Aung San Suu Kyi: una lotta silenziosa

Aung-San-Suu-Kyi

 

Le donne sono spesso ritratte come passive o sottomesse invece sono indomite, in lotta. Lo è ancora di più se il nome è Aung San Suu Kyi. Un nome che al solo pronunciarlo evoca sangue e politica, passioni e drammi.
Nasce a Yangon in Birmania. Padre, esponente sociale birmano di grande rilievo, ucciso da oppositori della politica del Paese. Madre, evidente figura politica, a cui Aung San Suu Kyi fu fortemente legata.
Entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia nel 1988, quando il governo militare birmano represse violentemente una folla in rivolta, uccidendo migliaia di civili. Rivolte contro la dittatura militare si susseguirono nelle strade di Yangon.
Violente rappresaglie dei militari del pluridecorato generale Ne Win, contro le dimostrazioni pacifiche di studenti birmani che chiedevano la fine della dittatura militare, a capo del Paese dal colpo di stato del 1962. Violati ospedali e monasteri. Duro coprifuoco per la popolazione. Il governo birmano è stato per più di 40 anni uno dei più oppressivi.
Aung San Suu Kyi è stata una strenua combattente del regime militare birmano violento e oppressivo, trascorre 14 anni agli arresti domiciliari, per aver espresso pubblicamente i suoi dubbi sul totalitarismo del generale Saw Maung.
Urlava democrazia e rispetto dei diritti umani, dalle grandi città birmane alle piccole comunità che abitavano le montagne himalayane, dalle radicate tradizioni.
L’esercito ha cercato di reprimere gli incontri politici pubblici di Aung San Suu Kyi, con intimidazioni e rigide repressioni. Non rispondere alla violenza con la violenza era la distaccata replica di Aung San Suu Kyi.

Annullati dal regime i risultati della schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia alle elezioni politiche del 1990. Audace nemico della giunta militare al governo, Aung San Suu Kyi rappresenta la tenace volontà di cambiamento.
Il regime, infastidito dall’operato di Aung San Suu Kyi e dall’imponente appoggio da parte della popolazione birmana, infatti decide di condannarla agli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare. Una volta lasciata la Birmania non le sarebbe stato più concesso di rientrare. La donna rifiutò la provocatoria proposta e condusse una lotta silenziosa e logorante dalle mura di casa.
Impossibilitata a muoversi a causa dei provvedimenti restrittivi della giunta militare ha rifiutato ripetutamente di scendere a compromessi con la sua posizione politica, per ottenere la sua libertà.
Casa circondata da uomini armati e spesso filo spinato. Totale isolamento. Senza telefono. Solo una vecchia radio.
E’ diventata l’espressione vivente della determinazione del suo popolo a raggiungere la libertà politica ed economica. Con il volto segnato dalla lotta e dal sacrificio, Aung San Suu Kyi ritrova la libertà solo nel 2010.
Primio nobel per la pace nel 1991, Aung San Suu Kyi ascolta la sua cerimonia di premiazione attraverso la voce distorta della radio, dalla Birmania.

 

LiberArt “Aung San Suu Kyi: una lotta silenziosa” – di Federica Iezzi

 

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...