è stato rappresentato dallo Zimbabwe Lawyers for Human Rights (ZLHR) e dal Southern Africa Litigation Centre.

I richiedenti sostengono che i requisiti di residenza imposti dalla legge elettorale contravvengano alla Costituzione che prevedeva diritti politici e consentiva a ogni cittadino dello Zimbabwe di partecipare ai processi politici, ovunque si trovasse. Lo Zimbabwe dovrebbe tenere nuove elezioni generali tra luglio e agosto di quest’anno.

I funzionari della commissione elettorale hanno escluso il voto della diaspora e hanno ribadito che i cittadini non residenti, desiderosi di votare, hanno l’obbligo di rientrare nel Paese. L’opposizione al contrario ha a lungo insistito affinché i milioni di cittadini dello Zimbabwe stabiliti all’estero potessero votare da qualsiasi luogo. Il presidente Emmerson Mnangagwa ha recentemente affermato che il voto della diaspora potrebbe essere possibile in futuro. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. L’ANC tentenna sulla redistribuzione delle terre” di Federica Iezzi


A voter casts her ballot at a polling station during Sierra Leone's general election in Freetown

Sierra Leone – In corso di elezioni

Roma, 10 marzo 2017, Nena News

Nigeria – Medici Senza Frontiere sospende le sue attività mediche nella città nigeriana nord-orientale di Rann, dopo un attacco armato da parte di sospetti combattenti di Boko Haram, verso gli operatori umanitari. L’aggressione si è consumata accanto a un campo che ospita circa 55mila sfollati interni. L’obiettivo dell’attacco sembra essere stato un campo militare, ma il fuoco incrociato tra i combattenti e le forze di sicurezza ha provocato la morte e il ferimento grave di operatori umanitari.

Circa 40mila persone a Rann si affidano quasi interamente ai servizi sanitari umanitari. Lo stato del Borno è la parte della Nigeria più colpita dagli attacchi di Boko Haram, che sono continuati nonostante le ripetute asserzioni del governo e dell’esercito riguardo la presunta sconfitta del gruppo armato. Più di 20mila persone sono state uccise e oltre due milioni sono state costrette a lasciare le loro case dal 2009, da quando il gruppo ha intrapreso una campagna armata nel nord-est della Nigeria.

Mauritius – Vicine le dimissioni del presidente delle Mauritius Ameenah Gurib-Fakim, accusata di utilizzare fondi di un’organizzazione internazionale non governativa per fini personali. L’ONG in questione è la Planet Earth Institute, un’organizzazione che sostiene l’istruzione offrendo borse di studio ai meno abbienti.

Il primo ministro ha presieduto ieri un incontro di gabinetto che ha accettato di avviare un procedimento di impeachment contro il presidente. Gurib-Fakim, un professore di chimica, è stata nominata presidente nel 2015.

Etiopia – La repressione del dissenso in Etiopia sotto lo stato di emergenza si è intensificata nella regione di Oromiya con una serie di arresti, che includono un docente universitario e blogger, Seyoum Teshome, critico del governo. In un recente post su un think tank che gestisce, Teshome esorta coloro che resistono al regime a prendere le strategie di autodifesa. Secondo il Committee to Protect Journalists l’intellettuale era stato preso di mira fin dal 2016.

Sierra Leone – La Sierra Leone punta a consolidare le sue credenziali democratiche con le elezioni generali, che comprendono la scelta di funzionari presidenziali, legislativi, del sindaco e delle cariche locali.

Il voto dello scorso 7 marzo più acutamente contestato è quello presidenziale che ha sedici aspiranti in corsa. I principali contendenti sono Samura Kamara del partito All People’s Congress (APC) e Julius Maada Bio, leader del partito di opposizione, il Sierra Leone People’s Party (SLPP).

Al momento l’Apc ha vinto 25 seggi su 28 nelle aree rurali occidentali e urbane, nei distretti di Bombali, Tonkokili, Koinadugu e Port Loko. Il Slpp ha vinto i seggi a Kailahun, Kenema, Moyamba, Bonthe, Pujehun e Bo. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. MSF lascia la Nigeria” di Federica Iezzi


Guinea Equatoriale – Campagna per la liberazione del fumettista Ramòn Esono Ebalé

Roma, 3 marzo 2018, Nena News

Guinea Equatoriale  Ramòn Esono Ebalé, narratore grafico, dovrebbe essere rilasciato dalle autorità del Paese dopo il ritiro delle accuse contro di lui.

Il vignettista guineano con i suoi pezzi ha sempre criticato il presidente e i funzionari governativi.

Il Cartoonists Rights Network International lo scorso novembre ha nominato Ramon vincitore del premio “Courage in Cartooning 2017″.

Sia Human Rights Watch che Amnesty International hanno aperto campagne attraverso le quali invitavano il presidente del Paese, Teodoro Obiang Nguema, a rilasciare il giornalista e ad abrogare la legge sulla diffamazione che consente il perseguimento penale ai critici del governo.

Sud Sudan  Dopo oltre quattro anni di guerra civile e una serie di falliti cessate il fuoco, il Sud Sudan è di nuovo vicino all’ennesima carestia.

Quasi due terzi della popolazione è dipendente da aiuti alimentari, secondo le statistiche ONU. Almeno cinque milioni di persone vivono in una situazione di ‘crisi’

Il Paese dell’Africa orientale ricco di petrolio, che ha ottenuto l’indipendenza dal vicino Sudan nel 2011, è stato fatto a pezzi da una guerra su sfondo etnico dalla fine del 2013, quando le truppe fedeli al presidente Salva Kiir e all’allora vicepresidente Riek Machar si sono scontrate.

Da allora, oltre quattro milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, creando la più grande crisi di rifugiati in Africa, dal genocidio rwandese del 1994.

Il conflitto ha provocato la morte di decine di migliaia di persone e ha lasciato oltre la metà degli abitanti dipendenti da aiuti umanitari.

Ghana  Da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 1957, il Ghana è concentrato sul miglioramento dell’accesso all’istruzione. L’educazione primaria divenne gratuita nel 1961 e negli anni ’80 importanti riforme potenziarono il sistema educativo.

A settembre 2017, il governo del Ghana ha reso l’istruzione secondaria gratuita.

I benefici sono stati palesi grazie al crescente tasso di alfabetizzazione del Paese. Secondo le statistiche dell’UNESCO del 2010, il tasso di alfabetizzazione tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni è dell’85%.

Nonostante queste misure, molti bambini, in particolare quelli che vivono nelle aree rurali, continuano ad avere difficoltà per la scolarizzazione.

Le crescenti necessità economiche costringono i bambini ad abbandonare la scuola in cerca di lavoro.

La mancanza di finanziamenti oggi per le scuole determina edifici molto poveri o le cosiddette lezioni ‘sotto l’albero’ (insegnamenti all’esterno). A questo si aggiunge carenza di attrezzature, di libri e risorse e scarsa formazione degli insegnanti.

Spesso gli insegnanti vengono sottopagati per diversi mesi perché l’istruzione distrettuale non ha finanziamenti sufficienti.

Malawi  Il Malawi ha lanciato una nuova generazione di vaccini contro il tifo.

A beneficiarne per primo è stato il comune di Nantarande a Blantyre, colpito da un focolaio di febbre tifoide. Intanto gli operatori sanitari stanno conducendo campagne di sensibilizzazione per educare i residenti alla prevenzione e alla cura della malattia.

Circa 24.000 bambini di età compresa tra nove mesi e 12 anni prenderanno parte allo studio finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’alleanza mondiale per vaccini e immunizzazione (GAVI) ha stanziato 85 milioni di dollari per aiutare a sostenere l’introduzione di vaccini contro il tifo nei Paesi in via di sviluppo.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Carestia vicina in Sud Sudan, vaccini contro il tifo nel Malawi” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Sfollati interni

Roma, 24 febbraio 2018, Nena News

Repubblica Democratica del Congo – Ancora preoccupazioni da parte delle Nazioni Unite per le violenze e gli sfollamenti di massa che stanno rapidamente aumentando nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo. Il conflitto intercomunitario tra Twa, Luba e altri gruppi etnici nella provincia di Tanganica ha innescato espulsioni a spirale e violazioni dei diritti umani, in un quadro in cui non si fermano i feroci scontri tra le forze armate congolesi e le milizie.

L’ondata di violenza nel Tanganica, un’area che ospita circa tre milioni di persone, ha costretto 1,7 milioni di persone a lasciare le proprie case. L’International Rescue Committee ha affermato che oltre 400 villaggi sono stati distrutti tra luglio 2016 e marzo 2017 a seguito del conflitto. Secondo l’Unhcr, la Rdc ospitava 3,9 milioni di sfollati interni, ma oltre 600mila rifugiati congolesi hanno cercato rifugio in oltre 11 altri Paesi africani.

Etiopia – Brusche dimissioni per il primo ministro etiope, mentre la coalizione di governo ha dichiarato uno stato di emergenza di sei mesi mentre cerca di contenere le proteste di massa anti-governative.

E proprio queste proteste sono al centro della decisione di Hailemariam Desalegn di dimettersi. Scoppiate nella popolosa regione dell’Oromia nel 2015, si opponevano a un piano generale di espansione dei confini della capitale Addis Abeba. Lo stato di emergenza è stato introdotto per la prima volta nel 2016 e revocato lo scorso agosto, dopo 10 mesi. Centinaia di manifestanti sono rimasti uccisi negli scontri con le forze di sicurezza dello Stato e oltre 20mila persone sono state arrestate tra diffuse violazioni dei diritti umani.

Togo – L’opposizione togolese ha annunciato la cessazione delle proteste nel Paese dopo il primo round di mediazione politica, guidato dal presidente del Ghana, Nana Addo Dankwa Akufo-Addo. Akufo-Addo e un team di facilitatori hanno incontrato 14 membri della coalizione di opposizione e rappresentanti del governo nel tentativo di risolvere una crisi politica che imperversa nel Togo dallo scorso agosto.

In seguito ai colloqui, il governo ha accettato di rilasciare oltre 40 civili detenuti per il loro ruolo in proteste paralizzanti e violente a livello nazionale. Richieste chiave dell’opposizione riguardano i sondaggi locali e legislativi, nell’ottica della creazione di nuove riforme elettorali e istituzionali .

Tunisia – Continua lo sciopero generale nella città occidentale di Redeyef, in Tunisia, iniziato qualche giorno fa per gli scarsi posti di lavoro e la mancanza di sicurezza. Alla fine del 2017 durante i movimenti sociali, l’unica stazione di polizia è stata distrutta: oltre all’insicurezza generale, anche la semplice richiesta di un documento di identità si incanala in lunghe trafile burocratiche.

A inizio settimana le aziende sono rimaste chiuse tutto il giorno, così come le istituzioni pubbliche. Redeyef è nel bacino minerario, teatro nel 2008 di una violenta insurrezione, repressa brutalmente dal regime dell’ex dittatore Zine El Abidine Ben Ali. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Sciopero in Tunisia, milioni di sfollati in Congo” di Federica Iezzi


APTOPIX South Sudan Child Soldiers

Sud Sudan – Bambini soldato

Roma, 17 febbraio 2018, Nena News 

Liberia – Il presidente liberiano uscente Ellen Johnson Sirleaf è la prima donna a vincere l’ambito premio ‘Mo Ibrahim Prize for Achievement in African Leadership’, nel riconoscimento dei suoi sforzi per ricostruire il suo Paese dopo due guerre civili.

Sirleaf, durante i suoi due mandati, ha guidato un processo di riconciliazione incentrato sulla costruzione della nazione e delle sue istituzioni democratiche.

I precedenti vincitori includono l’ex presidente della Namibia Hifikepunye Pohamba (2014), l’ex presidente di Capo Verde Pedro Pires (2011), l’ex presidente di Bostwana Festus Mogae (2008) e l’ex presidente del Mozambico Joaquim Chissano (2007). Nelson Mandela è diventato il vincitore onorario del premio nel 2007.

Sud Sudan – Più di 700 bambini sono stati reclutati con la forza dal South Sudan’s National Liberation Movement, durante i cinque lunghi anni di guerra civile nel Paese.

Secondo le Nazioni Unite, il numero di bambini reclutati nel Sud Sudan è ancora in aumento.

Molti bambini che sono stati rilasciati non hanno idea di dove siano le loro famiglie. Per gli altri, il combattimento è diventato uno stile di vita. A oggi dunque, la più grande sfida è il reinserimento.

Sudan – La crisi politica del Sudan ha raggiunto il livello peggiore dal colpo di stato del presidente Omar Hassan al-Bashir nel giugno 1989. L’economia al collasso, i conflitti armati in corso tra regime e movimenti armati nel Darfur, nel Sud Kordofan e nel Blue Nile, la corruzione endemica e la lotta di potere all’interno del regime, ha spinto il Paese verso un punto critico.

Il nuovo bilancio di Stato sta di fatto rendendo insopportabile la vita dei cittadini sudanesi medi. I prezzi dei bisogni di base e delle materie prime, compresi pane, medicine, carburante ed elettricità hanno raggiunto un livello senza precedenti. La valuta sudanese sta perdendo valore ogni giorno.

La nuova ondata di proteste popolari ha incontrato pesanti repressioni. Decine di manifestanti, leader dell’opposizione e giornalisti sono stati arrestati dalle forze di sicurezza sudanesi.

Le continue lotte di potere all’interno del governo hanno anche incoraggiato parti della vecchia guardia del regime a rientrare nel gioco politico da direzioni diverse.

Sud-Africa – Secondo Jacob Zuma, l’African National Congress (ANC) non avrebbe fornito una ragione adeguata per la fine del suo mandato da presidente del Sud-Africa.

L’ANC ha sostenuto una mozione di sfiducia contro Zuma per la sua sostituzione con Cyril Ramaphosa, eletto come capo del partito nello scorso dicembre.

Il tempo in carica di Zuma è stato contrassegnato da una serie di accuse di corruzione, seguite da ripetute rivendicazioni della sua innocenza.

