SIRIA. L’assedio di Madaya

Nena News Agency – 04 gennaio 2016

Tra i civili almeno 1200 soffrono di patologie croniche. La malnutrizione ha colpito 300 bambini e la situazione sanitaria è destinata a peggiorare per la mancanza di farmaci 

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di Federica Iezzi

Damasco, 3 gennaio 2016, Nena News – Dimora di più di 40.000 civili in condizioni di grave disagio. Rifugio per centinaia di profughi provenienti dalla vicina al-Zabadani. E’ Madaya, una cittadina di montagna a 40 chilometri a nord-ovest di Damasco, da sei mesi teatro di uno dei più crudeli assedi da parte dell’esercito governativo e dal gruppo militante libanese Hezbollah.

Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, la città è imprigionata in un dedalo di mine antiuomo e in un labirinto di filo spinato.

Tra i civili, prigionieri delle loro stesse mura, almeno 1200 soffrono di patologie croniche, come diabete e insufficienza renale. La malnutrizione ha colpito 300 bambini. E la situazione sanitaria è destinata al netto peggioramento per la pesante mancanza di forniture mediche.

La prolungata assenza di approvvigionamento ha causato un drammatico aumento dei prezzi di generi alimentari di contrabbando. Houmam ci racconta che un chilo di zucchero o di riso può arrivare a costare anche 15.000 lire siriane (più o meno 70 dollari), un chilo di farina o di fagioli 28.000 lire siriane (130 dollari). Le morti dovute alla carenza di cibo sono salite a 17 e rientrano nella definizione di crimine di guerra, secondo Amnesty International.

Houmam è uno dei pochi che, dopo il pagamento di una ingente somma agli sciiti di Hezbollah, è uscito due giorni fa con i suoi figli dalla città, lasciandosi alle spalle una giovane moglie morta e genitori allo stremo delle forze. E’ diretto in Libano.

Almeno 126 persone, per lo più sunniti, sono state evacuate da Madaya durante la scorsa settimana, grazie alla mediazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Le forze di regime e i militanti di Hezbollah stanno di fatto ostacolando qualsiasi tentativo di raggiungere una soluzione per sostenere i civili a Madaya. Unico obiettivo di Hezbollah è quello di controllare la città in modo che possa proteggere la sede delle sue milizie al confine siro-libanese e che possa strappare dall’assedio le città sciite nella provincia di Idlib.

Le organizzazioni umanitarie sono entrate a Madaya per l’ultima volta quattro mesi fa. Distribuiti aiuti alimentari ai civili, rifugiati in edifici scolastici. Oggi anche le riserve di farina si sono esaurite.

Circa 3.200 bambini di Madaya non andranno a scuola quest’anno. Ci sono sei scuole nella cittadina, due delle quali sono state sostanzialmente distrutte dai bombardamenti del regime. Le altre quattro sono abitate da sfollati.

Dall’esito negativo dei negoziati di al-Zabadani tra governo siriano, appoggiato dall’Iran, e opposizione armata, sostenuta dalla Turchia, e dal conseguente fallimento della tregua nei villaggi di al-Fu’ah e Kafraya, roccaforti della Comunità sciita nella provincia di Idlib, i combattimenti nell’area di Madaya si sono intensificati e la città è stata invasa da ondate di civili sfollati.

Al-Zabadani è stata una delle ultime roccaforti del gruppo Ahrar al-Sham e milizie ribelli lungo il confine nord-occidentale siriano. Gran parte della città è stata devastata da una grande offensiva, lanciata la scorsa estate, contro gli insorti da parte dell’esercito siriano e dei suoi alleati libanesi Hezbollah.

Houmam ci racconta “I civili dei quartieri di Inshaat e al-Mamoura, nella periferia orientale di al-Zabadani, sono stati i primi ad arrivare a Madaya”. Continua “Per le forze governative, Madaya è diventata la merce di scambio con al-Fu’ah e Kafraya. Ogni attacco proveniente dai combattenti dell’opposizione su al-Zabadani, scatena pesanti bombardamenti su Madaya da parte del regime”.

A Madaya sono attesi dalle Nazioni Unite, nei prossimi giorni, camion carichi di prodotti umanitari e generi alimentari di base, attualmente ancora bloccati nei checkpoint di Idlib. Nena News

Nena News Agency – 04/01/2016 “SIRIA. L’assedio di Madaya” di Federica Iezzi

 

 

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SIRIA, il dramma dei milioni di feriti

Siria (17 giugno 2014) – Dopo il raid aereo sul campo rifugiati di al-Shajara, area di Daraa, al confine con la Giordania. 12 morti

Nena News Agency – 08 luglio 2014

 

Un milione e centomila è la stima dei feriti dovuti al conflitto siriano dal 2011. La mancanza di medicine, la carenza di personale medico e di strutture mediche rendono le cure incostanti e gravose

 

Douma (Siria) - Ramadan Kareem - by Abd Doumany

Douma (Siria) – Ramadan Kareem – by Abd Doumany

 

di Federica Iezzi

Aleppo (Siria), 8 luglio 2014, Nena News – Dagli ultimi report del Syrian Network for Human Rights, sono stati documentati un milione e centomila feriti dal marzo 2011, data di inizio del conflitto siriano. Il 45% sono bambini. 120.000 persone sono costrette a vivere con una disabilità permanente e con complicanze dovute all’amputazione di arti.

