SOMALIA. Terza carestia in 25 anni

Nena News Agency – 14/03/2017

Secondo l’ONU, oltre sei milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare, più di 360.000 bambini sono affetti da malnutrizione acuta. Secondo alcune stime, la siccità è peggiore dell’ultima del 2011 che uccise 250mila somali. A inizio mese, in meno di 48 ore, sono morte 110 persone per carenza di cibo e malattie nella regione di Baay

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di Federica Iezzi

Mogadiscio (Somalia), 14 marzo 2017, Nena News – Bambini dagli occhi scuri e spaventati, tende senza acqua e elettricità, non un pasto adeguato per settimane. Sono un quadro comune in Somalia. Secondo le stime delle Nazioni Unite oltre sei milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare e questo significa più della metà della popolazione dell’intero Paese. Di questi, più di 363mila bambini sono affetti da malnutrizione acuta e 270mila rischiano di entrare nel tunnel della malnutrizione nell’arco di quest’anno, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I tre anni di siccità soprattutto nel nord del Paese, la conseguente carestia e la presenza incombente del gruppo estremista islamico al-Shabaab, hanno lasciato la Somalia e la sua gente in una situazione disperata, in una miseria dilagante. La comunità internazionale assiste alla terza carestia in Somalia in 25 anni. L’ultima, nel 2011, ha contato circa 260.000 vittime, la metà delle quali erano bambini sotto l’età di cinque anni. Secondo Save the Children la risposta della Comunità Internazionale alla minaccia della carestia in Somalia, sta ripercorrendo i gravi errori dell’ultima crisi.

Anche all’interno dei campi rifugiati, l’insicurezza alimentare è a livelli preoccupanti. Il campo rifugiati di Baidoa, a nordovest di Mogadiscio, oltre ad essere già il riparo di migliaia di sfollati interni, risultato di anni di conflitti civili, continua ad accogliere rifugiati che rientrano dal campo di Dadaab, in Kenya nord-orientale.

L’UNICEF, con il supporto dell’European Civil protection and Humanitarian aid Operation (ECHO), ha istituito centri di nutrizione nei campi rifugiati, che finora hanno permesso un tasso di recupero del 92,4% per i 42.526 bambini gravemente malnutriti in tutta la Somalia. Il programma ha mostrato grandi progressi a partire dal 2013, fornendo assistenza a migliaia di bambini malnutriti e donne in gravidanza o in allattamento.

Secondo i dati dell’UNICEF, un milione e mezzo di bambini tra Somalia, Nigeria, Sud Sudan e Yemen, risultano a rischio di morte imminente da malnutrizione. E più di 20 milioni di persone si troveranno ad affrontare la fame nei prossimi sei mesi. La siccità, che continua ad essere una piaga in Somalia, è secondo le stime peggiore dell’ultima del 2011 che uccise 250.000 persone.

A partire dallo scorso novembre, più di 135.000 persone sono state costrette a spostarsi all’interno della Somalia a causa della siccità. Nelle zone più colpite, piogge insufficienti e conseguente mancanza di acqua hanno spazzato via i raccolti. La produzione vegetale risulta drasticamente ridotta anche in zone precedentemente stabili e fertili. Il bestiame è decimato e le comunità sono costrette a vendere i loro beni e prendere in prestito cibo e denaro per sopravvivere.

In aggiunta a siccità e carestia, le malattie come il colera e il morbillo iniziano a macchiare la popolazione soprattutto pediatrica. All’inizio del mese, il primo ministro somalo Ali Hassan Khaire ha annunciato il decesso di almeno 110 persone in meno di 48 ore, per carenza di cibo e malattie, legate al fenomeno della siccità, nel sud-ovest della regione di Baay, nella Somalia meridionale. Quasi 8.000 persone sono state colpite da colera e ad oggi più di 180 sono morte. E l’OMS riporta che circa cinque milioni di persone sono a rischio di colera.