Repubblica Democratica del Congo – Le Nazioni Unite hanno espresso profonda preoccupazione per i continui combattimenti etnici nella parte nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo.

Più di 22.000 persone sono fuggite dagli scontri tra pastori Hema e agricoltori Lendu nella provincia di Ituri la scorsa settimana, secondo i dati diffusi dall’UNHCR.

Dall’inizio dell’anno almeno 34.000 civili in fuga hanno oltrepassato il confine con la vicina Uganda. E altri 15.000 sfollati interni sono arrivati ​​a Bunia, capitale della provincia congolese dell’Ituri.

Il conflitto etnico tra Hema e Lendu risale agli anni ’70. Le comunità sono state coinvolte in un violento conflitto armato tra il 1998 e il 2003, in cui sono state uccise decine di migliaia di persone. Negli ultimi anni, i due gruppi hanno mantenuto un conflitto di basso livello. L’anno scorso, il conflitto ha costretto 1,7 milioni di persone in tutto il Congo a fuggire dalle loro case.

Nell’ottobre 2017, i dati dell’UNHCR parlano di 3,9 milioni di sfollati interni nel Paese e 600.000 rifugiati congolesi in 11 Paesi africani. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Crisi politica in Sudan, fine di Zuma in Sud Africa” di Federica Iezzi


Somaliland FGM

Somalia – Lotta alle mutilazioni genitali femminili

Roma, 10 febbraio 2018, Nena News 

Somalia – Le autorità della repubblica autonoma del Somaliland hanno emesso una fatwa religiosa che vieta la pratica della mutilazione genitale femminile, promettendo punizioni per i trasgressori. La fatwa pubblicata dal Ministero degli Affari religiosi consente alle vittime delle di ricevere un risarcimento.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la pratica è la maggior causa di emorragie e infezioni dell’apparato genitale femminile, problemi di minzione e complicazioni alla gravidanza.

La Somalia è tra i paesi in cui la MGF è più diffusa. L’organizzazione internazionale riferisce che circa il 98% delle donne somale di età compresa tra 15 e 49 anni hanno subito la procedura. La fatwa arriva meno di un mese dopo l’approvazione da parte del parlamento del Somaliland di una legge che criminalizza lo stupro e richiede pene detentive per i condannati.

Sierra Leone – Anche in Sierra Leone sono iniziate le campagne elettorali per le prossime elezioni generali. Si voterà, agli inizi di marzo, per il presidente e per un nuovo assetto di legislatori.

Dopo dieci anni, Ernest Bai Koroma del partito All People’s Congress (Apc), lascia la presidenza. I due candidati principali che puntano alla presidenza sono il Ministro degli Esteri dell’Apc, Samura Camara, e l’ex leader della giunta, Julius Maada Bio, diventato leader del principale partito dell’opposizione, il Sierra Leone Peoples Party (Slpp).

Kenya – Il governo di Uhuru Kenyatta è ufficialmente incapace di raggiungere il popolo che spalleggia Raila Odinga, per cui continuerebbe a prendere di mira attori dell’opposizione.

Il giuramento di Odinga, tenutosi a Uhuru Park a fine gennaio, come ‘presidente del popolo’ non mette in discussione la legittimità dell’elezione del presidente Uhuru Kenyatta. Tuju, un candidato al gabinetto senza portafoglio, ha accusato Odinga di dirigere episodi di violenza in alcune parti del Paese per il proprio tornaconto.

La maggior parte delle persone che partecipano ai raduni organizzati dall’opposizione proverrebbero dalla comunità etnica di Odinga. Il leader avrebbe ancora ribadito la sua richiesta di nuove elezioni entro il prossimo agosto.

Namibia – La Corte Suprema della Namibia ha dichiarato incostituzionali tutti i termini di carcere che lasciano i trasgressori senza una reale possibilità di essere rilasciati. Secondo il giudice Smuts “equivarrebbero a punizioni crudeli, degradanti e disumane”. Ha aggiunto che tali sentenze violano la dignità umana dei diritti costituzionali del prigioniero.

Il caso specifico che ha fatto nascere la sentenza ha coinvolto quattro condannati per omicidio, imprigionati per oltre 60 anni nel 2002, dall’Alta Corte nella capitale Windhoek.

Secondo l’attuale legge namibiana, chiunque sia condannato all’ergastolo dopo l’agosto 1999, potrebbe essere considerato idoneo per il rilascio in libertà vigilata. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fatwa contro le mutilazioni genitali femminili in Somaliland” di Federica Iezzi


UNHCR_Nei campi kenyani durante le elezioni

Kenya – Nei campi rifugiati durante le elezioni

Roma, 3 febbraio 2018, Nena News

Kenya – Secondo quanto riferito da Human Rights Watch le autorità keniote avrebbero violato il diritto all’informazione bloccando e pilotando i principali canali di divulgazione, durante e dopo le ultime elezioni presidenziali.

Il rapporto ha messo in evidenza il deterioramento in ambito di diritti umani del governo Kenyatta. Kenyatta avrebbe minacciato di “chiudere e revocare le licenze di qualsiasi sbocco mediatico che trasmetta dal vivo”.

Ad essere incriminato è in particolare il giorno della simbolica inaugurazione di Raila Odinga come ‘presidente del popolo’, sconfitto di fatto alle elezioni da Uhuru Kenyatta. Tre dei principali canali di notizie private del Paese, Citizen TV, KTN News e NTV, hanno sfidato le intimidazioni di Kenyatta. Il risultato fu un’interruzione immediata delle trasmissioni. Questo blocco è stato condannato dalle organizzazioni per i diritti umani, incluso il Committee for the Protection of Journalists.

Etiopia – Il trentesimo vertice dell’Unione Africana si è concluso all’inizio della settimana con un appello a rafforzare l’unità africana e la lotta alla corruzione. Durante il summit, che si è tenuto nella capitale etiope Addis Abeba dal 22 al 29 gennaio scorsi, Paul Kagame, presidente ruandese e attuale presidente dell’Unione Africana, ha sottolineato la necessità di sradicare la corruzione e la povertà nei Paesi africani.

Kagame ha sottolineato inoltre la necessità di un cambiamento di mentalità verso la realizzazione del processo di riforma dell’unione. Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha rimarcato il concetto di corruzione come flagello dello sviluppo dell’intero continente.

L’area continentale di libero scambio, la libera circolazione di persone e merci, l’attuazione della decisione Yamoussoukro sul mercato unico e la liberalizzazione del trasporto aereo in Africa sono stati tra i principali argomenti di discussione del vertice.

Sudafrica – In salvo i quasi mille minatori rimasti intrappolati nella miniera d’oro di Sibanye Stillwater, vicino la città di Welkom, dopo un’interruzione di corrente. Le forti tempeste della settimana hanno distrutto le linee elettriche nella zona, causando blackout nelle miniere.

La National Union of Mineworkers del Sudafrica (NUM) e la National Union of Metalworkers in South Africa hanno dichiarato la sospensione temporanea delle operazioni in miniera. Sotto accusa il mancato funzionamento dei generatori di corrente che non sarebbero stati sottoposti a lavori di manutenzione.

Il Sudafrica ha alcune delle più profonde miniere al mondo, che raggiungono profondità di 4 km. I sindacati a lungo hanno accusato le compagnie minerarie di elargire salari poveri e di lesinare sugli standard di salute e sicurezza. Ci sono stati almeno 76 decessi nelle miniere sudafricane nel 2017, dopo i 73 morti nel 2016. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. AFRICA. Kenya, violato il diritto all’informazione” di Federica Iezzi


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Roma, 27 gennaio 2018, Nena News

Camerun – La libertà di pensiero sul web nelle regioni anglofone camerunensi è ridotta ai minimi termini. Bloccati tutti gli accessi ai social media, per la seconda volta in un anno. L’intera società anglofona del Paese è stata colpita. L’istruzione, i trasferimenti di denaro, l’assistenza sanitaria e le imprese.

Molti politici di lingua inglese hanno denunciato, dall’inizio del 2018, atti arbitrari di violenza, uccisioni, demolizioni di case, dell’esercito camerunese nella zona anglosassone del Paese. Per anni definita come ‘L’Afrique in miniature’ oggi il cuore dei conflitti in Camerun fanno capo a un dibattito sul potere politico: chi lo ha, chi lo vuole, chi se lo merita.

Per decenni, molti paesi della regione sono stati tenuti insieme in modo precario da uomini forti che hanno mantenuto il controllo sul dissenso e sui diritti delle minoranze. Ma sempre più, dal Gambia al Togo al Gabon, una nuova generazione di attivisti chiede diversi sistemi democratici, con l’obiettivo di integrare i gruppi di minoranza da lungo tempo spinti verso le periferie.

I dissensi in Camerun sono iniziati nell’autunno del 2016, quando avvocati e insegnanti delle regioni anglofone hanno iniziato a protestare contro la nomina di oratori francesi nelle scuole e nei tribunali delle loro regioni. La risposta della polizia alle proteste si è presto trasformata in violenza. Secondo quanto dichiarato dall’UNHCR, almeno 10.000 camerunensi di lingua inglese sono fuggiti oltre confine.

Repubblica Democratica del Congo – Gruppi armati non identificati avrebbero commesso omicidi arbitrari, violenze e rapimenti ai danni di civili in fuga nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Secondo i dati delle Nazioni Unite le violenze hanno spinto oltre il confine più di 10.000 persone dall’inizio dello scorso dicembre. Il numero di sfollati interni nel Paese supera 1,7 milioni. Molti civili si sono riversati nei distretti ugandesi di Kanungu, Kisoro e Bundibugyo.

I decenni di conflitti tra esercito e ribelli, aggravati da nuove insurrezioni e tensioni politiche, hanno lasciato 400.000 bambini sulla soglia della malnutrizione nella regione del Kasai.

Etiopia – Continuano le violente proteste nelle regione settentrionale dell’Amhara e in quella di Oromia, in Etiopia, dove permane una forte presenza militare. Le manifestazioni anti-governative non si fermano dal 2015. Per placare la violenza, Addis Abeba ha imposto uno stato di emergenza nazionale nell’ottobre 2016, misura poi revocata nell’agosto 2017.

Tanzania – Secondo il Ministero della Salute tanzaniano, a partire dal prossimo aprile verrà fornita la vaccinazione contro il cancro cervicale, alle ragazze di età compresa tra 9 e 13 anni, sessualmente inattive come prevenzione. Il cancro cervicale è il quarto tumore più comune nelle donne in tutto il mondo.

La Tanzania è tra i Paesi che hanno beneficiato del supporto GAVI (Alleanza Globale per i Vaccini e le Immunizzazioni) per portare avanti i programmi di dimostrazione del vaccino che mirano a lanciare l’immunizzazione a livello nazionale.

Le statistiche dell’Ocean Road Cancer Institute hanno mostrato che un decimo dei 72.000 nuovi casi di cancro cervicale e 56.000 decessi a questo correlato, registrati nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana segnalati nel 2000, si sono verificati in Tanzania. Dunque in Tanzania si ammalano più di 50 donne ogni 100.000. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Repressione nelle zone anglofone del Camerun, violenze nella Repubblica Democratica del Congo” di Federica Iezzi


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Somalia – Bambini in una scuola coranica

Roma, 20 gennaio 2018, Nena News 

Sudan – Continuano le tensioni nella regione del Mar Rosso da quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è recato in visita in Sudan il mese scorso. I due Paesi hanno firmato 21 accordi di cooperazione nei settori dell’economia, del turismo, delle infrastrutture, della cooperazione militare e dell’agricoltura, che già sono entrati in vigore ufficialmente.

Serdar Cam, capo dell’Agenzia turca per la cooperazione e il coordinamento internazionale, ha affermato che la Turchia sta introducendo progetti per stabilire le infrastrutture di base di cui i Paesi africani avrebbero bisogno. Un’alleanza tra Sudan e Turchia promette una nuova direzione per il mondo musulmano.

Liberia – Il partito di governo della Liberia ha espulso la presidente uscente del Paese, Ellen Johnson Sirleaf, che è stata accusata dai leader politici di ingerenza nelle ultime elezioni presidenziali, in cui il suo candidato Joseph Boakai, ha subito una sconfitta schiacciante. Johnson Sirleaf, premio Nobel per la pace, che è al potere da 12 anni, nega le accuse del partito di aver tenuto incontri privati ​​inappropriati con magistrati prima del voto. La sua amministrazione ha anche affrontato ripetute accuse di corruzione e nepotismo.

Somalia – Un nuovo rapporto redatto da Human Rights Watch afferma che i militanti somali di al-Shabaab, continuano a costringere le comunità rurali a consegnare bambini dall’età di 8 anni per l’indottrinamento al Corano e l’addestramento militare. La campagna di lavoro del gruppo per i diritti internazionali, si è concentrata sulle regioni sudoccidentali della Somalia, dove le comunità sono già devastate da siccità e anni di conflitto. Il gruppo armato ha aperto diversi centri di formazione, con il pretesto di essere scuole religiose in aree sotto il loro controllo. Usano l’indottrinamento forzato e obbligano l’insegnamento di alcune materie, per poi instradare i bambini alla formazione militare. Non è la prima volta che al-Shabab è accusato di reclutare bambini. Bambini di appena una decina di anni sono stati messi in prima linea durante i combattimenti a Mogadiscio nel 2010 e nel 2011 e più recentemente durante l’offensiva su larga scala in Puntland.

Etiopia – Il noto leader dell’opposizione etiope, Merera Gudina, è stato rilasciato dalla prigione federale di Kilinto, alla periferia della capitale Addis Abeba, dopo oltre un anno di detenzione, in seguito all’annuncio del primo ministro Desalegn Hailemariam, atto ad ampliare lo spazio democratico del Paese. Il governo ha finora rilasciato più di 500 persone arrestate sulla scia delle diffuse proteste esplose nella provincia centrale dell’Oromia nel novembre 2015. Le forze di sicurezza hanno arrestato decine di migliaia di persone e ucciso più di 900 manifestanti da quando sono iniziate le proteste del popolo Oromo.