Il numero di morti è salito a 133.586, di cui 15.149 bambini. La maggior parte delle morti e dei ferimenti sono stati causati da ordigni esplosivi improvvisati e ordigni inesplosi. La terra siriana si è riempita di ordigni inesplosi, che hanno contribuito duramente ad uccidere e ferire chiunque ne entrasse in contatto. E spesso hanno marcato crudelmente il destino dei bambini. Alla costante ricerca di rottami da rivendere a poco prezzo, l’impercettibile movimento dell’ordigno ha atrocemente significato, per i bambini: amputazioni, cecità, sordità e mutilazioni eterne.

Il 50% dei colpi di arma da fuoco diretti, da fucili di precisione o da kalashnikov, dei colpi di mortai e autobombe, sono stati la causa di ferite a torace e addome di civili inermi.

Gravoso è il trattamento dei feriti nelle aree sotto assedio, per la mancanza di farmaci, di materiale chirurgico e di personale medico. Più di 1000 feriti sono i morti per mancanza di medicazioni adeguate e altre migliaia sono peggiorati per complicanze legate alle ferite principali. Ad Homs la situazione peggiore. 187.000 feriti, di cui la maggiorparte con disabilità totali o parziali. L’80% dei presidi medici è distrutto. Va meglio nelle aree del distretto di Homs al confine con il Libano, per la possibilità di reperire antibiotici e antidolorifici e per l’eventualità di varcare il confine.

A Damasco si contano almeno 194.000 feriti. Civili sorpresi nel mezzo di uno scambio a fuoco, bersagli degli attentati suicidi o semplicemente vittime di errori, per avere infranto i confini non codificati dalle nuove divisioni con le forze di opposizione. Disagevole il reperimento di medicinali a Eastern Ghouta, sotto assedio da 14 mesi. Il monopolio dei farmaci è in mano a Russia, Cina e Iran. A causa delle sanzioni occidentali contro il governo siriano, non si ricevono più medicine dalle grandi compagnie farmaceutiche.

Al Doma medical point di Ghouta, si ricevono ogni giorno circa 130 pazienti con ferite da arma da fuoco. Vengono eseguite circa 400 procedure di piccola chirurgia, per la rimozione di frammenti di ordigni, schegge di bossoli e materiale estraneo. La carenza di antibiotici e disinfettanti induce un’elevata percentuale di infezioni, che spesso ha come unica cura l’amputazione dell’arto. L’impossibilità di accesso a banche del sangue rende incurabili le gravi ferite e le pesanti emorragie interne, provocate da granate, da colpi di mortaio e da esplosioni. Anche la permanenza in terapia intensiva spesso aggrava le condizioni dei pazienti, per i sempre più frequenti blackout elettrici.

Nelle aree sotto assedio, un barile di diesel arriva a costare anche 2500 dollari. E’ necessario un barile di diesel al giorno, per permettere il funzionamento di attrezzature mediche e chirurgiche e per far fronte al numero di feriti in perenne crescita, in una popolazione di circa 12.500 persone.

La situazione nel governatorato di Idlib, ricalca quella a Homs e Aleppo. Ogni giorno 250 nuovi feriti. Il 5% delle ferite da arma da fuoco provoca morte. Il 20% determina amputazioni, paresi e disabilità permanenti. Il 30% dei feriti sono bambini.

Nella provincia di Daraa documentati 92.000 feriti. Gli ospedali funzionanti sono appena 8. Mancano staff medico e materiali sterili.L’ospedale di Al-Saqlabya di Hama, funzionante assieme ad altre 6 strutture, accoglie 1500 feriti al mese. 300 procedure chirurgiche. Almeno 78.000 feriti. A Der-Ezzor documentati 85.000 feriti. A Latakia 30.000. Ad Ar-Raqqah 14.000. Ad Al-Hasakah 11.000.

Gli attacchi ad Aleppo hanno ferito 183.000 persone e distrutto 127 ospedali e centri medici. Severi sanguinamenti, ustioni, fratture ossee e lacerazioni muscolari sono le maggiori lesioni. L’80% delle quali a bambini. Ogni giorno, in ognuno degli ambulatori dei quartieri di Aleppo si contano almeno 50 nuovi feriti.