I primi progressi sul problema sono stati fatti nel 2015, quando è stato tagliato il traguardo del dimezzamento della fame nel mondo. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) riferisce che oltre 100 milioni di persone non soffrono più di disturbi legati alla malnutrizione, a partire dagli ultimi dieci anni. Testimonianza di quanto una maggiore cooperazione e il coordinamento tra governi, società civile, ricercatori, settore privato e agricoltori siano in grado di fornire soluzioni concrete per l’insicurezza alimentare. Nena News

Nena News Agency “SOMALIA. Terza carestia in 25 anni” di Federica Iezzi

Radio Città Aperta “Somalia, la guerra dimenticata e le nostre responsabilità”

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La Somalia dimenticata, in piena crisi politica ed umanitaria

Nena News Agency – 11 maggio 2014

In costante ritardo la catena di aiuti umanitari in Somalia, dovuta alle difficoltà di accesso in alcune aree del Paese e agli scarsi fondi messi a disposizione dai donatori

 

SOMALIA

 

di Federica Iezzi

Mogadiscio (Somalia), 11 maggio 2014, Nena News – Nella Somalia esposta agli attentati di al-Shabaab, l’organizzazione fondamentalista collegata ad Al-Qaeda, che controlla l’area centro-meridionale del Paese e che destabilizza l’intero territorio dello Stato, si frantumano anche gli aiuti umanitari. Gran parte della popolazione somala convive quotidianamente con denutrizione, malattie e infezioni, il tutto gravate da duri cicli di siccità e carestie.

Il corridoio umanitario nella terra di Afghoy, costruito sulle rovine della strada nazionale che collegava Mogadiscio a Baidoia, e i gremiti campi profughi di Mogadiscio, non sono bastati a scongiurare nei due precedenti decenni, emergenze umanitarie di singolari proporzioni. La carestia, causata dalla guerra tra fazioni nel 1992, ha provocato la morte di oltre 220 mila persone. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite quasi 260 mila somali sono morti di fame durante la crisi umanitaria che ha sconvolto il Paese nel biennio 2010-2012.

Oggi come vent’anni fa la guerra civile demolisce il Paese. Le città appaiono come una guarnigione misera e trascurata. Lungo le strade decine di posti di blocco a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, sprofondano nella gretta desolazione. Campi abbandonati all’incuria e alla desertificazione. I villaggi sopravvivono a stento non potendo più contare nemmeno sui raccolti agricoli. Ogni giorno scontri a fuoco e attentati falliti.

Data la dispersione su tutto il territorio di una popolazione prevalentemente nomade e seminomade, la Somalia non è mai stata preda di un governo centrale. Questo delicato equilibrio fu alterato dall’imposizione del dominio coloniale, di un sistema di egemonie tribali.Il Paese continuò negli anni a rimanere ostaggio delle fazioni armate, nonostante tregue e tardivi interventi ONU (missioni UNOSOM I e UNOSOM II) e degli Stati Uniti (operazione Restore Hope), dagli esiti manifestamente fallimentari.

Oggi come vent’anni fa, nel Corno d’Africa imperversano siccità e carestie stagionali, giudicate normali dagli esperti. Il numero delle vittime, incalcolabile. I profughi, decine e decine di migliaia: verso il campo di Dadaab nel nord-est del territorio keniano, che ospita ormai più di 450.000 rifugiati, e verso il sud dell’Etiopia. Come vent’anni fa, sono continui i ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del Paese e agli scarsi fondi messi a disposizione dai donatori.

Attualmente circa 3 milioni di persone necessitano per sopravvivere di immediati aiuti umanitari. Sono poche le possibilità di trovare un’assistenza sanitaria di qualità, per l’inabilità di trasportare medicine, come cibo, nelle aree controllate militarmente dalle milizie estremiste islamiche. Le autorità sanitarie somale, con la collaborazione di UNICEF, OMS e Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha presentato un programma, che si concluderà nel 2016, per il miglioramento dell’assistenza sanitaria di base. Progetto da 8 milioni di dollari.

Per il ritardo della stagione delle piogge, per l’aumento dei prezzi sugli alimenti e per la persistente insicurezza nel Paese, più di 800.000 persone rischiano i danni di una incalzante carestia. La FAO risponde con un progetto annuale da 12 milioni di dollari che prevede la duratura pianificazione del programma alimentare e il dinamico sostegno alla coltivazione locale. Nena News

 

Nena News Agency “La Somalia dimenticata, in piena crisi politica ed umanitaria” – di Federica Iezzi

 

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