LIBERIA. Il gol più difficile di George Weah

Nena News Agency – 18/10/2017

L’ex calciatore del Milan ha ricevuto il 39% dei voti alle presidenziali staccando di 10 punti il rivale Joseph Boakai. Non avendo però conquistato la maggioranza assoluta al primo turno, sarà il ballottaggio di novembre a decidere se sarà il nuovo presidente

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di Federica Iezzi

Roma, 18 ottobre 2017, Nena News – Dopo mesi di manifestazioni rauche, promesse e discorsi di nuovi inizi, e sotto l’occhio vigile di 148 osservatori internazionali dell’Unione Africana, dell’ECOWAS, della Carter Foundation e dell’Istituto Nazionale Democratico, si è concluso il primo passaggio di potere democratico in Liberia.

I sondaggi si sono chiusi con alcune segnalazioni di violenza, con conteggio quasi completo e incalzanti scommesse sul vincitore. Si cerca un successore ai 12 anni di potere del primo presidente donna del continente africano, Ellen Johson Sirleaf. Dunque dopo due mandati di sei anni, limite dettato dalla Costituzione, il Premio Nobel per la pace lascia il governo di Monrovia.

Sono più di due milioni di elettori registrati. E il 20% di questi è tra i 18 e i 24 anni. Venti i candidati presidenziali. Divide gli animi la candidatura dell’ex giocatore di calcio e pallone d’oro George Weah. Per la vittoria bisogna ottenere il 50% dei voti, più uno. Non c’è mai stato un chiaro favorito al primo turno.

Secondo gli ultimi conteggi nelle 15 contee, testa a testa tra George Weah, pedina del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento, e l’attuale vicepresidente Joseph Boakai, del centrodestra Partito dell’Unità.

Con il 95% dei voti contati, la National Election Commission liberiana, ha comunicato che Weah domina le elezioni con il 39% dei voti, Boakai guadagna il 29% dei consensi. I risultati finali sono attesi entro il 25 ottobre. Secondo la legge elettorale in Liberia, se nessun candidato ottiene una maggioranza assoluta nel primo turno elettorale, seguirà un secondo turno tra i primi due candidati. Il secondo turno elettorale è fissato per gli inizi di novembre.

La campagna elettorale di Boakai è stata improntata su integrità e fiducia, con la promessa di aumentare la spesa pubblica per l’agricoltura e per promuovere la crescita economica, lo sviluppo e il miglioramento delle infrastrutture. Il Partito dell’Unità sta ancora godendo degli evidenti vantaggi del classico partito al governo, rafforzato da risorse statali e lealtà tribali. E sta ottenendo i maggiori consensi nelle contee di Lofa, Gbarpolu, Bong, Bomi, Cape Mount, Gbarpolu e Grand Gedeh.

Profondamente impopolare nella diaspora liberiana, l’ordine del giorno di Weah che prevede la creazione di un tribunale anticorruzione e il decentramento del potere parlamentare, permettendo al popolo liberiano di essere partner attivo nella governance delle singole comunità.

Spesso definita la più antica repubblica moderna del continente nero, nel 1847, la Liberia divenne la prima repubblica africana a proclamare l’indipendenza. Membro fondatore dell’organizzazione intergovernativa Società delle Nazioni, delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione dell’Unità Africana.

I suoi problemi iniziano nel 1980 quando, con un colpo di stato militare, viene rovesciato il governo Tolbert. Da quel momento partono 23 anni di crisi politiche e di guerre civili, che determinano la morte di almeno 250.000 persone e il crollo dell’economia nazionale. La pace non è tornata nel fragile Paese fino al 2003, quando l’allora presidente Charles Taylor si è dimesso a causa di un mandato d’arresto per i crimini di guerra, commessi mentre guidava le forze ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito nella vicina Sierra Leone.

