BURUNDI. Forza militare ONU per fermare le violenze

Nena News Agency – 04/04/2016

Gli scontri, iniziati lo scorso aprile, vedono contrapposti da un lato i sostenitori del presidente Nkurunziza e, dall’altro, coloro che ritengono il suo terzo mandato presidenziale una violazione della carta costituzionale e degli accordi di Arusha. La guerra civile ed etnica terminata nel 2005 ha causato circa 300.000 morti

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di Federica Iezzi

Roma, 4 aprile 2016, Nena News – Accolto dalle autorità del Burundi il consenso al dispiegamento di una forza militare delle Nazioni Unite nel Paese per fermare le violenze che rischiano di sfociare nell’ennesimo conflitto etnico. Via libera anche all’aumento del numero di osservatori dei diritti umani ed esperti militari dell’Unione Africana, in territorio burundese. Il Burundi è stato coinvolto in una spirale di violenze politiche da quando, lo scorso aprile, il presidente Pierre Nkurunziza, sfruttando una controversa interpretazione della Costituzione, ha vinto il suo terzo mandato con il 69% dei voti.

La crisi sanguinosa che ha ucciso fino a 900 persone contrappone i sostenitori del presidente Nkurunziza contro chi ritiene, la sua rielezione per il terzo mandato, una violazione al limite dei due soli mandati previsti dalla Costituzione e dagli accordi di Arusha, che nel 2005 avevano posto fine alla guerra civile ed etnica che aveva lasciato come eredità al Paese 300.000 morti. Dopo un fallito colpo di stato e due visite ufficiali da parte dell’ONU, il governo ha intensificato la repressione. Il risultato sono i più di 250.000 civili fuggiti nei Paesi limitrofi, Rwanda, Tanzania, Uganda e Congo, e le altre 15.000 persone sfollate all’interno del Paese.

L’ultima visita degli esponenti dell’ONU risale allo scorso gennaio. In quell’occasione, era stato verificato che 439 persone erano state uccise solo negli ultimi mesi, che le persone venivano selettivamente uccise – tutsi in questo caso – e che coloro che hanno ucciso cercavano essenzialmente di distruggere la leadership dell’altro gruppo. Il quadro è quello di una riprese delle feroci divisioni tra hutu, tutsi e twas. La risoluzione, figlia di un’analisi francese e disposta dai 15 Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si prefigge di lavorare con il governo del Burundi al disarmo, all’assistenza civile nello sviluppo, al monitoraggio e alla sicurezza sul confine con il Rwanda, all’avanzamento di uno Stato di diritto. Il Consiglio ha sottolineato la fondamentale importanza del dialogo tra maggioranza e opposizione, al fine di trovare una soluzione pacifica consensuale all’interno del Paese.

Nel testo della risoluzione si evince una diminuzione del numero di omicidi affiancata da un preoccupante aumento di violazioni dei diritti umani, arresti arbitrari, detenzioni, condanne senza processo, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni e sevizie. Dunque nonostante alcuni progressi, compreso il rilascio di alcuni detenuti, la riapertura di una stazione radio indipendente e la cooperazione del governo con esperti di diritti indipendenti, le gravi violazioni non accennano a fermarsi.

L’opposizione chiede il dispiegamento delle forze militari per disarmare i violenti gruppi armati conservatori, tra cui le milizie alleate al partito di governo CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia-Forze per la Difesa della Democrazia), note come ‘Imbonerakure’. Ad oggi gli Imbonerakure hanno circa 50.000 membri in tutto il Paese e ricevono addestramento militare nella Repubblica Democratica del Congo. In molte zone rurali, le milizie agiscono in collusione con le autorità locali e con totale impunità. I timori di una guerra etnica hanno portato anche ad una crisi economica. L’economia del Burundi, che si basa molto sugli aiuti internazionali e sulle esportazioni di tè e caffè, si è ridotta di un ulteriore 7,2% rispetto allo scorso anno. Sospeso anche il sostegno finanziario diretto al governo del Burundi da parte dell’Unione Europea.

Il Burundi ha avuto una storia in cui la giustizia è stata negata e la vita ha continuato a scorrere in un modello di impunità. Negli ultimi 50 anni nessuno è stato punito per i crimini contro l’umanità e per i genocidi commessi dal 1993 al 2005. Nena News

Nena News Agency “BURUNDI. Forza militare ONU per fermare le violenze” di Federica Iezzi

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TANZANIA. Il campo profughi dimenticato dal mondo

Nena News Agency – 31 luglio 2015

Le stime parlano di 135.000 rifugiati. In Tanzania arrivano ogni settimana circa 2.500 civili dal vicino Burundi. Solo negli ultimi due mesi gli ingressi hanno sfiorato i 79.000. Scappano dallo sterminio

UNHCR Nyarugusu Tanzania #2

di Federica Iezzi

Kigoma (Tanzania), 31 luglio 2015, Nena News  – “Quando ho sentito che avevano iniziato a uccidere la gente, ho deciso di lasciare Mwaro” ci dice Dievin, un giovane che oggi passeggia scalzo sull’arsa terra del campo di Nyarugusu, nella provincia occidentale di Kigoma, in Tanzania. Si riferisce alla Imbonerakure, l’ala giovanile del Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia-Forze per la Difesa della Democrazia, partito al potere in Burundi, con il riconfermato Presidente Pierre Nkurunziza.