È stato rilasciato anche Rufael Disasa, docente alla Wollega University. Ancora incerte invece le procedure di liberazione per Bekele Gerba, il vicepresidente dell’Oromo Federalist Congress. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Tensione nel Mar Rosso, espulsa la presidente uscente della Liberia” di Federica Iezzi


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Nigeria – Centinaia i rimpatri dai centri di detenzione per rifugiati in Libia

Roma, 13 gennaio 2018, Nena News

Zambia – Nella città di Kabwe le miniere di piombo ufficialmente abbandonate decenni fa hanno lasciato il centro abitato con concentrazioni letali del metallo tossico nel suolo. È il risultato della mancanza di un processo di pulizia mai realizzato dalla chiusura degli impianti di fusione nel 1994.

Nelle comunità colpite, si stima che la quantità di piombo nel suolo sia circa dieci volte superiore al limite di sicurezza. Anche i livelli di piombo nel sangue dei bambini sono superiori alle norme internazionali e causa di danni cerebrali, epatici e all’udito.

Madagascar – Pochi giorni dopo che il ciclone Ava ha piegato il Madagascar, il bilancio redatto dal National Bureau for Risk and Catastrophe Management conta almeno 29 morti e 17mila civili fuori dalle proprie case. Il ciclone ha colpito più duramente la parte orientale dell’isola, lasciando città allagate, edifici crollati, strade danneggiate, colture distrutte e comunicazioni bloccate.

Il Madagascar è uno dei Paesi più poveri al mondo, con il suo prodotto interno lordo che occupa il 164° posto su 175 Paesi, secondo la Banca Mondiale. Eventi devastanti come questo vengono vissuti con maggior sconforto dall’intera popolazione perché si hanno meno possibilità economiche di recuperare.

Sudan – Uno studente è stato ucciso e sei persone sono state ferite durante le proteste che si susseguono in Sudan sull’aumento dei prezzi del pane nella città di Geneina, nel West Darfur. Proteste separate si sono svolte anche in due città del sud-ovest, Nyala e al-Damazin, e nella capitale Khartoum.

I prezzi del pane sono quasi raddoppiati in Sudan dopo la decisione del governo lo scorso mese di tagliare i sussidi e bloccare l’importazione di grano dall’estero.

I funzionari speravano che la mossa avrebbe creato una concorrenza tra le società private che importavano grano, invece un certo numero di panetterie ha cessato la produzione, per semplice mancanza di farina, facendo lievitare i prezzi.

Nigeria – La Nigeria sta cercando di rimpatriare migliaia di suoi cittadini rimasti intrappolati in Libia nella speranza di raggiungere l’Europa. Abusi sistematici, sfruttamento, reclusione e tortura sono il pacchetto per ogni rifugiato nei centri di detenzione libici. Il ritorno in Nigeria da un verso strappa i rifugiati dalle violenze, dall’altro strappa il sogno di una libertà fuori dai confini di un Paese in guerra. Il governo nigeriano ha stimato circa 5.500 rimpatri.

L’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite per le Migrazioni ha dichiarato che 171.635 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare nel 2017, quasi il 70% in Italia. Il resto è stato diviso tra Grecia, Cipro e Spagna. Nello stesso periodo del 2016 furono 363.504 gli arrivi. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Proteste per il pane in Sudan, sfollati in Madagascar per il ciclone” di Federica Iezzi


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Zambia – Lottando contro il colera

Roma, 6 gennaio 2018, Nena News

Guinea Equatoriale – Tentativo di colpo di Stato a fine dicembre contro il governo guineano di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il leader africano più longevo. Sotto accusa mercenari armati provenienti da Ciad, Sudan e Repubblica Centrafricana. Subito dopo il presunto tentativo di golpe, la polizia camerunense ha arrestato un generale militare del Ciad al Kye-Ossi border, tra Camerun e Guinea Equatoriale.

Mbasogo è al potere dal 1979 nella nazione africana ricca di petrolio. Corruzione, povertà e repressione continuano a flagellare il Paese. A peggiorare la situazione, cattiva gestione dei fondi pubblici e corruzione, gravi abusi, tra cui torture, detenzione arbitraria e processi iniqui.

Uganda – Il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni, uno dei leader africani più longevi, ha firmato un disegno di legge volto a eliminare il limite di età presidenziale, precedentemente fissato a 75 anni. La mossa consentirebbe al presidente 73enne di correre per il sesto mandato nel 2021.

Già il parlamento ugandese aveva approvato il disegno di legge a fine dicembre, con 317 voti a favore verso i 97 contrari. La notizia ha acceso proteste diffuse da parte di attivisti per i diritti civili, politici dell’opposizione e leader religiosi del Paese.
Vecchio trucco per Museveni, che anche nel 2005, modificò la Costituzione per eliminare diverse limitazioni, consentendogli di resistere con successo ad un terzo, quarto e quinto mandato consecutivo.

Zambia – Il governo zambiano ha annunciato un ritardo nell’apertura del calendario scolastico del 2018, dopo le ultime 50 vittime del colera, per evitare una contaminazione incrociata che potrebbe aggravare l’epidemia.

Molti bambini provengono da aree descritte come epicentri dell’epidemia e le strutture idriche e igienico-sanitarie delle scuole non sono allo stato attuale in buone condizioni. Più di 2mila casi di casi di colera sono stati registrati in tutto il Paese dall’ottobre scorso. Principalmente colpita resta la provincia di Lusaka.

Il Ministero della Salute ha l’obiettivo di iniziare la vaccinazione entro i prossimi sette-dieci giorni raggiungendo almeno due milioni di persone.

Etiopia – Il primo ministro etiope Desalegn ha annunciato di voler liberare i prigionieri politici e chiudere il noto centro di detenzione Maekelawi. Il singolare annuncio è arrivato ​​dopo che le proteste anti-governative hanno inghiottito gran parte delle regioni di Oromia e Amhara negli ultimi mesi.

Il governo etiope è stato per anni accusato di detenere illegalmente giornalisti, critici e leader dell’opposizione, tra cui Bekele Gerba e Merara Gudina.

Sudan – Il presidente sudanese Al-Bashir ha esteso la cessazione unilaterale delle ostilità negli Stati di Blue Nile e Sud Kordofan per tre mesi. Lo scopo della tregua unilaterale era inizialmente quello di creare un ambiente favorevole per i colloqui mediati dall’African Union High-Level Implementation Panel (Auhip), per porre fine al conflitto armato negli stati di Blue Nile, Sud Kordofan e Darfur.

Ancora assente un accordo sugli accessi umanitari nelle tre aree sotto il controllo dei ribelli del Sudan People’s Liberation Movement (Splm-N). Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Dall’amnistia al cessate il fuoco, le ultime dei presidenti africani” di Federica Iezzi


Liberia_National Democratic Institute

Liberia – Elezioni presidenziali

Roma, 30 dicembre 2017, Nena News

Liberia – Un totale di 5.390 seggi elettorali in tutto il Paese ha aperto le porte a più di due milioni di elettori registrati, per sancire la vittoria di George Weah, candidato al Congresso per il Cambiamento Democratico (CDC). Con il 61% di preferenze, Weah succederà a Ellen Johnson Sirleaf come presidente della Liberia.

Weah aveva già vinto il primo turno lo scorso ottobre con il 38,4% dei voti, rispetto al 28,8% dei voti guadagnati da Boakai.
Sia Weah che Boakai avevano costruito le loro campagne elettorali intorno alla creazione di posti di lavoro, all’istruzione e alla costruzione di nuove infrastrutture.

Circa 250mila liberiani sono morti durante due guerre civili tra il 1989 e il 2003 e, più recentemente, la Liberia ha subito la devastante epidemia di Ebola. Il Paese rimane estremamente povero: oltre l’80% delle persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

Sudan – La Turchia incoraggia gli uomini d’affari a investire in Sudan. Consapevole del potenziale economico del Sudan, questo è quanto il presidente turco Erdogan ha riferito durante la sua ultima visita ufficiale nel Paese africano. Sono stati firmati una serie di accordi bilaterali tra i due Paesi per rafforzare i legami in settori come la scienza, la tecnologia, l’industria, la produzione agricola, la silvicoltura, l’istruzione, il turismo, il commercio e l’economia.

Ankara ha ricevuto i diritti per riabilitare la città portuale di Sawakin, nel nord-est del Sudan, con una base navale per imbarcazioni sia civili che militari, sulla costa occidentale del Mar Rosso.

Repubblica Democratica del Congo – Il cobalto è uno degli ingredienti chiave aggiunti nelle batterie elettriche e più della metà è attualmente estratto nella Repubblica Democratica del Congo. Gran parte del cobalto estratto è generato da miniere illegali che impiegano manodopera schiavizzata: lavoratori sottopagati, lavoratori analfabeti e minori.

La denuncia arriva direttamente da Amnesty International, secondo cui anche i bambini sarebbero impegnati, nelle miniere di cobalto, in lavori illegali e in condizioni pericolose.

Etiopia – Lavoratori etiopi privi di documenti hanno dichiarato di essere stati oggetto di gravi abusi da parte della polizia saudita prima di essere espulsi, tra cui torture fisiche e detenzioni forzate. Il numero di etiopi entrati illegalmente nell’Arabia Saudita è aumentato negli ultimi anni: secondo la Regional Mixed Migration Secretariat, lo scorso anno oltre 111mila rifugiati e migranti hanno attraversato lo Yemen devastato dalla guerra, nella speranza di usarlo come punto di transito per entrare nel Paese.

L’Arabia Saudita ha ripetutamente dichiarato che deporterà o imprigionerà i circa 400mila uomini etiopi che vivono illegalmente nel Paese. Circa 250mila stranieri privi di documenti sono già stati detenuti e 96mila etiopi sono stati mandati a casa, molti dei quali con la forza.

Gambia – Ousainou Darboe, ministro degli affari esteri del Gambia, ha informato il parlamento della decisione del governo di ricongiungersi al sindacato del Commonwealth britannico. Nel 2013, il presidente in esilio Yahya Jammeh, ha ritirato il Paese dell’Africa occidentale dal Commonwealth, convinto che il gruppo costituito da 54 membri fosse soltanto un’istituzione neocoloniale.

Oltre al Commonwealth, Jammeh aveva annunciato il ritiro del Gambia dalla Corte Penale internazionale nel 2016. Adama Barrow, attuale presidente in Gambia, così ha annullato entrambe le decisioni subito dopo l’insediamento. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Weah presidente della Liberia” di Federica Iezzi


South Sudan_ UNICEF

Juba, Sud Sudan – Campo rifugiati

Roma, 23 dicembre 2017, Nena News

Etiopia – Almeno 61 persone sono state uccise in nuovi scontri nella zona di West Haraghe, nella regione etiope di Oromia, teatro da anni di proteste di massa esplose nel 2014 contro un piano governativo che avrebbe esteso i confini amministrativi della capitale Addis Abeba. Il portavoce della regione, Addisu Arega Kitessa, ha confermato gli attacchi da parte di combattenti di etnia somala, nei distretti di Hawi Gudina e Daro Lebu.

Libia – Un portavoce della famiglia Gheddafi ha detto che Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex leader libico, si candiderà alle imminenti elezioni presidenziali del Paese, previste nella prima metà del 2018. Per il mondo arabo, Saif al-Islam ha il supporto e le credenziali necessarie per porre fine al caos che attanaglia la Libia sin dal 2011, dopo la cattura e la morte di Mu’ammar Gheddafi.

Il figlio dell’ex dittatore gode del sostegno delle maggiori tribù in Libia e la sua campagna elettorale verterà sull’unificazione delle fazioni che oggi controllano e destabilizzano diverse aree del Paese. Saif Al-Islam è stato rilasciato lo scorso giugno dopo sei anni di prigionia nella città libica di Zintan.

Ricercato dall’International Criminal Court con l’accusa di crimini contro l’umanità durante i tentativi infruttuosi di suo padre di reprimere la ribellione popolare libica, era stato catturato nel novembre 2011.

Sud Africa – Cyril Ramaphosa, attuale vicepresidente del Sudafrica, è stato eletto nuovo leader del Congresso Nazionale Africano (ANC), battendo di un soffio Nkosazana Dlamini-Zuma.

Più di 4.700 delegati hanno espresso il proprio voto. Ramaphosa ha ricevuto 2.440 voti contro i 2.261 di Dlamini-Zuma. Sostituirà Jacob Zuma e quasi certamente correrà per la presidenza del Paese alle elezioni del 2019. Zuma ha sempre cavalcato un’onda populista, promettendo cambiamenti radicali e trasformazione, ha spaventato gli interessi dei bianchi e ingannato i poveri, proteggendo alla fine solo i propri interessi.

Ramaphosa, uomo d’affari e di successo, ha condotto una campagna elettorale per combattere la corruzione, aumentare la crescita economica, rafforzare la governance e aiutare a ripristinare le istituzioni collassanti dello Stato.

Sud Sudan – I leader delle parti in guerra in Sud Sudan hanno firmato un accordo di cessate il fuoco che consentirà corridoi umanitari verso le migliaia di civili coinvolti nei combattimenti. Firmato nella capitale etiope, Addis Abeba, il cessate il fuoco mira a replicare un accordo di pace simile a quello dell’ormai lontano 2015, mestamente crollato l’anno scorso dopo l’inizio di nuovi pesanti combattimenti a Juba. Dall’inizio del conflitto alla fine del 2013, causato da una violenta spaccatura politica tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vicepresidente Riek Machar, migliaia di persone sono state uccise e più di quattro milioni di civili ora vivono come sfollati interni. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Scontri sanguinosi in Etiopia, cessate il fuoco in Sud Sudan” di Federica Iezzi


Rwanda genocide_UNHCR

Rwanda – Durante il genocidio negli anni ’90

Roma, 16 dicembre 2017, Nena News 

Liberia – La Commissione elettorale nazionale ha ufficialmente annunciato la data del voto presidenziale in Liberia: la nuova tornata si terrà il 26 dicembre. La campagna elettorale dovrà concludersi entro il 24 dicembre.