Lesioni spinali e danni cerebrali ingravescenti vengono generalmente trattati con il trasferimento dei pazienti nella vicina Turchia. Più di 2300 pazienti siriani vengono ammessi negli ospedali turchi, ogni mese. 900-1100 negli ospedali giordani. 1500 negli ospedali libanesi. Le spese mediche sono totalmente a carico dei pazienti. Nena News

Nena News Agency “SIRIA, il dramma dei milioni di feriti” di Federica Iezzi

 

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ALEPPO, civili senza scampo tra le parti in lotta

Zoom in SYRIA: 1st day of Ramadan

Nena News Agency – 11 giugno 2014

 

Il racconto crudo delle giornate tra i combattimenti e i bombardamenti degli abitanti di quella che un tempo era la capitale economica della Siria

 

Douma (Siria) - Douma is bleeding - by Abd Doumany

Douma (Siria) – Douma is bleeding – by Abd Doumany

 

di Federica Iezzi

Aleppo, 11 giugno 2014, Nena News  – Ogni giorno il cobalto cielo siriano è costellato dai barlumi arancioni e dalle nuvole polverose delle esplosioni e dai boati assordanti e improvvisi dei bombardamenti. Le città e i villaggi tremano. La terra trema. Gli scontri sono quotidiani. I bombardamenti continui. Ormai non si riesce più a dormire, né a fare nulla.  Durante la notte per ripararsi dai proiettili intere famiglie trovano rifugio in fossati vicino casa. Nei ripari di fortuna che la gente cerca di erigere con plastica e stracci ci sono bambini che vivono scalzi.

Molti non possono andarsene perché sono troppo vecchi, troppo poveri o semplicemente non trovano una via d’uscita dai territori assediati. Decine di migliaia di persone sono nient’altro che ostaggi stretti tra l’esercito siriano, che impedisce a chiunque di entrare e uscire, e i gruppi islamici più integralisti, che hanno fatto di aree come Yarmouk, Jaramana, Hajar al-Aswad, sobborghi della periferia sud di Damasco, la loro roccaforte.

Il regime di Bashar Assad, affermano gli oppositori, lascia entrare nelle città allo stremo pochissime derrate alimentari. Ad Homs, aggiungono sempre gli oppositori,  avrebb bloccato il passaggio delle attrezzature mediche e avrebbe sequestrato negli straripanti carceri, uomini che tentavano di fuggire dall’inferno insieme alle famiglie. Il tutto davanti agli occhi dei miseri figli.

Il frastuono e la polvere tormentano le calde giornate di fine primavera. Macerie, cenere e calcinacci di case, moschee e ospedali sembrano guardare silenziose il resto della distruzione.

Non si contano più morti e mutilati.

Dall’agosto dello scorso anno, denunciano alcuni centri per i diritti umani, sono comparse negli arsenali delle forze governative siriane ex barili di carburante riempiti con tritolo, pietre, pezzi di metallo di scarto, proiettili di artiglieria e petrolio.  Erano armi rudimentali ma l’esercito siriano avrebbe aggiunto a questi barili piccoli alettoni per stabilizzarli durante il volo e detonatori per sincronizzare l’esplosione quando toccano terra.  Gli islamisti che combattono contro il regime sostengono che siano gettati, indiscriminatamente, sui centri abitati colpendo i civili. Gli elicotteri militari, aggiungono gli oppositori, quando lasciano cadere i barili esplosivi non avrebbero alcuna pretesa di colpire con precisione.  Pioverebbero sistematicamente barili sulle case e chi ci vive, su palazzoni residenziali alti, su vie strette, rendendo di giorno in giorno più catastrofico il bilancio di morti e feriti.  Fonti locali riferiscono che solo ad Aleppo dall’inizio dell’anno più di 1.900 persone sarebbero morte per raid aerei, di cui 567 bambini.  I bombardamenti a colpi di mortaio, con autobombe e missili terra-aria, importati pare dalla Russia, sarebbero altrettanto indiscriminati. Il lancio non guidato rende impossibile la distinzione tra civili e combattenti. Così, affermano sempre gli oppositori, piomberebbero bombe sui fornai e su ospedali, colpiti più volte fino a non poter più funzionare.

Tutto rappresenta un’infrazione delle leggi umanitarie internazionali. La Siria non ha mai ratificato  il II protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, adottato nel 1977, che garantisce la protezione dei civili nei conflitti non-internazionali, nelle guerre civili e nei conflitti interni.

Le forze armate siriane negano di colpire in modo indiscriminato e affermano invece di indirizzare i loro attacchi solo contro le formazioni “terroriste”, ossia i ribelli.

Amnesty International continua a chiedere che chiunque sia sospettato di aver commesso o ordinato crimini di guerra o crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, tortura e sparizione forzata sia sottoposto alla giustizia.

