I bambini spariti dalle prigioni di Israele tra molestie, rapimenti e omicidi

Frontiere News – 08/05/2015

Agenzie umanitarie internazionali hanno documentato che il 75% dei bambini palestinesi in Cisgiordania, detenuto dal governo israeliano, sopporta soprusi e maltrattamenti. Dati confermati dall’UNICEF

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di Federica Iezzi

Cisgiordania – Solo qualche settimana fa l’ennesimo episodio di aggressione e arresto di giovani palestinesi in Cisgiordania. I soldati israeliani hanno fatto irruzione e perquisito abitazioni nei quartieri di Ras al-Amoud, Silwan e al-‘Eesawiyya, a Gerusalemme Est, portando via sette bambini con destinazione Corte distrettuale di Gerusalemme per interrogatori.

Secondo il Ministero della Giustizia palestinese, solo nel 2013 l’esercito israeliano ha sequestrato 3874 palestinesi, tra cui 931 bambini. Osservato un aumento del 5,7% del numero di minori rapiti dai soldati israeliani, rispetto al 2012, e un aumento del 37,5% rispetto al 2011.

Nello scorso gennaio, circa 7000 palestinesi sono stati detenuti nelle carceri israeliane, senza essere stati sottoposti a imparziale processo. Circa 151 di questi, erano bambini.

La repellente verità è che Israele è una democrazia solo se si è abbastanza fortunati da possedere un passaporto israeliano o da essere uno dei due milioni di arabo-palestinesi di Israele, con passaporto israeliano. Restano fuori gli altri 4,5 milioni di palestinesi, che abitano le periferie di Gerusalemme Est e il resto della Cisgiordania. Loro, rimangono sotto la legge marziale militare israeliana senza diritti.

La sofferenza dei ragazzini strappati dalle loro case dall’esercito israeliano, inizia al momento dell’arresto, quando decine di soldati, spesso nelle ore notturne, irrompono nelle case e iniziano a picchiare i membri delle famiglie, fino a rapire i bambini. Ammanettati e bendati vengono scaraventati su tuonanti jeep e trascinati in campi militari o insediamenti. Da lì, al via una serie di violazioni, abusi, minacce, torture, umiliazioni, percosse e isolamento prolungato. Obiettivo: le confessioni pilotate durante gli interrogatori.

Tra il 2012 e il 2014, gli agenti militari israeliani hanno tenuto 54 bambini palestinesi in isolamento per fini di interrogatorio, prima di accusarli di alcun reato.

A differenza dei loro coetanei israeliani, i bambini palestinesi non hanno il diritto di essere accompagnati da un genitore durante un interrogatorio. Nel 93% dei casi, i minori sono stati privati di assistenza legale e raramente informati dei loro diritti.

Secondo i dati ONU, 1266 bambini sono stati feriti dalle forze israeliane in Cisgiordania nel 2014. Modello di abuso progettato dal governo Netanyahu, per costringere i bimbi alle dichiarazioni.

Secondo una ricerca del Defense for Children International Palestine, confermata dall’UNICEF, i piccoli sequestrati arrivano nei centri di interrogatorio israeliani legati e privati del sonno. Più del 60% dei detenuti, subisce forme di violenza fisica tra il periodo dell’arresto e gli interrogatori.

Quasi la totalità di questi confessa una colpa non accertata, per non subire ulteriori soprusi. E il 30% firma dichiarazioni in ebraico. Una lingua che non capiscono. Tutto legale secondo l’Ordine Militare israeliano n.1651, in vigore dopo l’occupazione della Cisgiordania del 1967. Dunque, invece di godere di protezione universale, i bambini palestinesi dei Territori Occupati dal 1967, vivono sotto la legge militare israeliana e vengono perseguiti nei tribunali militari, senza garanzie processuali.

Dopo la condanna, più della metà dei bambini detenuti viene trasferito dal territorio occupato a carceri all’interno di Israele, in chiara violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Questo significa nessuna visita da parte della famiglia, per le evidenti restrizioni alla libertà di movimento dei cittadini palestinesi, in terra israeliana.

Israele sta attualmente tenendo in cattività 5200 palestinesi in 17 carceri, campi di detenzione e strutture per interrogatori. Il numero comprende 250 bambini.

Ogni anno, circa 500-700 minori palestinesi, alcuni con età inferiore ai 12 anni, vengono arrestati e detenuti nel sistema giudiziario militare israeliano. La maggior parte dei bambini detenuti è accusato di lancio di pietre. Considerato dal governo Netanyahu reato contro la sicurezza, che può potenzialmente portare ad una condanna fino a 20 anni, a seconda dell’età del bambino. Israele è l’unico Stato che persegue i bambini in tribunali militari. Naturalmente nessun bambino israeliano entra in contatto con il sistema giudiziario militare.

Molte famiglie palestinesi si rifiutano di sporgere denuncia, per paura di ritorsioni e per mancanza di fiducia nel sistema giudiziario di Tel Aviv.

Mentre la legge militare israeliana si applica a qualsiasi palestinese si trovi nei Territori Occupati, i coloni israeliani che vivono in Cisgiordania, sono soggetti al sistema legale israeliano civile e penale.

Nel 2014, le forze israeliane hanno ucciso 11 bambini palestinesi in Cisgiordania. A solo un incidente ha fatto seguito sia un’indagine sia un atto d’accusa. Dal 2000, le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso più di 8896 palestinesi. Almeno 1.900 di questi sono stati bambini.

Frontiere News “I bambini spariti dalle prigioni di Israele tra molestie, rapimenti e omicidi” – di Federica Iezzi

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