Ricorso alla Corte Suprema respinto per il veterano leader dell’opposizione Charles Brumskine, candidato del Liberty Party. Dunque il ballottaggio vedrà a confronto il vicepresidente uscente Joseph Boakai, dell’Unity Party, e l’ex calciatore George Weah, guida del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento.

Sudan – La Corte Penale Internazionale deferirà la Giordania al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la mancata cattura del presidente sudanese Omar al-Bashir, durante il suo soggiorno nel Paese mediorientale, in occasione del vertice della Lega araba del marzo scorso.

Il Tribunale ha emesso mandati di arresto per al-Bashir nel 2009 e nel 2010 per il suo presunto ruolo in crimini di guerra e crimini contro l’umanità tra cui omicidio, sterminio, trasferimento forzato, tortura e stupro, incluso il genocidio in Darfur, contro i gruppi etnici Fur, Masalit e Zaghawa. La Giordania, in quanto membro della Corte, sarebbe obbligata a eseguire i suoi mandati di arresto.

Al contrario il Sudan non è un membro della Corte, per cui il Tribunale stesso non ha una giurisdizione per indagare su presunti crimini di guerra. Disputa diplomatica simile scoppiò quando al-Bashir visitò il Sud Africa nel 2015 e Pretoria non garantì l’arresto.

Rwanda – Il genocidio ruandese e l’ostruzione dei tentativi di portarli alla giustizia, sostiene un nuovo rapporto, ha visto la partecipazione della Francia. Cunningham Levy Muse è stata commissionata dal governo rwandese per un’indagine sul ruolo della società francese nel genocidio in Rwanda degli anni ’90, che ha sterminato più di 800.000 civili.

Il “Law report” mostra il chiaro coinvolgimento a lungo termine della Francia con le forze genocide, a seguito di un’indagine completa sul ruolo dei funzionari francesi. Il rapporto ha inoltre criticato l’inchiesta del 1998 da parte di una commissione parlamentare francese, che non trovò prove di collaborazione nel genocidio.

Solo lo scorso anno, il Rwanda ha pubblicato un elenco di 22 alti ufficiali militari francesi accusati di aver contribuito a pianificare e portare a termine le uccisioni.

Sud Africa – Al via la 54esima conferenza nazionale dell’African National Congress (ANC), che si terrà a Johannesburg dal 16 al 20 dicembre. L’argomento indiscusso della conferenza è la corsa al nuovo capo di Stato. Il termine di Jacob Zuma come presidente dovrebbe concludersi nel 2019, salvo sorprese.

La competizione principale della conferenza sarà tra coloro che sostengono il presidente in carica e coloro che, pur derivando dalla stessa leadership, sono meno affidabili. Molto sangue è stato versato in Sudafrica negli ultimi anni a seguito della violenza intra-ANC, nel corso delle elezioni. Candidati o consiglieri sono stati attaccati, feriti e addirittura uccisi. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. In Liberia voto il 26, Francia accusata del genocidio rwandese” di Federica Iezzi


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Repubblica Democratica del Congo – Vita da sfollati interni

Roma, 9 dicembre 2017, Nena News 

Madagascar – Continua a rallentare l’ondata di peste in Madagascar. Il numero di nuovi contagi è stato in costante calo nelle ultime settimane, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tra gli inizi di agosto e la fine dello scorso novembre, il Ministero della Sanità del Madagascar ha contato un numero totale di 2.348 casi, tra cui 202 decessi. 7.300 infezioni sono state curate attraverso trattamenti gratuiti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha risposto con un investimento di 1,5 milioni di dollari come fondo di emergenza, ha erogato oltre 1,2 milioni di dosi di antibiotico e ha seguito capillarmente il lavoro di oltre 4.400 operatori sanitari per la prevenzione e la diffusione della peste nelle zone più colpite.

Sebbene la peste sia endemica in Madagascar, questo focolaio non ha precedenti in termini di velocità e portata. Colpite anche aree in passato non endemiche, con una proporzione maggiore per la sua forma polmonare.

Sudan – Alla vigilia dei due mandati di arresto per Omar al-Bashir, emessi dalla Corte penale internazionale, l’attuale presidente sudanese ha effettuato la sua prima visita ufficiale in Russia, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro Dmitry Medvedev e il ministro della Difesa Sergey Shoygu.

Abbandonate le alleanze del Golfo e degli Stati Uniti, sembra essere in atto un tentativo disperato di al-Bashir di rimanere al potere per le elezioni previste nel 2020. Dunque, il recente riavvicinamento di al-Bashir all’asse russo-iraniano sembra non essere altro che una manovra tattica per ricattare gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita nel fornire sostegno politico e finanziario alla sua presidenza.

Incriminato per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio commessi in Darfur, dopo 28 anni al potere, al-Bashir non ha molto da offrire ai suoi alleati o al popolo sudanese. Durante l’incontro, il controverso presidente sudanese avrebbe parlato della creazione di basi militari sulla costa del Mar Rosso e avrebbe rivelato di essere interessato all’acquisto del sistema di difesa aerea russo S-300 e dei jet Su-30 e Su-35.

Repubblica Democratica del Congo – Nell’ultimo rapporto di Human Rights Watch, è stata descritta dettagliatamente la mobilitazione di più di 200 ex combattenti congolesi dell’M23 (Movimento per il 23 marzo), durante le proteste nel Paese, scoppiate dopo che l’attuale presidente Joseph Kabila ha rifiutato di dimettersi alla fine del suo mandato.

Oltre a uccidere più di 60 manifestanti, le forze di sicurezza congolesi e i combattenti dell’M23 hanno arrestato arbitrariamente centinaia di civili nel dicembre 2016. Tra ottobre e dicembre 2016, mentre le proteste contro Kabila si intensificarono, gli alti funzionari congolesi hanno schierato gli ex-ribelli nelle principali città congolesi, tra cui Kinshasa, Lubumbashi e Goma.

Le accuse arrivano tra i rinnovati timori di un ripetersi di violenze, vista la decisione di ritardare il voto al dicembre 2018, atto a spingere per un terzo mandato del presidente.

Mali – Il Mali ha annunciato il rinvio delle elezioni regionali in programma per dicembre, al prossimo aprile. In primo piano le preoccupazioni per la sicurezza a seguito degli ultimi attacchi di gruppi armati ai danni delle forze di pace delle Nazioni Unite, Minusma, e delle forze maliane, al confine con il Niger. Attacchi rivendicati dal Nusrat al-Islam wal Muslimeen, gruppo legato ad al-Qaeda.

Secondo le cifre diffuse delle Nazioni Unite, oltre 146 membri della missione Minusma hanno perso la vita dal 2013 in Mali. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Bashir prova con la Russia, la peste rallenta in Madagascar” di Federica Iezzi


Tripoli, Libia - Durante il viaggio nel Mar Mediterraneo_Medici Senza Frontiere

Tripoli, Libia – Durante il viaggio nel Mar Mediterraneo

Roma, 02 dicembre 2017, Nena News

Liberia – Il vicepresidente uscente Joseph Boakai, dell’Unity Party, e il veterano leader dell’opposizione Charles Brumskine, candidato del Liberty Party, hanno presentato un ricorso alla Corte suprema per chiedere una nuova votazione, dopo che la commissione elettorale liberiana ha stabilito che le irregolarità registrate durante il voto, non hanno influenzato il risultato complessivo.

I due politici gareggiano, all’ombra di George Weah, guida del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento, per sostituire il presidente Ellen Johnson Sirleaf, premio Nobel per la pace e primo leader femminile africano eletto.

Boakai avrebbe dovuto affrontare Weah, in una tornata elettorale per il ballottaggio agli inizi del mese, ma la Corte Suprema, a causa di denunce da parte della Commissione elettorale nazionale, aveva sospeso temporaneamente la votazione.

Kenya – Il presidente Uhuru Kenyatta ha prestato giuramento per il secondo e ultimo quinquennio, un mese dopo aver vinto una tornata elettorale controversa, segnata da ritardi e boicottaggio.

Strappando il titolo al principale leader dell’opposizione, Raila Odinga, Kenyatta ha vinto con il 98% dei consensi in un clima elettorale nè libero nè equo.

L’elezione è stata caratterizzata da una bassa affluenza alle urne, con solo il 38% della partecipazione degli elettori, dopo che la Corte Suprema del Paese aveva annullato i risultati delle elezioni presidenziali dello scorso agosto, denunciando illegalità e irregolarità nel processo di votazione.

Libia – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una sessione di emergenza per discutere la possibilità di sanzioni per violazioni del diritto internazionale umanitario, compreso l’uso del tribunale penale internazionale.

La schiavitù e la tratta di esseri umani sono presenti in Libia da anni, nel contesto di uno Stato fallito, con un governo impotente. L’imposizione di sanzioni a tutte le persone coinvolte nel commercio di schiavi in Libia, che reclutano rifugiati e migranti africani, è la soluzione.

Ma mentre l’indignazione si è concentrata sulle autorità libiche, ha ignorato molto il ruolo che l’Unione Europea ha svolto nel consentire tali abusi. L’UE ha spinto a frenare la migrazione e rafforzare i suoi confini, ma non ha fornito percorsi alternativi sicuri e legali per migranti e rifugiati.

Persino le Nazioni Unite hanno condannato l’Europa, come sostenitore delle autorità libiche, nelle attività di detenzione inumana di migranti.

Zimbabwe – Emmerson Mnangagwa, neo presidente dello Zimbabwe, nomina il nuovo governo con membri che sono stati per anni al servizio dell’ex capo di Stato Robert Mugabe.

Distibuite posizioni chiave anche a leader delle forze armate. Nuovo ministro degli affari esteri è il generale Sibusiso Moyo, guida dell’intervento militare che ha rovesciato l’ex presidente. Perrance Shiri, capo dell’aeronautica militare, è stato nominato ministro dell’agricoltura e degli affari territoriali.

Fuori dal governo rimane di fatto l’opposizione del Movimento per il Cambiamento Democratico, di Morgan Tsvangirai, disponibile da sempre a lavorare su un autentico governo di transizione. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Kenyatta presta giuramento tra le polemiche, dopo Mugabe le forze armate sono ai vertici” di Federica Iezzi


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Zimbabwe – Proteste contro Robert Mugabe

Roma, 25 novembre 2017, Nena News 

Somalia – Muse Bihi Abdi del Peace, Unity and Development Party (Kulmiye), ha ottenuto il 55,1% dei voti, nelle ultime elezioni presidenziali in Somaliland, imponendosi su gli altri due candidati Faysal Ali Warabe, leader dell’opposizione del Justice and Development Party (UCID), e Abdirahman Mohamed Abdullahi del Waddani Party.

Il presidente eletto sostituirà Ahmed Mohamud Silaanyo, che non ha concorso per la rielezione dopo il suo primo mandato quinquennale, a causa di contestazioni legate alla cronica carenza di fondi e alle poche soluzioni messe in atto per la siccità che ha paralizzato l’economia somala. Oltre 700.000 persone hanno espresso il loro voto nei più di 1.600 seggi elettorali. L’affluenza complessiva alle urne è stata calcolata pari all’80%.

Zimbabwe – Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha presentato le sue dimissioni dopo quasi quattro decenni come leader del Paese. Mugabe aveva sfidato le richieste di dimettersi dopo la presa del potere da parte dell’esercito guidato da Constantino Chiwenga e dopo l’espulsione dal suo partito di governo Unione Nazionale Africana di Zimbabwe – Fronte Patriottico (ZANU-PF), mentre il parlamento aveva avviato un procedimento per accusarlo.

Come leader ad interim dello Zimbabwe, in vista delle elezioni programmate per il prossimo anno, è stato nominato l’attuale vicepresidente Emmerson Mnangagwa, già designato come nuova guida dello ZANU-PF. Ieri ha promesso al Paese di essere ‘presidente di tutti i cittadini’.

Nigeria – Martedì scorso almeno 50 persone sono state uccise in un attacco suicida durante la preghiere del mattino in una moschea nell’area di Unguwar Shuwa, nella città di Mubi, nel nord-est della Nigeria.

Attacco non ancora rinvendicato, sembrerebbe essere legato al gruppo jihadista sunnita nigeriano Boko Haram. L’attacco arriva il giorno dopo che il vice segretario di Stato americano, John Sullivan, durante una visita ufficiale in Nigeria, ha promesso 45 milioni di dollari di aiuti al governo Buhari, per migliorare le condizioni di vita nel nord del paese.

Boko Haram è responsabile di oltre 20.000 morti in Nigeria, dalla sua militanza quasi decennale, e dello spostamento forzato di milioni di persone nei Paesi limitrofi, Camerun, Ciad e Niger, supportando una vasta crisi umanitaria. Nei tre stati più colpiti di Borno, Adamawa e Yobe, quasi sette milioni di persone ha bisogno di assistenza umanitaria, più del 50% dei quali sono bambini.

Algeria – Dopo le elezioni legislative dello scorso maggio, l’Algeria è tornata giovedì di nuovo alle urne, questa volta per la scelta dei nuovi leader locali. Più di 50 partiti politici hanno schierato i propri candidati alle elezioni per sindaci e membri del consiglio in 1.541 città e 48 assemblee locali.

La coalizione al governo del National Liberation Front (FNL) e del National Democratic Rally (RND), sembra attualmente continuare a mantenere una solida maggioranza nelle assemblee locali. Con un’affluenza del 46%, secondo il ministero degli Interni, l’FNL si è attestato al 30.56% e il RND al 23.21%, sfondando così la soglia della maggioranza assoluta.

