SIRIA. Human Rights Watch: gruppi ribelli reclutano bambini

Nena News Agency – 26 giugno 2014

 

“Maybe we live and maybe we die” è l’ultimo report dell’organizzazione per i diritti umani. L’accusa è quella di assoldare minori di 14 anni nelle milizie che combattono per l’esercito governativo di Bashar al-Assad

 

Siria

 

di Federica Iezzi

Aleppo, 26 giugno 2014, Nena News – La pratica di arruolare al jihad bambini e ragazzi, di età inferiore ai 14 anni, di trascinarli in prima linea con le armi in spalla, era già stata documentata da Human Rights Watch già nel novembre 2012, in brigate affiliate all’Esercito Siriano Libero nelle città di Daraa e Homs. Ora nell’ultimo rapporto dell’organizzazione  a tutela dei diritti umani, pubblicato il 23 giugno, si documenta come i gruppi jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, l’Esercito Siriano Libero, il Fronte Jabhat al-Nusra, i gruppi armati di Yekîneyên Parastina Gel e le forze di polizia curde di Asayish,  reclutino sistematicamente ragazzi sopra i 15 anni, addestrandoli all’uso delle armi. Anche i bambini sotto i 14 anni vengono impiegati in ruoli di supporto, come tenere posti di blocco, spiare, occuparsi dei feriti o portare munizioni al fronte. Daraa, Aleppo, Damasco e il governatorato di Idlib sono le aree maggiormente coinvolte. I ragazzini sono soprattutto reclutati dai campi profughi nella provincia di Idlib e nelle aree di Hasakeh sotto il controllo curdo, e dai campi rifugiati fuori dal territorio siriano, in quello di Zaatari in Giordania, in Turchia, Libano e Kurdistan iracheno.

Il numero esatto di “bambini soldato” coinvolto nel conflitto siriano non è noto. Il Violations Documenting Center siriano, dal settembre 2011, ha dimostrato la morte di 194 bambini, arruolati nelle forze di opposizione al governo siriano.

La popolazione civile è la vera vittima del sangue versato in Siria. I siriani inermi sono gli unici a subire le peggiori violenze dall’esercito di Assad e dalle fazioni armate a lui avverse, che vanno dall’Esercito Siriano Libero, vicino al governo di transizione, a Jabhat al-Nusra, gruppo affiliato ad al-Qaeda, e all’ISIS, la formazione di animo jihadista oggi più spietata e meglio organizzata. I 25 ragazzini intervistati da HRW raccontano di essere entrati nei gruppi ribelli per seguire amici o parenti, dopo aver subito torture o detenzioni dal regime di Assad. Alcuni ricevendo addirittura un compenso mensile fino a 100 dollari e forniture alimentari, tra cui, olio, prodotti in scatola e cereali.

La mancanza della vita scolastica è una delle motivazioni per cui i ragazzini si avvicinano agli oppositori di Assad. Proposte letture e insegnamenti. I bambini ricevono in più, dai seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi, lezioni sulla sharia’a, sulla cultura islamica e addestramento bellico, dalle tattiche militari all’uso delle armi. Dall’analisi dei più recenti dati dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), dell’UNDP (United Nations Development Programme) e del Syrian Centre for Policy Research, il 52% dei bambini in età scolare non può più frequentare le scuole, percentuale che in alcuni centri, come Al Raqqa e Aleppo raggiunge il 90%, in altri, come Damasco, sfiora il 70%. Alla fine del 2013, 4.000 scuole erano inagibili, distrutte, danneggiate gravemente o usate come rifugio per gli sfollati.

Secondo il II Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra e secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, costringere ragazzi minori di 15 anni all’arruolamento è un crimine di guerra. Il governo siriano non ha mai ratificato il II Protocollo Aggiuntivo e mai aderito allo Statuto. Nel 2003 la Siria ha invece ratificato il Protocollo Opzionale, alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, che all’articolo 4 proibisce il reclutamento alle armi per i ragazzi di età inferiore ai 18 anni.