Secondo i dati dell’UNHCR almeno 1.200 minorenni sono stati registrati nel campo come bambini non accompagnati o separati dai genitori. Le stime parlano di 135.000 rifugiati burundesi nel campo. Solo negli ultimi due mesi gli ingressi hanno sfiorato i 79.000. In Tanzania arrivano ogni settimana circa 2.500 civili dal vicino Burundi.

Insieme a Dievin, prima di arrivare in Tanzania, altri 970 ragazzini hanno stazionato per mesi nel Mahama main refugee camp, nel distretto di Kirehe, nel Rwanda orientale. Alla fine di una polverosa strada, sparse in tutta la valle sottostante, centinaia di tende bianche danno forma al campo di Nyarugusu. E’ quello che i 135.000 rifugiati burundesi chiamano ‘casa per ora’.

Operatori del World Food Programme monitorizzano i casi pediatrici di malnutrizione. Saliti ad almeno 800. Mais, soia e latte ad alto potere nutrizionale sono la soluzione. I 10 litri di acqua previsti al giorno per ogni persona, sono drasticamente diminuiti, con il sovraffollamento nel campo. “Il sovraffollamento rallenta gli aiuti. Il campo di Nyarugusu è stato congegnato per ospitare 50.000 persone”, riferisce un funzionario dell’UNHCR.

Guelda, una diciassettenne rifugiata, ci dice “Passo anche 12 ore in fila per riempire la mia tanica di plastica con acqua potabile”. Ogni giorno, dalle prime ore dell’alba, donne e bambine burundesi aspettano, pazienti e sotto un sole rovente, l’arrivo delle cisterne di acqua nel campo. Quella che rimane nei serbatoi è calda. La fonte di acqua più vicina al campo è a 47 chilometri di distanza. E’ consentito riempire soltanto un contenitore di plastica a persona. “Tutti gli altri lavori, come cucinare e pulire, dipendono dall’acqua”, continua Guelda.

Liévin ha 13 anni e ci racconta delle violenze subite. “Gli Imbonerakure picchiavano i bambini più grandi delle famiglie. Mia nonna mi ha dato 2000 franchi burundesi e mi ha detto di scappare. Era notte”. Con poco più di un dollaro Liévin è arrivato, su un vecchio autobus azzurro, a Nyarugusu. Non è stato trattenuto alla frontiera. “Lì vengono fermati i grandi gruppi, io ero solo”, continua.

“Ci hanno trasportato da Kagunga a Manyovu, fino al campo di Nyarugusu. Non ho mai vissuto in un campo profughi. Ho perso il mio stipendio di 200 dollari”, queste le parole di Elise, 35 anni e madre di tre figli. Le tende, nel corso dei giorni, si trasformano in qualcosa che assomiglia ad una casa. Continua “Ho ricevuto solo un chilo di mais secco e mezzo chilo di fagioli questa settimana. L’acqua spesso manca per due giorni consecutivi”. Ogni rifugiato secondo i dati dell’UNHCR dovrebbe ricevere almeno 13 chili di granturco, 3 chili di fagioli, mezzo litro di olio e sale ogni mese. “Ma non è sempre così”, ci confessa Elise.

Daniel è un maestro dello staff della Croce Rossa Internazionale, è cresciuto a Dar es Salaam “Mi alzavo alle cinque del mattino per venire a spazzare la tenda dove facevamo scuola. Iniziavo a insegnare alle otto. Trovavo i bambini ad aspettarmi fuori, con in mano matite colorate e fogli di carta”.

Lezioni nella tenda-scuola del campo di Nyarugusu sospese da quando gli arrivi sono fuori controllo. I bambini possono frequentare le scuole primarie, ma non c’è la scuola secondaria. “Studiavo lingue e scienze umane a Gitega. Un giorno i ragazzi dell’Imbonerakure arrivano nella mia città e entrano nella mia scuola. Lavagne e banchi rotti. Quaderni strappati. Con mio fratello abbiamo attraversato il fiume su una zattera improvvisata. Di sera. Perchè gli Imbonerakure usavano lo stesso fiume per contrabbandare persone”, ci raccontano Mugisha e Irakoze.

Vicino alla scuola, in una tenda riservata ai malati, un’infermiera dell’United Nations Population Fund, aiuta Hikima a partorire. Per ora alcuna vaccinazione dopo il parto, né per la madre né per il bambino. Secondo i dati dell’UNICEF, 25 siti di vaccinazione sono stati predisposti a Nyarugusu. Più di 100.000 bambini, oltre l’anno di vita, sono stati vaccinati contro colera, morbillo e poliomielite. Hikima ci racconta “Pensavo di avere il mio bambino a Kagunga. Pensavo di non riuscire ad arrivare a Nyarugusu. Pensavo sarebbe morto. Sono morti tanti bambini lì”. Nena News

Nena News Agency “TANZANIA. Il campo profughi dimenticato dal mondo” di Federica Iezzi

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