La governance calma e misurata di Ellen Johnson Sirleaf, dal 2005 ha portato pace e stabilità nello stato dell’Africa Occidentale. Mentre oltre l’80% della popolazione continuava a vivere sotto la soglia di povertà, nel 2014 il Paese è stato schiacciato dall’epidemia di Ebola. Nena News

Nena News Agency “LIBERIA. Il gol più difficile di George Weah” di Federica Iezzi

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GAMBIA. Jammeh sconfitto insiste, vuole un nuovo voto

Nena News Agency – 15/12/2016

Il presidente sconfitto, accusato di gravi violazioni dei diritti umani, parla di gravi irregolarità che avrebbero consentito al suo rivale, Adama Barrow, di vincere con il 4% di margine

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di Federica Iezzi

Roma, 16 dicembre 2016, Nena News – A sorpresa ha vinto l’opposizione nel piccolo stato anglofono dell’Africa Occidentale a maggioranza islamica. Il voto presidenziale del primo dicembre ha spazzato via l’autoritario governo di Yahya Jammeh in piedi dal 1994, quando un colpo di stato militare lo incoronava Presidente. A vincere le elezioni il candidato dell’opposizione Adama Barrow. Basso il margine di vittoria del neoeletto presidente Barrow su Jammeh: solo il 4%.

Perdita scioccante che all’inizio sembrava essere stata accettata dal presidente uscente Jammeh. Dichiarazione ritrattata solo dopo una settimana, contestando sia il processo che l’esito del voto presidenziale. Secondo Jammeh a invalidare le elezioni ci sarebbero state numerose irregolarità. Le ore successive all’annuncio hanno gettato il Paese in una profonda crisi politica interna. Jammeh chiede di tornare alle urne.

Gli Stati Uniti hanno criticato immediatamente la proposta di Jammeh a nuove elezioni, significherebbe ‘rimanere al potere illegittimamente’, ha sottolineato il Dipartimento di Stato in un comunicato.

Human Rights Watch, ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) e Unione Africana, hanno iniziato le proteste contro ogni tentativo illegale di sovvertire la volontà del popolo del Gambia. “Detenere, torturare e uccidere dissidenti e oppositori politici era abitudine del governo di Jammeh” ricordano a gran voce.

Il ministro degli esteri del Senegal, Mankeur Ndiaye, ha richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, visto che in questo momento il Senegal è uno dei membri non permanenti del Consiglio.

Nel 1981 l’esercito dello stesso Senegal era intervenuto in Gambia per impedire un tentativo di colpo di stato contro l’allora presidente Dawda Jawara. Secondo Jammeh il Senegal avrebbe poi sostenuto un tentativo di colpo di stato contro di lui nel 2006.

La portavoce dell’opposizione Isatou Touray, ha criticato la decisione di Jammeh descrivendola come una ‘violazione della democrazia’.

Alcuni ufficiali militari si sono intanto già schierati con la decisione del Presidente in carica. Dunque fino a gennaio un governo di transizione traghetterà Barrow verso la presidenza e verso la prima finestra democratica dal 1965.

Ciò è in linea con una recente tendenza nella politica africana, dove baroni indipendenti si avventurano sempre più spesso nello spazio politico, a sostegno delle opposizioni.

L’esito del Gambia ripercorre i cambiamenti in atto nel continente africano. Sulla scia di Paesi come Nigeria, Ghana, Tanzania, Namibia, Kenya, Zambia, Capo Verde, Mauritius e Malawi, si continuano a seguire processi di transizione politica per la costruzione di istituzioni democratiche stabili. Ma il percorso resta tortuoso e l’instabilità regna. Nena News

Nena News Agency “GAMBIA. Jammeh sconfitto insiste, vuole un nuovo voto” di Federica Iezzi

 

 

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L’insicurezza dei mari nell’Africa occidentale

Nena News Agency – 17/05/2016

Secondo l’organizzazione statunitense ‘Oceans Beyond Piracy’, i numerosi episodi di pirateria e di attacchi armati che hanno luogo in quest’area colpiscono le attività commerciali di 455 milioni di persone. Ad essere penalizzata è anche la spedizione di cinque milioni di barili di petrolio al giorno il cui 40% è destinato all’Europa 