Le campagne elettorali sono passate quasi inosservate alla maggiorparte della popolazione, messe in ombra soprattutto dalla polemica legata alla concreta possibilità che l’attuale presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, opti per un quinto mandato nel 2019.

Guinea Equatoriale – Con quasi il 100% dei consensi, ancora una volta il Democratic Party of Equatorial Guinea (PDGE), vince le elezioni legislative nel paese. Partito al potere per quasi 40 anni, continua a ricevere forti assensi dai 300.000 elettori. Secondo quanto dichiarato dal presidente della Commissione elettorale nazionale, Clemente Engonga Nguema Onguene, il PDGE con i suoi 14 partiti alleati hanno ottenuto i 75 seggi al senato.

Alla camera dei deputati di Malabo è stato eletto un solo membro dell’opposizione, del Citizens’ Party for Innovation, lasciando 99 seggi al partito al governo. Nena News

Nena News Agency “Addio a Mugabe, voto in Algeria, Somalia e Guinea” di Federica Iezzi


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Somaliland – Elezioni presidenziali

Roma, 18 novembre 2017, Nena News

Zimbabwe – Si acuisce la crisi politica in Zimbabwe dopo la decisione del presidente Robert Mugabe, riguardo il licenziamento del vicepresidente Emmerson Mnangagwa, delineato come suo probabile successore. La sua eliminazione sembrava aprire la strada alla première dame Grace Mugabe, fortemente sostenuta dalla lega giovanile dell’Unione Nazionale Africana di Zimbabwe – Fronte Patriottico (ZANU-PF). Attualmente Mugabe sarebbe agli arresti domiciliari insieme alla moglie e la suo ministro delle Finanze, Ignatius Chombo, dopo il colpo di mano dell’esercito, entrato nella capitale Harare con soldati e mezzi blindati.

Somalia – Una commissione di 60 osservatori internazionali, provenienti da 27 Paesi, finanziata dal governo britannico, ha supervisionato le elezioni presidenziali in Somaliland. Muse Bihi Abdi del Peace, Unity and Development Party (Kulmiye) ha basato la sua linea politica su misure destinate a migliorare la stabilità nelle regioni orientali del Paese. Faysal Ali Warabe, leader dell’opposizione del Justice and Development Party (UCID), ha fondato la sua lotta sociale su un programma anti-clan. Abdirahman Mohamed Abdullahi del Waddani Party, sembra il più critico sui recenti accordi con gli Emirati Arabi Uniti, per lo sviluppo del porto della città di Berbera e per la costruzione di una base militare in Somaliland, solide appoggi per implicazioni finanziarie e geopolitiche future

Eritrea – Al centro di una pesante presenza militare e di un divieto di espressione pacifica delle proprie idee, le vie di Asmara si sono accese di un’insolita protesta lo scorso 31 ottobre. Manifestazioni che hanno lasciato come corteo, nei giorni successivi, almeno 28 morti e più di 100 feriti. Tutto è partito dal tentativo del regime di Afewerki di nazionalizzare la scuola islamica di al-Diaa. Hajji Musa Mohammednur, presidente del consiglio della scuola, attraverso un appassionato discorso, ha apertamente espresso il suo disaccordo. Parole che si sono trasformate immediatamente in un arresto da parte degli agenti della sicurezza statale eritrea. Genitori, insegnanti della scuola e membri della Comunità islamica, che hanno chiesto la sua liberazione, dopo accese proteste sono stati trattenuti in custodia.

Guinea Equatoriale – Ramón Esono Ebalé è un romanziere e disegnatore satirico, nato in Guinea Equatoriale e residente in Paraguay, vincitore dell’ultimo ‘Courage in Editorial Cartooning Award’, ideato dall’Association of American Editorial Cartoonists. A causa del suo lavoro, attraverso il quale spesso critica il presidente e i funzionari del governo, il fumettista è stato arrestato in una retata, dalle agenzie di sicurezza statali, lo scorso 16 settembre, nella capitale Malabo. In migliaia hanno firmato la petizione avviata da attivisti, amici e familiari che chiedono la sua liberazione. Anche la voce di Human Rights Watch chiede al presidente equatoguineano, Teodoro Obiang Nguema, di liberare il giornalista e di abrogare lo statuto di diffamazione, che prevede il perseguimento penale dei critici del governo.

Mali – A fianco di migliaia di peacekeepers delle Nazioni Unite, truppe francesi e modellatori militari statunitensi, una nuova forza chiamata G5-Sahel, sembra decisa a difendere Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger dal terrorismo a matrice islamica. Conterebbe 5.000 soldati provenienti dai Paesi del Sahel. Il G5-Sahel appare una forza piccola e poco finanziata, sprovvista di soluzioni politiche a lungo termine. Le Nazioni Unite a sostegno della sicurezza, della governance e dello sviluppo regionale dell’Africa subsahariana ha riservato solo il 30% del suo bilancio dal 2013.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Crisi politica in Zimbabwe, presidenziali in Somaliland” di Federica Iezzi


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Repubblica Centrafricana – Sfollati interni

Roma, 11 novembre 2017, Nena News 

Repubblica Centrafricana – Gli sfollati interni in Repubblica Centrafricana hanno superato il milione, secondo i dati delle Nazioni Unite. E altri 500mila civili hanno varcato il confine con Ciad, Repubblica Democratica del Congo, e Camerun. La lotta tra la fazione dei ribelli Seleka e la milizia Anti-balaka ha accentuato l’instabilità nel nord-ovest e nel sud-est del paese, non permettendo l’assistenza e l’accesso di aiuti umanitari nelle zone rurali.

Gli sfollati interni vivono vicino la linea di povertà, senza accesso a mezzi di sussistenza e a servizi di base, quali acqua pulita e potabile, assistenza sanitaria, educazione. Il 41% dei bambini è cronicamente malnutrito. Il 60% delle strutture sanitarie nel paese è gestito da enti umanitari, ma il conflitto ostacola gli operatori ad affrontare le esigenze più urgenti. Degli almeno 40 milioni di richieste di assistenza dall’inizio di quest’anno, solo il 26% è stato evaso.

Liberia – Per ora rimane ferma la corsa elettorale che vede contrapposti l’ex calciatore George Weah e l’attuale vice-presidente Joseph Boakai. La Corte Suprema della Liberia ha ritardato l’elezione presidenziale a data da definirsi. Questo dopo le accuse di frode e irregolarità denunciate dal candidato del Liberty Party, Charles Brumskine.

Secondo quanto affermato da Brumskine, tanti liberiani sono stati privati del loro diritto costituzionale di voto. Questo richiede una rielaborazione delle elezioni, perché vengano superate le norme minime richieste per votazioni libere, eque e trasparenti. La National Elections Commission ha fino al 22 novembre per concludere le sue indagini.

Somalia – La Repubblica indipendente autoproclamata del Somaliland aspetta la sua terza elezione democratica il prossimo 13 novembre, in cui più di 700mila aventi diritto, voteranno nelle 1.600 stazioni elettorali, per un nuovo presidente.

Tre sono i candidati: l’ex ministro dell’interno Muse Bihi Abdi del Peace, Unity and Development Party (Kulmiye), Faisal Ali Warabe guida del Justice and Development Party (UCID) e Abdirahman Mohamed Abdullahi del Waddani Party.

Camerun – Gli scontri nell’area anglofona del paese hanno costretto almeno 2mila camerunesi ad attraversare il confine con la Nigeria, secondo quanto riferito dall’Unhcr. L’agenzia ha pianificato aiuti umanitari per più di 40mila persone in fuga dalle violente regioni del nord-ovest e del sud-ovest.

Le regioni anglofone del Camerun, dopo aver denunciato una crescente emarginazione, continuano a spingere per l’indipendenza. Il presidente Paul Biya ha ribadito la non negoziabilità dell’unità del Camerun.

Kenya – Si conclude dopo cinque lunghi mesi, lo sciopero del personale infermieristico ospedaliero in Kenya, dopo il raggiungimento di un accordo con il Consiglio dei Governatori del paese. Il segretario generale del Kenya National Union of Nurses, Seth Panyako, ha dichiarato che il nuovo contratto collettivo sarà operativo entro 30 giorni.

Ad essere rivendicati dagli oltre 25mila infermieri del paese, durante le decine di manifestazioni, il diritto ad uno aumento dello stipendio e al pagamento delle indennità. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. RCA, oltre un milione di sfollati. Rinviato il ballottaggio in Liberia” di Federica Iezzi


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Kenya – Nei seggi elettorali

Roma, 4 novembre 2017, Nena News

Kenya – La Commissione Elettorale Indipendente (IEBC) ha dichiarato la vittoria di Uhuru Kenyatta, come presidente del Kenya, al controverso ballottaggio del 26 ottobre scorso. Ha vinto con il 98% dei voti espressi, su 290 circoscrizioni. Raila Odinga, leader dell’opposizione ed esponente del National Super Alliance (NASA), ha chiuso con lo 0,9% dei consensi, dopo una pesante campagna di boicottaggio del voto.

Il secondo turno elettorale è stato contrassegnato da una scarsa partecipazione degli elettori, solo il 38% degli aventi diritto ha votato, dunque circa sette milioni di abitanti, rispetto ai 19 milioni registrati. Dall’annullamento delle elezioni dello scorso agosto, più di 50 persone sono state uccise nelle violenze politiche che stanno minando le strade del Paese, di cui almeno 6 in seguito al ballottaggio.

La Corte Suprema deve ancora prendere in considerazione una petizione che interroga sulla legittimità del voto. Tenuto conto delle ambiguità sulla legge elettorale e sul modo in cui la Costituzione è stata interpretata, si prevedono ulteriori aggiornamenti giuridici.

Somalia – Almeno 23 persone sono state uccise nell’ennesimo attentato rivendicato dal gruppo integralista islamico al-Shabaab, nella capitale somala, Mogadiscio. L’attacco, lo scorso fine settimana, ha colpito l’area attorno al Naasa-Hablood hotel, a un paio di chilometri dall’aereoporto.

Dall’inizio di quest’anno più di 20 esplosioni hanno avuto come obiettivo Mogadiscio, uccidendo almeno 500 persone e ferendone più di 630.

La forza militare multinazionale dell’Unione Africana, attualmente di 22.000 unità, dovrebbe ritirare le proprie forze e consegnare la sicurezza del Paese agli agenti somali entro la fine del 2020.

Repubblica Democratica del Congo – Secondo il World Food Programme, almeno sette milioni di civili nella Repubblica Democratica del Congo, fanno i conti con l’estrema scarsità di cibo e la conseguente malnutrizione. Almeno 600mila bambini sono sull’orlo della fame.

Ad essere colpita duramente è la provincia orientale di Kasai, dove gli scontri etnici tra le forze di sicurezza congolesi e il gruppo armato Kamwina Nsapu, hanno costretto un milione e mezzo di civili a lasciare le proprie case, solo nell’ultimo anno. Più di 3.300 persone sono state uccise.

Secondo gli ultimi report dell’UNHCR il numero totale di sfollati interni nel Paese è quasi raddoppiato negli ultimi sei mesi, sfiorando i circa quattro milioni. La Repubblica Democratica del Congo ha dovuto inoltre affrontare l’arrivo di circa 500.000 rifugiati da Burundi, Rwanda, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.

Etiopia – Liberato su cauzione Bekele Gerba, segretario generale del Congresso Federalista degli Oromo (OFC), partito all’opposizione in Etiopia. Accusato di incoraggiare disordini e rivolte scoppiati nella regione orientale dell’Oromia, teatro da anni di proteste di massa esplose nel 2014 contro un piano governativo che avrebbe esteso i confini amministrativi della capitale Addis Abeba, è rimasto in carcere per più di due anni.

Nigeria – Iniziata la seconda edizione di ‘Art X Lagos’ http://artxlagos.com, la seconda edizione della fiera internazionale di arte contemporanea in Africa Occidentale, ospitata dalla Nigeria.

Partecipano più di 60 artisti provenienti da 15 Paesi africani, in 14 gallerie disposte al Civic Centre di Victoria Island, nella città di Lagos. Nove saranno gli espositori internazionali provenienti dai Paesi africani della diaspora, tra cui Sudafrica, Senegal, Ghana, Costa d’Avorio, Mali.

Attraverso un ampio e dinamico programma di mostre, colloqui e progetti interattivi, Art X Lagos presenta un’esclusiva fotografia degli artisti contemporanei più promettenti dell’Ovest africano. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fame in Congo, arte contemporanea in Nigeria” di Federica Iezzi


Kenya Elections

Kenya – Al via il ballottaggio per l’elezione presidenziale

Roma, 28 ottobre 2017, Nena News

Zimbabwe – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, dall’incarico da ambasciatore di buona volontà, dopo le proteste alla sua nomina, manifestate dai donatori e dai gruppi di difesa dei diritti umani. La designazione verteva sulle malattie croniche non trasmissibili come il diabete, il cancro, l’ictus e le malattie cardiache.

Tra le ragioni della nomina, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, aveva definito lo Zimbabwe come un Paese con una copertura sanitaria universale e come Paese promotore politico dell’assistenza sanitaria senza discriminazioni. La verità è che sul territorio c’è un medico ogni 100mila abitanti e che gli operatori sanitari lasciano il Paese alla ricerca di migliori opportunità.

Liberia – Nessuno dei 20 partiti politici ha superato lo scoglio della maggioranza assoluta al primo turno di votazioni in Liberia. La Commissione Elettorale Nazionale ha confermato il ballottaggio tra George Weah, guida del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento, e l’attuale vicepresidente, Joseph Boakai, del Partito dell’Unità.

Secondo i risultati finali del primo turno, Weah ha terminato con 596.037 voti, il 38,4% del totale dei voti validi espressi, e Boakai, con 446.716 voti, il 28,8%. Fissato il secondo turno elettorale al 7 novembre prossimo.

Namibia – Nuova nomina per il quartier generale del Ministero della Difesa a Windhoek, a causa del coinvolgimento nella costruzione di una base militare a Suider Hof, edificata a metà dalla ditta nordcoreana, Mansudae Overseas Projects, a seguito della cessazione delle relazioni commerciali tra i due Paesi.

