UCRAINA: la vita da sfollati interni

FT News – 19 febbraio 2015

Il braccio di ferro tra esercito ucraino e combattenti separatisti filorussi, nei pressi di Debaltsevo, rappresenta la più grande minaccia per l’accordo mediato dai leader di Russia, Ucraina, Germania e Francia.
Mentre il numero delle vittime tra i civili ha superato le 5000 unità e si contano almeno 12.000 feriti e un milione di sfollati

refugees

di Federica Iezzi

Mariupol (Ucraina) – A ridosso dell’accordo di Minsk, le forze governative ucraine stanno concludendo il ritiro di mezzi militari pesanti e soldati, dalla città orientale assediata di Debaltsevo, che collega le due regioni controllate dai ribelli dell’Ucraina orientale: Donetsk e Luhansk.
Le azioni da parte dei separatisti filorussi a Debaltsevo, dove vivono ancora 7000 civili, e sulla città costiera di Mariupol sono una chiara violazione del cessate il fuoco in corso, negoziato da Ucraina, Russia, Germania e Francia, in un vertice in Bielorussia la scorsa settimana.
Le aree residenziali delle due principali città ribelli di Donetsk e Luhansk sono state regolarmente colpite da colpi di mortaio e razzi. Nei bombardamenti non sono stati risparmiati nemmeno gli ospedali.
Secondo i dati dell’UNHCR i serrati combattimenti nella regione di Donetsk hanno provocato almeno un milione di sfollati interni. Oltre che la massiccia distruzione di edifici e infrastrutture.
La maggior parte degli sfollati, il 94%, proviene dall’Ucraina orientale ed è rimasta nelle regioni di Donetsk, Kharkiv e Kiev.
Secondo i dati ufficiali, circa 800.000 persone sono attualmente senza tetto a causa del conflitto.
Più di 2800 civili, tra cui circa 700 bambini e 60 persone che vivono con disabilità, sono stati evacuati dalle città di Debaltsevo, Avdiivka e Svitlodar e trasportate nelle zone settentrionali della regione di Donetsk. Evacuate anche le aree di Kramatorsk, Sviatohirsk e Kharkiv.

Ormai il numero di cittadini ucraini richiedenti asilo nei Paesi vicini, tra cui Federazione russa, Bielorussia, Moldova, Polonia, Ungheria e Romania, sale vertiginosamente, toccando le 600.000 unità.

Secondo gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa i profughi si spostano dall’Ucraina alla Russia, attraverso i checkpoint di Donetsk, Gukovo e Rostov.
Nelle città di transito di Belgorod, in Russia, e Kharkiv, in Ucraina, continua il grande afflusso di profughi e sfollati provenienti dal sud-est dell’Ucraina. Nei sobborghi di queste due città ci sono campi in cui i profughi prendono rifugio temporaneo, prima di un reinsediamento in altre regioni.
Circa 50.000 cittadini ucraini sono arrivati in Bielorussia nel 2014. E il flusso non accenna a diminuire.
Solo nello scorso gennaio circa 2500 ucraini, provenienti dalle regioni colpite dal conflitto armato, sono entrati nel Paese dell’Europa orientale.
Nell’Unione Europea, 11.187 ucraini hanno chiesto protezione internazionale.
A limitare l’accesso nelle aree orientali, non controllate dal governo ucraino, nuove procedure di autorizzazione per gli ingressi e ulteriori procedimenti per la garanzia di sicurezza.
Queste restrizioni stanno fortemente limitando il movimento dei cittadini ucraini, che rimangono di fatto imprigionati nelle zone di conflitto. Oltre che limitare la fornitura di assistenza umanitaria. Dieci giorni è il tempo medio per acquisire l’autorizzazione o perché venga negata.
Risale alla metà di dicembre l’ultima fornitura di aiuti umanitari a Donetsk: 5000-6000 persone sono ancora in città.
Molti residenti anziani e con basso reddito non hanno i mezzi e la possibilità di spostarsi. Gli abitanti rimasti non hanno riscaldamento. Le case sono senza elettricità e senza acqua corrente.
L’ondata di scontri ha ulteriormente limitato la fornitura di cibo, acqua e beni di prima necessità nelle zone di conflitto.

FT News “Ucraina: la vita da sfollati interni” – di Federica Iezzi

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