Secondo gli ultimi report di Save the Children, dei 2.500 medici ufficialmente registrati nella zona di Aleppo ne sono rimasti 36, i quali ormai passano le loro giornate a sanare, con medicine poco reperibili e troppo costose, le vittime delle esplosioni dell’esercito di Assad. Nena News

 

Nena News Agency “ALEPPO, civili senza scampo tra le parti in lotta” – di Federica Iezzi

 

 

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Siria, senza cibo e senza medicine nelle città assediate

Idlib (Siria) – Il primo venerdì di Ramadan all’ospedale da campo di Sarmeen dopo pesanti bombardamenti

 

Frontiere News – 30 maggio 2014

 

Nelle città siriane assediate, da mesi la guerra causa silenziosamente migliaia di vittime per la drammatica mancanza di cibo e di farmaci. 6,8 milioni di persone aspettano improrogabile aiuto, senza elettricità né riscaldamento, con gli occhi freddi di chi ha visto troppa sofferenza

 

Douma (Syria) - A little bit of food but a lot of hope - by Abd Doumany

Douma (Syria) – A little bit of food but a lot of hope – by Abd Doumany

 

di Federica Iezzi 

Douma (Siria) – I penosi anni di ostilità hanno fatto a pezzi ospedali, laboratori e farmacie. Il 60% degli ospedali è danneggiato o completamente distrutto. La metà dei medici ha lasciato il Paese. La medicina e gli ospedali diventano improvvisati.

Dagli ultimi dati divulgati da Save the Children, i neonati scompaiono nel vuoto delle incubatrici a causa della mancanza di elettricità. I più fortunati dispongono di elettricità solo per un’ora e mezzo al giorno. Si amputano arti ai bambini per mancanza di cure alternative. Si muore come negli anni ’20 di morbillo, diarrea o polmonite. Non ci sono antibiotici. Non ci sono anestetici per gli interventi chirurgici.

I pochi medici rimasti, lavorano in scantinati bui. Possono solo centellinare farmaci dalle loro irrisorie scorte. A volte li ottengono dopo lunghe contrattazioni e scendendo a vili compromessi con soldati del governo di Damasco.

Nelle città sotto assedio dei governativi non entra e non esce nessuno. Non entra e non esce niente. Alle organizzazioni umanitarie non è concesso portare nemmeno sciroppi per la tosse ai bambini che vivono nell’instabilità senza fine delle città assediate. Homs è sotto assedio da 716 giorni di fila. I bambini uccisi sono 14.000. Secondo l’UNICEF più di 250.000 persone sono tagliate fuori dagli aiuti all’interno della Siria.

Nelle zone sotto assedio, il governo al-Assad ha tagliato la corrente e le comunicazioni, impedendo l’afflusso di cibo e medicine. Palazzi distrutti, case rase al suolo, quartieri fantasma, isolati e assediati, senza nessun collegamento con il resto dell’umanità, senza che i convogli umanitari riescano a penetrare all’interno.

Secondo le stime dell’UNICEF 2,8 milioni di bambini non vanno a scuola da quasi due anni. Le scuole insieme agli ospedali sono stati convertiti in alloggi collettivi delle forze di al-Assad.

Disattesi regolarmente gli accordi per l’apertura di corridoi umanitari per l’arrivo di beni di prima necessità alla popolazione civile. Falliti miseramente gli accordi di Ginevra I e Ginevra II.

Le pattumiere hanno sostituito il negozio sotto casa, dove i bambini si precipitavano con poche lire strette tra le mani, per comprare pane e frutta. La gente è affamata. Il regime di al-Assad ha strappato il cibo a 500.000 persone.

Sono passati tre anni dall’inizio del conflitto e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha smesso di contare le vittime. Le stime parlano di più di 150.000 morti. 600.000 feriti. Tutti nel paese sembrano aver perso qualcuno. Il drammatico bilancio è stato diffuso dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, una piattaforma dell’opposizione anti-regime che dal 2007 monitora le violenze nel Paese. Un terzo delle vittime è costituito da civili e di questi almeno ottomila sono bambini.

Il mondo continua a guardare disorientato i crimini di guerra, le accanite torture, l’arbitrario sterminio di Bashar al-Assad. Vane e timide sanzioni su scambi economici e militari, su rapporti politici e quelli bancari. Intanto miliziani qaedisti antigoverantivi della Jabhat al-Nusra hanno privato di acqua potabile i quartieri occidentali di Aleppo, controllati dalle forze lealiste, ormai da settimane. Chi vive sotto assedio non ha elettricità da più di 18 mesi. La gente continua a non avere voce.

Frontiere News “Siria, senza cibo e senza medicine nelle città assediate” di Federica Iezzi

ANA Press – 01 agosto 2014 – “Children eating from the streets of Hajr al-Aswad in Damascus”

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