Turbine di preoccupazioni dunque per la Namibia e altri 14 Paesi africani che si trovano a fronteggiare accuse, legate al sostegno del programma nucleare della Corea del Nord, attraverso i progetti intrapresi con il gruppo coreano Mansudae Overseas Projects, a dispetto di un embargo contro Pyongyang, che vieta espressamente la costruzione di fabbriche di armi e basi militari.

Attualmente la Namibia ha cessato tutte le operazioni commerciali legate al governo Kim Jong-un, inoltre tutti i lavoratori della lobby nordcoreana avrebbero lasciato il Paese dell’Africa meridionale.

Kenya – I primi risultati delle controverse elezioni presidenziali kenyane mostrano un Kenyatta destinato ad una schiacciante vittoria, visto il boicottaggio del leader dell’opposizione Raila Odinga.

L’apparente partecipazione al voto del solo 34% della popolazione e le incongruenze nei risultati, hanno sollevato preoccupazioni circa la credibilità di un processo democratico.

Tre persone sono decedute in seguito a scontri armati con la polizia di Stato nella città occidentale di Kisumu, accese proteste anche a Homa Bay e a Kibera, baraccopoli di Nairobi. La Commissione elettorale indipendente (IEBC) ha sospeso temporaneamente il voto in diverse aree, tra cui Kisumu, Migori, Siaya e Homa Bay.

Burundi – Il Burundi lascia come membro la Corte Penale Internazionale. La conferma arriva dopo 12 mesi che il Paese dell’Africa orientale aveva notificato al segretario generale delle Nazioni Unite la sua intenzione di lasciare il tribunale per crimini internazionali indipendente dall’ONU.

Così dopo il ritiro di Sudafrica e Gambia, il Burundi è il terzo Paese africano a lasciare la Corte. Il ritiro del Burundi non pregiudica l’indagine preliminare in corso dal 2016, per le gravi violazioni dei diritti umani, che seguirono l’annuncio del terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza.

Secondo Human Rights Watch, la mossa politica del governo Nkurunziza sembra l’ultimo dei deplorevoli sforzi per proteggere i funzionari dei servizi nazionali e membri dell’intelligence, responsabili delle violenze.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Mugabe fuori dall’ONU, il Burundi dalla Corte Penale” di Federica Iezzi


MSF_Negli ospedali in Somalia

Somalia – Vita negli ospedali

Roma, 21 ottobre 2017, Nena News

Sud Sudan – Le Nazioni Unite non avrebbero inviato truppe di mantenimento della pace nella città di Yei, in Sud Sudan, mentre gli Stati Uniti continuavano a sostenere le forze governative. Questo secondo riservati documenti delle Nazioni Unite e secondo quanto trapelato dal Dipartimento di Stato statunitense.

In un paio di settimane, a partire dalla fine del 2016, Yei è diventato un centro di pulizia etnica dando vita al secondo più grande esodo di civili in Africa, dopo il genocidio ruandese del 1994. Più di un milione di civili è fuggito in Uganda e si contano decine di migliaia di morti.

Attualmente i peacekeepers dell’Unmiss (United Nations Mission in South Sudan) sono circa 12mila, distribuiti in tutto il paese. Secondo i funzionari Onu occorrerebbero almeno 40mila unità per assicurare la pace all’Uganda. Rimangono dunque vulnerabili l’area di Yei e altri importanti centri abitati come Bentiu, Malakal e Wau.

Tunisia – I contrabbandieri tunisini offrono ai migranti una nuova strada per arrivare in Europa. Si parte dai porti tunisini di el-Haouania, Kelibia, Sousse, Mahdia, Safaqis, Djerba, Jarjis per arrivare in Sicilia. Tragitti ben noti dal 2011 ai tunisini che fuggivano dalle turbolenze politiche, provocate dal regime del presidente Zine El-Abidine Ben Ali.

Sono già stati rafforzati i controlli dalla marina militare italiana e potenziate le pattuglie di mare tunisine. Nelle ultime sei settimane, la Tunisia è diventata il nuovo hub per i migranti dell’Africa sub-sahariana. Le stime delle partenze parlano almeno di 2.700 persone già partite.

Uganda – Il Ministero della Sanità ugandese ha confermato un caso di infezione da parte del virus Marburg, responsabile di una febbre emorragica altamente infettiva, simile a Ebola. Il caso, per ora isolato, si è registrato nel villaggio di Chemuron, nel distretto orientale di Kapchorwa.

L’ultimo focolaio di Marburg nello Stato dell’Africa orientale risale al 2014, quando furono identificati 146 casi. Il serbatoio del virus sono i pipistrelli. Non ci sono attualmente trattamenti specifici o vaccini disponibili per Marburg, la terapia è dunque solo di sostegno.

Somalia – Almeno 300 persone hanno perso la vita e più di 400 sono i feriti nell’attacco che ha colpito la capitale somala Mogadiscio, nello scorso fine settimana. La prima esplosione ha distrutto decine di bancarelle e il famoso Safari hotel nel cuore della città. Pochi minuti dopo la prima esplosione, una seconda autobomba è esplosa nel vicino quartiere di Madina. Ad essere colpito è il quartiere Hamar Jabjab (conosciuto anche come K5), che ospita numerosi edifici governativi, ristoranti e alberghi.

Le limitazioni del sistema sanitario somalo impediscono una risposta medica adeguata. Paesi come Turchia e Qatar continuano a fornendo assistenza umanitaria. A uno dei peggiori attacchi in Somalia, i funzionari rispondono con dubbi. Nessun segno, né rivendicazione dal gruppo islamico al-Shabaab, collegato a al-Qaeda.

Ma è il principale indiziato: secondo fonti dell’intelligence somala, l’obiettivo del camion-bomba non sarebbe stato il centro della città, ma la base turca in costruzione nella capitale: a Voice of America-Africa e funzionari dei servizi hanno detto che tutte le segnalazioni precedenti e successive alla strage fanno riferimento alla base turca: “L’obiettivo strategico più importante poiché produrrà un esercito organizzato che [per al-Shabaab] va distrutto preventivamente”, ha aggiunto la fonte.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Rotte migratorie in Tunisia, virus Marburg in Uganda” di Federica Iezzi


WHO_Gi ospedali in Madagascar stanno fronteggiando l'emergenza peste

Madagascar – Gli ospedali cercano di fronteggiare l’emergenza peste

Roma, 14 ottobre 2017, Nena News 

Liberia – Milioni di liberiani martedì hanno votato per eleggere nuovo presidente e nuovi legislatori nella terza elezione del Paese dell’Africa occidentale, dalla fine della guerra civile nel 2003.

Fine mandato per il primo presidente femminile del continente africano Ellen Johnson Sirleaf, dopo sei anni di presidenza, limite massimo regolato dalla Costituzione.

Sono 20 i candidati presidenziali che competono per ottenere il sostegno dei più di due milioni di elettori registrati. Per la vittoria è necessario guadagnare il 50% dei voti più uno. Non c’è un chiaro favorito.

I programmi dei candidati si sovrappongono: lotta alla corruzione dilagante, risoluzione delle cicatrici della brutale guerra che ha afflitto il Paese per 14 anni, opportunità economiche e nuovi posti di lavoro per i giovani, miglioramento delle infrastrutture.

Sudan – Esteso fino alla fine di dicembre il cessate il fuoco da parte del governo sudanese contro i ribelli del Sudan People’s Liberation Movement-North, nelle regioni di South Kordofan, Darfur e Blue Nile.

L’estensione della tregua arriva qualche giorno dopo che gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni legate al processo, per risolvere i conflitti in corso nel Paese, da ormai 20 anni.

Il progresso per la risoluzione di questi conflitti è stata una delle molteplici richieste al governo al-Bashir, da parte degli Stati Uniti, affinché venisse eliminato l’embargo commerciale e venissero rimosse le restrizioni finanziarie che hanno isolato il Paese da anni.

Burundi – Una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha segnalato abusi di potere, uccisioni, torture, arresti arbitrari, detenzioni, sparizioni e violenze sessuali ai danni dei civili, da parte delle forze di sicurezza e dei servizi di intelligence, del partito al governo in Burundi, guidato dal discusso presidente Pierre Nkurunziza.

Adottate due risoluzioni dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La prima, guidata dall’Unione Europea e con il sostegno di due stati membri africani, il Botswana e il Rwanda, prevede l’istituzione di una commissione d’inchiesta per continuare ad investigare, per un ulteriore anno, la violazione dei diritti umani nel Paese.

La seconda risoluzione prevede l’invio di esperti per una collaborazione con le autorità burundesi al fine di concludere l’inchiesta attraverso sanzioni mirate

Il Burundi rimane uno degli argomenti più discussi. Cina, Russia e Egitto inquadrano la situazione come questione interna del Paese che non interferisce con elementi in materia di sicurezza internazionale.

Madagascar – Il Madagascar sta cercando di contenere un focolaio altamente contagioso di peste. Almeno 30 sono ad oggi i morti e quasi 400 i casi sospetti, in meno di due mesi.

Sulla costa orientale, il Madagascar ogni anno, durante la stagione delle piogge, conta casi sporadici di peste polmonare. Il movimento di persone dalle aree rurali alle grandi città ha permesso un più rapido estendersi del contagio. E le autorità temono che la malattia continuerà a diffondersi.

La peste è una malattia infettiva legata alla povertà. Si diffonde a macchia di olio in luoghi con scarse condizioni sanitarie e inadeguati servizi igienici. Può uccidere rapidamente se non trattata, e può essere curata mediante uso di antibiotici se viene diagnosticata precocemente.

Nella capitala Antananarivo, il governo ha temporaneamente chiuso, per la disinfezione, università e scuole e ha vietato riunioni pubbliche, per cercare di impedire la diffusione della malattia.

Il sistema sanitario non dispone di indumenti protettivi di base e la gente tende spesso ad acquistare medicine a buon mercato nei negozi, piuttosto che nelle farmacie.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Elezioni in Liberia, violenze e abusi in Burundi, focolaio di peste in Madagascar” di Federica Iezzi


UNHCR_National Home Grown School Feeding Programme in Nigeria

Nigeria- National Home Grown School Feeding Programme

Roma, 7 ottobre 2017, Nena News 

Nigeria – Il governo federale nigeriano, ha destinato fondi per il National Home Grown School Feeding Programme. Dunque quasi tre milioni di bambini, di più di 19.000 scuole, saranno i beneficiari del programma, fortemente desiderato dal presidente Muhammadu Buhari

Con 3.325 scuole e più di 800.000 studenti, lo Stato di Kaduna ha oggi il maggior numero di strutture scolastiche coperte nell’ambito del programma. Con l’avvio dell’anno scolastico, più scuole stanno beneficiando del piano alimentare, in linea con il target del governo federale che prevede un’alimentazione sicura e corretta per 5.5 milioni di alunni entro la fine del 2017.

Somalia – Il governo di Ankara ha istituito la sua più grande base militare all’estero nella capitale somala, aumentando la presenza della Turchia nel Paese del Corno d’Africa. Ufficialmente la base addestrerà 10.000 soldati somali e il governo turco fornirà tutto il supporto necessario.

Secondo il premier somalo, Hassan Ali Khayre, l’accademia militare farebbe parte dell’impegno nella ricostruzione di un esercito di stato, soprattutto per fronteggiare la lotta alle milizie islamiche al-Shabaab. Accanto alla politica e agli interessi geopolitici della Turchia, la Somalia conta basi militari degli Stati Uniti, a 110 chilometri a nordovest di Mogadiscio, e degli Emirati Arabi Uniti, nella regione autonoma del Somaliland.

Sud Sudan – Solo due anni dopo l’ottenimento dell’indipendenza sud-sudanese nel 2013, con lo scoppio del conflitto interno, Pechino ha dovuto affrontare la scelta di entrare e sostenere un ruolo di mediazione nel Paese o abbandonare i suoi beni, tra cui campi petroliferi distrutti e saccheggiati.

I gruppi ribelli in Sud Sudan sono ben consapevoli che l’economia dello stato africano è fortemente legato agli investimenti cinesi in petrolio, che costituiscono quasi tutte le esportazioni del Sud Sudan e le entrate governative.

Già nel 2015, il ministro degli esteri cinese, in un incontro a Khartoum ha strappato un accordo per la protezione da attacchi indiscriminati, delle infrastrutture petrolifere della China National Petroleum Corporation. Tale coinvolgimento contraddice il tradizionale approccio della Cina sulla non-ingerenza nella politica interna di stati terzi, ma gli interessi economici e geopolitici di Pechino nel Sud Sudan, hanno stravolto le regole.

Repubblica Centrafricana – Migliaia di proprietari di bestiame sono stati costretti a sostare nei campi di accoglienza nella Repubblica Centrafricana, mentre la crisi interna del Paese si aggrava.

La maggior parte degli sfollati interni appartengono alla tribù fulani, popolo nomade dedito alla pastorizia. Dal 2014 le milizie cristiane anti-balaka hanno perseguitato con una serie di attacchi i pastori fulan, contribuendo all’esasperazione delle forti tensioni musulmano-cristiane. Dall’inizio del conflitto, i fulani vengono accusati di violare le proprietà terriere e le fattorie cristiane, segno di alleanza con il gruppo musulmano Seleka. Temendo abusi e oppressione, centinaia di famiglie fulani continuano a lasciare la propria terra per finire rinchiuse nei campi sfollati o per varcare il confine e raggiungere il Ciad o il Burundi. In Repubblica Centrafricana sono circa 600.000 gli sfollati interni e più di due milioni i civili che necessitano di aiuti umanitari. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fondi scuola in NIgeria, base militare turca in Somalia” di Federica Iezzi


Sud Sudan razionamento pasti_UNHCR

Sud Sudan – Razionamento pasti UNHCR

Roma, 30 settembre 2017, Nena News

Sud Sudan – Il Sud Sudan è un esempio di come un conflitto possa influenzare la vita e il sostentamento della popolazione, causando una catastrofe umanitaria di scala enorme, riguardo mezzi di sussistenza, agricoltura e sistemi alimentari.

