ALEPPO, civili senza scampo tra le parti in lotta

Zoom in SYRIA: 1st day of Ramadan

Nena News Agency – 11 giugno 2014

 

Il racconto crudo delle giornate tra i combattimenti e i bombardamenti degli abitanti di quella che un tempo era la capitale economica della Siria

 

Douma (Siria) - Douma is bleeding - by Abd Doumany

Douma (Siria) – Douma is bleeding – by Abd Doumany

 

di Federica Iezzi

Aleppo, 11 giugno 2014, Nena News  – Ogni giorno il cobalto cielo siriano è costellato dai barlumi arancioni e dalle nuvole polverose delle esplosioni e dai boati assordanti e improvvisi dei bombardamenti. Le città e i villaggi tremano. La terra trema. Gli scontri sono quotidiani. I bombardamenti continui. Ormai non si riesce più a dormire, né a fare nulla.  Durante la notte per ripararsi dai proiettili intere famiglie trovano rifugio in fossati vicino casa. Nei ripari di fortuna che la gente cerca di erigere con plastica e stracci ci sono bambini che vivono scalzi.

Molti non possono andarsene perché sono troppo vecchi, troppo poveri o semplicemente non trovano una via d’uscita dai territori assediati. Decine di migliaia di persone sono nient’altro che ostaggi stretti tra l’esercito siriano, che impedisce a chiunque di entrare e uscire, e i gruppi islamici più integralisti, che hanno fatto di aree come Yarmouk, Jaramana, Hajar al-Aswad, sobborghi della periferia sud di Damasco, la loro roccaforte.

Il regime di Bashar Assad, affermano gli oppositori, lascia entrare nelle città allo stremo pochissime derrate alimentari. Ad Homs, aggiungono sempre gli oppositori,  avrebb bloccato il passaggio delle attrezzature mediche e avrebbe sequestrato negli straripanti carceri, uomini che tentavano di fuggire dall’inferno insieme alle famiglie. Il tutto davanti agli occhi dei miseri figli.

Il frastuono e la polvere tormentano le calde giornate di fine primavera. Macerie, cenere e calcinacci di case, moschee e ospedali sembrano guardare silenziose il resto della distruzione.

Non si contano più morti e mutilati.

Dall’agosto dello scorso anno, denunciano alcuni centri per i diritti umani, sono comparse negli arsenali delle forze governative siriane ex barili di carburante riempiti con tritolo, pietre, pezzi di metallo di scarto, proiettili di artiglieria e petrolio.  Erano armi rudimentali ma l’esercito siriano avrebbe aggiunto a questi barili piccoli alettoni per stabilizzarli durante il volo e detonatori per sincronizzare l’esplosione quando toccano terra.  Gli islamisti che combattono contro il regime sostengono che siano gettati, indiscriminatamente, sui centri abitati colpendo i civili. Gli elicotteri militari, aggiungono gli oppositori, quando lasciano cadere i barili esplosivi non avrebbero alcuna pretesa di colpire con precisione.  Pioverebbero sistematicamente barili sulle case e chi ci vive, su palazzoni residenziali alti, su vie strette, rendendo di giorno in giorno più catastrofico il bilancio di morti e feriti.  Fonti locali riferiscono che solo ad Aleppo dall’inizio dell’anno più di 1.900 persone sarebbero morte per raid aerei, di cui 567 bambini.  I bombardamenti a colpi di mortaio, con autobombe e missili terra-aria, importati pare dalla Russia, sarebbero altrettanto indiscriminati. Il lancio non guidato rende impossibile la distinzione tra civili e combattenti. Così, affermano sempre gli oppositori, piomberebbero bombe sui fornai e su ospedali, colpiti più volte fino a non poter più funzionare.

Tutto rappresenta un’infrazione delle leggi umanitarie internazionali. La Siria non ha mai ratificato  il II protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, adottato nel 1977, che garantisce la protezione dei civili nei conflitti non-internazionali, nelle guerre civili e nei conflitti interni.

Le forze armate siriane negano di colpire in modo indiscriminato e affermano invece di indirizzare i loro attacchi solo contro le formazioni “terroriste”, ossia i ribelli.

Amnesty International continua a chiedere che chiunque sia sospettato di aver commesso o ordinato crimini di guerra o crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, tortura e sparizione forzata sia sottoposto alla giustizia.