Nel marzo 2014, il report della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta ONU sulla Siria parla di reclutamento di ragazzi di età inferiore ai 13 anni, anche da parte dell’esercito governativo siriano, usati nei checkpoint di Aleppo, Dara’a e Tartus. Nena News

 

Nena News Agency “SIRIA. Human Rights Watch: gruppi ribelli reclutano bambini” di Federica Iezzi

 

 

 

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SUD SUDAN, oltre alla guerra il colera: già 23 morti

Nena News Agency – 29 maggio 2014

A Juba in meno di un mese si contano quasi 700 contagi. Il colera ha ucciso già 23 persone. Raddoppiate le dosi di vaccino tra gli sfollati dei campi profughi interni 

 

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di Federica Iezzi

 

Roma, 29 maggio 2014, Nena News  – Sono saliti a quasi 700 i casi di colera registrati in Sud Sudan. Il bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 23 morti. L’epidemia è per ora confinata a Juba, la capitale della piccola nazione africana, che ha ottenuto l’indipendenza soltanto 3 anni fa. In altre località nel Paese, negli stati di Jonglei, Lakes and Upper Nile, ci sono stati casi sospetti, in attesa della conferma di laboratorio.

La prima conferma di infezione da colera è arrivata il 6 maggio. Il 15 maggio il Ministero della Salute del Sud Sudan ha confermato ufficialmente l’epidemia nella capitale. Una delle aree maggiormente colpite è il distretto di Gudele. Colpite anche le aree: Juba Nabari, Jopa, Kator, Gabat, Mauna, Newsite, Nyakuron e Munuki. I primi 200 casi sono stati trattati al Juba Teaching Hospital, con oneroso dispendio delle già scarse risorse. Medici Senza Frontiere sul territorio del Sud Sudan dal 1983, sta operando duramente per contenere il contagio di colera.

Insieme allo staff di Medici Senza Frontiere, UNICEF, Medair, Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni hanno supportato con donazioni di medicinali e materiali medicali le strutture sanitarie del Sud Sudan. Inviati letti, kit di laboratorio per la diagnosi di colera, materiale per la clorazione dell’acqua, sali per la reidratazione orale. Inviato personale medico e paramedico di appoggio.

La guerra civile che impera nel Paese da anni e le selvagge violenze tra gruppi etnici hanno provocato mezzo milione di sfollati interni. Attualmente gli scontri tra truppe e ribelli continuano, nonostante l’accordo per un cessate il fuoco, firmato all’inizio del mese a Addis Abeba tra il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e il leader dei ribelli, Riek Machar.

La situazione sanitaria nei campi profughi è drammatica. Condizione che peggiora di giorno in giorno per l’arrivo della stagione delle piogge. La mancanza di acqua potabile nei traboccanti campi profughi costringe gli sfollati ad usare l’acqua del Nilo per bere e per lavarsi le mani, aumentando il rischio di contagio del batterio. Il colera si diffonde attraverso acqua e cibi contaminati. Il numero di casi raddoppia ogni giorno. Nel campi profughi di Mingkaman, Malakal, Bor, Tomping, Melut e Bentiu sono stati installati centri per rispondere all’epidemia di colera, sono state organizzate linee per la distribuzione di acqua potabile, sono state condotte campagne di sensibilizzazione e vaccinazione contro il colera.

Dei 12 milioni di abitanti, più di 80 mila persone tra aprile e maggio sono state vaccinate contro il colera. Nei campi profughi, distribuite due dosi di vaccino per ogni soggetto. Particolare attenzione ai 50.000 bambini a rischio imminente di morte per malnutrizione e ai 740.000 ad elevato rischio di insicurezza alimentare. Nena News

 

Nena News Agency “SUD SUDAN, oltre alla guerra il colera: già 23 morti” di Federica Iezzi

 

 

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