Secondo i dati del World Food Programme, più di 4,9 milioni di persone (oltre il 42% dell’intera popolazione) è attualmente in aperta emergenza alimentare. L’accesso al cibo è stato ostacolato dall’elevato costo dei trasporti, a causa dell’insicurezza lungo le principali vie commerciali sud-sudanesi, e da un forte aumento dei prezzi, correlato ad una severa svalutazione monetaria.

Un bambino su tre soffre di malnutrizione acuta, in particolare nella parte meridionale dell’Unity State e in altre 23 contee. La situazione è stata esacerbata da diete inadeguate, mancanza di acqua potabile, scarso accesso ai livelli di base dei servizi sanitari, a causa della continua violenza comunitaria e della distruzione di risorse rurali, con il conseguente aumento della vulnerabilità di milioni di persone.

Le violenze continuano a limitare l’accesso al mercato economico e contribuiscono alla disgregazione dei flussi commerciali che interessano gli agricoltori, i produttori di bestiame, i consumatori e i commercianti, utilizzando testualmente il cibo come arma di guerra.

Rwanda – La polizia rwandese ha arrestato Diane Shima Rwigara, imprenditrice e attivista per i diritti delle donne, candidata indipendente alle ultime elezioni presidenziali, per presunti reati contro la sicurezza statale.

Attualmente anche la madre e la sorella di Rwigara, Adeline e Anne, sono detenute per reati legati all’evasione fiscale, secondo il Rwanda National Police.

La commissione elettorale rwandese ha accusato Rwingara di falsificare documenti e firme a supporto della sua recente candidatura presidenziale. La leader dell’opposizione non raggiunse il quorum necessario di 600 firme tra la popolazione, denunciando il governo di Kigali di pressioni tra i rappresentanti dei distretti.

Attivisti rwandesi sostengono che Rwingara continua ad essere perseguitata per aver osato sfidare Paul Kagame, attuale presidente della Repubblica del Rwanda, alle elezioni del 4 agosto.

Parte integrante dell’alta borghesia tutsi e figlia di sostenitori del Fronte Patriottico Rwandese (FPR), che liberò il Rwanda dal feroce regime hutu di Juvénal Habyarimana e pose fine al genocidio nel 1994, Diane Rwigara, con il suo People Salvation Movement, continua a perseguire l’intento di promuovere la democrazia e i diritti umani.

Secondo la leader, oggi il FPR sarebbe ostaggio di una minoranza tutsi controllata dal presidente, il ‘clan ugandese’.

Sudafrica – Il più grande museo d’arte contemporanea in Africa ha finalmente, la scorsa settimana, aperto le porte al pubblico. Situato nei pressi del Grain Silo del Victoria & Alfred Waterfront, il core storico del porto di Città del Capo, lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA, https://zeitzmocaa.museum), rappresenta l’anima di una collezione di arte contemporanea e della diaspora africana. Il museo si affaccia sull’isola di Robben, tristemente nota come carcere per prigionieri politici nel periodo dell’apartheid e luogo della lunga detenzione dell’ex presidente Nelson Mandela.

Lo Zeitz MOCAA prevede di offrire una piattaforma per artisti del continente, per esporre i propri lavori, grazie a quasi 100 gallerie, sei centri di ricerca, 18 aree educative, un giardino di sculture sul tetto, sale per esibizioni ed eventi.

Lesotho – Deludenti i primi 100 giorni di carica del Primo Ministro del Lesotho, Motsoahae Thomas Thabane, imprigionato in una spirale di gravi problemi sociali. Permane il clima di una profonda cultura dell’impunità che ha alimentato le violazioni dei diritti umani da decenni, secondo quanto dichiarato da Amnesty International.

Sotto accusa i plurimi omicidi a danno delle forze di sicurezza del Lesotho, in un Paese in cui padroneggia l’instabilità politica. Modelli di arresti arbitrari, accuse di tortura e di altri maltrattamenti, mancanza di progressi nelle indagini penali per uccisioni illegali e attacchi alla libertà di espressione sono il pacchetto politico attualmente in mano al governo del Lesotho.

Partiti dell’opposizione e osservatori per i diritti umani invocano la mediazione della comunità internazionale e del Southern African Development Community per il ripristino di uno stato di diritto. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Fame in Sud Sudan, in Rwanda arrestata la candidata alle presidenziali” di Federica Iezzi


UNHCR_RDC

Repubblica Democratica del Congo – Preghiere per le vittime civili

Roma, 23 settembre 2017, Nena News

Nigeria – Continua la campagna di indipendenza della regione nigeriana del Biafra, condotta dal gruppo separatista pro-Biafra (IPOB – Indigenous People of Biafra), guidato da Mazi Nnamdi Kanu, il quale attualmente sembrerebbe in stato di arresto ad Abuja.

La sua recente detenzione, dopo quella dell’ottobre 2015, è stata nuovamente il catalizzatore di una feroce ondata di dimostrazioni da parte del gruppo etnico Igbo che domina il sud-est nigeriano. Tensione, scontri e arresti, nel corso di manifestazioni pacifiche, sono stati la cornice della settimana nella città di Port Harcourt, nello stato meridionale di Rivers, nello stato di Abia e in quello di Umuahia. Kanu, attraverso Radio Biafra, ha promesso alle autorità e alla popolazione un’agitazione non violenta, per arrivare ad un referendum sull’autodeterminazione.

I gruppi locali che sorvegliano le violazioni ai diritti umani, hanno accusato i militari nigeriani di abusi nel tentativo di mantenere l’ordine, all’interno della campagna denominata ‘Exercise Egwu Eke’. Almeno 150 sostenitori IPOB sono stati uccisi negli ultimi due anni. Centinaia i feriti.

Risale al 1967, l’ultima dichiarazione unilaterale di costituzione di una Repubblica indipendente del Biafra. Scatenò un sanguinoso conflitto interno che durò quasi tre anni e decimò più di un milione di civili.

Repubblica Democratica del Congo – La scorsa settimana, le forze congolesi hanno aperto il fuoco su una folla di manifestanti, nel sud della regione di Kivu, composta da profughi provenienti dal vicino Burundi.

Secondo i report di osservatori MONUSCO (United Nations Organization Stabilization Mission in the Democratic Republic of Congo), rifugiati burundesi manifestavano il loro disaccordo alle autorità locali, riguardo l’espulsione dal Paese di quattro richiedenti asilo. Un ufficiale dell’esercito congolese FARDC (Forces Armées de la République Démocratique du Congo) è stato ucciso negli scontri, portando all’ascesa della violenza. Le forze di sicurezza congolesi hanno risposto con il fuoco indiscriminato sui manifestanti.

Richiesta dalle Nazioni Unite un’immediata indagine sull’accaduto.

Attualmente vivono più di 44.000 burundesi in Repubblica Democratica del Congo. Fuggono da maltrattamenti, sparizioni forzate, assassini e omicidi mirati del governo Nkurunziza. Almeno 2.000 rifugiati abitano la zona di Kamanyola, vicino al confine con il Burundi. Dopo l’incidente, circa la metà di questi rifugiati si è trasferita nelle vicinanze della base MONUSCO.

Camerun – Il quadro legislativo antiterrorismo, emanato nel 2014 in Camerun, per contrastare il gruppo jihadista sunnita nigeriano di Boko Haram, viene utilizzato dalle autorità per arrestare e minacciare giornalisti locali.

Secondo un report del Committee to Protect Journalists (CPJ), sono state segnalate ingenti repressioni sulla stampa locale, in particolare ai danni dei giornalisti che riportano notizie di disordini civili nelle regioni camerunensi di lingua inglese. Con le elezioni che avranno luogo il prossimo anno in Camerun, i giornalisti si autocensurano e si allontanano da questioni politiche sensibili, per paura di rappresaglie.

Con l’attuale legislatura, il giornalista con un’accusa di ‘atto di terrorismo’, viene sottoposto ad un processo militare. Storie di detenzioni arbitrarie perdurano, ad esempio, per i giornalisti dell’emittente Radio France Internationale, per imporre il silenzio ai critici e sopprimere il dissenso civile. Oltre ad arrestare i giornalisti, il governo Biya ha bloccato tutte le notizie riguardanti le manifestazioni per l’indipendenza delle regioni anglofone del Camerun.

Sierra Leone – Riaprono le scuole anche in Sierra Leone per l’inizio ufficiale dell’anno scolastico. Molti residenti, nelle comunità collinari alla periferia di Freetown, continuano a fare i conti con i danni provocati dalla frane e dalle inondazioni nello scorso mese di agosto.

Almeno mille persone hanno perso la vita e 5.000 civili sono rimasti senza casa, continuando ad usare come rifugio temporaneo gli edifici scolastici. Secondo quanto riportato dall’UNICEF, non tutti gli studenti dunque hanno ancora accesso alle loro classi, per mancanza di spazi per l’insegnamento, o di soldi da parte delle famiglie.

Uganda – La polizia ugandese ha arrestato cinque studenti della Makerere University e il sindaco della capitale Kampala, Erias Lukwago, mentre gli uffici del Forum for Democratic Change (FDC), partito di opposizione, venivano sigillati, per contenere le proteste contro la rimozione dei limiti di età presidenziale.

I membri del Parlamento del partito di governo, National Resistance Movement (NRM), appoggiati da alcuni deputati indipendenti, hanno approvato una risoluzione per discutere la rimozione del limite di età presidenziale, attualmente fissato a 75 anni. Obiettivo del dibattito è permettere all’attuale presidente, Yoweri Museveni, di concorrere nuovamente alle prossime elezioni presidenziali fissate al 2021. Già nel 2005 è stato emesso un emendamento costituzionale che ha eliminato il limite di candidatura presidenziale a due termini, per consentire al presidente di correre al terzo mandato, con la conseguenza dell’ennesima vittoria del leader, che guida il Paese ormai da più di 30 anni.

L’ispettore generale della polizia, Kale Kayihura, ha dichiarato che le manifestazioni nelle strade pubbliche, sono causa di violenza e minaccia, per questo alla polizia, pesantemente presente in parlamento e nei centri urbani, è concesso di mantenere la legge e l’ordine, attraverso duri mezzi. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Campagna d’indipendenza nel Biafra, attacchi alla stampa in Camerun, riaprono le scuole in Sierra Leone” di Federica Iezzi


UNDP_Lotta per i diritti delle donne in Tunisia

Tunisia – Lotta per i diritti delle donne

Roma, 16 settembre 2017, Nena News

Tunisia – La Tunisia continua a portare avanti proposte ambiziose per riformare le leggi del Paese su matrimonio e eredità. Solo il mese scorso, il presidente Beji Caid Essebsi aveva annunciato la sua proposta di assicurare l’uguaglianza tra uomo e donna nel diritto ereditario e di permettere il matrimonio tra una tunisina e uno straniero non musulmano.

Il ministro tunisino della Giustizia, Ghazi Jeribi, ha firmato una circolare per l’annullamento della legge n.216 del 1973, che impediva alle donne tunisine di sposare uomini non musulmani. Mossa che ha incontrato una forte resistenza da parte degli oppositori del presidente e da parte di organismi religiosi internazionali.

Prima d’ora, una donna musulmana non era autorizzata a sposare un non-musulmano. Contrariamente, agli uomini è consentito di sposare donne di qualsiasi fede. Secondo la legge islamica, inoltre, alle donne spetta la metà dell’eredità rispetto all’erede maschio.

Le proposte arrivano subito dopo, il pacchetto di leggi approvato per combattere la violenza contro le donne.

Kenya – L’Independent Electoral and Boundaries Commission ha fissato la data del nuovo turno elettorale in Kenya, durante la sua 204esima riunione plenaria, al 17 ottobre prossimo.

Questo avviene dopo che la Corte Suprema del Paese ha annullato i risultati delle elezioni presidenziali dello scorso 8 agosto e ha assicurato un nuovo voto entro 60 giorni.

Il tribunale ha sostenuto la petizione guidata da Raila Odinga, veterano candidato di opposizione, ai danni del presidente in carica Uhuru Kenyatta.

Le elezioni presidenziali non sono state condotte in conformità con la costituzione, rendendo inutilizzabili i risultati dichiarati. Questo quanto espresso dal capo della giustizia David Maraga.

L’ardua sfida ancora una volta rimarrà quella di autenticare tutte le schede di voto delle 40.883 stazioni elettorali, per determinare la legittimità del risultato della votazione.

Sud-Africa – Posticipato il summit Israele-Africa previsto per il prossimo ottobre, a Lomé in Togo. Il ministero degli Esteri israeliano non ha attualmente fornito una data alternativa all’incontro.

Le motivazioni ufficiali dell’annullamento delle date, sono le attuali proteste in Togo contro il regime di Gnassingbé. La motivazione reale è la minaccia di boicottaggio della conferenza da parte di diversi Paesi africani, guidati dal Sud-Africa.

Il governo Netanyahu ritiene che i Paesi africani e Israele possano trarre vantaggio da una continuativa cooperazione, soprattutto nei settori come l’acqua, l’agricoltura, la salute e la tecnologia.

La storia dell’aggressione imperialista israeliana ai danni del continente africano è chiara. Il flagrante sostegno militare di Israele, per le occupazioni di Sud-Africa e Zimbabwe negli anni ‘70, costò la vita a migliaia di civili. Per non parlare degli stretti legami con l’apartheid sudafricana, in cui Tel Aviv era il principale sostenitore del regime bianco, quando Pretoria era sotto un serrato embargo internazionale. Inoltre, calpestare i diritti degli etiopi e dei rifugiati eritrei e sudanesi, rappresenta il quotidiano disprezzo riservato oggi agli africani residenti in Israele.

