Il mese sacro di Ramadan

Ramadan a Gerusalemme

Ramadan a Gerusalemme

 

Quest’anno il mese sacro di Ramadan ha inizio il 28 giugno e finirà il 27 luglio.
Il Ramadan è il nono mese del calendario musulmano. Ha una durata di 29 o 30 giorni a seconda del ciclo lunare. È un mese dedicato alla contemplazione e alla riflessione.
La legge islamica stabilisce che per dichiarare l’inizio del mese di Ramadan ci si basa semplicemente sull’osservazione del cielo ad occhio nudo.
La prima comparsa della luna crescente, detta hilal, segna l’inizio del mese. Il mese di Ramadan si completa quando sorge la luna nuova del mese successivo: il mese di Shawwal.
E’ il mese sacro del digiuno islamico durante il quale i credenti musulmani devono astenersi dal mangiare, dal bere e da rapporti sessuali, dall’alba fino al tramonto.
E’ considerato un mese di astinenza e di purificazione. I fedeli sono obbligati ad evitare fumo, alcool, cattive azioni, menzogne, calunnie e litigi.
Tutti gli adulti, uomini e donne, in buone condizioni di salute osservano il digiuno. Bambini, anziani, malati, viaggiatori, donne in stato di gravidanza, mamme che allattano i proprio piccoli e donne durante il ciclo mestruale o il puerperio sono autorizzati a rompere il digiuno.
Chi non dovesse rispettare le regole del Ramadan può rimediare attraverso atti di carità verso i bisognosi, come offerte di cibo o di denaro, o attraverso il prolungamento dell’astinenza fino a un periodo di 60 giorni.
Se si trasgredisce involontariamente, il Corano non prescrive nessuna punizione o rimedio, purché subito dopo l’interruzione si riprenda l’osservanza delle regole del Ramadan.

La prima regola è il digiuno che dura dalle prime luci dell’alba fino al tramonto. E’ preceduto da un pranzo leggero poco prima dell’aurora, il suhoor. E’ seguito, dopo il tramonto, dall’interruzione dell’astinenza, detta iftar.
Il digiuno ha l’obiettivo di insegnare ai musulmani la pazienza, l’umiltà e la spiritualità.
Il tramonto del sole pone fine al digiuno. L’astinenza viene interrotta mangiando datteri o bevendo acqua, come vuole la Sunnah del Profeta. L’iftar per tradizione viene preceduta da una breve preghiera.
Naturalmente durante il Ramadan le preghiere, rivolte verso la Mecca, si ripetono per cinque volte al giorno. Alla preghiera rituale della sera segue una particolare preghiera notturna, la tarawih con un lungo corteo di rak’at. In una delle ultime notti dispari del mese di Ramadan, la lailatu l-qadr (la notte del destino), le porte del cielo sono più dischiuse e le preghiere vengono più fortemente ascoltate.
Oltre al digiuno il mese di Ramadan comporta altri obblighi per tutti i fedeli musulmani, a partire dall’obbligo alla carità con i poveri e della preghiera, due dei cinque pilastri della religione islamica.
Quando il mese di Ramadan giunge al termine, si festeggia l’Id al-Fitr, la festa dell’interruzione. Dura tre giorni. Durante questa festa i fedeli musulmani, dopo un mese di digiuno, tornano in famiglia a mangiare in abbondanza. Ci si scambia regali. Ci si veste eleganti o con vestiti nuovi.

 

LiberArt “Il mese sacro di Ramadan” – di Federica Iezzi

 

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L’Africa in cucina. Odori e sapori della terra rossa

Zighinì eritreo

Zighinì eritreo

Per un po’ ci sono soltanto la strada, larghe distese di savana e spiazzi di erba. E’ solo quando ti sei abituato a quel paesaggio sonnolento, sempre uguale, una ripetizione all’infinito di una sequenza fissa, in una sospensione ipnotica del tempo, che lo scenario comincia a movimentarsi.

L’Africa è suoni. Le percussioni, il gracidio delle rane durante la notte e i versi di creature che affollano il cielo e la terra. Una savana antica, in cui il colore rosso della terra contrasta con il verde degli alberi e l’azzurro di un cielo che sembra infinito.
L’Africa è odori e sapori. La base dei piatti africani è costituita spesso da cibi ricchi di amido come la manioca (un tubero), le patate dolci, il miglio o le banane.
Alla base sono uniti i vegetali che vengono fatti bollire per ore e poi pestati in un grande mortaio con dei movimenti ritmici e continui, fino a quando non si ottiene un impasto omogeneo.

Il foufou con il djama-djama è un tipico piatto di paesi quali Ghana, Costa d’Avorio, Nigeria e Camerun.
Si tratta di una ricetta molto particolare, preparata in un modo altrettanto singolare.
Il foufou si presenta sotto forma di una sorta di polenta di colore chiaro ed è sempre accompagnata da una salsa, solitamente di arachidi, di melanzane o di palma. E’ servito accanto allo djama-djama, una verdura simile agli spinaci, fatta bollire per lungo tempo.
Il foufou viene mangiato con le mani. Il cibo viene toccato soltanto con la mano destra, la mano sinistra è considerata impura. Viene preso dal piatto con tre dita, pollice, anulare e medio. Si mangia con tre dita perché così mangiò il Profeta Maometto.
In Eritrea, Somalia ed Etiopia, la cucina è caratterizzata dal forte uso di spezie, e dall’impiego di molti tipi di legumi combinati insieme con carne e pesce.
Il piatto più conosciuto è lo zighinì, spezzatino di carne o pesce piccante, cotto con burro, cipolla, pomodoro e berberè, servito a piacere con varie verdure su uno strato di ingera, il tipico pane a fermentazione naturale, utile a raccogliere il cibo dal piatto comunitario o addirittura a contenerlo.

Al primo posto della cucina maghrebina: il couscous
Antica pietanza che gli arabi ereditarono dai berberi, costituita da semola di grano duro lavorata e poi cotta con acqua, attraverso gesti rituali lenti, fino ad ottenere un soffice composto. Il piatto di semola può essere accompagnato a pollo, manzo, agnello, pesce, verdure o frutta secca e chicchi di melograno.
In Africa Occidentale, dopo il pasto tradizionalmente arriva una miscela di tè verde, aromatizzato con menta fresca e assenzio, preparato in una teiera di metallo, scaldata sulla carbonella.
Oppure il karkadè, l’infuso di fiori di ibisco, servito con pistacchi e mandarini.Quanto ai dolci, gli ingredienti fondamentali sono miele, datteri, mandorle e uva passa. L’aroma prevalente è quello della cannella.

 

LiberArt “L’Africa in cucina. Odori e sapori della terra rossa” – di Federica Iezzi

 

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