La Cina conquista il Maghreb: dopo l’Algeria, Pechino sbarca in Marocco

Nena News Agency – 11/06/2016

Firmati 15 accordi di cooperazione, aperta una filiale della Banca Popolare Cinese a Casablanca e cancellato l’obbligo di visto per i cittadini cinesi. La superpotenza punta alle risorse africane e alla sua manodopera qualificata

ONU Africa_Cina

di Federica Iezzi

Rabat, 11 giugno 2016, Nena News – Nei giorni scorsi sono stati firmati 15 accordi di cooperazione finalizzati al rafforzamento della partnership strategica tra Marocco e Cina. La firma arriva dopo l’incontro a Pechino tra il sovrano marocchino, re Mohammed VI, e il capo di Stato cinese Xi Jinping.

Considerevole è il protocollo d’intesa raggiunto per la creazione di un parco industriale e residenziale sino-marocchino in Marocco tra il governo di Rabat e il gruppo cinese Haite. Oltre a ciò gli accordi prevedono la creazione di un fondo d’investimento sino-marocchino di un miliardo di dollari per i settori dell’aeronautica, dei parchi industriali, delle infrastrutture, del settore assicurativo, di quello bancario e del leasing di aerei. Collaborazioni sono state aperte anche con la Banca Commerciale cinese, l’Harbour Engineering Company Ltd per la gestione dell’acqua, la SEPCO III Electric Power Construction e l’Hareon Solar per l’investimento energetico.

Gli accordi arrivano anche dopo mesi di tensione tra il Marocco e il segretariato delle Nazioni Unite, per la questione ancora aperta della Repubblica Democratica Araba del Sahrawi che si è autoproclamata indipendente dal Regno del Marocco nel 1976. Da allora aspira alla piena sovranità nazionale e al completo riconoscimento a livello internazionale, la cui attuale transizione è affidata alla missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale, MINURSO.

Le decisioni danno luce al nuovo orientamento nella diplomazia marocchina, segnato dalla volontà di Rabat di diversificare i propri partenariati economici e politici con Paesi influenti, tra cui Russia, Cina e India. Il sovrano marocchino ha inoltre annunciato che, nell’interesse di migliorare il rapporto tra i due Paesi, i cittadini cinesi non avranno più bisogno di un visto d’ingresso per visitare il Marocco. La Banca Popolare Cinese ha intanto aperto un ufficio di rappresentanza a Casablanca, capitale economica del Paese, che sostiene lo sviluppo delle imprese cinesi e aiuta, con ingenti interessi, le imprese africane che cercano legami commerciali più stretti con la Cina.

La Cina ha iniziato le sue operazioni commerciali nel Maghreb dall’Algeria. Negli ultimi anni si è aggiudicata contratti per un valore di oltre 20 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti strutturali in Algeria, quali l’autostrada est-ovest, la Grande Moschea di Algeri e il nuovo edificio del Ministero degli Affari Esteri algerino.

Fattore basilare nella nuova partnership Marocco-Cina è l’alleanza del governo di Rabat con il Consiglio di Cooperazione del Golfo, che riunisce Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. Le importazioni dai Paesi del Golfo sono un pilastro insostituibile per le crescenti richieste di energia dell’economia cinese. Allo stato attuale, le importazioni di petrolio dal Golfo per la Cina superano il 40% delle importazioni totali.

All’inizio di quest’anno, il Marocco è stato nominato tra le 50 economie più innovative al mondo. Oggi vanta forza lavoro qualificata, stabilità politica, posizione geostrategica e legami sempre più forti con altri Paesi africani, elementi che lo rendono partner ideale per le potenze mondiali, come Cina, che cercano di espandere le relazioni commerciali e di sicurezza nella regione del Maghreb.

Le risorse naturali dell’Africa come ferro e petrolio hanno contribuito ad alimentare il boom economico della Cina, che ha circuito il continente nel 2009. Con la lenta colonizzazione, la Cina violenta le risorse africane, consente il mantenimento del potere ai dittatori, investe in Africa costruendo infrastrutture e perseguendo l’impegno diplomatico per il proprio tornaconto, il tutto con il benestare di Pechino che rifiuta di regolamentare. Nena News

Nena News Agency “La Cina conquista il Maghreb: dopo l’Algeria, Pechino sbarca in Marocco” di Federica Iezzi

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Piazza Tienanmen: 25 anni fa

 

Pechino (Cina) Nella mattinata del 5 giugno di 25 anni fa a piazza Tienanmen nasce il simbolo della rivolta del 1989.
Uno studente di 19 anni, da solo e completamente disarmato, conosciuto in Cina come Wang Weilin, si schiera davanti a una colonna di carri armati per fermarli.
Nella grande avenue di Chang’an, vicinissima a piazza Tienanmen e lungo la strada verso la città proibita di Pechino, l’esercito cinese avanzava da ogni lato. Sulla piazza c’erano già i primi morti e feriti.
Dopo la morte del rivoluzionario proletario Hu Yaobang, nel mese di aprile del 1989, 50.000 studenti delle università pechinesi, guidarono i cortei di proteste per reclamare un cambiamento democratico: libertà e riforme, salari più equi e condizioni di vita migliori, denunce contro la corruzione del potere.
Le proteste nacquero dal cordoglio per il decesso della figura di Hu, popolare tra i riformisti, e s’intensificò per la distorsione della natura delle azioni di studenti, intellettuali e lavoratori, dopo i primi barbari scontri con la polizia.
Il riformista Zhao Ziyang, segretario generale del Partito, dopo sedici anni di arresti domiciliari, si oppose ad una repressione violenta della manifestazione. Favorevoli alla linea coercitiva erano invece Deng Xiaoping, duro esponente del Partito Comunista Cinese, e Li Peng, primo ministro della Repubblica Popolare Cinese, accusando gli studenti di complottare contro lo stato.

A metà maggio migliaia di studenti occupano piazza Tienanmen e iniziano uno sciopero della fame.
Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, l’Esercito Popolare di Liberazione iniziò a muoversi dalla periferia verso piazza Tienanmen a Pechino e nonostante la resistenza pacifica degli studenti, la parata di carri armati aprì il fuoco causando centinaia di vittime. La risposta a studenti e lavoratori cinesi fu una violenta repressione militare. Le stime parlano di circa 12.000 vittime, tra morti e feriti.
Piazza Tienanmen, fu il teatro delle manifestazioni democratiche di quell’anno. Ma i massacri peggiori avvennero sulle vie Fuyou e Chang’an e nelle aree di Fuxingmen e Muxidi a Pechino. Piazza Tienanmen ha un potente significato simbolico, è da sempre controllata da un massiccio schieramento di polizia, per la vicinanza di Zhongnanhai, il centro residenziale dove vivono gran parte dei dirigenti del Partito Comunista. Pochi morirono nel perimetro magico della piazza.
Per la prima volta trapela uno scorcio della realtà cinese. Un’informazione esce da un regime che ha da secoli trovato, nel silenzio e nell’ossessivo controllo, la propria forza: la debolezza di un uomo, nella sua stanca quotidianità, dopo proteste senza risposte e sciopero della fame, contro la forza di un carro armato.

 

LiberArt “Piazza Tienanmen: 25 anni fa” – di Federica Iezzi

 

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