KENYA. Terminato lo sciopero della sanità

Nena News Agency – 21/03/2017

Dopo quattro anni di richieste, funzionari di governo e rappresentanti sindacali hanno trovato l’accordo: il nuovo contratto collettivo dei medici prevede un aumento di stipendio tra i 500 e i 700 dollari, 40 ore di lavoro a settimana e il riconoscimento degli straordinari

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di Federica Iezzi

Nairobi (Kenya), 22 marzo 2017, Nena News – Termina dopo più di 100 giorni, lo sciopero degli operatori sanitari in Kenya. Senza fondi e sovraccaricato a lungo, il sistema sanitario kenyano, di fronte a tre mesi di assenza di assistenza sanitaria, è arrivato vicino al collasso. Da dicembre uno sciopero ha coinvolto almeno 5.000 medici dopo molteplici tentativi di raggiungere un compromesso con il Ministero della Salute. Lo sciopero è arrivato nel bel mezzo delle feroci critiche al governo dell’attuale presidente Uhuru Kenyatta, che cerca la rielezione nel prossimo mese di agosto.

Strumenti e equipaggiamenti carenti o danneggiati, insufficienza di personale medico specialistico, bassi salari per inaccettabili orari di lavoro: questi solo alcuni dei motivi per cui, per mesi, si è trascinato lo sciopero. In una grave situazione di stallo, medici militari sono stati arruolati negli ospedali pubblici del Paese per cercare di ridurre i disagi.

Tra lunghi e dispendiosi viaggi per raggiungere gli ospedali maggiori del Paese, in parte funzionanti, e procedure costose, in assenza di copertura assicurativa sanitaria, la gente dei distretti kenyani più poveri è stata costretta a rinunciare alle cure. Circa 2.500 strutture sanitarie pubbliche sono state colpite dallo sciopero e decine di malati sono morti durante l’astensione dal lavoro del personale medico, visto che la maggior parte dei kenyani non può permettersi assistenza sanitaria privata.

Ma quali erano davvero le condizioni di lavoro offerte agli operatori sanitari pubblici in Kenya? Gli stipendi netti di medici nuovi assunti erano uguali al 58% del PIL pro-capite rispetto per esempio all’86% in Malawi, al 116% in Zimbabwe e al 154% nella Repubblica Democratica del Congo, secondo i dati della Banca Mondiale. Oltre alla misera retribuzione, la maggior parte delle strutture sanitarie sono ancora gravemente sotto organico, costringendo i lavoratori a lunghe turnazioni e in più in strutture inadeguate.

Nessuna offerta per trattenere gli operatori sanitari a rimanere nel proprio Paese e nessun vantaggio a chi si offre di lavorare nelle ardue condizioni delle zone rurali. Dopo quattro lunghi anni di richieste, funzionari di governo e rappresentanti sindacali sono dunque arrivati ad un accordo per una più equa retribuzione e un legale orario di lavoro.

Lo stipendio medio di un medico kenyano nelle strutture pubbliche era solo tra i 400 e gli 850 dollari al mese. Il nuovo contratto collettivo prevede un aumento di stipendio tra i 500 e i 700 dollari. I medici, che prima erano costretti a rientrare in ospedale senza turni né orari, ora lavoreranno 40 ore a settimana e sarà loro riconosciuta ogni ora di lavoro straordinario.

Le condizioni di lavoro aberranti nel settore della sanità pubblica, gli alti rischi per la salute pubblica, le fatiscenti strutture sanitarie pubbliche, la mancanza di attrezzature di base per gli ospedali periferici e la totale assenza di fondi per la ricerca, mostrano la crisi del settore sanitario del governo Kenyatta. Dal decentramento dei servizi sanitari, dal governo centrale ai governi di contea, nel 2013, ci sono stati più di due dozzine di scioperi.

La scarsa gestione delle risorse umane nelle contee, i ritardi nei pagamenti degli stipendi, la mancanza di materiali e farmaci, la mancanza di strutture adeguate per alcune specialità mediche e chirurgiche, l’impossibile progressione di carriera e i ritardi nella formazione, sono stati per anni i punti centrali delle proteste. Nena News

Nena News Agency “KENYA. Terminato lo sciopero della sanità” di Federica Iezzi

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