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di Federica Iezzi

Roma, 17 maggio 2016, Nena News – Un nuovo rapporto del gruppo statunitense ‘Oceans Beyond Piracy’ documenta la crescita esponenziale dell’insicurezza nei mari dell’Africa occidentale, in particolare nelle acque del golfo di Guinea, che si estende dalla Liberia al Gabon. La moderna pirateria include attacchi contro navi mercantili sul delta del Niger, violenze e rapimenti in Nigeria, Togo e Costa d’Avorio. Secondo l’United Nations Office for West Africa, dal 2002 si sono registrati almeno 600 attacchi a navi nella vasta insenatura atlantica.

Le risoluzioni delle Nazioni Unite n.2018 del 2011 e n.2039 del 2012 incoraggiano gli Stati membri della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, dell’Africa Centrale e la Commissione del Golfo di Guinea, a pattugliamenti marittimi nelle 5.000 miglia nautiche di costa nel golfo di Guinea, per contrastare efficacemente le forme di criminalità transnazionali. I recenti dati dell’International Maritime Bureau – Piracy Reporting Centre descrivono, nei primi quattro mesi del 2016, 37 episodi di pirateria e attacchi armati nel mare del golfo di Guinea. La maggior parte dei quali vede come bersaglio persone o beni collegati al settore petrolifero.

Particolarmente vulnerabili ancoraggi e approcci alle porte di Bonny Island e Lagos (Nigeria), Cotonou (Benin), Lomé (Togo), Tema (Ghana) e Abidjan (Costa d’Avorio). Nel 2012 il Togo si è distinto come nuovo hotspot per gli attacchi contro le navi cisterna di petrolio. L’anno scorso, 23 persone sono state uccise in episodi di pirateria nel golfo di Guinea e sono stati pagati riscatti fino a 400.000 dollari, alle bande armate cause di dirottamento delle navi. Nel 2014 il Maritime Crime Programme ha ampliato la sua attività sul Corno d’Africa e sulla costa dell’Oceano Indiano. E parallelamente ad un costante calo della pirateria in queste aree negli ultimi due anni, si è osservato un aumento significativo dei crimini marittimi nella regione del golfo di Guinea.

Mentre la pirateria al largo del Corno d’Africa implica dirottamento, presa in ostaggio e estorsione delle navi commerciali, gli attacchi in Africa occidentale hanno principalmente assunto la forma di sequestro di petrolio per la vendita sul fiorente mercato nero delle rotte di Nigeria e Libia. Il governo nigeriano da solo perde tra i 40.000 e 100.000 barili al giorno a causa del mercato nero. Gli stati del Delta del Niger, dove molte bande di pirati basano le loro operazioni, sono stati un’importante base di crescita durante gli anni di governo del nigeriano Goodluck Jonathan. Il traffico di container nei porti dell’Africa occidentale è cresciuto del 14% dal 1995, il più veloce di qualsiasi altra regione sub-sahariana.

Supportata da Stati Uniti e Regno Unito, la Nigerian Maritime Administration and Safety Agency fornisce una protezione armata alle navi durante le operazioni di ancoraggio e di trasferimento di merci. Nonostante questo, le compagnie petrolifere sul suolo nigeriano continuano ad assumere appaltatori militari e di sicurezza privati. Le pesanti condizioni, politiche e socio-economiche on-shore, in particolare il crescente esercito di giovani senza lavoro, e la scarsa governance marittima sono il filo conduttore della pratica della pirateria nelle regioni dell’Africa occidentale.