Secondo gli ultimi report di Save the Children, dei 2.500 medici ufficialmente registrati nella zona di Aleppo ne sono rimasti 36, i quali ormai passano le loro giornate a sanare, con medicine poco reperibili e troppo costose, le vittime delle esplosioni dell’esercito di Assad. Nena News

 

Nena News Agency “ALEPPO, civili senza scampo tra le parti in lotta” – di Federica Iezzi

 

 

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Siria, senza cibo e senza medicine nelle città assediate

Idlib (Siria) – Il primo venerdì di Ramadan all’ospedale da campo di Sarmeen dopo pesanti bombardamenti

 

Frontiere News – 30 maggio 2014

 

Nelle città siriane assediate, da mesi la guerra causa silenziosamente migliaia di vittime per la drammatica mancanza di cibo e di farmaci. 6,8 milioni di persone aspettano improrogabile aiuto, senza elettricità né riscaldamento, con gli occhi freddi di chi ha visto troppa sofferenza

 

Douma (Syria) - A little bit of food but a lot of hope - by Abd Doumany

Douma (Syria) – A little bit of food but a lot of hope – by Abd Doumany

 

di Federica Iezzi 

Douma (Siria) – I penosi anni di ostilità hanno fatto a pezzi ospedali, laboratori e farmacie. Il 60% degli ospedali è danneggiato o completamente distrutto. La metà dei medici ha lasciato il Paese. La medicina e gli ospedali diventano improvvisati.

Dagli ultimi dati divulgati da Save the Children, i neonati scompaiono nel vuoto delle incubatrici a causa della mancanza di elettricità. I più fortunati dispongono di elettricità solo per un’ora e mezzo al giorno. Si amputano arti ai bambini per mancanza di cure alternative. Si muore come negli anni ’20 di morbillo, diarrea o polmonite. Non ci sono antibiotici. Non ci sono anestetici per gli interventi chirurgici.

I pochi medici rimasti, lavorano in scantinati bui. Possono solo centellinare farmaci dalle loro irrisorie scorte. A volte li ottengono dopo lunghe contrattazioni e scendendo a vili compromessi con soldati del governo di Damasco.

Nelle città sotto assedio dei governativi non entra e non esce nessuno. Non entra e non esce niente. Alle organizzazioni umanitarie non è concesso portare nemmeno sciroppi per la tosse ai bambini che vivono nell’instabilità senza fine delle città assediate. Homs è sotto assedio da 716 giorni di fila. I bambini uccisi sono 14.000. Secondo l’UNICEF più di 250.000 persone sono tagliate fuori dagli aiuti all’interno della Siria.

Nelle zone sotto assedio, il governo al-Assad ha tagliato la corrente e le comunicazioni, impedendo l’afflusso di cibo e medicine. Palazzi distrutti, case rase al suolo, quartieri fantasma, isolati e assediati, senza nessun collegamento con il resto dell’umanità, senza che i convogli umanitari riescano a penetrare all’interno.

Secondo le stime dell’UNICEF 2,8 milioni di bambini non vanno a scuola da quasi due anni. Le scuole insieme agli ospedali sono stati convertiti in alloggi collettivi delle forze di al-Assad.

Disattesi regolarmente gli accordi per l’apertura di corridoi umanitari per l’arrivo di beni di prima necessità alla popolazione civile. Falliti miseramente gli accordi di Ginevra I e Ginevra II.

Le pattumiere hanno sostituito il negozio sotto casa, dove i bambini si precipitavano con poche lire strette tra le mani, per comprare pane e frutta. La gente è affamata. Il regime di al-Assad ha strappato il cibo a 500.000 persone.

Sono passati tre anni dall’inizio del conflitto e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha smesso di contare le vittime. Le stime parlano di più di 150.000 morti. 600.000 feriti. Tutti nel paese sembrano aver perso qualcuno. Il drammatico bilancio è stato diffuso dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, una piattaforma dell’opposizione anti-regime che dal 2007 monitora le violenze nel Paese. Un terzo delle vittime è costituito da civili e di questi almeno ottomila sono bambini.

Il mondo continua a guardare disorientato i crimini di guerra, le accanite torture, l’arbitrario sterminio di Bashar al-Assad. Vane e timide sanzioni su scambi economici e militari, su rapporti politici e quelli bancari. Intanto miliziani qaedisti antigoverantivi della Jabhat al-Nusra hanno privato di acqua potabile i quartieri occidentali di Aleppo, controllati dalle forze lealiste, ormai da settimane. Chi vive sotto assedio non ha elettricità da più di 18 mesi. La gente continua a non avere voce.

Frontiere News “Siria, senza cibo e senza medicine nelle città assediate” di Federica Iezzi

ANA Press – 01 agosto 2014 – “Children eating from the streets of Hajr al-Aswad in Damascus”

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