ZIMBABWE. Pugno di ferro di Mugabe contro il dissenso

Nena News Agency – 16/07/2016

Arrestato Evan Mawarire, il leader del movimento di protesta internet ‘This Flag’. In caso di condanna rischia fino a 20 anni di carcere

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di Federica Iezzi

Roma, 16 luglio 2016, Nena News  – Arrestato con l’accusa di incitamento alla violenza pubblica, Evan Mawarire, il leader zimbabwiano del movimento di protesta internet ‘This Flag’. In caso di condanna, Mawarire rischia fino a 20 anni di carcere. Con la campagna di social media ha esortato i cittadini dello Zimbabwe a contestare il regime del Presidente Robert Mugabe, affinché adotti misure utili a salvare l’economia decadente del Paese.

Iniziata lo scorso aprile su YouTube, la campagna ha toccato con rabbia corruzione pubblica, elevato tasso di disoccupazione e problemi economici. Avvolto nella bandiera nazionale, Mawarire ha rotto un incantesimo che aveva mantenuto i cittadini dello Zimbabwe in silenzio per anni, troppo timorosi per protestare contro fallimenti e abusi del governo.

Le crisi immediate in Zimbabwe comprendono la carenza di liquidità, l’incapacità del governo di pagare i dipendenti pubblici come insegnanti, operatori sanitari e pensionati, l’imposizione goffa dei controlli sulle importazioni di prodotti alimentari di uso quotidiano e articoli per la casa.

Mawarire ha descritto lo Zimbabwe dopo 36 anni di governo da parte dell’Unione Nazionale Africana di Zimbabwe-Fronte Patriottico (ZANU-PF) di Mugabe, come un Paese soffocato. Ospedali senza acqua, sistema di istruzione pubblica fatiscente, impennata dei livelli di povertà e disoccupazione.

Dopo il successo della campagna ‘Shutdown Zimbabwe’, che ha paralizzato il Paese e reso deserte le sue strade la scorsa settimana, l’opposizione minaccia nuove proteste.

Iniziato settimana scorsa, il peculiare sciopero non solo ha tenuto chiuso uffici, negozi, scuole e amministrazioni ma ha tenuto in casa la gente. Molte persone non si sono recate a lavoro ed è stato garantito soltanto un servizio minimo del trasporto pubblico. Lo ‘stay away from work’ di imprese e pubblici esercizi, nella nazione africana del sud, risulta il più grande sciopero dal 2005.

Un sondaggio informale riportato da Nehanda Radio ha rivelato difficoltà di accesso e interruzioni inusuali dei più comuni social network, grazie ai quali comunicazioni e informazioni toccavano ogni dipendente.

L’ondata di disordini in Zimbabwe, sotto il governo autoritario di Mugabe, è stata guidata da una crisi economica che ha lasciato le banche in rosso.

E oggi il governo fatica a pagare i suoi lavoratori in tempo. Unica azione correttiva è stato il pagamento anticipato di circa 100 dollari per ogni dipendente pubblico per attutire il debito che continua a crescere, in un Paese dove l’83% di quattro miliardi di dollari di bilancio del governo, va verso gli stipendi dei dipendenti pubblici.

La situazione attuale è il risultato della crisi finanziaria che ha colpito non solo il governo, ma anche il settore privato in cui alcuni lavoratori hanno continuato la loro opera per mesi senza stipendio.

La macchina del regime è molto visibile in un Paese dove il 90% della popolazione non ha posti di lavoro formali.

La scorsa settimana le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere le proteste divampate al di fuori della capitale Harare.

Il Ministro dell’Interno zimbabwiano Ignatius Chombo in una conferenza stampa ha avvertito che la partecipazione alle proteste avrebbe avuto una sequela legale.

I leader dell’opposizione invitano la popolazione a continuare scioperi, manifestazioni e proteste contro il collasso economico’.

Come eredità degli scioperi della scorsa settimana, sono da segnalare torture e brutalità da parte delle forze dell’ordine, avvenuti in particolare nel quartiere di Burombo ad Harare, e nelle città di Mzilikazi e Bulawayo. Si contano decine di feriti e arresti illegittimi. Nena News

Nena News Agency “ZIMBABWE. Pugno di ferro di Mugabe contro il dissenso” di Federica Iezzi

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