Le agenzie di sicurezza marittima hanno mancanza di poteri di azione, manca un quadro normativo e sanzioni e processi sono debolmente efficaci. Gli atti di pirateria nel golfo di Guinea rappresentano più di un quarto degli attacchi segnalati in tutto il mondo. In costante aumento dal 2007, l’insicurezza marittima in questa regione colpisce le attività commerciali di 455 milioni di persone. Colpisce inoltre la spedizione di cinque milioni di barili di petrolio al giorno, di cui il 40% destinati all’Europa e il 29% all’America. Nena News

Nena News Agency “L’insicurezza dei mari nell’Africa occidentale” – di Federica Iezzi

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GAMBIA. Tentativo di colpo di stato

Nena News Agency – 01 gennaio 2015

Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre evitato l’ennesimo tentativo di golpe contro il presidente Yahya Jammeh. Attaccato il palazzo governativo e bloccato l’accesso al centro urbano di Banjul

Gambia President Yahya Jammeh

Gambia President Yahya Jammeh

di Federica Iezzi

Banjul (Gambia), 1 gennaio 2015, Nena News – Il presidente del Gambia Yahya Jammeh e’ rientrato nel Paese dell’Africa Occidentale , via N’Djamena, capitale del Ciad, dopo un tentativo di golpe, soffocato dalle forze governative gambesi. Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre le forze di sicurezza hanno bloccato la capitale, mentre il governo ha emesso una breve dichiarazione, alla fine della giornata, negando voci di instabilità. Soldati a ventaglio in tutta la città hanno esortato la gente a tornare a casa. Negozi, banche e uffici chiusi. Solo musica tradizionale nelle stazioni radiofoniche e televisive.

Continuano gli scontri tra i soldati legati alla guardia presidenziale ed ex militari del Gambia, tornati dall’esilio negli Stati Uniti e in Europa. Il presunto leader del colpo di stato sarebbe il tenente colonnello Lamin Sanneh, ex comandante delle forze armate della State House. Entrato dal vicino Senegal, il colonnello e il suo esercito hanno colpito la zona della State House, il palazzo presidenziale, e il Denton bridge, il ponte che conduce alla capitale Banjul. I soldati fedeli a Yahya Jammeh hanno opposto resistenza ed alla fine hanno sconfitto i golpisti. Sanneh sarebbe morto negli scontri. Il bilancio è di almeno cinque morti e dozzine di feriti.

Il tentativo di colpo di stato è maturato nei giorni in cui il Presidente era in visita privata a Dubai. Scampato già a due colpi di stato, uno nel 2006 e uno nel 2009, il governo era nato nel 1994, a sua volta in seguito ad un golpe, contro Dawda Jawara. Jammeh ha vinto quattro elezioni ma la sua credibilità tra i leader africani è crollata. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), ha rifiutato di approvare la sua ultima vittoria nel 2011, con la dichiarazione che gli elettori sarebbero stati intimiditi dalla repressione.

Sostenuto fortemente dal suo partito, Alliance for Patriotic Reorientation and Construction, Jammeh gode di una larga maggioranza in Parlamento. Nonostante questo, è finito nel mirino per gravi e diffuse violazioni dei diritti umani e per la limitazione della libertà di stampa. Secondo Amnesty International difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti politici affrontano molestie, intimidazioni, arresti e detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni forzate. Il governo di Jammeh è stato accusato di uccisione di studenti e giornalisti nel corso di manifestazioni contro il regime. Decine di oppositori politici scomparsi o detenuti a tempo indeterminato, per mesi o anni, senza accusa né processo.

Attualmente le forze lealiste pattugliano le strade di Banjul e Kanilai. Edifici governativi, installazioni di sicurezza, porto, aeroporto, prigione di Mile Two ed altre caserme sono sigillati. Istituiti tre posti di blocco sul ponte Denton dalle forze governative. Preoccupazione per le continue notizie di colpi da arma da fuoco durante la notte a Banjul, anche se il governo tenta di negare il tentativo di colpo di stato. Le autorità gambesi hanno sollecitato la popolazione a riprendere le loro normali attività. Nena News

Nena News Agency “Gambia. Tentativo di colpo di stato” – di Federica Iezzi

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