Repubblica Centrafricana – Secondo gli ultimi report dell’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, migliaia di persone continuano ad essere sradicate da vaste aree della Repubblica Centrafricana e costrette a fuggire a causa di violenti combattimenti fra le fazioni in lotta.

La crisi politica nell’ex colonia francese, si protrae dal 2013, in seguito alla caduta del governo Bozizé ad opera di una coalizione di gruppi ribelli a maggioranza musulmana, chiamata Seleka. I prolungati abusi del gruppo Seleka ai danni della popolazione cristiana dell’area, hanno portato alla nascita di gruppi di autodifesa, gli Anti-balaka, con l’inizio di una campagna di violenza e il successivo esodo massivo di civili di religione musulmana verso i Paesi limitrofi.

Gruppi armati e milizie hanno commesso abusi dei diritti umani, inclusi uccisioni illegali, torture, maltrattamenti, rapimenti, violenze sessuali, saccheggi e distruzione di interi villaggi. I reati sono sotto la giurisdizione di una sezione speciale della Corte Penale Internazionale.

Il numero di sfollati interni ha sfiorato gli 800.000. In 450.000 hanno lasciato il Paese per Camerun, Ciad e Repubblica Democratica del Congo. Due milioni e mezzo di civili sono dipendenti da assistenza umanitaria.

Attualmente, più di 12.000 peacekeepers delle Nazioni Unite supportano la polizia locale a proteggere i civili e sostengono le attività del governo del presidente Faustin-Archange Touadera, la cui elezione, lo scorso anno, ha contribuito in modo significativo all’aumento delle violenze interne.

Nena News Agency “AFRICA. Salta summit Africa-Israele. Tunisia riforma leggi su matrimonio. Nuove presidenziali in Kenya” di Federica Iezzi


Distribuzione razioni di cibo in Tanzania_WFP

Tanzania – Distribuzione razioni di cibo World Food Program

Roma, 9 settembre 2017, Nena News

Sud-Africa – Previsto per il prossimo 23 ottobre, a Lomé in Togo, un summit Africa-Israele con il chiaro scopo di invertire o abolire la politica pro-araba degli Stati africani. Con il Sudafrica alla guida, Marocco, Algeria, Tunisia e Mauritania, hanno già deciso di boicottare l’incontro.

Tra le cause l’evidente sopraffazione delle minoranze africane in Israele e le discutibili attività di Israele nel continente africano, tra cui il commercio di diamanti, spesso importati illegalmente dall’Africa, come già rivelato da una relazione del 2009 dalle Nazioni Unite.

Durante la visita di Netanyahu in Africa nel 2016, il governo israeliano approvò un accordo da 13 milioni di dollari in pacchetti di sviluppo per i paesi africani. Mossa che voleva soltanto simboleggiare la pretesa di una più stretta relazione economica.

Tanzania – Ridotte le razioni alimentari per i rifugiati nei campi di Mtendeli, Nduta e Nyarugusu in Tanzania nord-occidentale da parte del World Food Programme, per mancati finanziamenti. L’agenzia delle Nazioni Unite fornisce aiuti alimentari ai più di 300mila rifugiati provenienti da Burundi e Repubblica Democratica del Congo con cinque prodotti: farina di mais, legumi, cereali, olio vegetale e sale.

La distribuzione ad agosto ha raggiunto solo il 62% delle 2.100 chilocalorie giornaliere necessarie. Il programma delle Nazioni Unite richiede urgentemente 23,6 milioni di dollari per garantire i bisogni alimentari e nutrizionali fino al mese di dicembre.

Camerun – Il presidente del Camerun, Paul Biya, ha ordinato la liberazione dei leader coinvolti nell’organizzazione della disobbedienza civile non violenta, arrestati nelle regioni camerunensi anglofone a sud-ovest e nord-ovest. Durante le manifestazioni, iniziate alla fine dello scorso anno, si contarono morti, feriti, arresti arbitrari e detenzioni senza processo, secondo i report di Amnesty International.

I leader liberati, citati nell’ordine, includono l’avvocato Felix Nkongho, il dottor Neba Fontem, Ayah Paul Abine, membro del Cameroon People’s Democratic Movement, e l’attivista Mancho Bibixy. Dunque per loro caduta di tutte le accuse davanti al tribunale militare di Yaounde. La richiesta degli attivisti anglofoni rimane la creazione di due Stati federali distinti.

Kenya – Anche in Kenya, dopo un decennio, è finalmente entrata in vigore la legge che vieta l’uso, la fabbricazione e l’importazione di materie plastiche. Previste multe fino a 38mila dollari o pene detentive fino a quattro anni per i trasgressori. Camerun, Guinea-Bissau, Mali, Tanzania, Uganda, Etiopia, Mauritania e Malawi sono tra i paesi africani che hanno già adottato tali divieti.

Ad essere sotto accusa sono principalmente i sacchetti di plastica, come causa principale di danni ambientali, danni ai terreni agricoli, inquinanti dei mari e dei siti turistici. Questo è il terzo tentativo negli ultimi dieci anni di vietare i sacchetti di plastica in Kenya.

Burundi – L’ultimo report delle Nazioni Unite parla di forti prove di crimini contro l’umanità in Burundi, tra cui torture, detenzioni e arresti arbitrari, abusi e uccisioni, commessi da forze governative e da gruppi di opposizione. I fatti risalgono al 2015, dopo che l’attuale presidente Pierre Nkurunziza ha deciso di concorrere per un terzo mandato.

Da allora, tra 500 e 2mila persone sono state uccise durante gli scontri nel paese, più di 400mila civili sono stati forzati a lasciare le proprie case, a causa delle violenze, e decine di attivisti dell’opposizione sono stati costretti all’esilio.

Gli investigatori, nominati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, lo scorso settembre, descrivono un clima di terrore, alimentato da violazioni, sevizie e omicidi extragiudiziali. Gli abusi erano parte di un attacco generale e sistematico contro la popolazione civile che potrebbero essere considerati come parte di un piano di politica statale.

Nella relazione, gli investigatori hanno invitato il Tribunale Penale Internazionale ad aprire un’indagine. Il governo di Nkurunziza rigetta fermamente le accuse, criticando gli investigatori delle Nazioni Unite e definendoli ‘mercenari’ di un complotto occidentale, con il fine di sottomettere gli Stati africani. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Crimini contro l’umanità in Burundi, summit Africa-Israele in Togo” di Federica Iezzi


Tripoli, Libia – In attesa di attraversare il Mediterraneo

Roma, 02 settembre 2017, Nena News 

Kenya – La Corte Suprema kenyana decide di annullare il risultato delle ultime elezioni presidenziali, per irregolarità nella trasmissione dei risultati.

La commissione elettorale aveva dichiarato vincitore Uhuru Kenyatta con un margine di 1,4 milioni di voti. Il presidente Kenyatta ha dichiarato che avrebbe rispettato la sentenza del tribunale pur non essendone d’accordo, invitando il popolo kenyano a fare lo stesso.

Secondo lo storico avversario, Raila Odinga, promotore del ricorso, la decisione ha segnato un’importante spartiacque nella nazione orientale africana, creando un precedente unico per il continente.

Il nuovo turno elettorale è previsto fra 60 giorni. Si temono nuovi scontri nelle strade.

Libia – Dopo Medici Senza Frontiere, anche Save the Children e Sea Eye lasciano, per minacce e atti di forza, il mar Mediterraneo, vittime del codice di condotta per le ONG, imposto dal Viminale, con il benestare dell’Unione Europea. Al momento, come testimone scomodo, resiste solo l’ONG SOS Méditerranée.

L’attuale strategia politica, discussa al summit di Parigi, mira solo a trasformare la Libia, insieme a Ciad e Niger, in una sorta di ‘buffer zone’ a protezione dell’Europa, dalle migrazioni dell’area sub-sahariana. I cambiamenti demografici che ne risultano, con disordini sociali ed economici, sono già disastrosi per la Libia e l’effetto destabilizzante sulla politica interna non può che inevitabilmente ripercuotersi sull’Europa meridionale.

Somalia – Strage di civili, tra cui tre bambini, alla periferia della strategica città di Bariire, nella regione meridionale di Shebelle, a sud-ovest di Mogadiscio, durante un’operazione militare condotta dall’Esercito Nazionale Somalo, supportato dalle forze statunitensi.

Il capo dell’esercito somalo, il generale Ahmed Jimale Irfid, ha confermato che i civili sono stati uccisi durante un’azione non deliberata.

Catalogato come incidente e come malinteso tra le forze militari e gli agricoltori locali, scambiati per membri delle milizie al-Shabaab, l’episodio ha provocato rabbia e proteste pubbliche, nella città somala di Afgooye.

Nella lotta contro al-Shabaab sono stati impiegati più di cento soldati statunitensi, come sostegno alle forze di sicurezza somale, e sono stati uccisi indiscriminatamente più di 3000 civili dal 2013.

Repubblica Democratica del Congo – Il numero di sfollati dal conflitto nella Repubblica Democratica del Congo è quasi raddoppiato negli ultimi sei mesi arrivando a 3,8 milioni, secondo i dati dell’UNHCR. Circa 33.000 congolesi hanno lasciato il Paese per l’Angola. Inoltre, la Repubblica Democratica del Congo deve affrontare l’arrivo di circa 500.000 rifugiati in fuga da Burundi, Rwanda, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.

Uccise più di 3000 persone nella provincia del Kasai, dopo sanguinosi scontri armati tra forze governative e milizia locale. Situazione sovrapponibile nell’area sud-orientale di Tanganyika e nella regione Kivu. Le violenze sono aumentate, incluse le presunte violazioni dei diritti umani, come omicidi extragiudiziali, tortura e uso dei bambini-soldato.

Sudan – Agenti del Sudan’s National Intelligence and Security Service hanno sequestrato la stampa del quotidiano Akhir Lahza, senza riportare alcuna motivazione. Incriminata sarebbe la critica mossa dal giornale a un discorso di Bakri Hassan Saleh, vicepresidente e primo ministro del Sudan. Seconda confisca del giornale in pochi giorni, dopo le pressioni subite dal governo un anno fa.

Feisal el-Bagir, coordinatore generale di Journalists for Human Rights ha condannato la confisca e ha parlato di violazioni della libertà di stampa.

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Annullate le presidenziali in Kenya, strage di civili in Somalia” di Federica Iezzi


IFRC – Uno sguardo su Freetown, Sierra Leone

Roma, 26 agosto 2017, Nena News 

Kenya – Il partito National Super Alliance (NASA), con a capo Raila Odinga, ha ufficialmente presentato ricorso alla Corte Suprema per i risultati delle ultime elezioni presidenziali che hanno visto riconfermare il mandato a Uhuru Kenyatta.

Ad essere sotto accusa il nuovo sistema di voto elettronico, secondo Odinga manipolato. Pur elogiando il comportamento della giornata elettorale, gli osservatori dell’Unione Africana hanno sollevato preoccupazioni per la trasmissione e il calcolo dei risultati, per discrepanze nei numeri e per l’assenza di fogli originali delle assemblee elettorali.

Togo – #Togoenmarche è l’ashtag che in questi giorni descrive tensioni, proteste e scontri in piazza a difesa della Costituzione del Togo. Nei mesi scorsi è stato respinto un provvedimento dal Parlamento che non impedisce all’attuale presidente Faure Gnassingbé di candidarsi per il terzo mandato consecutivo, dopo i 38 anni di governo del padre Eyadema Gnassingbé.

Migliaia di persone nella capitale Lomé hanno manifestato contro la dinastia della famiglia Gnassingbé. Protesta un paese che è stato governato dal regime militare più antico in Africa.

Sierra Leone – Continua a salire il numero di morti in Sierra Leone devastata da frane e inondazioni. Il bilancio è salito a quasi 500, secondo i funzionari della sanità. Il numero di dispersi supera i 600. E almeno 10.000 persone sono già state costrette a lasciare le proprie case.

Il crollo delle massicce pareti del Mount Sugar Loaf dopo piogge torrenziali hanno completamente seppellito aree della città di Regent, alla periferia della capitale Freetown.

Secondo quanto dichiarato dalla Federazione Internazionale delle società di Croce Rossa e mezzaluna rossa (IFRC) almeno 3.000 persone hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente.

Angola – Terminato lo scrutinio delle schede per le elezioni del nuovo presidente angolano, tenutesi lo scorso 23 agosto. Un cambio di passo per il paese. Jose Eduardo dos Santos, lascia la presidenza dopo 38 anni di potere. A capo dell’Angola ci sarà Joao Lourenco, ministro della difesa del governo dos Santos, appoggiato dal Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA).

Contro di lui cinque candidati: Isias Henrique Ngola Samakuva dell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (UNITA), Abel Epalanga Chivukuvuku della Convergenza Ampia di Salvezza dell’Angola (CASA-CE), Lucas Benghim Gonda del Fronte Nazionale di Liberazione dell’Angola (FNLA), Benedito Daniel del Partito del Rinnovamento Sociale (PRS), Quintino Antonio Moreira dell’Alleanza Patriottica Nazionale (APN).

Circa nove milioni di angolani sono stati chiamati alle urne.

Gibuti – La Cina continua a prendere piede sul Corno d’Africa con la costruzione di una base militare a Gibuti. La base sarà accanto al Comando degli Stati Uniti a Camp Lemonnier, un’ex base francese con sede nella capitale. Il governo di Ismail Omar Guelleh permette alle presenze militari, l’accesso agli impianti portuali e aeroportuali gibutiani.

Gli analisti sospettano che la base faccia parte del piano cinese di stabilire una forza navale globale, ipotesi che Pechino smentisce. Secondo l’ultimo dettagliato report dell’European Council on Foreign Relations, la Cina negli ultimi anni, ha ampliato i suoi legami militari in tutta l’Africa. Nena News

Nena News Agency “FOCUS ON AFRICA. Ricorsi elettorali in Kenya, inondazioni in Sierra Leone” di Federica Iezzi

 

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